QUANTI GIGABYTE TI SERVONO?

Quando cerchiamo un’offerta mobile per il nostro smartphone, stiamo attenti soprattutto a tre cose: il numero di minuti di chiamate incluse, il numero di sms inclusi e la quantità di traffico dati che possiamo utilizzare navigando su internet. Nel corso del tempo, quest’ultimo dato ha assunto sempre più importanza. Un po’ perché utilizziamo la nostra connessione sempre di più, un po’ perché le applicazioni e i siti internet si sono fatte più complesse ed è richiesta una maggior quantità di gigabyte per poterne usufruire.
Ma quanti giga servono al mese esattamente? Fare una stima è abbastanza complicato, perché dipende tutto dalle tue esigenze e dall’uso che fai abitualmente del tuo smartphone.

Vi risparmio tutta una serie di dati su quanto consumano le singole applicazioni e, sintetizzando mi viene da darvi queste indicazioni.
Se utilizzi il tuo smartphone per le attività più comuni, come i social network e le app di messaggistica, allora ti bastano anche 2GB al mese. Se già ti piace guardare video, fare videochiamate o ascoltare musica in streaming, allora ti conviene anche averne 3GB.
Se però sei spesso fuori casa o comunque senza la copertura di una connessione Wi-Fi e utilizzi lo smarthphone per lavoro, magari ricevendo spesso pesanti allegati via email, allora le cose si complicano. Probabilmente, ti conviene attivare un’offerta mobile con almeno 4GB di traffico dati al mese.
Se però vuoi parlare col tuo vicino o con tua figlia che abita accanto a te, forse è meglio non usare Facetime, ma farlo di presenza e se vuoi parlare con la tua amica che abita nella stessa città, meglio che vi diate appuntamento al parco!
Per le panchine non è previsto un canone mensile, o…peggio…a quattro settimane!!!!

UN AMUR D’AGOST

Quièta, limpida, da l’orizzont vegniva
l’onda del mar … che col su la sberlusiva,
fasend un mesedòzz de color per ul pittur …
pront a fà on quader a dùu bagai in amur.
Lù studius … a l’Università de Pavia,
lee … già dottoressa in dermatologia,
eran lì a gremmàss … a i “Bagni Miramare”
e fà progett per la sira … dove andare.
Finalment, dopo tanto cicciarà al vent …
se ved lù on poo baltràmm, quasi sorrident,
scriv giò el numer del sò telefonino
e dàss puntèll … per disnà da ’l “Serafino.”
Che serada gent! Puranca ul firmament
coi sò lustritt … la luna… l’era content,
fasendo ciar in riva al mar … fin a matina …
a la levada del su con l’aria fina.
Grazie, grazie firmament, mar e vent d’agost,
on amor l’è pront, come l’uga, a vegnì most,
el pittor l’è adree a rifinì el quader
de dùu bagai, pront a vèss … pader e mader!

DOVE FINIRA’ IL MUSEO RIVAROSSI?

La leggenda vuole che l’ingegner Alessandro Rossi, ai tempi in cui la sua Rivarossi andava a gonfie vele e produceva i trenini più belli del mondo, mandasse ogni anno un suo emissario alla fiera di collezionismo di Norimberga, in Germania, per acquistare una copia di ogni nuovo modello dei rivali. Così in quarant’anni di storia il museo della Rivarossi era diventato il più grande e importante al mondo: completo di tutti modelli prodotti dall’azienda comasca dal 1946, più altre centinaia di pezzi unici di marchi come Lima, Jouef, Arnold, Roco.

Quando nel 2004 la Hornby Hobbies acquistò il marchio, per otto milioni di euro, la sterminata collezione venne inscatolata e finì nel Kent, in museo nel parco di divertimenti del colosso del fermodellismo britannico.

Tredici anni dopo, il tesoro rischia di andare definitivamente perduto, smembrato e venduto a centinaia di collezionisti privati in tutto il mondo, da un compratore – “Rails of Sheffield”…? – che ha acquistato a sua volta la collezione dalla Hornby, nel frattempo finita in cattive acque.

Un colpo al cuore per migliaia di collezionisti italiani che avevano sperato, prima o poi, di poter riportare in Italia il sogno proibito della generazione che visse la sua infanzia dagli anni ’50 fino all’inizio degli anni ’80, prima che arrivasse il dominio dei videogiochi.

Finché la collezione era di proprietà della Hornby qualcuno ha anche accarezzato l’idea di ricomprarla e organizzarla in un museo, ma ora l’impresa sembra davvero impossibile.

Questa volta il trenino si è rotto davvero.

In lombardo: LIMONARE!

Esistono giornate celabrative per tutto o quasi, per cui non stupisce che sia stata istituita anche la Giornata Mondiale del Bacio, dedicata al bacio in tutto le sue forme, da quello passionario a quello scambiato per amicizia, da quello traditore a quello eroico, a quello dei genitori ai figli e via dicendo. Cosí la giornata mondiale del bacio si celebra il 6 luglio e nasce dall’International Kissing Day che si tiene in questo giorno nel Regno Unito (dove tale Giornata è chiamata anche National Kissing Day o semplicemente Kissing Day).

Perché la Giornata mondiale del bacio si celebra il 6 luglio? Il 6 e il 7 luglio del 2005 nel Regno Unito venne stabilito il record per il bacio più lungo: fu di trentuno ore e trenta minuti. Tale record poi è stato battuto e a oggi il bacio più lungo è quello che si è scambiato la coppia tailandese formata da Ekkachai e Laksana Tiranarat che per San Valentino del 2013 si sono baciati per 58 ore, 35 minuti e 58 secondi. Un record! Una curiosità: chi volesse cimentarsi in questa gara da Guinness dei primati deve sapere che è necessario stare praticamente per tutto il tempo appiccicati con le labbra all’altra persona. Si può bere con una cannuccia e ogni tre ore si può andare al bagno, sempre abbracciati e accompagnati dai giudici; inoltre non ci si può sedere né sdraiare: ci si deve baciare e basta! Altrimenti, che record sarebbe?

