Sciür dutür, reverissi! quand al vedi ma stremissi…

Elecubrazioni generate da un luuuuungoooo tempo di attesa nello studio del medico di base.

Fra le figure professionali attorno alle quali è maggiormente fiorita, nei nostri dialetti, un’ampia messe di espressioni colorite, modi di dire e filastrocche, tra l’ironico e l’irriverente, vi è senz’altro quella del medico.
Per lungo tempo i medici e la medicina scientifica sono stati guardati con diffidenza dalla popolazione, più portata a credere all’efficacia dei rimedi della tradizione popolare attinti dall’esperienza e tramandati da generazione in generazione e delle cure di flebotomi, cavadenti, praticoni e ciarlatani, che proponevano pratiche non di rado raccapriccianti e altamente nocive.
L’intervento dei medici veniva richiesto solo in casi di estrema gravità, quando spesso ormai non c’era più nulla da fare e quando purtroppo metodi poco ortodossi avevano già tragicamente infierito: per guarire la morsicatura di un cane rabbioso si praticavano ad esempio profonde incisioni nella ferita per poi lavarla con acqua salata e cauterizzarla con l’applicazione di un ferro rovente, oppure si consigliava di bollire e mangiare la testa del cane infetto nonché il suo fegato.
Per vari disturbi ed affezioni si applicavano sanguisughe, impiastri di calce, sterco caprino, lumache schiacciate, si somministravano topi arrostiti, lombrichi fritti, pidocchi vivi. Per alleviare i problemi di stitichezza il rimedio più potente era senz’altro ur manigh dul scervísc, il manico dello schiumatoio, onde si soleva dire: fatt iütá dala tua mam cunt ul manigh dul scervísc.
Molti interventi di chirurgia minuta erano praticati dai barbieri, le comari o mammane erano designate dal parrocco, che non di rado svolgeva personalmente anche il ruolo di medico. Per non parlare poi delle pratiche rituali che facevano capo al divino o al soprannaturale, poiché, come si usava dire al var püssée un zicch da Signür che cent mila dutür.
Questo clima di diffidenza e sfiducia verso la scienza medica e i suoi rappresentanti è ben visibile nell’oralità dialettale della nostra gente, come appare da alcune testimonianze, tutte normalmente incentrate su aspetti negativi legati all’operato, all’efficacia, all’affidabilità dei medici e della medicina.
Il medico è visto anzitutto come un saccentone presuntuoso, sputasentenze, curiosone, intrigante, chiacchierone. Lo si chiama con disprezzo scanabécch, becamòrt, squartagatt, mazzagént, mazzacan, macelár, dutür da l’aqua frésca, di cai, dela malva còta, di gamb di pèguri. Il medico ha la paténta da mazzaa la sgént, e diventa così un ingrassacampusant. E siccome, inevitabilmente, l’erür dal dutür l’è cuerciaa cola tèra non poteva che essere diffusa l’opinione secondo la quale al var püssée un asan viv che un dutür mòrt.
Anche per le malattie dello spirito esistevano numerosi pregiudizi e superstizioni: si riteneva ad esempio che la pazzia fosse di natura ereditaria, o che si trattasse di un castigo divino. Alcuni sostenevano che certi cibi ne fossero la causa; fra questi le noci cotte, forse perché è da pazzi farle cuocere. Non mancavano poi verità proverbiali che sentenziavano, ad esempio, che óm pelus, o matt o virtuós.
E questo ci introduce al finale alla Erasmo da Rotterdam.
“La pazzia oggidì sempre più si manifesta nei bevitori di liquori ed amanti che si scaldano la testa. La pazzia è all’ordine del giorno per l’eredità lasciataci dai nostri progenitori (sangue guasto, debole, vizioso e corrotto). Non si diventa pazzo senza un perché. I soverchi vizi, il troppo studio, l’amore sviscerato, gli affari rovinosi, i pensieri alterati, l’avidità del danaro e delle ricchezze, le superstizioni, certe credenze subdole ed ingannatrici, le letture oscene sono la causa della pazzia… Bisogna procurare di tenersi possibilmente lontani dai matti quanto dagli avvocati. Per cura degli alienati date loro poco e buon vino, cibi sani ed abbondanti, passeggiate amene onde possano respirare a doppi polmoni, nessuna occupazione, divertimenti continuati d’ogni genere e così la pazzia a poco a poco sparirà. Un matto il più delle volte guarisce con un buon salasso. Con dei buoni e replicati colpi di randelli il più delle volte si pazientano e guariscono i mattarelli.”

