La Banda

IL MAESTRO PIETRO BERRA

Come il presidente della Filarmonica, Angelo Moretti, ha voluto ricordare a tutti, il prossimo 5 marzo ricorre il quarantesimo anniversario dalla morte del m° PIETRO BERRA.
Nato a Vercelli nel 1879, dopo gli studi presso l’Istituto Musicale di Vercelli, iniziò la sua carriera nel 1901 dirigendo la Filarmonica di Castellamonte. Dal 1904 al 1908 fu direttore della Musica Municipale di Domodossola. Diresse in seguito la Cittadina di Como (1913-1918), la Musica Cittadina di Chiasso (1919-1931) e la Civica di Mendrisio (1931-1959). E’ stato indimenticato Direttore della Filarmonica di Monte Olimpino per ben 50 anni (1920-1971).

Mi piace  ricordarlo proponendovi l’ascolto di una – SUA MARCIA – composta in occasione dell’inaugurazione del Traforo ferroviario del Sempione il 19 maggio 1906.

FILARMONICA CITTADINA A. VOLTA

COMUNICATO STAMPA

Il Consiglio Direttivo della Filarmonica Cittadina A.Volta 1890 di Como si è riunito nei giorni scorsi per verificare la situazione che ha determinato la sospensione temporanea dell’attività a causa di difficoltà logistiche per l’effettuazione delle prove ed altre ragioni organizzative.
I consiglieri e il Presidente pro tempore Pierluigi Gorla, dopo aver verificato la necessità di riprendere l’attività hanno individuato delle soluzioni che consentono la ripresa delle prove e la presenza concreta della tradizionale della Filarmonica A. Volta ai prossimi appuntamenti, a cominciare dalla processione del Venerdì Santo al SS. Crocifisso e alle Cerimonie del 25 aprile Festa della Liberazione.
Si è sottolineato che la presenza della Filarmonica Cittadina 1890 è sempre stata espressione dell’impegno culturale, musicale e sociale della città di Como. Ad ogni momento pubblico della vita cittadina, alle cerimonie istituzionali, patriottiche, civili, religiose e di festa, la Filarmonica Cittadina orgogliosamente è sempre stata presente. Come pure per rappresentare Como nelle diverse occasioni sul piano provinciale, regionale, nazionale e all’estero.
Non sono mancati in questi mesi di sospensione, l’attenzione, l’affetto e la passione della cittadinanza per la “sua” Filarmonica; anche tante altre espressioni della vita culturale e musicale presenti nel Comune, hanno fatto sentire il proprio interessamento alla ripresa della Filarmonica, la cui attività è sentita come un patrimonio da non disperdere.
Questi i motivi che hanno indotto il Consiglio Direttivo a comunicare ai tanti amici, alle istituzioni, alle Associazioni, ai volontari-musicanti la decisione di riprendere con il consueto entusiasmo e passione. La presenza della Cittadina risale al 1871, anche se nella propria sigla vi è la data del 1890, data della fusione di due preesistenti Corpi Musicali in città.
Per informazioni e le adesioni sono disponibili il Presidente pro tempore Pierluigi Gorla (031-300262 e cell.331-6872800) e il tesoriere Natale Cavadini (347-1558951).

FIGLI DI UN DIO MINORE!

La Società Filarmonica di Monte Olimpino ha offerto, durante l’estate vari concerti alla cittadinanza eseguendo in modo egregio brani di vari generi e oltremodo impegnativi. Scrivo questo, non per pubblicizzare gli allori della banda, ma per osservare che, detta banda, come molte altre bande comasche, sia ricca di gioventù; l’età media dei musicanti è senz’altro inferiore ai 30 anni.

Confesso che, entrando in questo mondo ho avuto la piacevole sorpresa di trovarmi in un ambiente giovanile, in primo luogo di spirito, ma anche per anagrafe. Innanzitutto, in questo ambiente, i ragazzi che vogliono impegnarsi nello studio di uno strumento, sono al centro dell’interesse e delle preoccupazioni di docenti coscienziosi e preparati. A loro, prima nelle scuole poi nelle rispettive bande, viene offerto molto: capacità di suonare correttamente uno strumento, possibilità di perfezionamento molto avanzato, cultura musicale, vita sociale, impegno costante e coscienzioso, attività in un gruppo inter- generazionale (perché i suonatori di una banda hanno età anche parecchio diverse), cosa tutt’altro che disprezzabile per i giovani d’oggi, abituati a stare insieme solo a loro coetanei.

