Redazionale

Dove vanno i tuoi dati dopo un acquisto online?

Aprite il portatile e cercate il regalo perfetto su un sito di e-commerce. Magari vi limitate a navigare, o create un account per fare un acquisto, o ancora spuntate una serie di caselle fornendo informazioni su ciò che vi piace e non vi piace.
Ogni giorno ci fidiamo di marchi famosi delegandogli la gestione dei dati personali, ma quello di cui il consumatore probabilmente non si rende conto è che i commercianti condividono le informazioni sui clienti con una complessa rete di inserzionisti pubblicitari, società di marketing e altri «partner selezionati».
Per esempio, i dati generati dai clienti online della John Lewis, una catena di grandi magazzini, vengono trasferiti a una schiera di piccole società, come Scene7, RichRelevance, Ensighten, Tapad, TagMan, Bazaarvoice, Qubit, BlueKai e Infection Media, secondo la Evidon, una società di digital compliance che ha prodotto una mappa in tempo reale dei flussi di informazione.
Poche persone hanno un’idea, anche vaga, di chi siano queste società o cosa facciano con i dati che raccolgono, ma questo oscuro mondo di condivisione di informazioni sarà costretto a uscire in gran parte alla luce del sole quando il regolamento generale dell’Unione Europea sulla protezione dei dati entrerà in vigore, a maggio di quest’anno. Le imprese dovranno fornire ai loro clienti molte più informazioni su quali dati condividono con quali aziende, e sull’uso che viene fatto di questi dati.
Forse…..! Stiamo accorti!!!

COME STAI A “MEMORIA”?

Oggi “GOOGLE” compie 19 anni, ma è proprio il caso di festeggiare?

Ormai, qualsiasi informazione abbiamo bisogno di cercare, ci viene automatico andare su Google e digitare la parola di ricerca di nostro interesse. Questa sembra essere un’azione ovvia e semplicissima ma vi sono molti studiosi che sostengono che tale abitudine stia cambiando il modo in cui ragioniamo e memorizziamo!

In che modo Google sta cambiando il nostro modo di utilizzare la memoria? Tre esempi:

1. Se in passato, per ricavare le informazioni che ci servivano, avremmo avuto a disposizione solo un numero limitato di fonti [enciclopedie, libri, saggi, atlanti…], oggi abbiamo a nostra disposizione l’immensa mole di dati presenti in rete.

2. Se in passato avremmo trovato il modo di memorizzare le informazioni di nostro interesse, potenziando la nostra memoria visiva e la capacità di operare associazioni mentali tra concetti, oggi tendiamo invece a non memorizzare quasi più niente perché sappiamo che, al momento del bisogno, ci basterà consultare internet per trovare ciò che ci serve.

3. Se in passato avremmo cercato di memorizzare un’informazione che sapevamo che in seguito non sarebbe stata più disponibile, oggi invece tendiamo solo a ricordare il posto in cui l’abbiamo salvata.

La conseguenza positiva è sicuramente la disponibilità di un’enorme memoria transitoria, subito pronta all’utilizzo, mentre la conseguenza negativa è, appunto, l’instaurarsi di una dipendenza nei confronti di tali strumenti e un parallelo indebolimento della nostra memoria, senza contare il fatto che le prime “voci” che ci vengono proposte sono sicuramente “sponsorizzate”, quindi siamo anche, in qualche modo, condizionati.

A SCUOLA PIU’ TARDI?

Andare a scuola più tardi non solo fa guadagnare salute agli adolescenti, ma può anche influire positivamente sul Pil. Lo afferma uno studio della Rand Corporation (Research And Development – Istituto di ricerca non profit statunitense), che per gli Usa ha calcolato un guadagno di 87 miliardi di dollari in dieci anni spostando l’orario di ingresso alle 8.30.

I ricercatori hanno elaborato un modello a partire da stime precedenti secondo cui un’ora addizionale di sonno aumenta la probabilità di diplomarsi del 13,3%, e il tasso di frequenza all’università del 9,6%.

Ai vantaggi economici dovuti ai migliori lavori trovati da chi si è diplomato o laureato sono stati aggiunti quelli derivanti dai minori incidenti stradali. I dati sono stati poi applicati alle scuole e alle università negli Usa, di cui l’87% inizia prima delle 8.30.

Sull’altro piatto della bilancia sono stati considerati i maggiori costi per i trasporti e per le infrastrutture scolastiche derivanti dal diverso orario di apertura. Già dal secondo anno, scrivono gli autori, i benefici superano i costi, mentre dopo dieci anni i guadagni sono doppi rispetto alle spese e dopo 15 tripli. In totale per gli Usa la stima è appunto di 87 miliardi di dollari di maggior Pil in dieci anni.

“Un piccolo cambiamento può risultare in grandi benefici economici. Nei fatti il livello di benefici e il periodo di tempo necessario a recuperare le spese derivanti da questo cambiamento ha pochi precedenti”.

QUANTI GIGABYTE TI SERVONO?