da Amministrazione 2000 – ti.ch

CAMPANE DI PASQUA

Campane di Pasqua festose
che a gloria quest’oggi cantate,
oh voci vicine e lontane
che Cristo risorto annunciate,
ci dite con voci serene:

“Fratelli, vogliatevi bene!
Tendete la mano al fratello,
aprite la braccia al perdono;
nel giorno del Cristo risorto
ognuno risorga più buono!”

E sopra la terra fiorita,
cantate, oh campane sonore,
ch’è bella, ch’è buona la vita,
se schiude la porta all’amore.

Gianni Rodari

IL MAESTRO PIETRO BERRA

Come il presidente della Filarmonica, Angelo Moretti, ha voluto ricordare a tutti, il prossimo 5 marzo ricorre il quarantesimo anniversario dalla morte del m° PIETRO BERRA.
Nato a Vercelli nel 1879, dopo gli studi presso l’Istituto Musicale di Vercelli, iniziò la sua carriera nel 1901 dirigendo la Filarmonica di Castellamonte. Dal 1904 al 1908 fu direttore della Musica Municipale di Domodossola. Diresse in seguito la Cittadina di Como (1913-1918), la Musica Cittadina di Chiasso (1919-1931) e la Civica di Mendrisio (1931-1959). E’ stato indimenticato Direttore della Filarmonica di Monte Olimpino per ben 50 anni (1920-1971).

Mi piace  ricordarlo proponendovi l’ascolto di una – SUA MARCIA – composta in occasione dell’inaugurazione del Traforo ferroviario del Sempione il 19 maggio 1906.

NON STATE CONDIVIDENDO TROPPE COSE?

