ALTRI 240.000 METRI CUBI DI CEMENTO

A Ponte Chiasso, nelle aree ex Lechler ed ex Albarelli (evidenziate nella foto) è previsto un mega intervento con edificazione di 240.000 metri cubi di case, negozi, scuole, strutture ricreative e ambulatori; stando ai giornali locali, la gente del quartiere sarebbe favorevole!!!!

Tanto per essere un po’ più chiari: 240.000 metricubi è come dire la superficie di quattro campi da calcio edificata fino a dieci metri di altezza. Meglio asternersi da qualsivoglia commento…

SCUOLA …O SOLO SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE?

(dal sito del Comune di Como)

Monteolimpino –
Alla Toti nuovamente scolari e lezioni-
Bando aperto fino al 30 giugno. L’immobile sarà destinato ad esclusiva finalità scolastica.

E’ stato pubblicato il bando dell’asta pubblica per la concessione dell’ex scuola primaria “E. Toti” di via Bellinzona. Questo bando prevede la messa in locazione dell’immobile con esclusiva finalità scolastica ed è aperto a tutte le scuole paritarie, non paritarie e di altra tipologia, secondo la normativa nazionale in vigore, che vorranno parteciparvi.

L’obiettivo è quello di rivitalizzare l’immobile scolastico e tutto il quartiere di Monteolimpino. La durata della concessione è stabilita in anni 9 (nove) con decorrenza dal 1° settembre 2008.

«La speranza è che gli scolari possano varcare nuovamente la soglia della scuola “Toti” già a partire dal prossimo mese di settembre, compatibilmente, ovviamente, alle necessità del vincitore del bando stesso – commenta l’assessore Enrico Cenetiempo -. In ogni caso la scelta del vincitore non riguarderà esclusivamente aspetti economici ma bensì anche l’offerta di tutta una serie di condizioni che hanno come obiettivo il miglioramento e l’arricchimento del quartiere stesso e della sua popolazione». In proposito ci si riferisce all’organizzazione di servizi pre o post-scuola, mensa, allestimento di centri ricreativi estivi e di laboratori educativo/espressivi.

Nel bando è inoltre specificato che la scuola “E. Toti” rimarrà comunque sede elettorale per il quartiere di Monteolimpino.

BANDO DI GARA

Letto per esteso il bando, d’acchito vien da dire che non se ne farà mai nulla: quale istituzione potrà mai sobbarcarsi l’onere per la manutenzione straordinaria (130.000 €) e il canone di affitto annuo (59.000 €)? A meno che… l’esito della gara sia …una pura formalità…
Vedremo alla fine di giugno!


Due offerte per riaprire la scuola Toti

Sono scaduti lunedì 30 giugno i termini per la presentazione delle offerte per partecipare al bando. La Commissione si è riunita lo stesso giorno, sotto il coordinamento del vice Segretario Generale, Oliviero Amoroso, che ha esaminato in via preliminare gli incartamenti per la loro ammissibilità. Hanno presentato offerte, che verranno esaminate nei prossimi giorni dalla stessa Commissione, la Cooperativa Sociale Dedalo, che attualmente gestisce le scuole Orsoline di viale Varese, e l’International School che ha un proprio istituto in via per Cernobbio.

EURO 2008 QUESTIONE DI SOLDI?

Euro 2008: le previsioni degli economisti dell’UBS

I modelli di previsione economici del colosso bancario elvetico UBS indicano che a contendersi il titolo di campione europeo di calcio saranno le nazionali italiana e ceca, mentre quella austriaca andrà incontro a un’autentica débâcle.
A disputare la finale di Euro 2008 in programma a Vienna saranno Cechia e Italia. Per quanto riguarda le chance di vittoria, lo scarto tra le due compagini è minimo e vede quella ceca in leggero vantaggio su quella italiana. L’Austria invece, malgrado giochi in casa, uscirà clamorosamente di scena già al termine del primo turno classificandosi all’ultimo posto del Gruppo B.

