SA DIS IN GIR DI NOSTER PART-1

Continuando la ricerca delle origini di alcuni termini dialettali, dopo i Personaggi, vi propongo alcune espressioni che, in questo caso, denotano evidenti radici latine:

ARIMORTIS

Per indicare una richiesta di interruzione di un gioco.
Il modo di dire ricorda l’uso latino delle “arae mortis” cioè gli altari della morte, elevati al termine della battaglia per onorare i caduti. Una indicazione sacra di tregua rimasta ormai in uso solo nel linguaggio dei bambini.

OFFELLE’E FA’ UL TO’ MESTE’E

Pasticciere, fa il tuo lavoro.
Detto a chi vuole impicciarsi o mostrarsi esperto in faccende di cui non ha esperienza. In altri termini: a ognuno il suo e si riferisce al DNA del milanese, schietto e concreto, che non ama chi si improvvisa. Un’espressione simile era in uso presso gli antichi romani: “Sutor ne ultra crepidam”, cioè calzolaio non andare oltre la scarpa.

TE DU NAGOTT

Non ti do nulla.
Se tornassimo indietro nel tempo, in pieno periodo aureo, il Cicerone di turno al popolano che gli avesse chiesto qualche cosa avrebbe risposto: “tibi do nec guttam” che vale a dire non ti do neppure una goccia; da “tibi do nec guttam” al dialetto te du nagott il passaggio è breve.

ANDA’ A UFA

Andare a scrocco
Nel XIV secolo le imbarcazioni che navigavano i Navigli per portare in città i marmi destinati alla costruzione del Duomo, recavano la scritta A.U.Fa. cioé “Ad Usum Fabricae”, ovvero materiale per la fabbrica (del Duomo). Grazie a quella scritta erano esenti dai dazi. Già allora vi erano dei furbi che sfruttavano la dicitura senza averne diritto.

11 NOVEMBRE – SAN MARTINO

Questa quà s’é la prima sera
che bisogna stare al fogo
e i maroni a la padella
co’n boccale de dolce vino
e col nostro re divin
eviva eviva San Martino

Potremmo definire San Martino un Santo “poliedrico”. Infatti è protettore degli albergatori, dei fanti, dei forestieri, dei cavalieri, dei fabbricanti di maiolica, e poi ancora dei militari, dei mendicanti, degli osti, dei vendemmiatori, dei viticoltori, dei sarti, delle vittime di calamità e, perchè no, delle oche.

È il patrono di numerosi comuni italiani.

Ma non è finita qui. La tradizione popolare l’ha trasformato anche in “Santo dei Cornuti”.

Nella mitologia romana il dio della guerra Marte divenne l’amante di Venere, dea della bellezza. I due amanti furono sorpresi da Vulcano, dio del fuoco e marito di Venere. Furente Vulcano rinchiuse i due amanti in una rete di ferro per mostrare a tutti gli dei il torto subito e averne comprensione. Gli dei però, invece di sostenerlo, lo derisero e il povero Vulcano ci rimase ancora più male. Forse da questo mito deriva anche il detto: “cornuto e mazziato”.

Alcuni studiosi sostengono però che il ritenere San Martino patrono dei mariti traditi derivi dal fatto che l’11 novembre, data in cui il Santo viene festeggiato, sono spesso organizzate feste e sagre che hanno come oggetto gli animali con le corna (mucche, capre, tori).

E, per associazione di idee, la fantasia popolare avrebbe promosso San Martino a ironico protettore degli amanti traditi.

E’ UNA VERGOGNA!

4 novembre 2019, data in cui si celebra la giornata dell’unità nazionale per l’annessione di Trento e Trieste al Regno d’Italia e la giornata delle forze armate, poiché quei giorni del 1918 vennero dedicati alle onoranze funebri – in Italia e in Europa – per i soldati morti in guerra.

La memoria dei nostri Concittadini che hanno donato la propria vita meriterebbe di essere onorata in modo perlomeno decoroso, ma, evidentemente, siamo in pochissimi in quartiere a pensarla così.

Credevo che vista la ricorrenza del centenario della fondazione ANA e del venticinquesimo della costituzione del Gruppo Alpini di Monte Olimpino un po’ di pulizia fosse il minimo!!! Oh no!!!

