Redazionale

NON SOLO ORO…INCENSO…E LUSTRINI!

Dopo questi giorni in cui si sono tessute lodi sperticate nei confronti del grande traforo, desidero parlare un po’di quella che fu la prima realizzazione del traforo ferroviario del san Gottardo.
Nel 1869, anno dell’apertura del Canale di Suez, la Svizzera, l’Italia e la Germania sottoscrissero un accordo per finanziare l’impresa: l’Italia avrebbe contribuito con 45 milioni di franchi svizzeri, la Germania e la Svizzera con 20 milioni ciascuna. Fu fondata la “Compagnia del Gottardo”, alla quale parteciparono vari gruppi tedeschi con 102 milioni. Nel 1872 l’opera fu appaltata all’impresa di Louis Favre, ingegnere ginevrino, con un’offerta di 48 milioni e la promessa di terminare i lavori entro otto anni.
Tuttavia già nel 1875 la Compagnia del Gottardo, che aveva già superato del 50 per cento le spese, si trovò in una grave crisi finanziaria. Ci furono ulteriori interventi governativi e Alfred Escher fu estromesso dal gruppo. Favre morì poco dopo, prima che l’opera fosse finita. I lavori terminarono con oltre un anno di ritardo e un superamento dei costi di parecchi milioni, che furono fatti rimborsare alla ditta appaltatrice.
Nel traforo si sperimentarono nuove tecniche per velocizzare i lavori e la fretta si ripercosse duramente sulla condizione degli operai impiegati nella costruzione.  Le condizioni degli operai impiegati nella costruzione del traforo erano pessime. Si facevano turni di 8 ore in un ambiente in cui la temperatura superava i 30 gradi, in cui l’aria era resa irrespirabile dalla scarsa ventilazione e dalle esalazioni delle macchine.
Furono quasi duecento i lavoratori deceduti a causa degli incidenti sul cantiere. Gli infortuni arrivarono alle quattrocento unità. Inoltre l’igiene era pessima: non erano stati installati sufficienti servizi igienici e l’approvvigionamento dell’acqua era scarso. L’accumularsi di sporcizia ed escrementi favorì la diffusione dell’ancyilostoma duodenale, un verme parassita. La malattia, conosciuta in principio come “anemia del Gottardo”, o “anemia del minatore”, fu attribuita inizialmente all’inalazione dei gas nocivi all’interno della galleria, ma la sua vera natura fu identificata solo nel 1880 in un ospedale a Torino, nei corpi dei minatori rientrati a causa della malattia e in seguito deceduti.
Anche le condizioni di vita fuori dal cantiere erano gravose. La popolazione residente ad Airolo nel periodo di costruzione del traforo raddoppiò; a Göschenen quintuplicò. Gli operai, di cui quasi cinquemila erano di origini italiane, trovarono posto nelle poche baracche costruite dalla ditta di Favre o in luoghi non idonei come stalle e soffitte, messi a disposizione dai residenti. Gli alloggi erano caratterizzati da sporcizia e promiscuità. Il salario medio di un operaio specializzato era di circa quattro franchi al giorno; quello di un manovale poco più di tre franchi. Per dormire a turni di otto ore in uno stesso letto si pagavano 50 centesimi, mentre una sistemazione in stanzoni con dieci letti era di venti franchi al mese. Un chilogrammo di pane costava 40 centesimi e uno di formaggio poco meno di un franco. Gli operai dovevano inoltre provvedere all’olio per le lampade utilizzato nello scavo. Il pagamento dei salari era effettuato in buona parte in buoni d’acquisto utilizzabili presso gli spacci della ditta di Favre, la quale offriva prodotti a prezzi esorbitanti e in valuta italiana per guadagnare con il cambio.
La situazione di disagio degli operai determinò le prime proteste. Il 27 luglio del 1875 a Göschenen un gruppo di operai lasciò la galleria senza permesso. Favre, dopo aver tentato inutilmente di trattare con gli scioperanti, chiese aiuto alla milizia di Göschenen, che per reprimere la rivolta sparò sui manifestanti, provocando quattro morti (Costantino Doselli, di Parma, anni venti; Giovanni Merlo, di Torino, anni ventisei; Salvatore Villa e Giovanni Gotta, di Torino, anni venticinque) e diversi feriti. I giornali elvetici raccontarono gli avvenimenti rilevando soprattutto le paure degli abitanti nei confronti degli italiani e prendendo posizione a favore di Favre, dipinto come un benefattore, di fronte all’ingratitudine dei lavoratori, avidi di denaro. L’uso della forza da parte delle forze dell’ordine fu ritenuto giustificato. Il Consiglio Federale tuttavia fece stilare un rapporto in cui si confermarono i disagi denunciati dagli scioperanti. Nello stesso anno si ebbe uno sciopero anche sul versante opposto, ad opera di 400 tagliapietre che protestarono per aver ricevuto un salario inferiore alla somma pattuita. Fu sicuramente il primo sciopero tenuto in Canton Ticino.
In memoria delle duecento vittime del traforo, sul piazzale antistante la stazione ferroviaria di Airolo sorge il monumento dello scultore ticinese Vincenzo Vela. Si tratta di un bassorilievo in bronzo posato nel 1932 dalla direzione delle FFS. L’epigrafe recita: Nel 50º anniversario della grande umana vittoria che dischiuse fra genti e genti la via del San Gottardo, questa pietra ove l’arte segna e consacra l’oscura eroica fatica del lavoratore ignoto.