Ma cosa ci sta a fare questo pronostico nella pagina economica del quotidiano austriaco “Die Presse”?

La risposta è semplice: gli economisti del Wealth Management del colosso bancario svizzero UBS hanno inserito nei propri modelli di ricerca economica i dati statistici dei passati campionati europei e del mondo, i valori di mercato di giocatori e squadre, i rating e le deviazioni standard e pubblicato i risultati di cui sopra nella “UBS investor’s guide” in modo oggettivo e spassionato.


Pronostico sui mondiali ampiamente azzeccato!

Sembrerebbe una boutade, ma non lo è. Pare infatti che i modelli di previsione economici abbiano i loro meriti anche nello sport ai massimi livelli.
L’ultima volta che sono stati impiegati per una competizione sportiva, i risultati si sono rivelati sorprendentemente esatti: in occasione dei mondiali di calcio del 2006, gli esperti UBS hanno “calcolato” correttamente oltre al vincitore (l’Italia), anche due delle quattro semifinaliste, sei delle otto squadre giunte ai quarti di finale e tredici delle sedici qualificatesi per l’ultima fase del torneo. Un pronostico, quest’ultimo, azzeccato nella misura dell’81%.

Se volessimo essere cinici, visti i risultati recentemente annunciati dalla grande banca, potremmo concludere che, con i loro modelli di calcolo, gli esperti UBS sono nettamente più bravi a formulare previsioni per lo sport-toto che non per l’investment banking.

Nel caso di Euro 2008, il riscontro non sarà però altrettanto elevato, in quanto “gli europei sono più complicati dei mondiali”: rispetto a un campionato del mondo, infatti, il livello delle squadre che partecipano agli europei è sensibilmente più equilibrato, per cui è più difficile formulare dei pronostici.

Il denaro detta legge anche nello sport!

Per gli esperti una cosa è comunque certa: come nel mondo, anche nello sport è il denaro a dettare legge. A questo proposito i modelli di calcolo mostrano una correlazione abbastanza evidente tra il valore di mercato di una squadra e la sua eliminazione. Nel girone di qualificazione agli europei, ad esempio, in cinque gruppi su sette si sono imposte le due formazioni più quotate.

Su queste premesse, non c’è da meravigliarsi se gli austriaci hanno scarse possibilità di vittoria: con i suoi 22 milioni di euro la “cenerentola” del torneo non racimola nemmeno un undicesimo dei 251 milioni messi in campo dall’imponente “selección” spagnola.


Un titolo da 23 milioni!

A contendersi il titolo sul campo dello stadio Ernst Happel di Vienna, comunque, non saranno le due squadre più costose (Italia e Spagna insieme valgono 484 milioni di euro): lo schema del torneo, infatti, prevede che il percorso delle due compagini si incrocerà al più tardi in semifinale.

Come nella vita reale, anche nel calcio quindi i ricchi potrebbero diventare ancora più ricchi: il campione d’Europa incasserà 23 milioni di euro (il montepremi complessivo ripartito tra i partecipanti ammonta a 183 milioni), mentre al secondo classificato andranno pur sempre 20 milioni di euro, un importo di poco inferiore al valore dell’intera squadra austriaca.


Josef Urschitz, “Die Presse”, 16.05.2008

Traduzione di Sandra Verzasconi Catalano

SE LO DICE LUI…

Riccardo Muti: «Salviamo le bande»

«Tremila complessi sono in crisi e senza soldi.  Questo è un vero delitto culturale» 