Avete una nuova ragazza o un nuovo ragazzo? Condividete.
Avete trascorso una splendida vacanza? Condividete.
Avete cucinato una cena deliziosa? Condividete.
Avete un nuovo passaporto? Condividete.
Condividete. Condividete. Vi suona familiare? In questo caso fate attenzione: probabilmente state condividendo troppo.  Questo tipo di comportamento è tipico dei ragazzi che crescono insieme ai computer, vivono la tecnologia e utilizzano i social network. A causa della loro voglia di condividere ogni dettaglio delle loro vite, sono stati soprannominati la generazione “Selfie” o “Me, Me, Me”. Comunque, molti di loro non realizzano che stanno immettendo troppe informazioni online e ignorano le conseguenze di questo comportamento.
In accordo con un sondaggio Microsoft del 2013, i danni economici mondiali causati da quelli alla reputazione ammontano a oltre 1.4 miliardi di dollari. Considerando la reputazione in ambito professionale, i numeri aumentano considerevolmente arrivando a 4.6 miliardi di dollari.
È importante notare che una buona parte di queste perdite sono causate dal comportamento degli utenti che, consapevolmente o meno, condividono online informazioni riservate come la loro data di nascita, il numero di telefono, il loro indirizzo fisico o il nome del proprio cane, e questi dati spesso coincidono con le password di metà dei loro account.
La perdita di questi dati può portare diversi problemi, che vanno dall’invio di email di phishing personalizzate passando per l’impossibilità di accedere ai propri account dei social network, fino al furto di identità e alle estorsioni da parte dei criminali informatici.
Gli specialisti di ESET vi riportano alcuni suggerimenti per limitare l’eccessiva condivisione delle vostre informazioni:
Iniziate ricontrollando le vostre impostazioni sulla privacy nei vostri account social network. Assicuratevi che ciò che condividete raggiunga solamente chi desiderate. Se non siete sicuri, create gruppi separati per gli amici stretti, gli amici, i colleghi e i conoscenti. Siate il più selettivi e rigorosi possibili.
Non condividete la vostra posizione con tutto il mondo. I social network spesso localizzano geograficamente gli utenti, ma non avete necessità che tutti sappiano dove siete o che siete appena partiti per le vacanze o che starete fuori per le prossime due settimane? E’ preferibile disattivare questa funzionalità ed eliminare la cronologia delle informazioni sulla vostra posizione.
Verificate tutti i gruppi a cui vi siete iscritti in passato. Alcuni di questi potrebbero (nel senso dei social network) essere antiquati, così come le loro impostazioni. Se sono ancora pubblici e aperti a chiunque, fate molta attenzione a quello che pubblicate; i contenuti potrebbero infatti essere letti o visti praticamente da chiunque. Potreste anche uscire dal gruppo o contattarne il coordinatore e chiedergli di modificarne le impostazioni.
Aumentate il livello di auto censura. Prima di pubblicare qualsiasi commento, o di caricare una foto o un video sul vostro profilo, immaginate di mostrarlo a vostra nonna o a uno sconosciuto per strada. Non avreste problemi a farlo? In caso contrario, probabilmente è meglio che lo teniate per voi.
Trattate ogni foto e ogni video come farebbe un detective della polizia. Verificate tutti i dettagli che potrebbero contenere e assicuratevi che non rivelino alcun dato riservato. Un buon esempio sono le foto fatte davanti a una nuova auto (che mostrano la targa del veicolo), oppure accanto al nascondiglio “segreto” delle seconde chiavi di casa o, addirittura, quelle che mostrano un nuovo passaporto. Tutti questi luoghi o cose possono svelare informazioni che potrebbero risultare pericolose nelle mani sbagliate.
Vi state iscrivendo a un nuovo servizio online o a un sito web? Prima leggete attentamente le condizioni sulla privacy del fornitore, così da comprendere meglio come l’azienda tratterà le vostre informazioni riservate. Se non siete soddisfatti, non vi iscrivete. Inoltre, siate onesti con voi stessi – avete davvero bisogno di un altro account online?
Non inviate mai dati riservati, come i dettagli della carta di credito, le password, i numeri di telefono o altri numeri identificativi, attraverso app di messaggistica o via email. Se dovete per forza inviare queste informazioni, che siano almeno crittografate. Anche se può sembrare ovvio, non pubblicatele e non mostratele pubblicamente online.
Per proteggere i vostri dati, create password complesse e cambiatele spesso. A meno che non usiate un sistema di autenticazione a due fattori, le password sono l’unica cosa che separa i vostri dati dagli sguardi indiscreti e dalle mani dei criminali. Se vi risulta difficile ricordare tutti questi codici, utilizzate un sistema affidabile per la gestione delle password.

da “Gravità zero” …tanto per non condividere… ?

ASTRONOMIA VS. ASTROLOGIA

Hai già consultato il tuo oroscopo per il 2016?
Lo sapevi che se sei nato tra il 30 novembre e il 17 dicembre non sei del Sagittario ma del segno dell’Ofiuco, dal latino Ophiūchus, ovvero “colui che domina il serpente”?
Da dove deriva l’errore?
Finora per determinare il segno zodiacale si guardava la costellazione che si trova alle spalle del Sole, visto dalla Terra, nel giorno del proprio compleanno. Ma questo sistema, inventato alcuni millenni fa, non tiene conto, oltre che del movimento della terra intorno al sole, di un altro movimento, che avviene con una periodicità molto più lunga di quello che impiega la Terra a girare attorno al Sole. Ovvero quello dell’asse terrestre.
Ma questa è solo una delle curiosità che ci svelano nei loro filmati i Giovani Astrofili Milanesi. Il Canale Video dei Giovani Astrofili Milanesi è una finestra sul cosmo per chiunque si faccia delle domande sulla vita, l’universo e tutto quanto. Per comprendere i loro video non serve essere astrofisici, ma solo avere un pizzico di curiosità. Con loro imparerete come si studia la struttura dell’universo per emozionarvi ancora di più osservando un cielo stellato. Nelle “Cassate Astronomiche” sbugiardano le peggiori bufale dell’universo; nelle “Recensioni (Fanta)Scientifiche” commentano assieme le gaffe astronomiche dei migliori film di fantascienza; in “Universo e Musica” uniscono la musica con l’armonia della geometria cosmica. Sulla loro pagina Facebook potrete avere news sul cosmo e per essere invitati ai ritrovi in cui punterete con loro i telescopi verso pianeti, satelliti e galassie! Invitiamo anche a iscriversi al loro canale video per rimanere aggiornati ogni volta che ne pubblicheranno uno nuovo.

