Bambini in appalto: la Svizzera chiede scusa! era ora!

I “Verdingkinder” ovvero i “bambini in appalto”.(vedi post del 19/1/2012)
Una triste storia svizzera che fino agli anni ’70 ha continuato ad essere una pratica diffusa in Svizzera. Bambini strappati alle famiglie e dati in affido a famiglie perlopiù contadine.
Vicende poco edificanti per un paese civile come la Svizzera. Storie di uomini e donne ai quali fino a ieri nessuno aveva mai chiesto scusa. Ma le cose stanno cambiando.
In un “evento commemorativo” tenutosi a Berna, il ministro di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga ha rinnovato le scuse del Consiglio federale alle vittime delle misure coercitive a scopo assistenziale, una pratica, come detto, protrattasi fin negli anni Settanta. “Oggi tra noi siedono donne e uomini sterilizzati contro la loro volontà, madri cui è stato portato via il figlio soltanto perché erano nubili, donne costrette ad abortire o a dare in adozione la loro creatura”, “sono cose realmente accadute, ma che non dovranno accadere mai più”, ha detto la consigliera federale nel suo discorso.
Migliaia sono state le vittime delle misure coercitive. Giovani adulti venivano rinchiusi in istituti o carceri senza protezione giuridica, pur non avendo commesso alcuna infrazione: erano internati con accuse quali la “pigrizia”, il “libertinaggio”, l'”ubriachezza”. Altre vittime erano bambini assegnati a famiglie estranee, spesso contadini, che non di rado li sfruttavano e li maltrattavano. Tale prassi era perlopiù riconducibile al “buon proposito” di garantire ai ragazzini cibo a sufficienza collocandoli in un’azienda agricola, ma finiva per avere effetti perversi.
“È una violazione della dignità umana”, ha dichiarato Simonetta Sommaruga rivolgendosi alle vittime, invitate dal suo dipartimento, e a rappresentanti di diverse organizzazioni e istituzioni. Il ministro ha promesso che la cerimonia odierna “non segna la fine, bensì l’inizio dell’approfondimento di un oscuro capitolo della storia sociale svizzera”.
Parecchie misure – ha aggiunto – sono già state avviate, ogni Cantone ha designato le strutture destinate all’accoglienza delle vittime, che riceveranno assistenza anche nelle domande riguardanti il loro dossier.
La consigliera federale ha nominato lo scorso dicembre l’ex consigliere agli Stati  Hansruedi Stadler quale delegato per le vittime. Stadler rimarrà l’interlocutore degli interessati anche dopo l’evento commemorativo odierno e fungerà da mediatore tra le esigenze delle vittime, quelle dei comuni e cantoni e le possibilità della Confederazione, secondo quanto ha indicato il Dipartimento federale di Giustizia e Polizia. Stalder indirà nelle prossime settimane una tavola rotonda, ha annunciato Simonetta Sommaruga. Parallelamente il DFGP ha anche conferito un mandato di ricerca storica per stilare una sintesi degli studi esistenti in materia. I risultati costituiranno la base per la successiva ricostruzione storica.
“Noi tutti dobbiamo sapere che cosa è capitato ai bambini collocati a servizio e alle altre vittime di misure coercitive a scopo assistenziale. Perché per riconoscere un torto bisogna conoscerlo”, ha detto la consigliera federale.

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