Dialetto

LA BEFANA

I scarp rott, la scua in man,
cunt i pezz in del pastran,

cul scialett a penzulun,
ul pedagn e un capelun,

un gran nas e senza dent,
ma cui occ bei surident,

sacc in spala, strepenada,
finalment l’è arivada,

quela vegia carampana,
la simpatica …


primodi48

SANTA LUCIA a Napule

Comme se frícceca la luna chiena!
Lo mare ride, ll’aria è serena…
E’ pronta e lesta la varca mia…
Santa Lucia, Santa Lucia!

Stu viento frisco fa risciatare:
Chi vo’ spassarse jenno pe mmare?
Vuje che facite ‘mmiezo a la via?
Santa Lucia, Santa Lucia!

La tènna è posta pe fa’ ‘na cena;
E quanno stace la panza chiena
Non c’è la mínema melanconia.
Santa Lucia, Santa Lucia!


Sul mare luccica l’astro d’argento;
Placida è l’onda, prospero il vento.
Venite all’agile barchetta mia!
Santa Lucia, Santa Lucia!

Con questo zeffiro così soave
Oh com’è bello star sulla nave!
Su passaggeri, venite via!
Santa Lucia, Santa Lucia!

In fra le tende bandir la cena
In una sera così serena
Chi non dimanda, chi non desia?
Santa Lucia, Santa Lucia!

SA DIS IN GIR DI NOSTER PART-2

I TEMP DE CARLO CÖDEGA

Per definire un periodo di tempo molto vecchio.
Milano nel settecento era una città assai poco illuminata, e i nobili ed i ricchi, quando andavano in giro con il buio, si facevano precedere da un servo munito di lanterna detto “cödega” per la funzione che svolgeva. Sembra infatti che tale nome derivi dal greco “odegos” (guida), ed anche in tempi più recenti “cödega” era il nomignolo che veniva dato a quei fattorini muniti di ombrello addetti ad accogliere i clienti quando pioveva. Lo stesso nome era anche usato per coloro i quali riaccompagnavano a casa le ragazze dopo spettacoli o altro.

RESTA’ LI’ CUME’ QUELL DE LA MASCHERPA

Espressione sbigottita di chi rimane sorpreso da un avvenimento inaspettato.
Il detto risale alla dominazione austriaca, quando si dice che un tizio fosse solito evitare di pagare il dazio per l’importazione in città di generi alimentari, nascondendoli sotto un voluminoso cappello a cilindro. Un giorno però incontrò una bella signora, si levò il cappello in segno di galante riverenza e fece cadere a terra il mascarpone celato, svelando alle guardie il suo trucco.

TIREMM INNANZ!

Tiriamo avanti!
La frase venne pronunciata da Antonio ‘Amatore’ Sciesa, prima di essere condannato a morte dagli Austriaci nel 1851, per non aver voluto confessare il nome dei compagni che cospiravano contro il Governo del Regno Lombardo-Veneto. Non cedette nemmeno dopo che le guardie lo fecero appositamente transitare sotto le finestre della sua casa. Oggi viene usato per invitare qualcuno a non indugiare più del dovuto.

VA’  A BAGG A SONA’ L’ORGHEN

Và a Baggio a suonare l’organo.
E’ un invito a fare qualcosa di impossibile visto che la chiesa di S. Apollinare a Baggio era sprovvista dell’organo, e pertanto nessuno lo poteva suonare. Sulla origine del motto ci sono diverse interpretazioni: la più famosa di esse racconta che in realtà ci fosse un piccolo organo in chiesa, ma solo dipinto sul muro. Un’altra versione racconta che i soldati napoleonici avessero asportato le canne dell’organo per farne cannoni rendendo così lo strumento inutilizzabile.

SA DIS IN GIR DI NOSTER PART-1

Continuando la ricerca delle origini di alcuni termini dialettali, dopo i Personaggi, vi propongo alcune espressioni che, in questo caso, denotano evidenti radici latine:

ARIMORTIS

Per indicare una richiesta di interruzione di un gioco.
Il modo di dire ricorda l’uso latino delle “arae mortis” cioè gli altari della morte, elevati al termine della battaglia per onorare i caduti. Una indicazione sacra di tregua rimasta ormai in uso solo nel linguaggio dei bambini.

OFFELLE’E FA’ UL TO’ MESTE’E

Pasticciere, fa il tuo lavoro.
Detto a chi vuole impicciarsi o mostrarsi esperto in faccende di cui non ha esperienza. In altri termini: a ognuno il suo e si riferisce al DNA del milanese, schietto e concreto, che non ama chi si improvvisa. Un’espressione simile era in uso presso gli antichi romani: “Sutor ne ultra crepidam”, cioè calzolaio non andare oltre la scarpa.