È la banda il Panda della musica, l’«animale culturale» a rischio estinzione. Le storiche bande di paese, abbandonate dallo Stato, sono allo sbando e potrebbero chiudere. «Chiamiamo le cose come sono: è un delitto culturale», tuona Riccardo Muti. Il 14 giugno, per la prima volta nella sua carriera, al Ravenna Festival dirigerà una banda. Può sembrare una provocazione culturale, in realtà è un modo per richiamare l’attenzione su una realtà liquidata frettolosamente come un genere fuori moda. «Il mio vuole essere un omaggio alla crisi di tutte le bande d’Italia». Con lui risuoneranno gli squilli della banda di Delianuova, 80 ragazzi che suonano nella terra della ‘ndrangheta, in provincia di Reggio Calabria; è il piccolo miracolo dell’Aspromonte, dove la musica non arriva. «Le bande rappresentano, per tante città del nostro paese, l’unica occasione di ascoltar musica, spesso gratuitamente». Muti aprirà e chiuderà il concerto, con le Sinfonie di Nabucco e Norma, «per sottolineare a chi di dovere l’importanza assoluta delle bande musicali». Per l’Unità, che alla crisi delle bande ha dedicato un’inchiesta, «chi di dovere » sono le Regioni che hanno il compito di reperire fondi con programmi triennali di intervento.

Ma le 3 mila bande italiane dipendono dalla sensibilità dell’assessore di turno. Servono soldi per l’acquisto degli strumenti, gli spostamenti, i locali per le prove, i corsi di formazione. «Non devono essere istituti assistenziali, chi è responsabile non può alzare le spalle con un vago sorriso ma ha l’obbligo di mantenere in vita queste compagini, dobbiamo dare uno stipendio a chi porta diletto e cultura in posti dove raggiungere un teatro è impossibile». Muti ha già ascoltato i ragazzi dell’Aspromonte quando andò con la sua Orchestra Cherubini a Reggio Calabria: «È un gruppo meraviglioso di strumenti a fiato con una disciplina artistica e umana straordinaria; hanno un portamento che sembrano usciti dai collegi più prestigiosi di Oxford; hanno passione e amore». Si ferma: «Hanno dignità». Il maestro ha passato la Pasqua a Molfetta, la sua città, dove ha seguito «le processioni del Sud, quelle dei Misteri, una tradizione centenaria sempre seguita dalle bande. Ho conosciuto fior di strumentisti, che venivano dalle bande ». Muti vuole sciogliere il nodo del disinteresse, il luogo comune delle marcette militari e delle fanfare: «Banda non è sinonimo di qualità inferiore, né di strumenti popolari e di bocca buona con cui ci si può arrangiare. Al contrario, sono strumenti nobili, pensate a Verdi quanto deve alle bande che ascoltava da ragazzo, e che lui usa per annunciare l’arrivo del re Duncano nel Macbeth». E in epoca moderna Stravinskij e Hindemith. «E prima ancora Bellini, Berlioz, Spontini che nel second’atto dell’Agnese di Hohenstaufen usa una banda enorme che fa la funzione dell’organo ed è uno dei momenti sublimi di quell’opera».

Ha passato tante serate a sentire le bande, a Lanciano, a Francavilla, a Besana Brianza dove l’hanno fatto cittadino onorario: «Usano strumenti che non ci sono nelle orchestre, le oficleidi, i flicorni, i bombardini, la famiglia dei sassofoni, l’eufonio che sembra un bel nome antico ed è un corno tenore». Il grande impulso nel repertorio bandistico avvenne durante la Rivoluzione francese, si trattava di riempire la vita associata con nuovi rituali, odi e inni, non solo quelli chiesastici. «All’estero i paesi civili hanno bande meravigliose. I nostri ragazzi delle bande hanno studiato nei conservatori, non dal padre che ha il negozio da barbiere».

La missione possibile di Muti a Ravenna: ridare nobiltà al repertorio bandistico.

Valerio Cappelli (Corriere della Sera)

GIORNATA DEL TRICOLORE

Le trincee della Maiocca nella strategia del generale Cadorna

Il generale Luigi Cadorna temendo che Austriaci e Tedeschi potessero invadere la Svizzera per poi calare nella Pianura Padana, fece costruire una linea difensiva lungo il confine svizzero, che sarà poi chiamata Occupazione Avanzata Frontiera Nord.

