SULLA LUNA

  Sulla luna, per piacere, non mandate un generale:
ne farebbe una caserma con la tromba e il caporale.
  Non mandateci un banchiere sul satellite d’argento,
o lo mette in cassaforte per mostrarlo a pagamento.
  Non mandateci un ministro col suo seguito di uscieri:
empirebbe di scartoffie i lunatici crateri.
  Ha da essere un poeta sulla Luna ad allunare:
con la testa nella luna lui da un pezzo ci sa stare…
  A sognar i più bei sogni è da un pezzo abituato:
sa sperare l’impossibile anche quando è disperato.
  Or che i sogni e le speranze si fan veri come fiori,
sulla luna e sulla terra fate largo ai sognatori!

Non era mai stato fatto prima. Ma con le parole “You’re Go for landing”, 50 anni fa, gli astronauti dell’Apollo 11, Aldrin e Armstrong furono autorizzati a fare il primo tentativo. I pochi minuti successivi avrebbero contenuto più di un problema, come un inaspettato campo di macigni e un cratere che incombeva sotto. Con il diminuire del carburante, Armstrong sollevò freddamente il lander al di sopra della superficie lunare mentre cercava un posto libero e pianeggiante dove atterrare. Con solo pochi secondi di carburante rimasto, e con l’aiuto di Aldrin e il controllo della missione che richiamava i dati, Armstrong finalmente trovò un posto sicuro e mise giù l’Aquila. Molte persone sulla Terra che ascoltavano l’audio dal vivo sentirono un grande sollievo sentendo “L’Aquila è atterrata” e grande orgoglio sapendo che per la prima volta in assoluto gli esseri umani erano sulla Luna.
Vi propongo questo affascinante VIDEO DELLA DISCESA dove combinati in primo piano ci sono due feed audio, un feed video simile a quello che hanno visto gli astronauti, didascalie della finestra di dialogo e dati tra cui l’inclinazione del lander Aquila. Il video si conclude con il panorama del paesaggio lunare visibile all’esterno dell’Aquila. Poche ore dopo, centinaia di milioni di persone attraverso il pianeta Terra, riunite come un’unica specie, osservavano i compagni umani camminare sulla Luna.

La poesia è di Gianni Rodari.

PERSONAGGI IN DIALETTO F…G…I…L…M…N…(seconda serie)

FUSTUSCIONNA

Donna che opera in fretta, con molta alacrita’ ma fa le cose male, senza alcuna diligenza.

GINGIVARI

Era abitudine comune, in passato, aiutare la dentizione dei lattanti dando loro da masticare una radice di Ireos (Iris), che portavano al collo, legata a un nastro o a un cordoncino. Il bambino, quando soffriva alle gengive un prurito dovuto al dentino che accennava a spuntare, istintivamente portava alla bocca la radice bianca e mordendola appagava lo stimolo nervoso determinato da quel prurito e inconsapevolmente aiutava il dentino a bucare la gengiva.

Quella radice di ireos, in dialetto era appunto detta “gingivari” e, poiché pendeva abitualmente al collo dei lattanti e oscillava continuamente per i movimenti irrequieti del bambino, il popolo, con un traslato veramente originale, battezzò così l’uomo irrequieto, indeciso, che cambia continuamente parere, gusti e magari amori.

IMBOSCIORADUR

Chi si occupava di cingere con un fascio di spine un tronco di un albero da frutto, quando i frutti erano prossimi a maturare, perchè altri non vi potessero salire.

LAMPROCC

Chi mangiando lambisce i cibi, facendo uno sgradevole rumore con la lingua e con le labbra.

MAZACRONIC

Era il Canonico del Duomo di Como, detto anche Mansionari, inferiore di grado, d’ onori, di stallo, e di entrata dei Canonici di cappa magna dello stesso duomo. Il suo distintivo era la mozzetta. E’ sinonimo di Canonico Mazziere, dalla mazza che in alcune chiese tali chierici portavano davanti ad ecclesistici graduati.