PERSONAGGI IN DIALETTO…T…U…V…Z…(seconda serie)

TIRAZZA (LA COMPAGNIA DEL)

Avanzi di quelle compagnie che in tutte le terre d’Italia, in occasione di nozze, feste di famiglia, ecc. accorrevano a fare la trumbettada per recuperare una mancia. Ora alle feste, soprattutto di nozze, sono sostituiti da un piccolo complessino di due/tre persone, e il prezzo è stabilito prima.

URCELATT

Il riferimento ai volatili è fin troppo evidente. Questo è l’appellativo dialettale degli abitanti di Castelmarte, in Brianza. Si narra che una contadina del luogo cui era stato rubato un tacchino, vedendo passare un aereoplano, credendolo il proprio tacchino, abbia messo delle granaglie in terra in modo ben visibile, per indurlo a scendere ed a rientrare.

VINTUN

Non si è mai arrivati a stabilire con certezza la ragione per la quale sia stato attribuito questo appellativo dialettale agli abitanti di Monte Olimpino. Nel corso degli anni sono uscite fuori diverse versioni, alcune anche molto fantasiose, ma nessuna che avesse un, seppur minimo, fondamento storico.
Vi propongo tre possibili supposizioni, illustrate dal sig. Primo Porta in una intervista realizzata dal prof. Bernardo Malacrida nell’anno 1984. Le riprese sono di Renato Locatelli.
Motivazioni diverse saranno ben accette nei vostri eventuali commenti!

ZIU ‘MERICA

Necessita di traduzioni???

PERSONAGGI IN DIALETTO…O…P…Q…R…S…(seconda serie)

ÖREVAS

E’ abbastanza chiaro che si parla dell’orefice, chi lavora l’oro per farne gioielli, anche se noi chiamiamo a volte con questo nome anche l’argentiere cioè chi lavora i soli vasellami o simili d’argento. In gergo, una volta, era la persona che con la pala raccoglieva per le vie la spazzatura e il letame.

PASQUIRŒU

Colui che stando fermo alla stretta osservanza del precetto, si confessa e si comunica una sola volta all’anno, cioè alla Pasqua e anche il piu tardi possibile. I napoletani chiamano un cosiffatto rigorista Annicchio.

QUONIAM

Voce latina usata da noi nella seguente frase: Fa el quoniam. Far lo gnorri, l’ indiano, ecc. avec un fa’ de cojon.

RUSTEGUN

Zoticone, di natura ruvida e rozza, scortese, strano, stravagante, intrattabile, non gentile: si rimane esterefatti nel constatare quanti sinonimi racchiuda in sè un semplice termine dialettale.

SANTIFICETUR

Dicesi di una personcina che ha apparenza di buona e di santa; cosi chiamasi una specie di bacchettone, ed è specialmente colui che sa meglio degli altri suoi pari simulare il candore dell’animo, perchè sa assumere modi semplici e aperti, sempre per altro conditi di una certa onesta ritenutezza e devozione e parla con un amabile sottovoce pieno di orazione e di affetto.

SACERDOTI…IL FUTURO?

Visto che nella nostra comunità il tema SACERDOTI è di strettissima attualità, vi propongo di andare a leggervi un recentissimo articolo, che potrete trovare in forma integrale QUI, e del quale ho tradotto alcuni periodi…

I sacerdoti robot possono benedirti, consigliarti e persino eseguire il tuo funerale.
La religione dell’Intelligenza Artificiale è alle porte. Benvenuti nel futuro.
di Sigal Samuel, 9 settembre 2019

Un nuovo sacerdote di nome Mindar vi aspetta a Kodaiji, un tempio buddista vecchio di 400 anni a Kyoto, in Giappone. Come altri membri del clero, questo sacerdote può tenere prediche e muoversi per interfacciarsi con gli adoratori. Ma Mindar ha alcuni… tratti insoliti. Un corpo in alluminio e silicone, tanto per cominciare.