In tutta la Provincia i giovani che si dedicano alla musica, credo siano migliaia. Pensiamo alle molte bande e rispettive scuole, al conservatorio o ai gruppi musicali di vario genere, agli studenti privati. Ma la loro attività e il loro impegno è poco conosciuto; i mezzi di comunicazione non li gratificano di servizi particolari, forse ritenendo che le loro esibizioni siano troppo statiche per costituire spettacolo. Insomma, se paragoniamo la pubblicità che godono i giovanissimi calciatori, non c’è paragone: i nostri giovani musicisti sono i figli di una musa minore?

Nella banda del mio paese

Io fui trombone. Nella banda del mio paese. Lo fui per poco. Giusto il tempo necessario e sufficiente per capire che non avevo nessun orecchio musicale e che sarebbe stato meglio cedere strumento e divisa ad altri. Come in effetti accadde. Ma quel tempo che mi servì a comprendere come fossi inetto con lo strumento in mano fu altrettanto necessario e sufficiente a insegnarmi una cosa: la banda è un cosmo, o microcosmo se vogliamo, autarchico.
Avevo quattordici anni allora, età di belle speranze. Uscivo poco di casa, la sera, quasi niente. Iscrivermi al corso per aspiranti musicanti fu il viatico che mi permise di violare il buio della notte, due volte la settimana. Garantiti dal fatto che non me ne andavo a zonzo ma incontro a uno scopo ben preciso, i genitori non ebbero obiezioni. Fu il destino che in sorte mi assegnò il trombone, forse alludendo? Non so. Ma giuro che se mi toccasse di rinascere chiederei che mi venisse assegnato un cognome che inizi con la “a”. Poiché la distribuzione degli strumenti procedette per ordine alfabetico e i primi, fortunati, fecero incetta di clarini e cornette. A me, paria dell’alfabeto, toccò il trombone.
Fu un bene. Lo dico adesso, a ragion veduta, divinando in quel caso una precisa lezione di vita. Poiché, mi fosse capitata tra le mani una cornetta o altro strumento solista, la mia inettitudine, chiara sin dalle prime prove sul campo, mi avrebbe tolto la possibilità di vivere, almeno per un po’, il mondo della banda. E invece, col trombone in mano, compresi che si può campare anche alle spalle altrui. In altre parole, non volendo cedere di fronte all’evidenza quando, passata la stagione dei solfeggi e iniziata quella delle prove comuni, fu evidente che non mi riusciva di stare al passo insieme agli altri, cominciai a fingere. Gli altri strumenti di accompagnamento suonavano seguendo il ritmo, io mi adeguavo gonfiando gote, schiacciando tasti ma senza che dalla bocca del mio trombone uscisse una sola nota.
Perché ?, si chiederà. Mi si abbuoni, prima della risposta, il beneficio dell’età. Di quell’età lontana in cui ai miei occhi tutto il mondo era paese, era il paese. Un universo ancora da scoprire, un micro mondo complicato come il mondo grande e per entrare nel quale serviva una specie di invito. Ecco cosa fu la banda, l’invito a entrare nel tessuto del paese. Per cui, stando così le cose, mi si perdonerà il trucchetto di bassa furbizia cui ricorsi pur di non perdere l’esordio in pubblico con tanto di divisa tagliata su misura. Fu come sedere in prima fila al cinema l’esordio, che coincise con la processione del Corpus Domini. E che svelò ai miei occhi un altro corpo, più materiale, ma vivo, palpitante, fatto di contrade, portoni, antri, umidità, chiazze, profumi e puzze, nasi, orecchie a sventola, aliti vinosi, cieli stellati, parole dialettali, negozi, porfidi e silenzi. Andavo componendo, senza saperlo, il mio vocabolario. Fieno in cascina, insomma. Mettevo a punto il tiro del mio futuro, fingendo di suonare.
Non so se gli altri soci musicanti si siano mai accorti della mia finzione. Se no, ne andrebbe del prestigio del loro orecchio (alcuni sono ancora in attività). Se sì, invece, il fatto torna a loro onore e gloria, nessuna madre infatti disprezza i propri figli, per quanto brutti. Circa la mia carriera, finì di lì a breve. Per qualche mese ancora portai a spasso il mio trombone. Poi evidentemente la musa del pentagramma mi spinse alla confessione. Consegnai lo strumento, dopo averlo lucidato un’ultima volta col Sidol, e anche la divisa su misura. Che, con piccolissimi aggiustamenti, andò a vestire, absit iniuria verbis, un trombone vero.

