Redazionale

…E 234 SON TORNATI A CASA!!!

“I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza”.

Per generazioni e generazioni di italiani formatisi nel vero e proprio culto della Grande Guerra questa frase, destinata a far parte della memoria collettiva, avrebbe compendiato l’intera vicenda bellica. Si tratta del periodo finale del Bollettino n.1268, pubblicato il 4 novembre 1918 dopo la firma dell’Armistizio di Villa Giusti, passato alla storia come il “Bollettino della Vittoria”.
Mentre rendiamo onore ai nostri 45 concittadini che hanno sacrificato la propria vita nella Prima Guerra Mondiale, eleviamo anche un grande grazie per i 234 che hanno combattuto, ma hanno potuto far ritorno alle proprie case e riabbracciare i propri cari alla fine del Conflitto. Poi, senza pensarci troppo, si sono rimboccate le maniche e hanno ridato vita al quartiere.

Se non volete fermarvi agli aridi numeri, qui sotto trovate l’elenco dei loro nomi, come risultano dalla lapide del monumento e dalla immagine della tavola qui sopra parzialmente riprodotta.

Caduti 15-18   Reduci 15-18

LA PIAZZA DI MONTEOLIMPINO

La mancanza di spazi liberi nel centro di Monte Olimpino, incrementata dalle penose condizioni in cui si trova, ha reso di attualità la discussione intorno al piazzale. Non dovrebbe quindi essere inutile qualche cenno in merito alla sua storia, tratto dal libro del sig. Porta (IL COMUNE DI MONTEOLIMPINO) e alle successive vicissitudini.

Occorre prima ricordare che l’area posta ai due lati del sagrato della Chiesa era stata assegnata alla Società Ferrovie dell’Alta Italia, affinché vi depositasse il materiale inerte che veniva sgombrato dalla costruenda galleria che doveva congiungere la stazione ferroviaria di Como con quella di Chiasso. Il grosso ammasso, costellato di erbacce e di rifiuti, costituiva un vergognoso sconcio. Qui è giusto lasciare la parola all’allora Parroco don Ettore Civati (“La Vedetta” n. 1 gennaio 1929): “Il 1° gennaio 1928 l’on. Podestà Baragiola veniva a Monte Olimpino, in un solenne ricevimento religioso-civile. Osservò la orrenda pattumiera di deposito. Ascoltò e promise. Il 28 ottobre, stesso anno, la Piazza degli Alpini fu inaugurata (8 soli mesi!) Eccola grandiosa e sorridente. In mezzo il piccolo Monumento dei Caduti, i lampadari, in fondo la vasca-fontana e le gradinate, in alto il gruppo delle vecchie case Ecclesiastiche e l’antica Chiesa, sullo sfondo, tra le piante, la nuova casa Parrocchiale, presso il bel tempio di Dio, che attende la sua facciata”. In pratica il materiale venne “rinchiuso” fra robuste mura, per evitare il gravoso lavoro che avrebbe richiesto il trasportarlo altrove.

Il piazzale venne poi abbassato con l’intendimento di creare in centro uno slargo che desse uno spazio visibile dalla strada principale, favorendo anche la costruzione di un fabbricato che potesse ospitare al piano terra i servizi pubblici (farmacia, posta, ambulatorio, delegazione comunale e un salone per riunioni) e sopra alcuni appartamenti, evitando così eccessivi aggravi al bilancio comunale. Il problema era stato sollevato dal Comitato pro Monte Olimpino e Ponte Chiasso e procurò parecchie animate discussioni. In una riunione del 3 dicembre 1956, presenti il Sindaco avv. Lino Gelpi e l’Assessore dott. Pellegrino Baricci, il proposito venne presentato ufficialmente e si stabilì di predispone un progetto di massima da sottoporre al Comune. Venne presentato un plastico (esposto poi anche in una vetrina di un negozio di Monte Olimpino) che prevedeva un fabbricato di quattro piani, da collocarsi sul retro del piazzale. Sul lato sud dello stesso si proponeva la costruzione di due scalee per congiungere la piazza con il sagrato della Chiesa, creando un adeguato spazio per collocarvi degnamente il monumento ai Caduti e la fontana. Il restante spazio sarebbe rimasto tutto libero. Il progetto venne però bocciato dal Comune perché il piazzale rientrava nella zona verde e non era possibile collocarvi un edificio a più piani. (Dai Verbali del Comitato pro Monte Olimpino e Ponte Chiasso del 3 dicembre 1956, 7 gennaio, 28 giugno 1957, 9 ottobre 1958 e 4 febbraio 1959).