da Wikipedia

NON STATE CONDIVIDENDO TROPPE COSE?

Avete una nuova ragazza o un nuovo ragazzo? Condividete.
Avete trascorso una splendida vacanza? Condividete.
Avete cucinato una cena deliziosa? Condividete.
Avete un nuovo passaporto? Condividete.
Condividete. Condividete. Vi suona familiare? In questo caso fate attenzione: probabilmente state condividendo troppo.  Questo tipo di comportamento è tipico dei ragazzi che crescono insieme ai computer, vivono la tecnologia e utilizzano i social network. A causa della loro voglia di condividere ogni dettaglio delle loro vite, sono stati soprannominati la generazione “Selfie” o “Me, Me, Me”. Comunque, molti di loro non realizzano che stanno immettendo troppe informazioni online e ignorano le conseguenze di questo comportamento.
In accordo con un sondaggio Microsoft del 2013, i danni economici mondiali causati da quelli alla reputazione ammontano a oltre 1.4 miliardi di dollari. Considerando la reputazione in ambito professionale, i numeri aumentano considerevolmente arrivando a 4.6 miliardi di dollari.
È importante notare che una buona parte di queste perdite sono causate dal comportamento degli utenti che, consapevolmente o meno, condividono online informazioni riservate come la loro data di nascita, il numero di telefono, il loro indirizzo fisico o il nome del proprio cane, e questi dati spesso coincidono con le password di metà dei loro account.
La perdita di questi dati può portare diversi problemi, che vanno dall’invio di email di phishing personalizzate passando per l’impossibilità di accedere ai propri account dei social network, fino al furto di identità e alle estorsioni da parte dei criminali informatici.
Gli specialisti di ESET vi riportano alcuni suggerimenti per limitare l’eccessiva condivisione delle vostre informazioni:
Iniziate ricontrollando le vostre impostazioni sulla privacy nei vostri account social network. Assicuratevi che ciò che condividete raggiunga solamente chi desiderate. Se non siete sicuri, create gruppi separati per gli amici stretti, gli amici, i colleghi e i conoscenti. Siate il più selettivi e rigorosi possibili.
Non condividete la vostra posizione con tutto il mondo. I social network spesso localizzano geograficamente gli utenti, ma non avete necessità che tutti sappiano dove siete o che siete appena partiti per le vacanze o che starete fuori per le prossime due settimane? E’ preferibile disattivare questa funzionalità ed eliminare la cronologia delle informazioni sulla vostra posizione.
Verificate tutti i gruppi a cui vi siete iscritti in passato. Alcuni di questi potrebbero (nel senso dei social network) essere antiquati, così come le loro impostazioni. Se sono ancora pubblici e aperti a chiunque, fate molta attenzione a quello che pubblicate; i contenuti potrebbero infatti essere letti o visti praticamente da chiunque. Potreste anche uscire dal gruppo o contattarne il coordinatore e chiedergli di modificarne le impostazioni.
Aumentate il livello di auto censura. Prima di pubblicare qualsiasi commento, o di caricare una foto o un video sul vostro profilo, immaginate di mostrarlo a vostra nonna o a uno sconosciuto per strada. Non avreste problemi a farlo? In caso contrario, probabilmente è meglio che lo teniate per voi.
Trattate ogni foto e ogni video come farebbe un detective della polizia. Verificate tutti i dettagli che potrebbero contenere e assicuratevi che non rivelino alcun dato riservato. Un buon esempio sono le foto fatte davanti a una nuova auto (che mostrano la targa del veicolo), oppure accanto al nascondiglio “segreto” delle seconde chiavi di casa o, addirittura, quelle che mostrano un nuovo passaporto. Tutti questi luoghi o cose possono svelare informazioni che potrebbero risultare pericolose nelle mani sbagliate.
Vi state iscrivendo a un nuovo servizio online o a un sito web? Prima leggete attentamente le condizioni sulla privacy del fornitore, così da comprendere meglio come l’azienda tratterà le vostre informazioni riservate. Se non siete soddisfatti, non vi iscrivete. Inoltre, siate onesti con voi stessi – avete davvero bisogno di un altro account online?
Non inviate mai dati riservati, come i dettagli della carta di credito, le password, i numeri di telefono o altri numeri identificativi, attraverso app di messaggistica o via email. Se dovete per forza inviare queste informazioni, che siano almeno crittografate. Anche se può sembrare ovvio, non pubblicatele e non mostratele pubblicamente online.
Per proteggere i vostri dati, create password complesse e cambiatele spesso. A meno che non usiate un sistema di autenticazione a due fattori, le password sono l’unica cosa che separa i vostri dati dagli sguardi indiscreti e dalle mani dei criminali. Se vi risulta difficile ricordare tutti questi codici, utilizzate un sistema affidabile per la gestione delle password.