Mindar è un robot…

Progettata per assomigliare a Kannon, la divinità buddista della misericordia, la macchina da 1 milione di dollari è un tentativo di riaccendere la passione delle persone per la loro fede in un paese in cui l’affiliazione religiosa è in declino.
Per ora, Mindar non è basato sull’intelligenza artificiale. Recita ancora e ancora lo stesso sermone preprogrammato sul Sutra del cuore. Ma i creatori del robot affermano di avere in programma di offrirgli capacità di apprendimento automatico che gli consentiranno di personalizzare il feedback (termine equivalente all’italiano retroazione, che designa il processo per cui l’effetto risultante dall’azione di un sistema si riflette sul sistema stesso per variarne o correggerne opportunamente il funzionamento – N.d.R) in relazione ai problemi spirituali ed etici specifici degli adoratori. “Questo robot non morirà mai, continuerà ad aggiornarsi e ad evolversi”, ha affermato Tensho Goto, capo amministratore del tempio. “Con l’IA, speriamo che cresca in saggezza per aiutare le persone a superare anche i problemi più difficili. Sta cambiando il buddismo”.

I robot stanno cambiando anche altre religioni.

Nel 2017, gli indiani hanno lanciato un robot che esegue il rituale Hindu aarti. Nello stesso anno, in onore del 500° anniversario della Riforma protestante, la Chiesa protestante tedesca ha creato un robot chiamato BlessU-2. Ha dato benedizioni preprogrammate a oltre 10.000 persone.
Poi c’è SanTO – abbreviazione di Sancfied Theomorphic Operator – un robot alto 17 pollici che ricorda le immaginette dei santi cattolici. Se gli dici che sei preoccupato, risponderà qualcosa del tipo: “Dal Vangelo secondo Matteo: Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.”
Il robotico Gabriele Trovato ha progettato SanTO per offrire soccorso spirituale agli anziani la cui mobilità e relazioni sociali potrebbero essere limitati. Successivamente, vuole sviluppare dispositivi per i musulmani, anche se resta da vedere quale forma potrebbero assumere.

Secondo quanto riferito, i fedeli giapponesi che visitano Mindar non sono troppo infastiditi dalle domande sui rischi della siliconizzazione della spiritualità. Ciò ha senso, dato che i robot sono già così comuni nel paese, anche nel campo religioso. Da anni ormai, le persone che non possono permettersi di pagare un prete umano per eseguire un funerale hanno avuto la possibilità di pagare un robot di nome Pepper per farlo a un prezzo molto più economico. E in Cina, nel monastero Longquan di Pechino, un monaco androide di nome Xian’er recita mantra buddisti e offre una guida in materia di fede.
Gli occidentali sembrano più disturbati da Mindar, paragonandolo al mostro di Frankenstein. Nelle economie occidentali, non abbiamo ancora robot invischiati in molti aspetti della nostra vita. Ciò che abbiamo è una narrazione culturale pervasiva, rafforzata dai successi di Hollywood, sul nostro imminente asservimento per mano di “robot padroni”.

Nonostante evidenti differenze teologiche, è ironico che molti occidentali abbiano una reazione negativa istintiva a un robot come Mindar. Il sogno di creare una vita artificiale risale all’antica Grecia, e c’è una lunga tradizione di robot religiosi in Occidente. Nel Medioevo, i cristiani progettarono automi per eseguire i misteri di Pasqua e Natale. Un proto-robotico nel XVI secolo progettò un monaco meccanico che, incredibilmente, sta eseguendo gesti rituali ancora oggi. Con il braccio destro, colpisce il petto in un mea culpa; con la sua sinistra, solleva un rosario sulle labbra. In altre parole, la vera novità non è l’uso dei robot nel campo religioso ma l’uso dell’Intelligenza Artificiale. Pepper il robot può condurre riti funebri buddisti e per l’occasione indosserà persino abiti neri sacerdotali.
Chiaramente ci sono domande su come la robotica cambierà le nostre esperienze religiose. Tradizionalmente, queste esperienze sono preziose perché lasciano spazio a ciò che è spontaneo e sorprendente, emotivo e persino mistico. Ciò potrebbe andare perso se li meccanizziamo.
Un altro rischio ha a che fare con la gestione da parte di un prete di IA di domande etiche e processo decisionale. I robot, i cui algoritmi apprendono da dati precedenti, possono spingerci verso decisioni disparate.