Alla fine si arrivò a costruire una palazzina a due piani che si può vedere tuttora e che la popolazione ha sempre ritenuta non funzionale ed inadeguata alle esigenze del quartiere. Tanto che il Consiglio di Circoscrizione promosse nel 1988 un concorso di idee pubblico per individuare il miglior utilizzo della piazza. Che portò alle seguenti conclusioni:

1- Migliorare la qualita’ ed il disimpegno delle strade alternative a via Bellinzona nel collegamento da Como a Pontechiasso.
2- Creare nuove strade
3- Creare collegamenti tra le strade esistenti im modo tale che il traffico per la Svizzera venga obbligato ad evitare il centro abitato di Monteolimpino.
Le conseguenze sarebbero:
a- La gente sarebbe piu’ soddisfatta perche’ l’aria sarebbe piu’ pura e ci sarebbe piu’ silenzio.
b- I frontalieri non subirebbero tutte le mattine le lunghe colonne di traffico che causano ritardi, ansie e tensioni eccessive.
Se i dati rilevati dimostrano che l’esigenza di aria pura e di verde e’ molto sentita da tutti, si potrebbero sostituire gli attuali deprimenti cipressi, con delle composizioni floreali che facciano da cornice tutt’attorno. Al centro una fontana anche con funzione di monumento commemorativo, allegerirebbe, decorerebbe e renderebbe piu’ moderna e vivibile l’attuale piazzetta. Attorno ancora aiuole fiorite, panchine, un piccolo spazio attrezzato con giochi, e, perche’ no, un chioschetto di bibite e gelati. Quanto ai cartelloni pubblicitari, sarebbe meglio farli sparire.
Una ulteriore analisi dei dati fa rilevare, oltre alla mancanza di spazio, la carenza di strutture sociali, ricreative e funzionali che potrebbero rendere il quartiere piu’ adatto ai bisogni della gente e socialmente piu’ unito, Le proposte dei ragazzi tendono a organizzare lo spazio in modo da non opporre le autovetture ai pedoni. Una sopraelevata potrebbe essere un primo passo per ridare vita alla piazza ed un autosilo a piu’ piani risolverebbe il problema dei parcheggi. Tale struttura potrebbe essere collocata su alti pilastri sopra lo spazio attualmente occupato dalla palazzina; l’accesso dovrebbe essere posto allo stesso livello della strada sopraelevata. L’area occupata attualmente dalla piazza e la strada attuale non piu’ percorsa dalle auto, sarebbero disponibili per ampliare lo spazio verde. La stessa scalinata che porta alla chiesa potrebbe divenire piu’ stretta; si potrebbero creare varie piazzuole su piani diversi ai cui lati potrebbero sorgere edifici adibiti ai servizi di pubblica utilita’.
Si e’ discusso anche un altro progetto che prevede la costruzione di una struttura unica collocata sull’area attualmente occupata dalla palazzina, ideata su pilastri per poter utilizzare lo spazio sottostante come parcheggio. Tale edificio, illuminato da ampie vetrate, potrebbe essere suddiviso in varie zone: servizi, centro ricreativo, biblioteca, ecc…Strutturato su due piani esso non toglierebbe spazio alla piazza, infatti sul tetto a terrazzo si potrebbe impiantare un giardino ricco di fiori e piante con zone d’ombra creati da pergolati di glicini e di edera.
Un gruppo di lavoro ha preso in considerazione la proposta di rialzare la piazza come era nel passato per sottrarre le persone allo smog e al traffico caotico della via Bellinzona, raggiungibile da un viale. In tali condizioni il monumento ai caduti dovrebbe essere eliminato oppure sostituito con una costruzione piu’ moderna, in armonia col nuovo ambiente. Nella futura piazza andrebbero inseriti sempreverdi, fiori e aiuole coloratissime con sentieri a prato. A livello della strada si dovrebbe riservare uno spazio ad una sala per giochi, la biblioteca ed accanto sarebbero ricollocati i servizi: ufficio postale, ambulatorio, farmacia, ufficio vigili, ecc…
Tutto messo da parte, con il risultato che dalla ristrutturazione e’ scaturito l’obbrobrio che potete ancora ammirare!