Le truppe sul territorio erano tante: la brigata di fanteria TORTONA a Como, la milizia territoriale sui monti lariani, i bersaglieri ciclisti a Olgiate Comasco, gli artiglieri in Val d’Intelvi, gli alpini sciatori in Alto Lario.
Presidiarono il confine fino al 24 ottobre 1917, quando gli Austriaci e i Tedeschi ruppero il fronte italiano davanti a Tolmino e Tolmezzo. La disfatta di Caporetto chiamo’ anche questi uomini a resistere sul Piave.
Da allora le Trincee O.A.F.N. furono abbandonate.

Dobbiamo proprio arrivare a tanto…

Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute e al buon governo. Quando i gas velenosi della monnezza non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attalmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più mentalmente sano, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della nostra Patria per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e l’Italia, ritornata alla forma di nebulosa, errerà nei cieli priva di parassiti, approffittatori, faccendieri vari e di malattie.

Libero adattamento da “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo

A ricordo di un grande attore e regista monteolimpinese

MEMORIA DA PAEES

In ‘sti cent’ann, o Mundrumpin, t’ee quasi
perduu la memoria da paees
cun lee a t’ee perduu ‘nca dàsi dàsi
i tò bei viit, i tò murùn, i scees:

la tera che cantava cun la geent
che nava in prucesiun in di tò gees,
viva e lusenta cumè un gran serpeent,
a ligà streec insema tanti imprees.

Cun lee a gh’è sparii la tua rusada,
l’arieta celestina, ul suu curtees,
la lunga primavera infiuchetada
da zuff de rebugnaach e da scirees.

Gh’è sparii i giooch di fioo adree i paiee,
ul bacan dal furmeent trebiaa in da l’era,
ul cantà di scigaad e di pulee,
i fiamàscur dal scèp traa in giir par tera.

Quel pudè, par i grand, cuntàla su,
la festa, in usteria o sul segraa;
quel cuur infularmaa dal dillaù,
par turnà a cà cuntent da vess stracaa.

Quela parola dida quand che tòca,
quela careza mai rivada in fuund,
e quel basin cunt tutt ul coor in boca,
butaa là svelt, ma che ‘l vareva un muund…

Ul ben mja faa dumà cun l’andà in gesa,
ma in dal pruveed par quj che gh’à bisogn;
quel cercà sempar da truvà un’intesa:
tutt ropp svanii, cumè fudessan sogn!

A Cardina anca ‘l laghett mò l’è sugaa…
La Cà de l’Amicizia l’è sarada:
inn pooch a regurdass che i Scapigliaa
pai lumbaard ànn faa lì da batistrada!

Se da su là mi guardi adess la fera
di straad tutt impregnaa da garavan,
cui cà ch’inn tutt faa su ‘na quei manera,
cui geent che sann pu nanca quel che fann,

rimpiangi i teemp e tutt i ropp ch’è moort
senza capì che a guardà indree gh’u toort.

BERNARDO MALACRIDA

Il vaso di Pandora e il Monte Olimpo

La leggenda narra che la mitica e splendida Pandora ebbe un giorno in consegna da Prometeo un magnifico vaso, con l’avvertenza di non aprirlo mai, per nessuna ragione al mondo. Purtoppo però accadde che Pandora trafficando intorno al vaso, forse per aprirlo, lo urtò maldestramente facendolo cadere a terra e riducendolo in mille pezzi. Pare che allora dal vaso si sprigionarono tutti i mali del mondo, diffondendosi così in ogni parte della terra. Un bel guaio!

In quel tristissimo giorno ci fu anche una ulteriore complicazione: una calma di vento tale che non si muoveva un filo d’erba, fece in modo che gran parte dei guai usciti dal vaso rimanessero attaccati ai cocci sul luogo dove il vaso si ruppe. Un grossissimo guaio!