Quando cerchiamo un’offerta mobile per il nostro smartphone, stiamo attenti soprattutto a tre cose: il numero di minuti di chiamate incluse, il numero di sms inclusi e la quantità di traffico dati che possiamo utilizzare navigando su internet. Nel corso del tempo, quest’ultimo dato ha assunto sempre più importanza. Un po’ perché utilizziamo la nostra connessione sempre di più, un po’ perché le applicazioni e i siti internet si sono fatte più complesse ed è richiesta una maggior quantità di gigabyte per poterne usufruire.
Ma quanti giga servono al mese esattamente? Fare una stima è abbastanza complicato, perché dipende tutto dalle tue esigenze e dall’uso che fai abitualmente del tuo smartphone.

Vi risparmio tutta una serie di dati su quanto consumano le singole applicazioni e, sintetizzando mi viene da darvi queste indicazioni.
Se utilizzi il tuo smartphone per le attività più comuni, come i social network e le app di messaggistica, allora ti bastano anche 2GB al mese. Se già ti piace guardare video, fare videochiamate o ascoltare musica in streaming, allora ti conviene anche averne 3GB.
Se però sei spesso fuori casa o comunque senza la copertura di una connessione Wi-Fi e utilizzi lo smarthphone per lavoro, magari ricevendo spesso pesanti allegati via email, allora le cose si complicano. Probabilmente, ti conviene attivare un’offerta mobile con almeno 4GB di traffico dati al mese.
Se però vuoi parlare col tuo vicino o con tua figlia che abita accanto a te, forse è meglio non usare Facetime, ma farlo di presenza e se vuoi parlare con la tua amica che abita nella stessa città, meglio che vi diate appuntamento al parco!
Per le panchine non è previsto un canone mensile, o…peggio…a quattro settimane!!!!

In lombardo: LIMONARE!

Esistono giornate celabrative per tutto o quasi, per cui non stupisce che sia stata istituita anche la Giornata Mondiale del Bacio, dedicata al bacio in tutto le sue forme, da quello passionario a quello scambiato per amicizia, da quello traditore a quello eroico, a quello dei genitori ai figli e via dicendo. Cosí la giornata mondiale del bacio si celebra il 6 luglio e nasce dall’International Kissing Day che si tiene in questo giorno nel Regno Unito (dove tale Giornata è chiamata anche National Kissing Day o semplicemente Kissing Day).

Perché la Giornata mondiale del bacio si celebra il 6 luglio? Il 6 e il 7 luglio del 2005 nel Regno Unito venne stabilito il record per il bacio più lungo: fu di trentuno ore e trenta minuti. Tale record poi è stato battuto e a oggi il bacio più lungo è quello che si è scambiato la coppia tailandese formata da Ekkachai e Laksana Tiranarat che per San Valentino del 2013 si sono baciati per 58 ore, 35 minuti e 58 secondi. Un record! Una curiosità: chi volesse cimentarsi in questa gara da Guinness dei primati deve sapere che è necessario stare praticamente per tutto il tempo appiccicati con le labbra all’altra persona. Si può bere con una cannuccia e ogni tre ore si può andare al bagno, sempre abbracciati e accompagnati dai giudici; inoltre non ci si può sedere né sdraiare: ci si deve baciare e basta! Altrimenti, che record sarebbe?

C’è da notare una cosa riguardo la data della Giornata mondiale del bacio: in Spagna, questa Giornata si celebra il 13 aprile e il 6 luglio è la Giornata del bacio rubato che, per dirla con Guy de Maupassant: «Un bacio legittimo non vale mai un bacio rubato».

Giusto per tornare al titolo: chissà perchè chiamiamo in tal modo il cosidetto bacio alla francese?.

PICCOLI DIVERTIMENTI ESTIVI

Oltre oceano, ma sempre più spesso anche nei cortili delle scuole di tutta Europa, i bambini non fanno altro che giocare con i loro «fidget spinner» e non vogliono smettere. Con questa specie di «fiorellino» ruotante, fatto di metallo, si esibiscono in giochi di abilità, lo tengono in equilibrio il più possibile sul dito indice oppure lo fanno volare da una mano al ginocchio e viceversa e ovviamente la trottola deve continuare a ruotare senza interruzione.

MA LI RICORDATE I GIOCHI DI MODA UNA VOLTA
1928
Yo-Yo
Non si sa bene se siano stati i greci o i cinesi ad inventarlo, fatto sta che lo yo-yo ritorna periodicamente di moda. La sua commercializzazione è iniziata nel 1928 negli Stati Uniti.
1971
Le palline clic-clac
Si trattava di un gioco di abilita’ che aveva pero’ due svantaggi eccezionali, produceva un rumore infernale e arrecava notevoli danni ai polsi.
1974
Il cubo magico
Chi non si ricorda quel tipico clac, clac? Sono stati venduti 200 milioni di esemplari di questo gioco di pazienza inventato dall’ungherese Ernő Rubik.
1976
Slaim
La sostanza gelatinosa verde che provocava disgusto nelle «vittime» e divertiva gli autori dello scherzo.
1989
Game Boy
A volte giocavamo a Tetris finché non ci facevano male le dita. La prima console di gioco portatile fu lanciata da Nintendo.
1996
Tamagotchi
Oggi finito nel dimenticatoio, all’epoca la ragazzina virtuale proveniente dal Giappone creò isteria in tutto il mondo.