LE BANDE MUSICALI TRADIZIONALI

Le Bande musicali sono una tradizione popolare che purtroppo va sparendo, molti anni fa era un orgoglio suonare in Banda, oggi invece i giovani non ne percepiscono più l’importanza, soprattutto educativa e sociale.
La Banda è un punto di aggregazione, un posto dove si impara a stare assieme e soprattutto a suonare assieme. Molti ragazzi al giorno d’oggi vogliono salire sui palcoscenici, senza avere un’adeguata preparazione musicale. La musica, come tutte le cose, va studiata prima di essere suonata. Per questo le Bande musicali restano uno dei principali veicoli di avvicinamento alla musica in quanto insegnano a suonare e insegnano a suonare con gli altri.
Spesso mi capita di ascoltare concerti, anche di ragazzi giovani e francamente posso dire che si nota la differenza tra chi la musica l’ha studiata (passando perché no, nelle scuole di Banda e nella Banda stessa) e chi invece no. La qualità nella musica è una cosa molto importante e che non va dimenticata e tralasciata, quindi viva la Banda che ancora oggi resta uno dei veicoli migliori per avvicinare i giovani alla musica, portando avanti una tradizione secolare.
Rimane tuttavia una precisazione: prima del suonar bene o meno bene, prima del suonare in posti di prestigio o in piccoli giardini, sono altri i valori da mettere in primo piano, l’educazione, il rispetto per il lavoro e per il tempo degli altri, il piacere di socializzare, il rispetto per gli impegni assunti: tutto questo in molti (soprattutto giovani) è carente e finisce per il condizionare pesantemente quanto di buono si tenta di fare.
Ma questo, forse, non succede solo nel mondo delle Bande….

IL PESCATORE E IL TURISTA: ovvero come guadagnare meno ed essere piu’ felici!

Sul molo di un piccolo villaggio, un turista si ferma e si avvicina ad una piccola imbarcazione di un pescatore del posto. Si complimenta con il pescatore per la qualità del pesce e gli chiede quanto tempo avesse impiegato per pescarlo.

Pescatore: Non ho impiegato molto tempo

Turista: Ma allora, perché non è stato di più, per pescare di più?

Il pescatore gli spiega che quella esigua quantità è esattamente ciò di cui ha bisogno per soddisfare le esigenze della sua famiglia.

Turista: Ma come impiega il resto del suo tempo?

Pescatore: Dormo fino a tardi, pesco un po’, gioco con i miei bimbi e faccio la siesta con mia moglie. La sera vado al villaggio, ritrovo gli amici, beviamo insieme qualcosa, suono la chitarra, canto qualche canzone, e via così, trascorro appieno la vita.

Turista: La interrompo subito, io sono laureato ad Harvard e posso darle utili suggerimenti su come migliorare. Prima di tutto Lei dovrebbe pescare più a lungo, ogni giorno di più, così logicamente pescherebbe di più. Il pesce in più lo potrebbe vendere e comprarsi una barca più grossa. Barca più grossa significa più pesce, più pesce significa più soldi, più soldi più barche! Potrà permettersi un’intera flotta!! Quindi invece di vendere il pesce all’uomo medio, potrà negoziare direttamente con le industrie della lavorazione del pesce, potrà a suo tempo aprirsene una Sua. In seguito potrà lasciare il villaggio e trasferirsi a Mexico City o a Los Angeles o magari addirittura a New York!! Da lì potrà dirigere un’enorme impresa!

Pescatore: ma per raggiungere questi obiettivi quanto tempo mi ci vorrebbe?

Turista: 20, 25 anni forse…

Pescatore: ….e dopo?

Turista: Ah dopo, e qui viene il bello, quando il suoi affari avranno raggiunto volumi grandiosi, potrà vendere le azioni e guadagnare miliardi!!!

Pescatore:…miliardi?…….e poi ?

Turista: E poi finalmente potrà ritirarsi dagli affari, e concedersi di vivere…..in un piccolo villaggio vicino alla costa, dormire fino a tardi, giocare con i suoi bimbi, pescare un po’ di pesce, fare la siesta, passare le serate con gli amici bevendo e giocando in allegria!

(Autore sconosciuto, ricevuta per e-mail)

I NUOVI VICINI

“Il tuo dio è ebreo.

Il tuo scooter è giapponese.

La tua pizza è italiana e il tuo cous cous algerino.

La tua democrazia è greca.