I cocci vennero raccolti da Pandora che, per cercare di non far conoscere a Prometeo l’accaduto e per non diffondere ulteriormente mali sulla terra, andò a sotterrarli in un luogo vicino, tanto in profondità che nessuno mai li avrebbe trovati, se, malauguratamente, alcune migliaia di anni più tardi, non si fosse deciso di far passare di lì una galleria ferroviaria di una importante linea internazionale. I cocci ritornarono a vedere il cielo e furono depositati in uno spiazzo li vicino: pochi furono, però, i guai che tornarono a diffondersi perchè, nel volgere di poco tempo si pensò di ricoprire tutti i residui dello scavo della galleria, costruendo in quel luogo una splendida piazza pensile.

Il luogo visse qualche anno di tranquillità e benessere, pur tra qualche traversia causata dai guai che si erano potuti diffondere, fino al giorno in cui persone poco avvedute decisero di asportare tutto il materiale ed abbassare la piazza: da allora i cocci hanno rivisto la luce, e gli ignari comuni mortali che abitano quel sito ne subiscono le conseguenze! fino al giorno in cui…nuovi scavi li celeranno definitivamente sotterra…

Pare che tale sospirato momento sia giunto: martedì 1 aprile 2008 di mattino presto, inizieranno lì i sondaggi per la nuova funicolare che collegherà la piazza con la sommità della montagna retrostante e… speriamo… che si portino via anche tutti i cocci…

…ma…perche’…non capisco…come mai???

A tutti i membri della Filarmonica, che negli ultimi mesi mi hanno, con diverse ragioni, “stuzzicato”, desidero esporre i tre principi che ritengo fondamentali per una sana vita societaria:
Amare la propria società curando la sua identità di gruppo impegnato.
Amare la musica, partecipando costantemente e attivamente a tutte le prove necessarie.
Amare l’allegria, caratteristica che una società musicale deve coltivare perché il suo ambiente sia sempre un luogo d’incontro festoso fra le varie generazioni.
Ma questo triplice amore credo debba essere coltivato in tutte le associazioni, se vogliamo che le stesse rispondano al loro nome: luogo di socializzazione e di crescita umana e spirituale.
Ma fra tutte le unioni, società, gruppi, io ho sempre prediletto quelle formate da persone di età diverse, dove gli adulti possono essere di stimolo ai giovani e dove i giovani possano essere fonte di allegria per gli adulti.
Solo così una società supera se stessa diventando comunità.

Quando ce ne libereremo?

Lo statalismo è la tendenza ad attribuire allo Stato un ruolo forte nel possesso di aziende e nel controllo dell’economia nazionale, dove possiede la grande maggioranza delle aziende e non permette lo sviluppo dei liberi professionisti.
Questo avviene di solito attraverso l’intervento dello Stato per aiutare aziende private in crisi, destinate altrimenti al fallimento o a un brusco ridimensionamento. Altre volte lo Stato interviene modificando quel naturale svilupparsi degli avvenimenti che vi sarebbe affidando l’economia alle sole leggi di mercato.
La costituzione italiana prevede che lo stato intervenga nell’ economia in situazioni circoscritte: “in presenza di preminenti interessi a carattere generale”. In tal caso “la legge può riservare o trasferire allo Stato determinate imprese o categorie di imprese” (art.43)
In Italia è avvenuto il salvataggio di molte aziende industrali e banche in crisi che ha portato tali imprese sotto il controllo dello Stato. Queste imprese pubbliche, tuttavia, sono state gestite troppo spesso secondo criteri di convenienza politica anziché di efficienza manageriale. Ciò ha comportato forti spese da parte dello Stato, alle quali non è corrisposto un adeguato beneficio economico. Dobbiamo per forza proseguire con questa routine perversa?