Poniamo che dici a un robot che ti senti depresso perché sei disoccupato e al verde e l’unico lavoro che ti è disponibile sembra moralmente odioso. Forse il robot risponde recitando un versetto di Proverbi 14: “In ogni fatica c’è profitto, ma il chiacchierare procura la miseria.” Anche se non presume di interpretare il versetto per te, nella scelta di quel versetto sta già facendo lavoro interpretativo nascosto. Sta analizzando la tua situazione e determinando algoritmicamente una raccomandazione: in questo caso, quella che potrebbe spingerti ad accettare il lavoro. Ma forse avrebbe funzionato meglio per te se il robot avesse recitato un versetto di Proverbi 16: “Affida al Signore le tue opere, e i tuoi progetti avranno successo.” Forse quel versetto ti avrebbe spinto a tralasciare il lavoro moralmente dubbioso e, essendo un’anima sensibile, sarai più tardi felice di averlo fatto. O forse la tua depressione è abbastanza grave che il problema del lavoro è in qualche modo irrilevante e la cosa cruciale per te è cercare assistenza psicologica.

Un prete umano che conosce il tuo più ampio contesto nel suo insieme può raccogliere tutto questo e darti la giusta raccomandazione. Un prete androide potrebbe perdere le sfumature e rispondere al problema localizzato al momento in cui lo hai espresso.

…lascio a voi riflettere e meditare, ma mi permetto di dirvi: amiamo i Sacerdoti che il Signore ci dona e sosteniamoli nella loro missione senza tanti se nè tanti ma, e, soprattutto, senza tanti spettegolamenti e “mi piace” “non mi piace”, ma mettendoci tutto il nostro entusiasmo e la nostra voglia di costruire qualcosa di grande sotto la loro guida e al loro fianco.

NUOVA COMUNITA’ PASTORALE

In merito alla nuova realtà che sta nascendo desidero proporvi due riflessioni, una del nuovo Parroco e l’altra di un Laico, pubblicate nel giugno scorso sul periodico della Parrocchia di Sagnino “Il Colloquio n. 184”

ALLARGARE I CONFINI PER ALLARGARE I CUORI

La nuova comunità pastorale: pericolo o risorsa?

Lo scorso 25-26 maggio abbiamo dato annuncio telegrafico e sintetico, durante le SS. Messe, della costituzione della nuova comunità pastorale con queste parole:
Si costituisce la comunità pastorale delle parrocchie di Monte Olimpino, Sagnino, Ponte Chiasso. Il coordinatore sarà don Emanuele Corti. Don Emanuele Corti già parroco di Sagnino, è nominato parroco anche di Monteolimpino. Don Fabio Melucci è nominato vicario della comunità pastorale. Don Giorgio Molteni è nominato collaboratore della comunità pastorale. Don Marco Germagnoli è nominato collaboratore della comunità pastorale. Don Angelo Pavesi già parroco di Ponte Chiasso, è nominato anche collaboratore della comunità pastorale.
Per quanto riguarda la residenza dei sacerdoti: don Emanuele e don Giorgio abiteranno presso la casa parrocchiale di Monte Olimpino, don Fabio e don Marco abiteranno presso la casa parrocchiale di Sagnino, don Angelo abiterà presso la casa parrocchiale di Ponte Chiasso.

Provo ora a dare qualche spiegazione in più, attraverso le pagine del nostro Colloquio, dopo aver già proposto anche un tempo di confronto in Assemblea parrocchiale lo scorso 9 giugno. Una comunità pastorale è il tentativo di dare una NUOVA risposta pastorale al mutato contesto sociale e religioso, dove gli stretti confini parrocchiali non rispondono più alle esigenze di vita e allo spostamento delle persone; dove è finito il tempo della parrocchia autosufficiente. Come a dire: non è più come 20, 30 o 50 anni fa… qualcosa è cambiato nel legame sociale fra le persone e anche nel loro senso di appartenenza; qualcosa è cambiato nella frequentazione alla vita delle comunità parrocchiali; qualcosa è cambiato nelle famiglie; qualcosa è cambiato nel numero di preti disponibili… tutto questo “qualcosa che cambia” (e ho fatto solo alcuni esempi), comporta anche dei cambiamenti nelle proposte pastorali, nel rapporto fra parrocchie, nella condivisione delle risorse (spazi e persone… persino i preti!).