C’è da notare una cosa riguardo la data della Giornata mondiale del bacio: in Spagna, questa Giornata si celebra il 13 aprile e il 6 luglio è la Giornata del bacio rubato che, per dirla con Guy de Maupassant: «Un bacio legittimo non vale mai un bacio rubato».

Giusto per tornare al titolo: chissà perchè chiamiamo in tal modo il cosidetto bacio alla francese?.

PICCOLI DIVERTIMENTI ESTIVI

Oltre oceano, ma sempre più spesso anche nei cortili delle scuole di tutta Europa, i bambini non fanno altro che giocare con i loro «fidget spinner» e non vogliono smettere. Con questa specie di «fiorellino» ruotante, fatto di metallo, si esibiscono in giochi di abilità, lo tengono in equilibrio il più possibile sul dito indice oppure lo fanno volare da una mano al ginocchio e viceversa e ovviamente la trottola deve continuare a ruotare senza interruzione.

MA LI RICORDATE I GIOCHI DI MODA UNA VOLTA
1928
Yo-Yo
Non si sa bene se siano stati i greci o i cinesi ad inventarlo, fatto sta che lo yo-yo ritorna periodicamente di moda. La sua commercializzazione è iniziata nel 1928 negli Stati Uniti.
1971
Le palline clic-clac
Si trattava di un gioco di abilita’ che aveva pero’ due svantaggi eccezionali, produceva un rumore infernale e arrecava notevoli danni ai polsi.
1974
Il cubo magico
Chi non si ricorda quel tipico clac, clac? Sono stati venduti 200 milioni di esemplari di questo gioco di pazienza inventato dall’ungherese Ernő Rubik.
1976
Slaim
La sostanza gelatinosa verde che provocava disgusto nelle «vittime» e divertiva gli autori dello scherzo.
1989
Game Boy
A volte giocavamo a Tetris finché non ci facevano male le dita. La prima console di gioco portatile fu lanciata da Nintendo.
1996
Tamagotchi
Oggi finito nel dimenticatoio, all’epoca la ragazzina virtuale proveniente dal Giappone creò isteria in tutto il mondo.

Gu minga idea su chi vutà!

Domani, qui nella nostra città, si vota per eleggere il nuovo sindaco e proprio “gu minga idea su chi vutà” ! E ci sono ben 7 candidati sindaco!
Il mio amico Aurelio, giovane imprenditore che lotta con le unghie e con i denti per non affogare, ha partecipato all’incontro-fiume dei 7 candidati con i cittadini… Io non vi ho partecipato… ma ciò che mi ha scritto Aurelio rispecchia in pieno il mio pensiero…

…visti i 7 candidati, alla memoria mi è ritornato un testo, di Pirandello e parafrasando e modificando la sua opera: i 7 candidati in cerca di voti, mi è sembrato un buon titolo per la grande recita di questa sera, ma non c’è stata nessuna scissione tra loro e noi, che stavamo a guardarli, nessuno è venuto tra il pubblico a parlare con la gente, naturalmente, tempo non ce ne era e non era neanche l’occasione per una cosa del genere; difficile scegliere tra di loro, tutti hanno a cuore il bene di tutti e a ogni domanda, se pur con qualche variante, davano più o meno tutti la stessa risposta, il bene del cittadino.
Poco prima delle votazioni, si sa, è la prima cosa, e sono anche dei messia nel risolvere i problemi più urgenti nella nostra comunità; si potevano però giudicare dal modo con cui rispondevano alle questioni e nel minor tempo possibile. Una cosa però l’ho vista: la maggior parte di loro, se non tutti, hanno creato gruppi, con i loro candidati, dividendo tutto e tutti dal resto; in questi incontri pubblici, hanno i loro sostenitori e non c’è spazio per chicchessia, non ci sono saluti, non ci sono parole, sicuramente il clima che c’era è stato di una gran rabbia latente, sotto pelle, cercando più di schernire e farsi gioco del candidato rivale, che far valere le proprie idee; come possono parlare di unire le forze per uscire da questi tempi bui, se poi sono i loro stessi partiti, la loro stessa campagna elettorale e loro stessi, a dividere la gente?
Forse siamo noi i colpevoli a stargli dietro?
Risposte non ne ho, di certo è in ognuno di noi e ciascuna è preziosa; consigli nemmeno, posso solo dire, magari di informarsi su ognuno di loro e vedere chi, realmente, ha le conoscenze e le capacità tecniche per fronteggiare i problemi della città, stando sempre attento a non andare contro il fabbisogno dei cittadini; tutto sommato sono tutti belli e quasi mi dispiace, non vederli più insieme, perchè da quello che so, hanno lavorato così tanto, per la loro campagna elettorale, che se univano le forze, per la campagna della nostra vita quotidiana, saremmo stati tutti in una botte di ferro…

Vedremo lunedì, quando il vincitore guarderà dall’alto in basso i suoi avversari sconfitti, sarà un nuovo inizio o tutto come prima, e come prima, quando tutto questo sarà finito, quando il Re siederà sul trono, io personalmente tra me e me penserò alla frase di una poesia, di Reno Bromuro “…e noi come stronzi rimanemmo a guardare…”