FOTO DELLA PIAZZA

LA CRISI DELLA PARROCCHIA

dal Corriere del Ticino

LUGANO – Nonostante la Quaresima sia ancora lontana, la Parrocchia di Viganello si sta preparando a un lungo periodo di magra: nel 2019 sarà confrontata con tagli alle spese per un totale di 33.275 franchi. Della difficile situazione finanziaria di quella che per estensione è la più grande parrocchia del Ticino (comprende anche Albonago e Cassarate), si è discusso nel corso di un’assemblea straordinaria tenutasi lo scorso 13 settembre. «Prima che la situazione precipiti – si legge in una lettera inviata ai circa 13 mila parrocchiani qualche giorno fa – il Consiglio parrocchiale, su esplicita richiesta dei revisori, si è chinato sui conti cercando dove è possibile effettuare dei risparmi per far sì che in futuro i bilanci chiudano almeno in pareggio».

«È la prima volta che affrontiamo un’operazione di risparmio che va così in profondità», spiega il presidente del Consiglio parrocchiale «È stata una scelta molto dolorosa, ma necessaria». Nel dettaglio, verranno ridotti i costi degli organisti e l’organo verrà suonato manualmente solo alla messa domenicale delle 11, mentre durante le altre funzioni verrà usato un impianto automatizzato. Previsti anche la riduzione dell’orario di lavoro e di conseguenza dello stipendio del custode, tagli ai costi della contabilità e a quelli inerenti il bollettino parrocchiale.

Tra le cause dei problemi finanziari, la diminuzione dei fedeli e il conseguente calo delle offerte raccolte in chiesa.

NOBEL al contrario!

Nella notte di giovedì 13 settembre, uno storico teatro dell’Università di Harvard, in Massachusetts, ha fatto da cornice a uno degli appuntamenti accademici più attesi dell’anno: l’assegnazione dell’IgNobel, il Nobel “al contrario”, dedicato agli studi e alle ricerche che prima fanno ridere, e poi fanno riflettere. Anche se il tema della 28esima edizione dell’evento, curato dalla rivista Annals of Improbable Research, era “il Cuore”, le ricerche premiate hanno riguardato anche organi e funzioni anatomiche diverse.

L’IgNobel per la Medicina è andato a due ricercatori statunitensi, Marc Mitchell e David Wartinger, per aver dimostrato come le montagne russe possano accelerare il transito dei calcoli renali. I due hanno offerto ad alcuni modelli tridimensionali di reni umani una ventina di corse sugli ottovolanti del Disney World di Orlando, in Florida. Scoprendo per di più che sedersi nel retro del vagoncino garantisce il 64% di “successo terapeutico”, contro il 17% raggiunto da chi siede nei posti davanti.

Il gastroenterologo giapponese Akira Horiuchi si è meritato l’IgNobel per l’Educazione sanitaria per essersi somministrato da solo una colonscopia da seduto, anziché nella classica posizione sdraiata. Horiuchi, che ha riportato solo un “leggero” fastidio, lo ha fatto per incoraggiare i giapponesi a sottoporsi all’esame, in un Paese in cui le percentuali di cancro colon-rettale sono in aumento. Un gruppo di antropologi è stato premiato con l’Ignobel per l’Antropologia per aver svelato che, negli zoo, gli scimpanzé imitano gli umani tanto quanto noi imitiamo loro, e altrettanto fedelmente.