NERC

Ovvero la lumaga biota, si dice di fanciullo poco sviluppato, magruccio, poco socievole e spesso malaticcio. E poi dicono che il neologismo NERD sia di origini anglosassoni!!!

 

LA SOCIETA’ DI MUTUO SOCCORSO DI MONTE OLIMPINO

Nel 1882 alcune persone, con la fattiva collaborazione del conte avv. Luigi Reina (che sarebbe divenuto poi il primo Presidente) fondarono la Società di Mutuo Soccorso e Istruzione fra operai e contadini.
Scopo della società era di recare assistenza a lavoratori che in quei tempi ne erano completamente privi. In caso di malattia i soci avevano diritto alla corresponsione di un sussidio ed alle visite gratuite da parte dei medici sociali, fra i quali ricorderemo i dottori Federico e Michele Piadeni, il dottor Camillo Cornelio e il dottor Silvio Borsotti. Al compimento del sessantesimo anno di età, i soci avevano diritto ad una pensione.
La Società mirava anche ad avere una sede propria e nel 1905 acquistò un primo lotto di terreno (circa 1600 mq.) al prezzo unitario di lire 2 su quale nel 1909 realizzava il corpo centrale dell’attuale fabbricato sociale. Nel 1913 acquistava altri 300 mq. di terreno che sarebbe servito, nel 1924, alla costruzione di due nuove aule per l’asilo infantile.
Oltre all’asilo di Monte Olimpino, nel 1913, su proposta dell’ing. Leone Montandon, direttore della Fabbrica Cemento Portland, la Mutuo Soccorso assumeva anche la amministrazione dell’asilo di Ponte Chiasso.
Nè venne dimenticata l’istruzione. Sin dal 1893 funzionava la biblioteca, mentre nel 1909 venivano istituiti i corsi serali post-elementari di disegno e di “pratica di commercio”.
Qualche anno dopo la fine della prima guerra mondiale vennero emanate leggi che rendevano obbligatoria l’assistenza pensionistica per i lavoratori dipendenti dell’ industria e del commercio. Seguì poi la legislazione inerente l’obbligatorietà della assistenza per malattia. Ciò provocò, per la Mutuo Soccorso, la defezione dei giovani e l’aggravarsi delle contribuzioni pensionistiche e di malattia per i soci anziani, Iniziando dal 1930 i bilanci sociali chiudevano in passivo, costringendo il consiglio di amministrazione a deliberare di mettere in vendita il fabbricato.
Si dimostrò interessata all’acquisto la Fabbriceria della Parrocchia di San Zenone (era prevosto don Lorenzo Gianpedraglia), ma non ci fu accordo sul prezzo.
Nel settembre del 1939 si presentò una occasione favorevole, proposta dal Comune, che richiedeva di affittare gran parte del fabbricato ad uso scolastico. Svaniva così il problema della vendita e si riassestava il bilancio sociale. Così la Società si rendeva ancora utile alla vasta zona di Monte Olimpino, ospitando, nel 1940, la Scuola Commerciale per gli Italiani all’estero, avente sede a Chiasso, in quanto si paventava la chiusura del transito di frontiera fra l’Italia e la Svizzera, a causa della guerra; ciò che infatti avvenne.
Alla fine degli anni ’50, costruita da parte del Comune una nuova scuola commerciale in via Canova, toccò ancora alla Mutuo Soccorso ospitare la Scuola Media che trovò poi sistemazione nel nuovo edificio in via Interlegno.
Così l’edificio della Società tornò a dare ospitalità alle Associazioni locali, che da tempo premevano per giungere ad una soluzione per le loro sedi.
Le difficoltà economiche e l’inevitabile disimpegno da parte dei soci più avanti negli anni, fecero ventilare nuovamente l’ipotesi di cedere l’edificio. Non si giunse a questa drastica  e deleteria decisione grazie a l’impegno, inizialmente, di alcuni soci della sottosezione del CAI, finchè all’inizio degli anni ’90 si prospettò l’ipotesi di ospitare la Società Bocciofila, rimasta orfana dei propri campi da gioco al “Pino”. L’iniziativa andò per il verso giusto e nel 1992 si costituì un organismo che cominciò ad occuparsi della gestione degli spazi ed, assieme, del fondamentale reperimento di risorse economiche: Il Circolo delle Associazioni, che tuttora si pone come braccio operativo della Società di Mutuo Soccorso di Monte Olimpino.