Andrea Vitali da “Il caffè”

COSA PUO’ DARE UNA BANDA

Una tristezza così
non la sentivo da mai
ma poi la banda arrivò
e allora tutto passò
volevo dire di no
quando la banda passò
ma il mio ragazzo era lì
e allora dissi di si
e una ragazza che era triste
sorrise all’amor
ed una rosa che era chiusa
di colpo sbocciò
ed una flotta di bambini festosi
si mise a suonare come fa la banda
e un uomo serio il suo cappello
per aria lanciò
fermò una donna che passava
e poi la baciò
dalle finestre quanta gente spuntò
quando la banda passò
cantando pace ed amor
Quando la banda passò
nel cielo il sole spuntò
e il mio ragazzo era lì
e io gli dissi di si
La banda suona per noi
E tanta gente dai portoni
cantando sbucò
e tanta gente in ogni vicolo
si riversò
e per la strada
quella povera gente marcia felice
dietro la sua banda
Se c’era uomo che piangeva
sorrise perché
sembrava proprio che la banda
suonasse per lui
in ogni cuore la speranza spuntò
quando la banda passò
cantando cose d’amor
La banda suona per noi

da “LA BANDA” di Mina

SE LO DICE LUI…

Riccardo Muti: «Salviamo le bande»

«Tremila complessi sono in crisi e senza soldi.  Questo è un vero delitto culturale» 

È la banda il Panda della musica, l’«animale culturale» a rischio estinzione. Le storiche bande di paese, abbandonate dallo Stato, sono allo sbando e potrebbero chiudere. «Chiamiamo le cose come sono: è un delitto culturale», tuona Riccardo Muti. Il 14 giugno, per la prima volta nella sua carriera, al Ravenna Festival dirigerà una banda. Può sembrare una provocazione culturale, in realtà è un modo per richiamare l’attenzione su una realtà liquidata frettolosamente come un genere fuori moda. «Il mio vuole essere un omaggio alla crisi di tutte le bande d’Italia». Con lui risuoneranno gli squilli della banda di Delianuova, 80 ragazzi che suonano nella terra della ‘ndrangheta, in provincia di Reggio Calabria; è il piccolo miracolo dell’Aspromonte, dove la musica non arriva. «Le bande rappresentano, per tante città del nostro paese, l’unica occasione di ascoltar musica, spesso gratuitamente». Muti aprirà e chiuderà il concerto, con le Sinfonie di Nabucco e Norma, «per sottolineare a chi di dovere l’importanza assoluta delle bande musicali». Per l’Unità, che alla crisi delle bande ha dedicato un’inchiesta, «chi di dovere » sono le Regioni che hanno il compito di reperire fondi con programmi triennali di intervento.

Ma le 3 mila bande italiane dipendono dalla sensibilità dell’assessore di turno. Servono soldi per l’acquisto degli strumenti, gli spostamenti, i locali per le prove, i corsi di formazione. «Non devono essere istituti assistenziali, chi è responsabile non può alzare le spalle con un vago sorriso ma ha l’obbligo di mantenere in vita queste compagini, dobbiamo dare uno stipendio a chi porta diletto e cultura in posti dove raggiungere un teatro è impossibile». Muti ha già ascoltato i ragazzi dell’Aspromonte quando andò con la sua Orchestra Cherubini a Reggio Calabria: «È un gruppo meraviglioso di strumenti a fiato con una disciplina artistica e umana straordinaria; hanno un portamento che sembrano usciti dai collegi più prestigiosi di Oxford; hanno passione e amore». Si ferma: «Hanno dignità». Il maestro ha passato la Pasqua a Molfetta, la sua città, dove ha seguito «le processioni del Sud, quelle dei Misteri, una tradizione centenaria sempre seguita dalle bande. Ho conosciuto fior di strumentisti, che venivano dalle bande ». Muti vuole sciogliere il nodo del disinteresse, il luogo comune delle marcette militari e delle fanfare: «Banda non è sinonimo di qualità inferiore, né di strumenti popolari e di bocca buona con cui ci si può arrangiare. Al contrario, sono strumenti nobili, pensate a Verdi quanto deve alle bande che ascoltava da ragazzo, e che lui usa per annunciare l’arrivo del re Duncano nel Macbeth». E in epoca moderna Stravinskij e Hindemith. «E prima ancora Bellini, Berlioz, Spontini che nel second’atto dell’Agnese di Hohenstaufen usa una banda enorme che fa la funzione dell’organo ed è uno dei momenti sublimi di quell’opera».