TE DU NAGOTT

Non ti do nulla.
Se tornassimo indietro nel tempo, in pieno periodo aureo, il Cicerone di turno al popolano che gli avesse chiesto qualche cosa avrebbe risposto: “tibi do nec guttam” che vale a dire non ti do neppure una goccia; da “tibi do nec guttam” al dialetto te du nagott il passaggio è breve.

ANDA’ A UFA

Andare a scrocco
Nel XIV secolo le imbarcazioni che navigavano i Navigli per portare in città i marmi destinati alla costruzione del Duomo, recavano la scritta A.U.Fa. cioé “Ad Usum Fabricae”, ovvero materiale per la fabbrica (del Duomo). Grazie a quella scritta erano esenti dai dazi. Già allora vi erano dei furbi che sfruttavano la dicitura senza averne diritto.

PERSONAGGI IN DIALETTO…T…U…V…Z…(seconda serie)

TIRAZZA (LA COMPAGNIA DEL)

Avanzi di quelle compagnie che in tutte le terre d’Italia, in occasione di nozze, feste di famiglia, ecc. accorrevano a fare la trumbettada per recuperare una mancia. Ora alle feste, soprattutto di nozze, sono sostituiti da un piccolo complessino di due/tre persone, e il prezzo è stabilito prima.

URCELATT

Il riferimento ai volatili è fin troppo evidente. Questo è l’appellativo dialettale degli abitanti di Castelmarte, in Brianza. Si narra che una contadina del luogo cui era stato rubato un tacchino, vedendo passare un aereoplano, credendolo il proprio tacchino, abbia messo delle granaglie in terra in modo ben visibile, per indurlo a scendere ed a rientrare.

VINTUN

Non si è mai arrivati a stabilire con certezza la ragione per la quale sia stato attribuito questo appellativo dialettale agli abitanti di Monte Olimpino. Nel corso degli anni sono uscite fuori diverse versioni, alcune anche molto fantasiose, ma nessuna che avesse un, seppur minimo, fondamento storico.
Vi propongo tre possibili supposizioni, illustrate dal sig. Primo Porta in una intervista realizzata dal prof. Bernardo Malacrida nell’anno 1984. Le riprese sono di Renato Locatelli.
Motivazioni diverse saranno ben accette nei vostri eventuali commenti!

ZIU ‘MERICA

Necessita di traduzioni???

PERSONAGGI IN DIALETTO…O…P…Q…R…S…(seconda serie)

ÖREVAS

E’ abbastanza chiaro che si parla dell’orefice, chi lavora l’oro per farne gioielli, anche se noi chiamiamo a volte con questo nome anche l’argentiere cioè chi lavora i soli vasellami o simili d’argento. In gergo, una volta, era la persona che con la pala raccoglieva per le vie la spazzatura e il letame.

PASQUIRŒU

Colui che stando fermo alla stretta osservanza del precetto, si confessa e si comunica una sola volta all’anno, cioè alla Pasqua e anche il piu tardi possibile. I napoletani chiamano un cosiffatto rigorista Annicchio.

QUONIAM

Voce latina usata da noi nella seguente frase: Fa el quoniam. Far lo gnorri, l’ indiano, ecc. avec un fa’ de cojon.

RUSTEGUN

Zoticone, di natura ruvida e rozza, scortese, strano, stravagante, intrattabile, non gentile: si rimane esterefatti nel constatare quanti sinonimi racchiuda in sè un semplice termine dialettale.

SANTIFICETUR

Dicesi di una personcina che ha apparenza di buona e di santa; cosi chiamasi una specie di bacchettone, ed è specialmente colui che sa meglio degli altri suoi pari simulare il candore dell’animo, perchè sa assumere modi semplici e aperti, sempre per altro conditi di una certa onesta ritenutezza e devozione e parla con un amabile sottovoce pieno di orazione e di affetto.

SANT’ABONDI

L’ avevo già proposta due anni addietro, ma, visto che è stata composta 55 anni fa, mi piacerebbe che la rileggeste. Ho notato che i Comaschi durante l’anno non sono molto vicini al loro Patrono, la basilica è spesso vuota…mi piacerebbe vederla più frequentata, non solo in occasione della Festa… Sperando che chi ama la Sagra non se la prenda troppo…

 

PERSONAGGI IN DIALETTO F…G…I…L…M…N…(seconda serie)

FUSTUSCIONA

Donna che opera in fretta, con molta alacrita’ ma fa le cose male, senza alcuna diligenza.