Il tuo caffè è brasiliano.

Il tuo orologio è svizzero.

La tua camicia è hawaiana.

Il tuo walkman è coreano.

Le tue vacanze sono turche marocchine o tunisine.

I tuoi numeri sono arabi. La tua scrittura è latina.

E tu… rimproveri al tuo vicino di essere straniero!” .

DE PROFUNDIS

Il Carnevale è morto già da un pezzo. Non c’è più “sale” con le maschere che sfilano e gli altri che stanno a guardare, rigorosamente in abiti borghesi. Del resto, già qualche anno fa, gli Schignanesi – protagonisti di uno dei Carnevali più straordinari dell’arco alpino – si lamentavano per essere considerati quasi fenomeni da baraccone: loro a interpretare una tradizione millenaria e attorno centinaia di fotografi e turisti come fossero davanti alle gabbie di uno zoo. Non c’è più “sale” da quando il Carnevale è ridotto a mascherata per i bambini (e guai a rovinare il vestitino comprato al supermercato). Il Carnevale è morto da un pezzo e ormai le sfilate e i carri allegorici che in questi giorni tengono banco dalle nostre parti sono soltanto una pietosa parodia di quella che era questa festa popolare, la festa dell’eccesso. Nella quale l’irriverenza e la trivialità la facevano da padrone. Assieme alla gozzoviglia, lo scherno sessuale – dal travestimento all’esposizione delle parti basse fino agli scherzi più pesanti – è stato per secoli una delle caratteristiche del Carnevale. Non a caso, si parla di settimana “grassa”. Che, come tutto, oggi è stato trasformato in un’occasione per far soldi, in richiamo turistico fine a se stesso, da festa a spettacolo, il più delle volte kitsch. E’ segno dei tempi che a Menaggio non possa sfilare il carro del suppostone, che il sindaco di Como voglia denunciare le “veline” con gli attributi e che per il prossimo anno si annuncino controlli preventivi sui contenuti. La normalizzazione del Carnevale? Ma dai. Meglio è chiudere l’intero circo, allora. E considerare il Carnevale come una delle cose del tempo andato. Da leggere nei libri. Della sua potenza dissacrante resterebbe almeno il ricordo. Di quando per un giorno era lecito impazzire. Altrimenti, la festa dell’allegria diventa di una tristezza infinita.
Dario Cercek

MANDIAMOLI A LAVORARE

Recentemente il Parlamento ha votato all’UNANIMITA’ e senza astenuti (ma và?!) un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa Euro 1.135,00 al mese.

Inoltre la mozione è stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali.

STIPENDIO Euro 19.150,00 al mese

STIPENDIO BASE circa Euro 9.980,00 al mese

PORTABORSE circa Euro 4.030,00 al mese (generalmente parente o familiare)

RIMBORSO SPESE AFFITTO circa Euro 2.900,00 al mese

INDENNITA’ DI CARICA (da Euro 335,00 circa a Euro 6.455,00) TUTTI ESENTASSE

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TELEFONO CELLULARE gratis TESSERA DEL CINEMA gratis TESSERA TEATRO gratis TESSERA AUTOBUS – METROPOLITANA gratis FRANCOBOLLI gratis VIAGGI AEREO NAZIONALI gratis CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis PISCINE E PALESTRE gratis FS gratis AEREO DI STATO gratis AMBASCIATE gratis CLINICHE gratis ASSICURAZIONE INFORTUNI gratis ASSICURAZIONE MORTE gratis AUTO BLU CON AUTISTA gratis RISTORANTE gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per Euro 1.472.000,00).

Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi (per ora!!!) Circa Euro 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera. (Es: la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l’auto blu ed una scorta sempre al suo servizio)

La classe politica ha causato al paese un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di EURO.

La sola camera dei deputati costa al cittadino Euro 2.215,00 al MINUTO !!

Ma la musica ti basta per vivere?

Valentino mi ha chiesto in una discussione cosa fosse la banda da giro.

E’difficile dare una definizione precisa, ma ci tenterò: dunque la banda cosiddetta “da giro” è una formazione bandistica diffusa prevalentemente al Sud, soprattutto in Puglia, formata da 40-45-50 elementi, quasi tutti diplomati. La banda da giro è gestita solitamente da una associazione che riscuote il prezzo pattuito con il comitato feste e paga i musicanti ed il maestro. Generalmente la banda da giro è richiesta per la festa patronale del paese. Una banda da giro “buona” effettua anche più di 100 giornate (non servizi, ma proprio giornate, leggi dopo e capirai perchè….).
La banda da giro più attrezzata, specializzata e organizzata (attualmente) è quella di Conversano, la “Ligonzo”, diretta dal maestro Angelo Schirinzi, anche se molti giudicano il migliore maestro in circolazione Guerrieri. La banda di Conversano è veramente ottima e professionale e ha un repertorio invidiabile.