PREMENTINO SUPREMO NETTARE

La popolazione monteolimpinese ha conosciuto in tempi passati una fiorente economia agricola; anche le più piccole comunità traevano indispensabili risorse dalla lavorazione della terra e gli scambi con gli altri abitanti delle zone vicine costituivano un importantissimo fattore di sopravvivenza.
Non si può negare un certo rimpianto nel sapere, per esempio, che sulla collina che da Canova sale al Tocia coltivata a vigne, si produceva un vino di eccellente qualità, famoso in tutta l’area del Basso Lago. Un prodotto veramente unico nel suo genere, per quelle caratteristiche che ne facevano un “elisir” da degustare goccia a goccia. Si diceva che fosse merito del sole della Majocca. Verso l’inizio del secolo scorso la produzione del “vino Prementino” era divenuta assai modesta ma, comunque, ancora apprezzabile per soddisfare la richiesta locale. Ma questo tipo di economia, nei decenni successivi, era destinato a scomparire quasi del tutto: la produzione e la vendita del vino non costituivano più un guadagno sicuro e in grado di coprire le spese per la cura delle coltivazioni.
Qualcuno della zona ha comunque cercato di conservare la tradizione, ma la costruzione di abitazioni in via Pedetti ha messo la parola fine a tutto. Tre anni fa due baldi giovani hanno provato a mettere a dimora le viti sulla collina che dai Salesiani sale su verso Cardina. Lo scorso autunno si è avuta una corposa vendemmia e l’uva è stata vinificata e messa in bottiglia.
Per far conoscere il “nuovo Prementino” i produttori vi aspettano per una degustazione gratuita ogni mercoledi di aprile presso il PUB HIGHLANDER in via Bellinzona, 148.

TREDICI INTERROGATIVI (+1) CHE…NON MI FANNO DORMIRE LA NOTTE!!!

* Perché “separato” si scrive tutto insieme quando “tutto insieme” si scrive separato?
* Perché “abbreviazione” è una parola cosi lunga?
* Qual è il sinonimo di… “sinonimo”?
* Come si fa a sapere se una parola nel dizionario è scritta sbagliata?
* Se hai un sogno nel cassetto, che fai se ti rubano la scrivania?
* Come mai la Lemonsoda è fatta con aromi artificiali e nel detersivo per i piatti trovi vero succo di limone?
* Come può avere dei nipoti Paperino se non ha né fratelli né sorelle?
* Perché non c’è un alimento per gatti al gusto di topo?
* Quando producono un nuovo cibo per cani “più gustoso”, in realtà chi lo ha assaggiato?
* Perché Noè non ha lasciato affogare quelle due zanzare?
* Se niente si incolla al Teflon, come si è riusciti ad incollare il Teflon alla padella?
* Se pensi di avere preso il coraggio a due mani, che effetto ti fa se, guardando bene, ti accorgi che non era coraggio e che forse non servivano nemmeno due mani?
* In caso di guerra nucleare, l’elettromagnetismo prodotto dalle bombe termonucleari potrebbe rovinare le mie cassette video?

** Come faccio a far tacere il cane del vicino?

PENSIERINO QUARESIMALE

Mi sono posto qualche domanda che ora vorrei girare al popolo dei “Vintun” per sollecitare una riflessione.