Mentre l’IgNobel per la Biologia è andato a un gruppo di scienziati che ha dimostrato come, a un esperto, basti annusare un calice di vino per capire se vi sia una mosca all’interno. Un gruppo internazionale di urologi ha conquistato invece il premio in Medicina riproduttiva per aver sviluppato un metodo infallibile di misurazione delle erezioni notturne (contando quante volte venivano strappate le zigrinature su una sorta di “cintura di castità” fatta di francobolli postali).

Ignobel per la Nutrizione a James Cole, archeologo all’Università britannica di Brighton, che si è distinto per uno studio di misurazione del valore nutrizionale del cannibalismo, più volta praticato in passato da varie culture. Per la tranquillità di tutti, ha scoperto che non è poi così alto e che siamo molto meno calorici di una cena a base di bistecche.

Un team portoghese formato da Paula Romão, Adília Alarcão e César Viana ha dimostrato che la saliva umana unita a soluzioni alcoliche è un ottimo detergente per le sculture del XVIII secolo (IgNobel per la Chimica).

L’IgNobel per l’Economia è andato a un gruppo di Canada, USA, Cina e Singapore per aver dimostrato che, in effetti, accanirsi con una bambola voodoo virtuale aiuta a sfogare le frustrazioni contro il capo ufficio, senza rischiare il posto. Un’altra ricerca dall’esito prevedibile ha ottenuto l’IgNobel per la Letteratura: Thea Blackler, Rafael Gomez, Vesna Popovic e M. Helen Thompson, da Australia, El Salvador e Regno Unito, hanno dimostrato che la maggior parte delle persone che acquista costosi prodotti tecnologici non legge le istruzioni.

Infine l’IgNobel per la Pace è andato a un gruppo di Spagna e Colombia per aver misurato la frequenza, la motivazione e le conseguenze di urlare e imprecare in auto.

LA BARCA DI SAN PIETRO

Nella notte tra il 28 e il 29 giugno, in occasione della festa di San Pietro e Paolo, nelle nostre campagne si celebra un rito molto particolare per capire come sarà il tempo ma anche come andrà il raccolto e il destino dei componenti della propria famiglia. Si tratta di quella tradizione nota come la barca di San Pietro.

Il procedimento è il seguente: la sera del 28 giugno si riempie un contenitore di vetro ampio e largo di acqua, all’interno si fa colare una chiara d’uovo e si mette a riposare per tutta la notte all’aperto o su un davanzale al chiaro di luna lasciando che la soluzione di acqua e uovo prenda anche la prima rugiada del mattino. Secondo la tradizione, la notte saranno i santi Pietro e Paolo a compiere la magia, in particolare sarà l’apostolo Pietro (che ricordiamo essere un pescatore) che alla vigilia della sua festa dimostra la sua vicinanza ai fedeli soffiando all’interno del contenitore e facendo così apparire la sua barca.

La mattina dopo il risultato va interpretato.

L’albume, infatti, forma dei filamenti e si posiziona in modo da sembrare una barca di forma variabile e con più o meno vele e alberi. A seconda di com’è il veliero, i contadini sono in grado di capire le condizioni del tempo che li aspetta, la più o meno buona annata di raccolto ma anche la salute dei componenti della propria famiglia. Vele aperte indicherebbero giornate di sole, vele chiuse e strette invece pioggia in arrivo! Un bel veliero in generale promette un’ottima annata di raccolto.

Ma perché si forma davvero la barca?

Il fenomeno è dovuto semplicemente alla diversa temperatura della notte (più fresca) che permette all’albume di rapprendersi formando il caratteristico veliero ma anche al fatto che l’albume ha una densità maggiore dell’acqua e tende ad affondare. Quando l’acqua fredda si riscalda grazie al calore che assorbe la brocca dalla terra o dal davanzale su cui è posizionata, tende a risalire portando con sé anche l’albume. Si formano così le vele. Ogni anno, ovviamente, la chiara si posiziona in maniera differente e le persone sono intente ad interpretare i messaggi mandati da San Pietro. E ancora oggi tante famiglie tramandano la tradizione anche ai bambini e giurano che l’uovo più di una volta ci ha effettivamente “preso”!