La caratteristica fondamentale della banda da giro è lo SCOPO DI LUCRO dei musicisti.
Ma GUAI A GIUDICARE!!!!!!!!!

Ti spiego:
io, oltre a suonare con la mia banda, sporadicamente vengo chiamato anche in alcune bande da giro. Ci vado perchè mi piace, non per scopi economici (capirai…), mi piace l’aria che si respira, l’aria di festa, le marce che si suonano, il suonare in cassa armonica (sono cose che solo chi ha suonato con una banda da giro può capire).

Comunque, dicevo, sporadicamente ho suonato in varie bande da giro, soprattutto in sostituzione di qualche bandista impossibilitato. Ti spiego una giornata TIPO della banda da giro (mia esperienza di qualche mese fa).

Ore 4.15
partenza dal mio paese alla volta di un paese in provincia di Bari dove dobbiamo suonare. Dirai: ma è prestissimo! No, anzi, sono anche fortunato perchè gli altri componenti della banda la sera prima hanno suonato in provincia di Catanzaro e quindi, appena scesi dalla cassa armonica, tutti velocemente in pullman e veloci che alle 7 comincia un’altra giornata. Dormire? Nel pullman, se ci si riesce….

Ore 7:00 comincia il cosiddetto “giro” della banda per le vie del paese. Generalmente comincia alle 8.00, ma il comitato ha deciso che deve cominciare prima. Si parte con una marcia di entrata in piazza e poi si parte col giro vero e proprio, a suon di marce militari (poche) e sinfoniche (molte). Il giro va avanti generalmente fino alle 11.00 – 11.30, su e giù per il paese per discese, salite, scalinate, sotto il sole cocente (anzi, bollente) dell’estate pugliese (infatti i bandisti sono tutti belli abbronzati…).
Sono momenti in cui si rimpiange di suonare il sax basso o la grancassa…..
Verso la fine del giro (dopo aver suonato 10-15 marce) ci si ferma in piazza e si fa una-due marce sinfoniche di due pagine l’una.
Poi ci sono 15-20 minuti di pausa, che pausa non è dato che si deve preparare la cassa armonica con sedie, leggii e strumenti perchè alle

Ore 12:00 c’è il mitico “Mattineè”. Con il termine mattineè si indica un piccolo concerto (generalmente sinfonico) in piazza, di breve durata. Ma non è MAI così. Nel mio caso abbiamo suonato una marcia sinfonica (Afrodite di Gino Bello, lunghissima…), un sunto de “I pescatori di perle” di Bizet e l’ouverture “Cavalleria leggera” di Suppè.

Ore 12:45 termina il mattineè. Si smontano strumenti, sedie e leggii e si va al cosiddetto “alloggio”. L’alloggio di solito (anzi, quando va bene) è una palestra di una scuola. Si arriva all’alloggio dove in mattinata gli scaricatori hanno disposto le brandine lungo i muri e ci si mette comodi in pantaloncini e canottiera. Con una cucina da campo si prepara il pranzo (se è possibile chiamarlo così) e si mangia.
Dopo pranzo ognuno è libero per due-tre ore che sono utilizzate per fare telefonate, riposarsi e dormire sulle brandine.

Ore 16:45 Si ricomincia! Tutti in divisa: bisogna andare a prendere l’amministrazione comunale con il sindaco in testa per andare in chiesa dove uscirà la processione. Altri 2 km (minimo) di giro.

Ore 17:30 esce la processione! La marcia quando “esce il santo” è generalmente Mosè (dall’opera lirica di G.Rossini). La processione dura circa 2 ORE e si snoda per tutte (ma proprio tutte tutte) le strade del paese al suono di marce sinfoniche lunghe o lunghissime.

Ore 19:30 termina la processione. I bandisti hanno finalmente un pò di libertà. C’è chi ne approfitta per mangiare qualcosa, chi per sedersi finalmente, chi per telefonare, chi va a dormire. Ma il riposo è breve.