Nella nostra comunità ci vogliamo bene? Facciamo a gara nello stimarci a vicenda? Ci aiutiamo concretamente? Siamo uniti? Ci salutiamo? Ci sorridiamo? Gli adulti possono essere di stimolo ai giovani e i giovani possano essere fonte di allegria per gli adulti? Siamo contenti quando una proposta organizzata da altri va bene? Gioiamo nel vedere persone nuove che si mettono al servizio anche se scombussolano gli equilibri di sempre? Siamo soddisfatti quando nelle riunioni – e non altrove – si dialoga apertamente per prendere delle decisioni condivise?


Oppure…come disse Papa Francesco nel corso dell’omelia di una messa celebrata a Santa Marta:
«Noi siamo abituati alle chiacchiere, ai pettegolezzi. Ma quante volte le nostre comunità, anche la nostra famiglia, sono un inferno dove si gestisce questa criminalità di uccidere il fratello e la sorella con la lingua! Una comunità, una famiglia viene distrutta per questa invidia, che semina il diavolo nel cuore e fa che uno parli male dell’altro, e così si distrugga».
Francesco ha persino spiegato cos’è che, a suo avviso, causa calunnie e maldicenze: «Non c’è bisogno di andare dallo psicologo per sapere che quando uno denigra l’altro è perché lui stesso non può crescere e ha bisogno che l’altro sia abbassato per sentirsi qualcuno».

Tra le due, quale è la immagine che meglio rappresenta la nostra comunità?
Meditate gente!

PERSONAGGI IN DIALETTO A…B…C…D…E…(seconda serie)

AGENT DI TASS

Tutti penserebbero subito all’esattore, letteralmente “Agente delle tasse” in milanese, in realtà è un oggetto, cioè un cucchiaino lungo e sottile utilizzato per recuperare il midollo all’interno degli ossibuchi e per spolpare i crostacei. Il perchè di questo nome…mi sembra estremamente ovvio!BAGOLON DEL LUSTER

Chi esalta i pregi di una merce, cercando di convincere gli eventuali acquirenti con argomenti di assoluta fantasia viene tacciato di essere on bagolon, dal milanese bàgola = ciancia, fandonia.
Bagolon del luster è una locuzione nata all’inizio del secolo scorso con l’invenzione del lucido da scarpe, quando i primi venditori ambulanti di questo nuovo prodotto dovevano ricorrere a mille sistemi molto personali per reclamizzarlo. Mentre illustravano ai presenti la bontà della loro merce, raccontavano le storie più strane ed incredibili, convincevano qualche ascoltatore tra i presenti a togliersi le scarpe, gliele lucidavano e fattegliele rimettere gli facevano fare un giro di dimostrazione, convincendo così il pubblico ad abbandonare il miscuglio di fuliggine e grasso animale, fabbricata in genere dai droghieri, e usata per le calzature. Il lucido da scarpe era venduto dapprima grezzo a pezzetti, poi in involti di carta o scatolette di legno.

CINCH E’ MEZZ

Sensale di matrimonio, chiamato in dialetto anche camarada (che significa compagno) o marossee (al femminile marossera), termine di origine longobarda. La sua intermediazione veniva ricompensata solitamente con il dono di qualche oggetto di valore, come una camicia in seta, e più raramente in denaro. Probabilmente il nome deriva da un detto sempre dialettale: Cinch e cinch des, la cavalla l’è nosta che allude al reciproco accordo a conclusione di un contratto con la stretta delle mani, il sensale… sta in mezzo.

DONDINA

Negli ultimi decenni dell’800 Carlo Mazza, capo della squadra volante a Milano negli anni del Risorgimento, era detto il Dondina per la sua andatura dondolante, tanto che gli fu dedicata una canzone popolare che dice: “ El Dondina quand l’è ciocch, el va inturno a ciappà i locch, e i je mena a San Vittor, a sentì quanti hin i or.“ Anche la guardia scelta della questura era chiamata allo stesso modo.

EVANGELISTA

Non fatevi trarre in inganno, con i quattro Evangelisti non centra nulla, con questo termine infatti  si indicava il vigile annonario, che è poi l’addetto comunale che deve far rispettare i prezzi, i pesi e le misure.