GLOSSARIO BREVE
Astronomo, astrofilo, astrologo.
Qualcuno potrebbe non sapere la differenza e anche sui giornali spesso si fa confusione tra i termini. Vediamo di fare chiarezza.

L’ASTRONOMIA È UNA SCIENZA CHE SI STUDIA ALL’UNIVERSITÀ
Un astronomo è un laureato in fisica (5 anni di studio all’Università più eventuale dottorato di ricerca) che si occupa dello studio dei corpi e dei fenomeni esterni all’atmosfera terrestre. Lo studio di discipline come fisica, matematica, fisica, geologia fanno parte dei suo settore di studi.
Un astrofilo (dal greco astèr, “stella”, e philos “amico”) è un appassionato di astronomia che possiede competenze di astronomia, ovvero scientifiche.

L’ASTROLOGIA È UNA CREDENZA PRIVA DI FONDAMENTO SCIENTIFICO
L’astrologia è un complesso di credenze e tradizioni, prive di fondamento scientifico, che ritiene che le posizioni e i movimenti dei corpi celesti rispetto alla Terra influiscano sugli eventi umani collettivi e individuali. Chi pratica l’astrologia è chiamato astrologo e la sua divinazione è chiamata oroscopo.

AUGURI PER L’ANNO NUOVO

Ma regordi che a Natal faseva frécc.
Gh’era la nev e i vedar coi stell de giàzz.
Gh’era ul camin o la stua sempar pizz
e la pell di mandaritt a profumass.

La letterina piéna de brillantitt
sconduda ben ben sòta el piatt del pà
con cent promess che duravan men d’un dì
un testament per l’ann che doeva ‘rivà.

La poesia imparada a memoria
l’era la scusa per ‘nda a truà i parent,
ciapà cinq ghéi, un belé o per la gloria,
turun e ciculat da mett sòta i dent.

L’albero l’era di sciori, e pòc credent
ma l’era alegher.. tacavum su tusscòss
mandaritt, nous, bumboni, fil d’argent
el dì de Natal ghe stavum tuti adòss.

CINQUE FOLLI REGALI PER NATALE!

Un grande regalo di Natale può portare una lacrima all’occhio di chi lo riceve. E così anche il peggiore.
Qui ci sono 5 regali che, se non una lacrima, un sorriso lo strapperanno sicuramente

1-  Macchina da scrivere  USB  ($ 899.00)

Ripensa, ti ricordi l’ultima volta che hai usato una macchina da scrivere? Ti ricordi la risonanza click clack dei tasti ad ogni lettera, che alla fine formavano parole, frasi, paragrafi, persino interi manoscritti? Che dire della gioia di sentir scorrere il carrello in posizione ogni volta che era il momento di iniziare una nuova linea di testo? Anche un fanatico della tecnologia può ammettere che ci fosse un qualcosa di unico e di eccitante con una macchina da scrivere, che non si può replicare digitando su uno smartphone, un iPad o di un computer.

2-  Guanti Bluetooth Unisex ($ 69.99)

Questo inverno potrete prendere una telefonata senza togliere i guanti! I Guanti ricaricabili Bluetooth Unisex  celano un altoparlante nel pollice sinistro e un microfono nel mignolo sinistro. Basta fare il gesto della mano “Call me” e siete tutti insieme a chiacchierare fino a 12 ore con una carica completa. La tecnologia capacitiva permette di controllare touchscreen del dispositivo attraverso i pollici e gli indici. Compatibile con tutti i telefoni abilitati Bluetooth, tra cui tutti gli iPhone, Samsung galaxy e altri Androids. Disponibile in nero, taglie S / M e L / XL .