PARATIE and Co…

La regolazione del lago di Como: Proposte di miglioramento
Atti della Tavola Rotonda svoltasi presso la Biblioteca Comunale di Como, 29 novembre 1990

Io ritengo che, anche per un problema di regolazione dell’acqua del bacino del Lago di Como, debba intervenire una visione del problema un po’ più ampia di quella che, stringi stringi, si riduce ai guai della Piazza Cavour. Mentalmente ho fatto una analisi di tutte le sponde del Lago di Como e mi sono accorto che, più che della piena, i paesi soffrono della magra. La piazza di Como è l’unica che, quando il Lago sale, si inonda, mentre invece, per esempio, sulla sponda di Cadenabbia, Tremezzo e Argegno, quando il Lago è basso sorgono dei grossi problemi su tutte le opere portuali. Il Genio Civile ha dovuto rinforzare le fondazioni del porto di Argegno perchè tutti i pali erano stati messi allo scoperto dalla magra del Lago, con grave compromissione della stabilità delle banchine e dei moli.

Relativamente alla regolazione, non entro nel merito; hanno già parlato esimi professori che hanno detto cose miracolose, tuttavia penso che non sia logico non accumulare acqua e poi dire: di acqua non ce n’è più e non ve ne diamo più. Io credo che in una gestione democratica del territorio le esigenze di tutti debbano essere rispettate comprese, non ultime, quelle dell’agricoltura, perchè, probabilmente, anche i comaschi si nutrono dei prodotti del Lodigiano e forse si servono anche della corrente elettrica prodotta dalle centrali dell’Adda.

Per il mio intervento di oggi ho ripreso più che altro delle idee che avevo maturato quando avevo fatto lo studio di quella struttura urbanistica (in seguito denominata Il Tubolario) immersa nel Lago di Como e come allora oggi, nell’affrontare il problema del bacino, mi chiedo: visto che tutte le difficoltà nascono dalla Piazza Cavour, è per caso questo l’unico problema irrisolto di cui soffre la città di Como? Ho provato allora a mettere in fila quelli che potrebbero essere altri grossi inconvenienti per la città.
Abbiamo una deficitaria viabilità interna (del resto comune a tutte le città), una deficitaria viabilità con il territorio limitrofo, dove attualmente tutte le sponde hanno un’unica strada e quando questa viene interrotta per una frana (magari dovuta a magra del Lago) o altro, si crea un enorme intralcio per tutta la mobilità che deve essere dirottata nelle valli laterali. Abbiamo poi scarsità di viabilità protetta ossia quella di tipo autostradale, scarsità di viabilità su ferro, sia metropolitana che per movimentazione merci, si hanno infine carenze infrastrutturali di vario tipo in rapporto allo sviluppo economico-sociale della città e del suo circondario.
Riprendendo le idee di un tempo, posso mostrare come la viabilità potrebbe avere ulteriori sfoghi. Per esempio, una strada che partendo da Borgovico arrivasse fino a Rebbio, potrebbe fare da duplicata alla strada che scende da Camerata e che praticamente oggi è l’unica strada tra la zona di Grandate ed il Lago. Con la galleria questa strada potrebbe essere facilmente realizzata. Così potrebbe essere costruita un’altra strada a est e quindi realizzare altri collegamenti da integrare in un sistema di tipo autostradale, sistema che per me da per scontato l’esistenza della Pedemontana (strada di cui tutti ne sentiamo il bisogno). Potrebbe inoltre essere costruita una strada subacquea che attraversando il Lago in corrispondenza di Villa Geno e arrivando subito dopo Villa Olmo (in quel tratto il lungo Lago praticamente disabitato potrebbe con varie eliche collegarsi all’autostrada esistente) chiuderebbe un anello autostradale intorno a Como. Riprendendo inoltre la mia idea di strada subacquea che porta fino a Colico, Como risulterebbe essere servita dall’autostrada che porta a Milano, dalla Pedemontana Varese-Como-Lecco-Bergamo, dall’autostrada che porta a Lugano e dall’autostrada che dirigendo verso Colico potrebbe stendersi sia verso la Valtellina che verso un futuro Traforo dello Spluga, a questa viabilità possiamo addirittura sovrapporre anche la sistemazione ferroviaria; si vede bene come l’affiancamento della ferrovia all’autostrada subacquea trova un facile collegamento con l’esistente rete. La linea delle Nord potrebbe diventare, una volta interrata, la metropolitana di Como, che potrebbe servire sia tutto il Lago che i paesi già serviti, arrivando direttamente a Milano come linea metropolitana regionale. Con queste prospettive viabilistiche ritengo che la Piazza Cavour potrebbe essere contemporaneamente servita e salvaguardata.
La mia proposta per evitare le inondazioni della Piazza Cavour, in breve, consiste nella costruzione di una diga subacquea in corrispondenza dell’attraversamento di Villa Geno proprio sulla stessa linea del tracciato della strada subacquea prima illustrata. All’interno della diga, oltre alla citata strada, potrebbero essere ricavati ulteriori contenitori per tutte quelle attività, come i grandi magazzini, i supermercati, le discoteche, i cinematografi, i musei, eccetera al servizio della città. Naturalmente la diga dovrebbe fermarsi almeno 5 o 6 metri sotto il pelo dell’acqua di magra. Superiormente, riprendendo in scala più grande l’ottima idea dell’ing. Rusconi, verrebbero installate delle paratie mobili automatiche.,