Quindi ora le nostre tre parrocchie di Monte Olimpino, Ponte Chiasso e Sagnino sono invitate a pensarsi in modo più ampio, non più ognuna per conto suo. Siamo chiamati ad uscire da una sorta di individualismo pastorale (ognuno pensa alla sua parrocchia), per provare ad allargare i confini per allargare i cuori. Capiamo che si realizzano anche per noi le parole di Papa Francesco, che nell’Evangelii Gaudium diceva: «La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità» (EG, 33). Quella della comunità pastorale, dunque, è una chiamata missionaria e non una “riorganizzazione aziendale”. La Scrittura ci insegna che di fronte alle chiamate si resta sempre perplessi, si è abitati dalle paure e dalle resistenze, si è tentati di rifiutare. Sempre la Scrittura ci istruisce, però, che ogni chiamata è un’occasione nuova per imparare a fidarsi di Dio e a riconoscere che Lui guida la Chiesa, che Lui abita la storia.

Diversamente da altri inizi di comunità pastorale (saremo la 90a che nasce in Diocesi!) non abbiamo di fronte, come in altre occasioni, un cambio generale dei preti. Quattro su cinque sono già presenti. Ne arriverà un quinto. I compiti sono descritti nel comunicato. Ma solo con il tempo e la pazienza di provare a crescere insieme riusciremo a stupirci di questa risorsa e a scongiurare ogni pericolo. Per quanto concerne la mia personale abitazione a Monte Olimpino, tanto chiacchierata, mi è parsa un’attenzione doverosa nei confronti di questa comunità sorella che già due anni fa ha dovuto fare a meno del vicario e ora vede andar via anche il parroco. Ci conosciamo, dopo 4 anni… e forse è meno difficile convincere voi di una mia presenza e attenzione nonostante lo spostamento della casa, che non convincere la comunità di Monteolimpino di una presenza e attenzione nonostante fossi a Sagnino. Inoltre credo fermamente che non posso chiedere a nessuno lo sforzo di rinnovarsi e cambiare, se il primo disponibile a farlo non sono io stesso. Non sarà diverso per nessuno degli altri confratelli, che pur abitando in una parrocchia sono a totale servizio dell’intera comunità pastorale. lo, come parroco, continuerò ad avere un punto di appoggio e riferimento nella casa parrocchiale di Sagnino: lo studio. Alcuni vedono tutto come oscuro e pericoloso. Mi verrebbe da ricordare le parole di S. Giovanni XXIII all’inizio del Concilio Vaticano II: “A Noi sembra di dover risolutamente dissentire da codesti profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo” (11/10/1962).

don Emanuele

NUOVA COMUNITÀ PASTORALE: RIFLESSIONI DI UN LAICO

Corre veloce questa comunità, sembra ieri la comunicazione al Consiglio Pastorale Parrocchiale dello scorso dicembre ed ecco l’ufficialità con l’avviso del 26 maggio: “Si costituisce la Comunità pastorale delle parrocchie di Monte Olimpino, Sagnino, Ponte Chiasso.” In questi giorni ho avuto modo di confrontarmi con molti parrocchiani su questa novità, nelle chiaccherate informali e nelle sedi più istituzionali e un po’ mi diverte riconoscere le differenti tipiche figure che emergono in un processo di cambiamento, tra cui gli immancabili disfattisti e quelli pronti a lanciarsi a capofitto nella nuova avventura.