Il culto di San Pietro è nato durante il medioevo grazie ai monaci Benedettini che lo diffusero in Lombardia. Nell’800 si diffuse una curiosa leggenda popolare secondo cui a questo giorno seguirà un temporale a causa del diavolo. Per questo molti pescatori, scaramanticamente, non escono in barca.

Dove vanno i tuoi dati dopo un acquisto online?

Aprite il portatile e cercate il regalo perfetto su un sito di e-commerce. Magari vi limitate a navigare, o create un account per fare un acquisto, o ancora spuntate una serie di caselle fornendo informazioni su ciò che vi piace e non vi piace.
Ogni giorno ci fidiamo di marchi famosi delegandogli la gestione dei dati personali, ma quello di cui il consumatore probabilmente non si rende conto è che i commercianti condividono le informazioni sui clienti con una complessa rete di inserzionisti pubblicitari, società di marketing e altri «partner selezionati».
Per esempio, i dati generati dai clienti online della John Lewis, una catena di grandi magazzini, vengono trasferiti a una schiera di piccole società, come Scene7, RichRelevance, Ensighten, Tapad, TagMan, Bazaarvoice, Qubit, BlueKai e Infection Media, secondo la Evidon, una società di digital compliance che ha prodotto una mappa in tempo reale dei flussi di informazione.
Poche persone hanno un’idea, anche vaga, di chi siano queste società o cosa facciano con i dati che raccolgono, ma questo oscuro mondo di condivisione di informazioni sarà costretto a uscire in gran parte alla luce del sole quando il regolamento generale dell’Unione Europea sulla protezione dei dati entrerà in vigore, a maggio di quest’anno. Le imprese dovranno fornire ai loro clienti molte più informazioni su quali dati condividono con quali aziende, e sull’uso che viene fatto di questi dati.
Forse…..! Stiamo accorti!!!

COME STAI A “MEMORIA”?

Oggi “GOOGLE” compie 19 anni, ma è proprio il caso di festeggiare?

Ormai, qualsiasi informazione abbiamo bisogno di cercare, ci viene automatico andare su Google e digitare la parola di ricerca di nostro interesse. Questa sembra essere un’azione ovvia e semplicissima ma vi sono molti studiosi che sostengono che tale abitudine stia cambiando il modo in cui ragioniamo e memorizziamo!

In che modo Google sta cambiando il nostro modo di utilizzare la memoria? Tre esempi:

1. Se in passato, per ricavare le informazioni che ci servivano, avremmo avuto a disposizione solo un numero limitato di fonti [enciclopedie, libri, saggi, atlanti…], oggi abbiamo a nostra disposizione l’immensa mole di dati presenti in rete.

2. Se in passato avremmo trovato il modo di memorizzare le informazioni di nostro interesse, potenziando la nostra memoria visiva e la capacità di operare associazioni mentali tra concetti, oggi tendiamo invece a non memorizzare quasi più niente perché sappiamo che, al momento del bisogno, ci basterà consultare internet per trovare ciò che ci serve.

3. Se in passato avremmo cercato di memorizzare un’informazione che sapevamo che in seguito non sarebbe stata più disponibile, oggi invece tendiamo solo a ricordare il posto in cui l’abbiamo salvata.

La conseguenza positiva è sicuramente la disponibilità di un’enorme memoria transitoria, subito pronta all’utilizzo, mentre la conseguenza negativa è, appunto, l’instaurarsi di una dipendenza nei confronti di tali strumenti e un parallelo indebolimento della nostra memoria, senza contare il fatto che le prime “voci” che ci vengono proposte sono sicuramente “sponsorizzate”, quindi siamo anche, in qualche modo, condizionati.