Facendo riferimento al marchingenio illustrato in figura si avrebbe un galleggiante ed un contrappeso. Il giorno che un sensore rivelasse l’innalzamento del livello del Lago oltre un certo limite, l’aria pompata in questo galleggiante da un compressore attivato dal sensore, facendo uscire l’acqua dal contenitore porterebbe il galleggiante al livello dell’acqua e da questo momento in poi questa barriera potrebbe difendere il bacino antistante la Piazza Cavour anche contro innalzamenti del resto del Lago dell’ordine di 2 o 3 metri. A mio avviso Piazza Cavour dovrebbe restare così com’è, senza stravolgere l’attuale sistema di scolo delle acque superficiali, e non credo che l’aspetto ecologico o ambientale possa essere turbato dalla presenza di questa specie di salsicciotto galleggiante che interrompe la continuità del Lago solo qualche giorno ogni anno. In opportuna posizione ho previsto inoltre una specie di molo con inserita una conca che possa permettere sia il passaggio dei battelli, sia il passaggio di barche quando i due bacini sono a quote diverse; perciò quando le quote sono identiche questa diga sarebbe tutta sott’acqua e l’ambiente sarebbe inalterato.
A questo punto, senza essere facile profeta, qualcuno potrebbe obbiettare: ma quanto costa un’opera come quella proposta? Ho fatto quattro conti molto alla grande ed ho calcolato che il costo potrebbe aggirarsi attorno ai 400 miliardi (di Lire). Perciò è chiaro che, potendosi ricavare all’interno della diga molti spazi per parcheggi, strade e servizi vari, il costo risulterà ripartito su diversi capitoli. I 400 miliardi potranno anche sembrare tanti, però se noi pensiamo alla proposta di prepensionamento di 7.000 dipendenti avanzata dalla Olivetti, ritengo che detto importo sia da considerare come un investimento irrilevante. I prepensionamenti, inoltre, alla collettività non solo non rendono niente ma addirittura costano per i mancati apporti versati dalle aziende. Quando poi sento parlare di interessi sull’ordine di 3.000 miliardi annui legati alla produzione di energia elettrica, le mie convinzioni si rafforzano. La città di Como, con un simile investimento, potrebbe essere servita sia dal punto di vista della viabilità, che da quello delle infrastrutture in maniera molto più completa che non con certe soluzioni di piccolo respiro. Personalmente ritengo che se si vuol guardare avanti e non farsi redarguire dal Censis che accusa l’Italia di non avere investito nel futuro, a questa diga, dai più giudicata fantascientifica, forse val la pena di pensare. Se non altro per far maturare l’idea come fatto culturale in modo da predisporre l’opinione pubblica ad essere più ricettiva alle soluzioni globali e di ampio respiro in contrapposizione alla cultura dell’emergenza che propone solo soluzioni già vecchie prima di essere realizzate.

Gianfranco Magrini ingegnere libero professionista