Ha passato tante serate a sentire le bande, a Lanciano, a Francavilla, a Besana Brianza dove l’hanno fatto cittadino onorario: «Usano strumenti che non ci sono nelle orchestre, le oficleidi, i flicorni, i bombardini, la famiglia dei sassofoni, l’eufonio che sembra un bel nome antico ed è un corno tenore». Il grande impulso nel repertorio bandistico avvenne durante la Rivoluzione francese, si trattava di riempire la vita associata con nuovi rituali, odi e inni, non solo quelli chiesastici. «All’estero i paesi civili hanno bande meravigliose. I nostri ragazzi delle bande hanno studiato nei conservatori, non dal padre che ha il negozio da barbiere».

La missione possibile di Muti a Ravenna: ridare nobiltà al repertorio bandistico.

Valerio Cappelli (Corriere della Sera)

…ma…perche’…non capisco…come mai???

A tutti i membri della Filarmonica, che negli ultimi mesi mi hanno, con diverse ragioni, “stuzzicato”, desidero esporre i tre principi che ritengo fondamentali per una sana vita societaria:
Amare la propria società curando la sua identità di gruppo impegnato.
Amare la musica, partecipando costantemente e attivamente a tutte le prove necessarie.
Amare l’allegria, caratteristica che una società musicale deve coltivare perché il suo ambiente sia sempre un luogo d’incontro festoso fra le varie generazioni.
Ma questo triplice amore credo debba essere coltivato in tutte le associazioni, se vogliamo che le stesse rispondano al loro nome: luogo di socializzazione e di crescita umana e spirituale.
Ma fra tutte le unioni, società, gruppi, io ho sempre prediletto quelle formate da persone di età diverse, dove gli adulti possono essere di stimolo ai giovani e dove i giovani possano essere fonte di allegria per gli adulti.
Solo così una società supera se stessa diventando comunità.

Se la tv snobba le bande…

In Italia i concerti bandistici sul piccolo schermo sono rarissimi La musica classica in genere, e la musica bandistica in particolare, non trovano molto spazio nelle reti televisive e radiofoniche italiane. Si tratta di un fenomeno prevalentemente italiano che non trova riscontro negli altri paesi europei vicini alla nostra cultura dove la musica per Banda trova ampio spazio presso le reti televisive e radiofoniche. A differenza dall’Italia dove ogni tanto, dopo mezzanotte viene trasmesso qualche concerto, nei paesi nordeuropei i concerti bandistici trovano spazio in orari di grande ascolto accessibili ai giovanissimi, i quali possono trovare nella musica per Banda un’occasione di svago e di cultura. Uno dei problemi che affliggono il mondo bandistico italiano (a detta degli addetti a settore) è la mancanza di giovani allievi. Sicuramente le cause sono molteplici, e, vanno da un’offerta grandissima di attività ricreative alternative, a una mancanza di management per alcune bande musicali. Probabilmente, se trovasse spazio settimanalmente ed in un orario normale un programma che presenta (come avviene con la BBC inglese o la ZDF tedesca) bande musicali magari con giovani solisti, grazie al traino del piccolo schermo, avremo, forse, qualche ragazzo in meno che segue i dettami della moda e, forse, qualche ragazzo in più che si mette a studiare per hobby, ma seriamente uno strumento musicale. Educare i giovani è un compito che spetta ai genitori, ma senza l’aiuto delle istituzioni il compito diventa molto difficile. Certamente un programma che tratta il mondo bandistico non avrebbe, all’inizio, uno share di ascolto altissimo, quindi pochi soldi di pubblicità, sorge una domanda, non si potrebbe una volta tanto metter a disposizione il servizio pubblico veramente al pubblico e non al denaro? e, se come prevedo, la risposta sarà: ma il pubblico che segue un programma bandistico è scarso, la successiva domanda è, dove sta la differenza tra il pubblico italiano e quello del resto d’Europa. La risposta potrebbe essere che nel resto d’Europa forse esiste più rispetto per chi non segue le regole dettate dalla pubblicità, quindi, pensa di più ed è più difficile da condizionare.