GINGIVARI

Era abitudine comune, in passato, aiutare la dentizione dei lattanti dando loro da masticare una radice di Ireos (Iris), che portavano al collo, legata a un nastro o a un cordoncino. Il bambino, quando soffriva alle gengive un prurito dovuto al dentino che accennava a spuntare, istintivamente portava alla bocca la radice bianca e mordendola appagava lo stimolo nervoso determinato da quel prurito e inconsapevolmente aiutava il dentino a bucare la gengiva. Quella radice di ireos, in dialetto era appunto detta “gingivari”; poiché pendeva abitualmente al collo dei lattanti e oscillava continuamente per i movimenti irrequieti del bambino, il popolo, con un traslato veramente originale, battezzò così l’uomo irrequieto, indeciso, che cambia continuamente parere, gusti e magari amori.

IMBOSCIORADUR

Chi si occupava di cingere con un fascio di spine un tronco di un albero da frutto, quando i frutti erano prossimi a maturare, perchè altri non vi potessero salire.

LAMPROCC

Chi mangiando lambisce i cibi, facendo uno sgradevole rumore con la lingua e con le labbra.

MAZACRONIC

Era il Canonico del Duomo di Como, detto anche Mansionari, inferiore di grado, d’ onori, di stallo, e di entrata dei Canonici di cappa magna dello stesso duomo. Il suo distintivo era la mozzetta. E’ sinonimo di Canonico Mazziere, dalla mazza che in alcune chiese tali chierici portavano davanti ad ecclesistici graduati.

NERC

Ovvero la lumaga biota; si dice di fanciullo poco sviluppato, magruccio, poco socievole e spesso malaticcio. E poi dicono che il neologismo NERD sia di origini anglosassoni!!!

PERSONAGGI IN DIALETTO A…B…C…D…E…(seconda serie)

AGENT DI TASS

Tutti penserebbero subito all’esattore, letteralmente “Agente delle tasse” in milanese, in realtà è un oggetto, cioè un cucchiaino lungo e sottile utilizzato per recuperare il midollo all’interno degli ossibuchi e per spolpare i crostacei. Il perchè di questo nome…mi sembra estremamente ovvio!
BAGOLON DEL LUSTER

Chi esalta i pregi di una merce, cercando di convincere gli eventuali acquirenti con argomenti di assoluta fantasia viene tacciato di essere on bagolon, dal milanese bàgola = ciancia, fandonia.
Bagolon del luster è una locuzione nata all’inizio del secolo scorso con l’invenzione del lucido da scarpe, quando i primi venditori ambulanti di questo nuovo prodotto dovevano ricorrere a mille sistemi molto personali per reclamizzarlo. Mentre illustravano ai presenti la bontà della loro merce, raccontavano le storie più strane ed incredibili, convincevano qualche ascoltatore tra i presenti a togliersi le scarpe, gliele lucidavano e fattegliele rimettere gli facevano fare un giro di dimostrazione, convincendo così il pubblico ad abbandonare il miscuglio di fuliggine e grasso animale, fabbricata in genere dai droghieri, e usata per le calzature. Il lucido da scarpe era venduto dapprima grezzo a pezzetti, poi in involti di carta o scatolette di legno.

CINCH E’ MEZZ

Sensale di matrimonio, chiamato in dialetto anche camarada (che significa compagno) o marossee (al femminile marossera), termine di origine longobarda. La sua intermediazione veniva ricompensata solitamente con il dono di qualche oggetto di valore, come una camicia in seta, e più raramente in denaro. Probabilmente il nome deriva da un detto sempre dialettale: Cinch e cinch des, la cavalla l’è nosta che allude al reciproco accordo a conclusione di un contratto con la stretta delle mani, il sensale… sta in mezzo.

DONDINA

Negli ultimi decenni dell’800 Carlo Mazza, capo della squadra volante a Milano negli anni del Risorgimento, era detto il Dondina per la sua andatura dondolante, tanto che gli fu dedicata una canzone popolare che dice: “ El Dondina quand l’è ciocch, el va inturno a ciappà i locch, e i je mena a San Vittor, a sentì quanti hin i or.“ Anche la guardia scelta della questura era chiamata allo stesso modo.

EVANGELISTA

Non fatevi trarre in inganno, con i quattro Evangelisti non centra nulla, con questo termine infatti  si indicava il vigile annonario, che è poi l’addetto comunale che deve far rispettare i prezzi, i pesi e le misure.

Vintinööf, Trenta e Trentün

Mah che frècc! Mah che gèèl!
Gh’è stravènt e gris ’l cèèl!
E la fòppa l’è giazada,
la grundana l’è gelada!

Mettem su sciarpa e capel,
pœ giacuni e ’n bel mantel,
gipuninn e calzetuni,
quataurècc e tri majuni!

Ma ’stu frècc al và mia via:
gela tütt, Giadina mia!
Bisient pecc d’una sberla:
inn i trì dì de la merla!

primodi48