3-  Massaggiatore Occhi wireless ($ 149.99)

Il massaggiatore Wireless Eye utilizza una combinazione di pressione intelligente dell’aria, massaggio di vibrazione, punto di massaggio e il calore infrarosso delicato per lenire stress, affaticamento e dolori. Basta infilarselo dopo una dura giornata …  strofina, pressa, riscalda e massaggia l’intera regione oculare, per ringiovanire gli occhi stanchi. Dotato persino di altoparlanti, con i suoni della natura preregistrati  vi aiuterà a rilassarvi. Il design a 180 gradi pieghevole lo rende facile da riporre.

4-  Specchio a 360 gradi ($ 79.99)

Otterrete una magnifica vista frontale, laterale e posteriore della testa. Le donne potranno apprezzare una vista a mani libere per sistemare i capelli e controllare il posizionamento di bigodini, clip, mollette o controllo trucco. Gli uomini potranno radere la loro scollatura e le basette con accuratezza, e tagliare intorno allle orecchie. Facilmente ripiegabile in uno specchio a lente per curare con facilità le sopracciglia.

5-  Bilancia ad …Animali ($ 25.99)

A volte dobbiamo affrontare la verità. E’ comunque molto facile e meno doloroso se ignoriamo la verità del tutto. Ecco perché questa bilancia pesa ad animali e non vi dice esattamente quanto, invece fa un confronto approssimativo. Non devi più perdere un paio di chili, ora è un paio di anatre, perdere un coniglio ti farà particolarmente bene, un cavallo sarebbe impressionante. Basta salire sulla bilancia e vi verrà detto il vostro peso per mezzo di un animale normale. Il vostro programma di perdita di peso sarà ora misurato ad animali e non a chili. Sei un bambino coniglio, anatra o orso? Piccolo divertimento per tutta la famiglia e gli amici.

Tutti questi prodotti sono in vendita on line, li trovate su:

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NOI PRIMA DI LORO!

«Volevamo braccia, sono arrivati uomini», sospirò più di trent’anni fa lo scrittore svizzero Max Frisch, spiegando perché troppi suoi connazionali fossero così ostili agli immigrati italiani contro cui avevano scatenato tre referendum. Ostilità antica.
Anche i nostri nonni furono portati in salvo come i neri di Rosarno. Le autorità furono costrette a organizzare dei treni speciali per sottrarli nel 1896 al pogrom razzista scatenato dai bravi cittadini di Zurigo. E altri gendarmi e altri treni avevano sottratto i nostri nonni, tre anni prima, ad Aigues Mortes, alla furia assassina dei francesi che accusavano i nostri, a stragrande maggioranza «padani», di rubare loro il lavoro.
L’abbiamo già vissuta questa storia, dall’altra parte.
Basti ricordare che secondo il Ministero del Lavoro francese «alla fine del 1948 dei 15.000 italiani presenti nel dipartimento agricolo del Gers, ben il 95% era irregolare o clandestino». Come «irregolari» sono stati almeno quattro milioni di nostri emigrati.
C’è chi dirà: erano altri tempi e andavano dove c’erano posto e lavoro per tutti!
Falso. Perfino l’immenso Canada era pieno di disoccupati e a migliaia i nostri «s’aggiravano in pieno inverno per Montréal stendendo le mani ai passanti». Tutto dimenticato, tutto rimosso. Basti leggere certi commenti, così ferocemente asettici, di questi giorni. «Chi non lavora, sciò!» Anche quelli che erano a Rosarno dopo aver perso per primi il lavoro nelle fabbriche del Nord consentendo un’elasticità altrimenti più complicata e cercano di sopravvivere in attesa della ripresa? Sciò! Anche quelli che fanno lavori che i nostri ragazzi si rifiutano di fare? Sciò! Anche quelli che lavorano in nero per un euro l’ora? Sciò!
Mai come stavolta è chiaro come l’abbinamento clandestino = spacciatore è spesso un’indecente forzatura.  Dice il rapporto Onu 2009 che chi lascia l’Africa per tentare la sorte in Occidente vede in media «un incremento pari a 15 volte nel reddito » e «una diminuzione pari a 16 volte nella mortalità infantile» dei figli. Questo è il punto. Certo, non possiamo accogliere tutti. Ma proprio per questo, davanti al dolore di tanti uomini, ci vuole misura nell’usare le parole. Anche la parola «legalità».