Michi Piero

LE BANDE MUSICALI TRADIZIONALI

Le Bande musicali sono una tradizione popolare che purtroppo va sparendo, molti anni fa era un orgoglio suonare in Banda, oggi invece i giovani non ne percepiscono più l’importanza, soprattutto educativa e sociale.
La Banda è un punto di aggregazione, un posto dove si impara a stare assieme e soprattutto a suonare assieme. Molti ragazzi al giorno d’oggi vogliono salire sui palcoscenici, senza avere un’adeguata preparazione musicale. La musica, come tutte le cose, va studiata prima di essere suonata. Per questo le Bande musicali restano uno dei principali veicoli di avvicinamento alla musica in quanto insegnano a suonare e insegnano a suonare con gli altri.
Spesso mi capita di ascoltare concerti, anche di ragazzi giovani e francamente posso dire che si nota la differenza tra chi la musica l’ha studiata (passando perché no, nelle scuole di Banda e nella Banda stessa) e chi invece no. La qualità nella musica è una cosa molto importante e che non va dimenticata e tralasciata, quindi viva la Banda che ancora oggi resta uno dei veicoli migliori per avvicinare i giovani alla musica, portando avanti una tradizione secolare.
Rimane tuttavia una precisazione: prima del suonar bene o meno bene, prima del suonare in posti di prestigio o in piccoli giardini, sono altri i valori da mettere in primo piano, l’educazione, il rispetto per il lavoro e per il tempo degli altri, il piacere di socializzare, il rispetto per gli impegni assunti: tutto questo in molti (soprattutto giovani) è carente e finisce per il condizionare pesantemente quanto di buono si tenta di fare.
Ma questo, forse, non succede solo nel mondo delle Bande….

Ma la musica ti basta per vivere?

Valentino mi ha chiesto in una discussione cosa fosse la banda da giro.

E’difficile dare una definizione precisa, ma ci tenterò: dunque la banda cosiddetta “da giro” è una formazione bandistica diffusa prevalentemente al Sud, soprattutto in Puglia, formata da 40-45-50 elementi, quasi tutti diplomati. La banda da giro è gestita solitamente da una associazione che riscuote il prezzo pattuito con il comitato feste e paga i musicanti ed il maestro. Generalmente la banda da giro è richiesta per la festa patronale del paese. Una banda da giro “buona” effettua anche più di 100 giornate (non servizi, ma proprio giornate, leggi dopo e capirai perchè….).
La banda da giro più attrezzata, specializzata e organizzata (attualmente) è quella di Conversano, la “Ligonzo”, diretta dal maestro Angelo Schirinzi, anche se molti giudicano il migliore maestro in circolazione Guerrieri. La banda di Conversano è veramente ottima e professionale e ha un repertorio invidiabile.

La caratteristica fondamentale della banda da giro è lo SCOPO DI LUCRO dei musicisti.
Ma GUAI A GIUDICARE!!!!!!!!!

Ti spiego:
io, oltre a suonare con la mia banda, sporadicamente vengo chiamato anche in alcune bande da giro. Ci vado perchè mi piace, non per scopi economici (capirai…), mi piace l’aria che si respira, l’aria di festa, le marce che si suonano, il suonare in cassa armonica (sono cose che solo chi ha suonato con una banda da giro può capire).

Comunque, dicevo, sporadicamente ho suonato in varie bande da giro, soprattutto in sostituzione di qualche bandista impossibilitato. Ti spiego una giornata TIPO della banda da giro (mia esperienza di qualche mese fa).