Come al solito c’è sempre una via di mezzo ma se dovessi scegliere mi colloco tra questi ultimi per tre ragioni. Il primo per i sacerdoti, credo siano loro il primo fattore di successo di una Parrocchia o di una Comunità e il fatto di avere quattro sacerdoti (e che sacerdoti) su cinque presenti già nel nostro territorio siano di per sé una garanzia. Il secondo perché questo cambiamento non mira a distruggere per ricostruire, ma per costruire qualcosa di più grande in maniera diversa sulle fondamenta di quanto già presente e sull’esperienza delle singole parrocchie (leggasi anche tradizioni). Il terzo perché il successo di questa esperienza passa dalle nostre mani, siamo noi che possiamo vincere o perdere. Possiamo decidere di non giocare la partita e accontentarci di dire “sapevo che sarebbe andata così!” oppure metterci tutto il nostro entusiasmo e la nostra voglia di costruire qualcosa di grande, rompendo i muri invisibili che circondano il nostro quartiere, pensando un po’ più al futuro e al mondo in cui si vivranno i figli dei nostri figli piuttosto che nei ricordi di quello che era, evitando di sentirci una comunità arrivata (grosso pericolo!) ma sprigionando il dinamismo e la passione che riconosciamo nel nostro DNA. Certo il cambiamento contiene incertezza che porta qualche paura, ma “L’incertezza è la condizione perfetta per incitare l’uomo a scoprire le proprie possibilità.” (Erich Fromm) lo ci sto e tu?

Marco Marini

SANT’ABONDI

L’ avevo già proposta due anni addietro, ma, visto che è stata composta 55 anni fa, mi piacerebbe che la rileggeste. Ho notato che i Comaschi durante l’anno non sono molto vicini al loro Patrono, la basilica è spesso vuota…mi piacerebbe vederla più frequentata, non solo in occasione della Festa… Sperando che chi ama la Sagra non se la prenda troppo…

 

BelliinZona

Ho sentito recentemente che tutti i commercianti di Monte Olimpino a maggio sono riusciti ad unirsi in unico progetto per portare animazione e un po’ di partecipazione nel quartiere. E’ stata aperta anche una pagina sui social per descriversi, raccontarsi, creare eventi e proposte, per descrivere una via con delle storie tutte da scoprire. La potrete trovare a questo indirizzo.

Giusto per andare un po’ indietro con la memoria, vi propongo un elenco della attivita’ commerciali presenti in quartiere nel 1994… 25 anni fa’.

Vediamo se riuscite a ricordare!

SULLA LUNA

  Sulla luna, per piacere, non mandate un generale:
ne farebbe una caserma con la tromba e il caporale.
  Non mandateci un banchiere sul satellite d’argento,
o lo mette in cassaforte per mostrarlo a pagamento.
  Non mandateci un ministro col suo seguito di uscieri:
empirebbe di scartoffie i lunatici crateri.
  Ha da essere un poeta sulla Luna ad allunare:
con la testa nella luna lui da un pezzo ci sa stare…
  A sognar i più bei sogni è da un pezzo abituato:
sa sperare l’impossibile anche quando è disperato.
  Or che i sogni e le speranze si fan veri come fiori,
sulla luna e sulla terra fate largo ai sognatori!

Non era mai stato fatto prima. Ma con le parole “You’re Go for landing”, 50 anni fa, gli astronauti dell’Apollo 11, Aldrin e Armstrong furono autorizzati a fare il primo tentativo. I pochi minuti successivi avrebbero contenuto più di un problema, come un inaspettato campo di macigni e un cratere che incombeva sotto. Con il diminuire del carburante, Armstrong sollevò freddamente il lander al di sopra della superficie lunare mentre cercava un posto libero e pianeggiante dove atterrare. Con solo pochi secondi di carburante rimasto, e con l’aiuto di Aldrin e il controllo della missione che richiamava i dati, Armstrong finalmente trovò un posto sicuro e mise giù l’Aquila. Molte persone sulla Terra che ascoltavano l’audio dal vivo sentirono un grande sollievo sentendo “L’Aquila è atterrata” e grande orgoglio sapendo che per la prima volta in assoluto gli esseri umani erano sulla Luna.
Vi propongo questo affascinante VIDEO DELLA DISCESA dove combinati in primo piano ci sono due feed audio, un feed video simile a quello che hanno visto gli astronauti, didascalie della finestra di dialogo e dati tra cui l’inclinazione del lander Aquila. Il video si conclude con il panorama del paesaggio lunare visibile all’esterno dell’Aquila. Poche ore dopo, centinaia di milioni di persone attraverso il pianeta Terra, riunite come un’unica specie, osservavano i compagni umani camminare sulla Luna.

La poesia è di Gianni Rodari.