Ore 21:00 inizia il famigerato concerto serale. Si inizia con una marcia sinfonica, generalmente Vita Pugliese di Piantoni, un classicissimo.
Il concerto è sempre seguitissimo, bisogna dire che la banda ha sempre il suo pubblico, in cui ci sono persone che si spostano da paese a paese per assistere ai concerti.
Il concerto serale è prevalentemente lirico.
Dopo la marcia sinfonica si procede. Nell’occasione abbiamo suonato:
– Ouverture 1812 di Tchaikosky
– Norma (sinfonia e fantasia) di Bellini
– Barbiere di Siviglia (sinfonia e fantasia)
– Capriccio Italiano
– Canzoniere (ultimo pezzo).
Tra un pezzo e l’altro i bandisti hanno 15-20 minuti di pausa per riposarsi. Nel corso della serata c’è l’omaggio floreale al maestro e di solito per l’occasione si esegue una marcetta allegra, accompagnata da qualche coreografia, per esempio c’è una banda (non ricordo quale) che nell’occasione suona la marcia dal film 8 e mezzo di Fellini, scritta da Nino Rota. Mentre si suona, i bandisti scendono dalla cassa armonica ad uno ad uno, salutando il maestro che fa finta di essere meravigliato, e restano sul palco solo il maestro, l’ottavino e il basso tuba che continuano a suonare, fino a quando se ne vanno anche loro e la banda, appostata nei paraggi, ricomincia un’altra marcia e risale in cassa armonica………

Ore 1.00 Finisce il concerto. Si ritorna all’alloggio (nel frattempo gli scaricatori hanno ricaricato tutto, cucina e brandine) e, dopo essere rinfrescati un poco (se è possibile), ci si cambia e si prende il pulman: domani mattina si deve suonare in provincia di Salerno e si deve fare presto……..

Ti ho fatto la cronaca di una mia giornata trascorsa in una banda da giro non per vantarmi, ma solo per illustrarti in che modo si suona in queste formazioni.
Fortunatamente non ci sono solo bande da giro, ma anche bande amatoriali che suonano per puro diletto.

Ma, come dicevo all’inizio, non bisogna colpevolizzare nè tantomeno giudicare i componenti di queste bande da giro: sono persone, uomini che lo fanno per professione, data la cronica mancanza di lavoro che affligge questo nostro Sud Italia, ragazzi appena diplomati al Conservatorio che dicono “e adesso cosa faccio?” e non trovano alternative oltre alla banda da giro, padri di famiglia senza lavoro.
Il quadro è questo, potrà sembrare assurdo a voi, ma questa realtà è diffusissima e veramente radicata dalle nostre parti.
I bandisti ci mettono l’anima ma i risultati (comunque buoni) non sono ottimi (tranne poche eccezioni) perchè, capirai anche tu, ti sembra possibile suonare in queste condizioni?

La paga “base” (quella che danno sempre a me) è di 55-60 euro, ma i solisti ed il maestro prendono di più. Capirai che quindi è proprio “la truppa” a venire penalizzata da questo sistema di cose.

Ciononostante, le bande da giro sono formate da musicisti veri, che mettono passione in quello che fanno.
Conosco veri musicisti che fanno questa vita di sacrifici (qualcuno dice vita da zingari), gente con le palle quadrate (scusa il termine volgare) che non ha altre opportunità….
Penso per esempio al grande Pinuccio Creatore, capobanda e vice maestro di Conversano, persona veramente eccezionale, penso a musicisti del calibro di Antonio Iannantuoni (scomparso qualche anno fa), un mito, una persona insostituibile; me ne vengono in mente tanti altri……..

Questa gente ha la banda nel sangue, non potrebbe vivere senza di essa, ma purtroppo deve operare in tali condizioni…….

Che vuoi fare?

PS hai capito perchè si dice “giornata” e non “servizio”?

Ciao

UN PAIO DI BIRRE

Un professore di filosofia, esasperato perchè non riusciva a far capire agli allievi un concetto della materia che andava spiegando quel semestre, un giorno si presentò in aula con un grosso vaso vuoto e qualche sacchetto misteriosamente rigonfio.

Subito ottenne il silenzio curioso degli allievi. Dal primo sacchetto estrasse sassi di fiume, tutti simili, del diametro di circa cinque sei centimetri. Senza commentare, riempì il vaso; guardò i ragazzi e chiese loro se il vaso fosse pieno. I giovani risposero di sì.