Ore 4.15
partenza dal mio paese alla volta di un paese in provincia di Bari dove dobbiamo suonare. Dirai: ma è prestissimo! No, anzi, sono anche fortunato perchè gli altri componenti della banda la sera prima hanno suonato in provincia di Catanzaro e quindi, appena scesi dalla cassa armonica, tutti velocemente in pullman e veloci che alle 7 comincia un’altra giornata. Dormire? Nel pullman, se ci si riesce….

Ore 7:00 comincia il cosiddetto “giro” della banda per le vie del paese. Generalmente comincia alle 8.00, ma il comitato ha deciso che deve cominciare prima. Si parte con una marcia di entrata in piazza e poi si parte col giro vero e proprio, a suon di marce militari (poche) e sinfoniche (molte). Il giro va avanti generalmente fino alle 11.00 – 11.30, su e giù per il paese per discese, salite, scalinate, sotto il sole cocente (anzi, bollente) dell’estate pugliese (infatti i bandisti sono tutti belli abbronzati…).
Sono momenti in cui si rimpiange di suonare il sax basso o la grancassa…..
Verso la fine del giro (dopo aver suonato 10-15 marce) ci si ferma in piazza e si fa una-due marce sinfoniche di due pagine l’una.
Poi ci sono 15-20 minuti di pausa, che pausa non è dato che si deve preparare la cassa armonica con sedie, leggii e strumenti perchè alle

Ore 12:00 c’è il mitico “Mattineè”. Con il termine mattineè si indica un piccolo concerto (generalmente sinfonico) in piazza, di breve durata. Ma non è MAI così. Nel mio caso abbiamo suonato una marcia sinfonica (Afrodite di Gino Bello, lunghissima…), un sunto de “I pescatori di perle” di Bizet e l’ouverture “Cavalleria leggera” di Suppè.

Ore 12:45 termina il mattineè. Si smontano strumenti, sedie e leggii e si va al cosiddetto “alloggio”. L’alloggio di solito (anzi, quando va bene) è una palestra di una scuola. Si arriva all’alloggio dove in mattinata gli scaricatori hanno disposto le brandine lungo i muri e ci si mette comodi in pantaloncini e canottiera. Con una cucina da campo si prepara il pranzo (se è possibile chiamarlo così) e si mangia.
Dopo pranzo ognuno è libero per due-tre ore che sono utilizzate per fare telefonate, riposarsi e dormire sulle brandine.

Ore 16:45 Si ricomincia! Tutti in divisa: bisogna andare a prendere l’amministrazione comunale con il sindaco in testa per andare in chiesa dove uscirà la processione. Altri 2 km (minimo) di giro.

Ore 17:30 esce la processione! La marcia quando “esce il santo” è generalmente Mosè (dall’opera lirica di G.Rossini). La processione dura circa 2 ORE e si snoda per tutte (ma proprio tutte tutte) le strade del paese al suono di marce sinfoniche lunghe o lunghissime.

Ore 19:30 termina la processione. I bandisti hanno finalmente un pò di libertà. C’è chi ne approfitta per mangiare qualcosa, chi per sedersi finalmente, chi per telefonare, chi va a dormire. Ma il riposo è breve.

Ore 21:00 inizia il famigerato concerto serale. Si inizia con una marcia sinfonica, generalmente Vita Pugliese di Piantoni, un classicissimo.
Il concerto è sempre seguitissimo, bisogna dire che la banda ha sempre il suo pubblico, in cui ci sono persone che si spostano da paese a paese per assistere ai concerti.
Il concerto serale è prevalentemente lirico.
Dopo la marcia sinfonica si procede. Nell’occasione abbiamo suonato:
– Ouverture 1812 di Tchaikosky
– Norma (sinfonia e fantasia) di Bellini
– Barbiere di Siviglia (sinfonia e fantasia)
– Capriccio Italiano
– Canzoniere (ultimo pezzo).
Tra un pezzo e l’altro i bandisti hanno 15-20 minuti di pausa per riposarsi. Nel corso della serata c’è l’omaggio floreale al maestro e di solito per l’occasione si esegue una marcetta allegra, accompagnata da qualche coreografia, per esempio c’è una banda (non ricordo quale) che nell’occasione suona la marcia dal film 8 e mezzo di Fellini, scritta da Nino Rota. Mentre si suona, i bandisti scendono dalla cassa armonica ad uno ad uno, salutando il maestro che fa finta di essere meravigliato, e restano sul palco solo il maestro, l’ottavino e il basso tuba che continuano a suonare, fino a quando se ne vanno anche loro e la banda, appostata nei paraggi, ricomincia un’altra marcia e risale in cassa armonica………