da “Gravità zero” …tanto per non condividere… ?

CINQUE FOLLI REGALI PER NATALE!

Un grande regalo di Natale può portare una lacrima all’occhio di chi lo riceve. E così anche il peggiore.
Qui ci sono 5 regali che, se non una lacrima, un sorriso lo strapperanno sicuramente

1-  Macchina da scrivere  USB  ($ 899.00)

Ripensa, ti ricordi l’ultima volta che hai usato una macchina da scrivere? Ti ricordi la risonanza click clack dei tasti ad ogni lettera, che alla fine formavano parole, frasi, paragrafi, persino interi manoscritti? Che dire della gioia di sentir scorrere il carrello in posizione ogni volta che era il momento di iniziare una nuova linea di testo? Anche un fanatico della tecnologia può ammettere che ci fosse un qualcosa di unico e di eccitante con una macchina da scrivere, che non si può replicare digitando su uno smartphone, un iPad o di un computer.

2-  Guanti Bluetooth Unisex ($ 69.99)

Questo inverno potrete prendere una telefonata senza togliere i guanti! I Guanti ricaricabili Bluetooth Unisex  celano un altoparlante nel pollice sinistro e un microfono nel mignolo sinistro. Basta fare il gesto della mano “Call me” e siete tutti insieme a chiacchierare fino a 12 ore con una carica completa. La tecnologia capacitiva permette di controllare touchscreen del dispositivo attraverso i pollici e gli indici. Compatibile con tutti i telefoni abilitati Bluetooth, tra cui tutti gli iPhone, Samsung galaxy e altri Androids. Disponibile in nero, taglie S / M e L / XL .

3-  Massaggiatore Occhi wireless ($ 149.99)

Il massaggiatore Wireless Eye utilizza una combinazione di pressione intelligente dell’aria, massaggio di vibrazione, punto di massaggio e il calore infrarosso delicato per lenire stress, affaticamento e dolori. Basta infilarselo dopo una dura giornata …  strofina, pressa, riscalda e massaggia l’intera regione oculare, per ringiovanire gli occhi stanchi. Dotato persino di altoparlanti, con i suoni della natura preregistrati  vi aiuterà a rilassarvi. Il design a 180 gradi pieghevole lo rende facile da riporre.

4-  Specchio a 360 gradi ($ 79.99)

Otterrete una magnifica vista frontale, laterale e posteriore della testa. Le donne potranno apprezzare una vista a mani libere per sistemare i capelli e controllare il posizionamento di bigodini, clip, mollette o controllo trucco. Gli uomini potranno radere la loro scollatura e le basette con accuratezza, e tagliare intorno allle orecchie. Facilmente ripiegabile in uno specchio a lente per curare con facilità le sopracciglia.

5-  Bilancia ad …Animali ($ 25.99)

A volte dobbiamo affrontare la verità. E’ comunque molto facile e meno doloroso se ignoriamo la verità del tutto. Ecco perché questa bilancia pesa ad animali e non vi dice esattamente quanto, invece fa un confronto approssimativo. Non devi più perdere un paio di chili, ora è un paio di anatre, perdere un coniglio ti farà particolarmente bene, un cavallo sarebbe impressionante. Basta salire sulla bilancia e vi verrà detto il vostro peso per mezzo di un animale normale. Il vostro programma di perdita di peso sarà ora misurato ad animali e non a chili. Sei un bambino coniglio, anatra o orso? Piccolo divertimento per tutta la famiglia e gli amici.

Tutti questi prodotti sono in vendita on line, li trovate su:

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NOI PRIMA DI LORO!