Allora il professore aprì il secondo sacchetto, ne estrasse dei piselli e cominciò a metterli nel vaso coi sassi. Ovviamente i piselli si infilarono negli spazi tra i sassi. Nuovamente il docente chiese agli allievi se il vaso fosse finalmente pieno; ancora una volta i giovani dissero di sì.

Allora l’insegnante tirò fuori da un terzo sacchetto della sabbia fine e la versò nel solito vaso; ovviamente la sabbia penetrò negli interstizi e coprì tutto. A quel punto i ragazzi furono certi che il vaso fosse pieno e lo dissero al docente, il quale estrasse dall’ultimo sacchetto un paio di lattine di birra che versò nel vaso, inzuppando la sabbia. I ragazzi risero di gusto.

Dunque il vaso, come avrete capito, non è privo di sorprese ed agganci. Pensateci: se ci metteste dentro prima la sabbia, non ci sarebbe spazio per piselli e sassi. Così è per la vita. Se dedicate tutto il vostro tempo e le vostre energie alle piccole cose, non avrete spazio per le cose importanti. Prendetevi cura prima dei sassi, delle cose che veramente contano. Fissate le priorità… il resto è solo sabbia.

E la birra? dirà qualcuno.

Se ogni giorno avrete lavorato bene per curare le vostre priorità, ci sarà sempre tempo e spazio per un paio di birre.

BUON NATALE!

Canta, canta, rosa e fiur,

l’è nassuu noster Signur,

l’è nassuu in Bethleèmm

senza fassa nè patell

de fassà ‘sto bambinell,

senza fassa nè lenzoo

de fassà ‘sto por fioo,

senza fassa nè cussin

de fassà ‘sto por bambin.

Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno. Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere, se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa. Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non solo per te stesso,  ma anche per gli altri. Ti auguro tempo , non per affrettarti e correre, ma tempo per essere contento. Ti auguro tempo, perchè te ne resti: tempo per stupirti e per fidarti. Ti auguro tempo, per toccare le stelle e tempo per crescere, per maturare. Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare, non ha più senso rimandare. Ti auguro tempo, per trovare te stesso, per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora, come dono. Ti auguro tempo, anche per perdonare. Ti auguro di aver tempo, tempo per la vita.

IL PIN UMBRELA

 IL PIN UMBRELA NEL PARCO DELLA SPINA VERDE

 