Ore 1.00 Finisce il concerto. Si ritorna all’alloggio (nel frattempo gli scaricatori hanno ricaricato tutto, cucina e brandine) e, dopo essere rinfrescati un poco (se è possibile), ci si cambia e si prende il pulman: domani mattina si deve suonare in provincia di Salerno e si deve fare presto……..

Ti ho fatto la cronaca di una mia giornata trascorsa in una banda da giro non per vantarmi, ma solo per illustrarti in che modo si suona in queste formazioni.
Fortunatamente non ci sono solo bande da giro, ma anche bande amatoriali che suonano per puro diletto.

Ma, come dicevo all’inizio, non bisogna colpevolizzare nè tantomeno giudicare i componenti di queste bande da giro: sono persone, uomini che lo fanno per professione, data la cronica mancanza di lavoro che affligge questo nostro Sud Italia, ragazzi appena diplomati al Conservatorio che dicono “e adesso cosa faccio?” e non trovano alternative oltre alla banda da giro, padri di famiglia senza lavoro.
Il quadro è questo, potrà sembrare assurdo a voi, ma questa realtà è diffusissima e veramente radicata dalle nostre parti.
I bandisti ci mettono l’anima ma i risultati (comunque buoni) non sono ottimi (tranne poche eccezioni) perchè, capirai anche tu, ti sembra possibile suonare in queste condizioni?

La paga “base” (quella che danno sempre a me) è di 55-60 euro, ma i solisti ed il maestro prendono di più. Capirai che quindi è proprio “la truppa” a venire penalizzata da questo sistema di cose.

Ciononostante, le bande da giro sono formate da musicisti veri, che mettono passione in quello che fanno.
Conosco veri musicisti che fanno questa vita di sacrifici (qualcuno dice vita da zingari), gente con le palle quadrate (scusa il termine volgare) che non ha altre opportunità….
Penso per esempio al grande Pinuccio Creatore, capobanda e vice maestro di Conversano, persona veramente eccezionale, penso a musicisti del calibro di Antonio Iannantuoni (scomparso qualche anno fa), un mito, una persona insostituibile; me ne vengono in mente tanti altri……..

Questa gente ha la banda nel sangue, non potrebbe vivere senza di essa, ma purtroppo deve operare in tali condizioni…….

Che vuoi fare?

PS hai capito perchè si dice “giornata” e non “servizio”?

Ciao

NULLA DI NUOVO

Perchè Monte Olimpino alla ribalta 1978“? La risposta si può compendiare in poche parole: -Perchè sia assicurata la continuità di un sodalizio fondato nel lontano 1890!-

Per questo un gruppo di amici della banda ha deciso di dare vita a questa iniziativa nell’intento di venire in aiuto alla Filarmonica che si avvicina al suo 90° anno di vita.

La nostra Banda è stata partecipe di tanti fatti piacevoli e meno, come testimone della vita sociale e della evoluzione della nostra contrada, è una parte viva nei ricordi di molti concittadini.

Perfino negli anni cinquanta, quando sembrava che i giovani avessero voltato le spalle alla musica bandistica, il consiglio direttivo non si perse di coraggio, ma proseguì il cammino intrapreso dai predecessori, sicuro che i giovani sarebbero tornati: questa speranza si è realizzata, dandoci la certezza che la continuità della Banda sarà assicurata.

L’attività richiede tuttavia un non trascurabile sforzo finanziario. E’ per questo che gli Amici della Banda hanno voluto allargare la loro iniziativa anche ai concittadini, sicuri di favore, simpatia ed appoggio per il mantenimento e il potenziamento di una attività educativa che vuole inserire la propria presenza nel contesto di un discorso di rilancio della iniziativa locale, per valorizzare le tradizioni musicali e culturali della nostra contrada.

                                        Il Presidente PRIMO PORTA