Da Monte Olimpino a Cavallasca lungo gli antichi sentieri dei contrabbandieri

Molti comaschi anziani e di mezza età già lo conoscono o perché avvezzi a scorribande nel verde cittadino, magari effettuate con la mitica lambretta, o perché trascinati lì dai volontari degli oratori, delle colonie e dei centri estivi. I giovani di oggi forse non ne hanno nemmeno sentito parlare, a parte qualche appassionato di mountain bike. Eppure è un piccolo emblema della cultura comasca: il Pin Umbrela. Il vecchio pino, che faceva ombra, è stato recentemente sostituito con uno nuovo, giovane ma promettente, e la finestra panoramica su Como e il suo lago è stata onorata da una bella struttura in legno comprendente balcone e due panchine. In una giornata limpida l’animo si può rinfrescare “d’immenso” tra le acque profonde del lago che risplende in tutta la sua bellezza fino a quando si piega a sinistra dietro il promontorio di Torriggia. A destra lo stadio e la mappa tridimensionale della città di Como sfumano via via all’orizzonte verso i territori dell’erbese e a sinistra Monte Olimpino, Sagnino, Tavernola e le frazioni alte di Cernobbio e della val di Muggio. Siamo proprio sopra la “panoramica” che da via Nino Bixio porta a San Fermo. Come sappiamo Spina Verde non significa solamente i reperti archeologici della Cà Morta e di “Golasecca” e gli insediamenti indigeni di Pianvalle e del monte Croce. Non significa neppure solamente “castel Baradello” che ne è un autorevole richiamo. Il parco di cintura metropolitana Spina Verde, costituito nel 1993, si estende per 1200 ettari di boschi, pascoli e colline congiungendo il mendrisiotto con i territori rurali di cinque comuni lariani: Como, San Fermo, Cavallasca, Parè e Drezzo. Il confine frontaliero vi scorre attraverso. Al suo interno millenni di storia con insediamenti preistorici, piante secolari, erbe, affioramenti rocciosi e fenomeni carsici oltre a cappelle religiose ed epiche strutture medievali. Non mancano camminamenti e trincee della prima guerra mondiale. Un tempo la località era anche rinomata per le numerose sorgenti di acqua fresca ora quasi totalmente prosciugate o soggette alla stagionalità dei flussi torrentizi. Il tratto che si snoda lungo la linea di confine con la Svizzera è stato, e forse lo è tuttora, un ottimo punto di passaggio “des fross” ben protetto dalla folta flora boschiva e avvantaggiato da una posizione strategica eccezionale. Nugoli di piste e sentieri infatti si intersecano misteriosamente con poca segnaletica turistica che solo dei compaesani esperti possono affrontare tranquillamente senza il rischio di ritrovarsi chissàdove. Carrarecce antiche d’epoca romana si sovrappongono a camminamenti medievali, tracciati bellici e sentieri turistici. Lungo la via monte Sasso o la via Bronno, parallele che poi si ricongiungono, ci si avvicina al bosco fino al cartello di divieto di transito dove inizia la zona protetta “Parco Spina Verde” segnalata da un pannello verde triangolare. C’è poco spazio per parcheggiare quindi è consigliabile lasciare l’auto in via Cardano. Si entra nel parco semplicemente proseguendo dritto, la strada diventa subito selciata e poi soffice sentiero tappezzato di foglie multicolore e gusci di castagne. Dopo un po’ le foglie lasciano posto alla pietra bianca e la vegetazione boschiva costituita da castani, robinie e tigli lascia spazio a bassi cespugli, qualche betulla e pini silvestri assumendo una connotazione tipicamente mediterranea. Tanta è la suggestione che pare di trovarsi sulla “via dell’amore” alle Cinque Terre. Scorci tra i pini permettono di posare lo sguardo su una sconfinata distesa “metropolitana” che si perde sfumando fino a Milano. Si arriva ad un bivio. La strada principale piega a sinistra verso Cavallasca e “la chiesetta dei pittori” (1 ora). Noi invece proseguiamo dritto per “Il Sasso Cavallasca e il Pin Umbrela” (0,05 min). Percorriamo una profonda gola e giungiamo ad un secondo bivio: una freccia manda a sinistra verso una radura con la bandiera europea; girando a destra invece e risalendo un piccolo “canalone” si arriva al Pin Umbrela. In tutto avremo camminato circa venti minuti. Siamo sul punto di elevazione massima del Parco, 614m. Come già detto, qui la vista è magnifica e oltre alle infrastrutture d’osservazione abbiamo anche delle capanne in legno e frasche, del tipo tepee, costruite probabilmente da qualche gruppo scout. Sono degli ottimi diversivi per i bambini i quali, come per un innato codice comportamentale, hanno cura di giocarci senza manometterle e permettono così ad altri coetanei di goderne. Il Sasso Cavallasca, tutta la zona tra la radura e il Pin Umbrela, è anche un luogo di sosta ideale per un picnic, una pausa di lettura o di riflessione e soprattutto un’area adatta al gioco dei bambini. Ignorando la freccia che da qui punta verso nord per la “chiesetta dei pittori”. ritorniamo quindi sui nostri passi fino al primo bivio e invece di tornare a casa, sinistra, prendiamo sulla destra seguendo l’indicazione, appunto, “chiesetta dei pittori”. Scartando qualche casuale asino di passaggio percorriamo nuovamente un tratto di “macchia mediterranea” con cespugli e pini nani tra le rocce. Il blu intenso che ci abbaglia dal ciglio della mulattiera ci fa presagire il mare ma un vasto oceano collinare e di pianura ci appare in tutta la sua vastità. Dalle montagne del triangolo lariano a tutti i villaggi della Brianza e del varesotto giù fino all’orizzonte ove si stagliano diafani grattacieli. A est il sipario della bianca catena alpina con il picco maestoso del monte Rosa chiude le scene. Da qui in poi occorre fare attenzione perché la segnaletica scarseggia o peggio, può essere fuorviante. Si prosegue sulla strada che, asfaltata, scende a valle verso l’abitato di Cavallasca. Si ignorano tutte le frecce per l’agriturismo “Il Quadrifoglio”, si passa accanto ad una grotta e si continua a scendere fin quasi in paese. Appena si notano le prime villette si compie ancora un tornante e poi a destra, sulla curva, si rientra nel parco. Due cartelli invitano dritto verso il “sentiero n.9 – confinale” (che imboccheremo al ritorno) invece noi gireremo a sinistra ove ritroveremo l’indicazione per la chiesetta dei pittori. Sempre avanti per i campi. Incontriamo un bivio senza segnaletica e teniamo la sinistra, continuiamo così avendo cura di lasciare sulla nostra destra il recinto con le mucche al pascolo. Si prosegue dritto anche al secondo bivio evitando il “percorso naturalistico” e in pochi minuti si giunge alla chiesa. Inutile aspettarsi qualche tesoro architettonico, l’impatto può essere un po’ deludente. La chiesa di San Rocco infatti presenta una facciata rosa di stile neoclassico e pareti in cemento grezzo. Risale al 1857 ed è diventata “famosa” perché alcuni pittori hanno dipinto a turno scene della via crucis al suo interno. Purtroppo è quasi sempre chiusa per motivi di sicurezza. È trascorsa circa un ora. Anche se non si potranno ammirare i quadri ne sarà valsa la pena perché sarà stata, insieme al ritorno, una piacevole e interessante passeggiata. Mai monotona e ricca di impressioni ambientali e “umane”. Ci rimettiamo sui nostri passi ritornando, sempre dritto, fino all’entrata del parco. Qui, invece di ricalcare la strada asfaltata ci inoltriamo nella selva seguendo la freccia per il “confinale”. Il tracciato diventa quasi subito rudemente asfaltato e prosegue nel folto. Si segue l’indicazione “Monte Olimpino”… Si sorpassano alcune fattorie e si giunge ad un altro bivio per “Villa Eros”. Qui si sceglie a destra per “Sasso Cavallasca” costeggiando le mura di una villa. Si penetra nell’”antro delle fate”, un sottobosco verde intenso di muschio e felci, e si prosegue dritto per “il confinale”. La vegetazione ora è silvana, costituita da castani, faggi e robinie e presenta una suggestiva panoramica del mendrisiotto, Ponte Chiasso, Chiasso, Sagnino e Monte Olimpino. Ad un certo punto la segnaletica per il “sasso Cavallasca” suggerisce di svoltare bruscamente a destra. Si risale per un ripido e stretto sentiero un po’ impervio come quello delle capre. A tratti debolmente rintracciabile anche a colpa del manto foglivo che lo ricopre, ma per fortuna opportunamente marcato da banderuole a strisce bianche e rosse. Sbuchiamo infine, un’ora dopo, al Pin Umbrela ove possiamo ristorarci prima di intraprendere la via del ritorno. Questo tratto del “confinale” fa anche parte dell’ultima tappa (la settima) del Sentiero Italia che inizia sul lago Maggiore e attraversa le colline comasche, Bizzarrone, Drezzo e il Sasso Cavallasca, per terminare a Monte Olimpino. Calcoliamo che, soste a parte, dal parcheggio in via Bronno al ritorno nello stesso punto avremo impiegato circa tre ore. Niente male per una gita fuori casa.

da “broletto” n.74 aut.2003

 

NULLA DI NUOVO

Perchè Monte Olimpino alla ribalta 1978“? La risposta si può compendiare in poche parole: -Perchè sia assicurata la continuità di un sodalizio fondato nel lontano 1890!-

Per questo un gruppo di amici della banda ha deciso di dare vita a questa iniziativa nell’intento di venire in aiuto alla Filarmonica che si avvicina al suo 90° anno di vita.

La nostra Banda è stata partecipe di tanti fatti piacevoli e meno, come testimone della vita sociale e della evoluzione della nostra contrada, è una parte viva nei ricordi di molti concittadini.

Perfino negli anni cinquanta, quando sembrava che i giovani avessero voltato le spalle alla musica bandistica, il consiglio direttivo non si perse di coraggio, ma proseguì il cammino intrapreso dai predecessori, sicuro che i giovani sarebbero tornati: questa speranza si è realizzata, dandoci la certezza che la continuità della Banda sarà assicurata.

L’attività richiede tuttavia un non trascurabile sforzo finanziario. E’ per questo che gli Amici della Banda hanno voluto allargare la loro iniziativa anche ai concittadini, sicuri di favore, simpatia ed appoggio per il mantenimento e il potenziamento di una attività educativa che vuole inserire la propria presenza nel contesto di un discorso di rilancio della iniziativa locale, per valorizzare le tradizioni musicali e culturali della nostra contrada.

                                        Il Presidente PRIMO PORTA