«Volevamo braccia, sono arrivati uomini», sospirò più di trent’anni fa lo scrittore svizzero Max Frisch, spiegando perché troppi suoi connazionali fossero così ostili agli immigrati italiani contro cui avevano scatenato tre referendum. Ostilità antica.
Anche i nostri nonni furono portati in salvo come i neri di Rosarno. Le autorità furono costrette a organizzare dei treni speciali per sottrarli nel 1896 al pogrom razzista scatenato dai bravi cittadini di Zurigo. E altri gendarmi e altri treni avevano sottratto i nostri nonni, tre anni prima, ad Aigues Mortes, alla furia assassina dei francesi che accusavano i nostri, a stragrande maggioranza «padani», di rubare loro il lavoro.
L’abbiamo già vissuta questa storia, dall’altra parte.
Basti ricordare che secondo il Ministero del Lavoro francese «alla fine del 1948 dei 15.000 italiani presenti nel dipartimento agricolo del Gers, ben il 95% era irregolare o clandestino». Come «irregolari» sono stati almeno quattro milioni di nostri emigrati.
C’è chi dirà: erano altri tempi e andavano dove c’erano posto e lavoro per tutti!
Falso. Perfino l’immenso Canada era pieno di disoccupati e a migliaia i nostri «s’aggiravano in pieno inverno per Montréal stendendo le mani ai passanti». Tutto dimenticato, tutto rimosso. Basti leggere certi commenti, così ferocemente asettici, di questi giorni. «Chi non lavora, sciò!» Anche quelli che erano a Rosarno dopo aver perso per primi il lavoro nelle fabbriche del Nord consentendo un’elasticità altrimenti più complicata e cercano di sopravvivere in attesa della ripresa? Sciò! Anche quelli che fanno lavori che i nostri ragazzi si rifiutano di fare? Sciò! Anche quelli che lavorano in nero per un euro l’ora? Sciò!
Mai come stavolta è chiaro come l’abbinamento clandestino = spacciatore è spesso un’indecente forzatura.  Dice il rapporto Onu 2009 che chi lascia l’Africa per tentare la sorte in Occidente vede in media «un incremento pari a 15 volte nel reddito » e «una diminuzione pari a 16 volte nella mortalità infantile» dei figli. Questo è il punto. Certo, non possiamo accogliere tutti. Ma proprio per questo, davanti al dolore di tanti uomini, ci vuole misura nell’usare le parole. Anche la parola «legalità».

SI RICOMINCIA!!!

Non vogliamo ritornare all’epoca dell’infanzia dei nostri genitori, quando si percorrevano senza discutere parecchi chilometri lungo sentieri e strade sterrate per recarsi a scuola. E non vorremmo neanche soffermarci più di tanto sul valore che il percorso a piedi (o in bicicletta o monopattino) ha per la salute del bambino.
Ci interessa l’influsso che il percorso casa-scuola ha sullo sviluppo della personalità del piccolo. E per questo proviamo sdegno per quella giungla crescente di vetture che ogni giorno invade le strade vicino alle sedi scolastiche.Ma di che cosa hanno paura questi genitori?
Che il loro figlio venga rapito?
Che il bambino finisca sotto un’auto?
Che qualche compagno di scuola gliele suoni per motivi più o meno validi?
Il percorso casa-scuola è invece un momento importantissimo: per la prima volta il bambino impara progressivamente a staccarsi dalla gonna materna; per la prima volta prova il sapore (dolce oppure talvolta amarognolo) della libertà; per la prima volta si sposta in gruppo (o in banda…). Camminare verso la scuola significa scoprire una fettina di mondo; significa lasciar correre i propri sogni; significa imparare il senso del tempo. E chi più ne ha, più ne metta.

Un appello quindi a mamme e papà: avviate il vostro bambino sulla via della scuola. Lungo il tragitto i ragazzi si raccontano segreti, ripetono le tabelline, progettano birichinate, si relazionano agli altri e imparano a risolvere i primi conflitti. È un’occasione di crescita offerta dal quotidiano. E… i vostri suv eviteranno di esasperare l’umore degli altri cittadini e… il livello dell’inquinamento.

E POI DICONO – MAJA PATATI –

Fate attenzione a sbeffeggiare qualcuno con l’epiteto di Mangiapatate!


Vincent Van Gogh, I mangiatori di patate, 1885.

La patata è stato accreditata come l’alimento che ha consentito la straordinaria espansione del cervello nell’evoluzione umana.
Gli amidi sarebbero stati immediatamente disponibili per le popolazioni ancestrali nella forma di patate, nonché semi e alcuni frutti e noci.
Scoperto come controllare il fuoco, fu possibile cuocere le patate destinate alla alimentazione, mentre l’evoluzione delle proteine ​​della saliva più note come geni  dell’amilasi significò per gli esseri umani poter trasformare gli amidi ricchi di calorie in zuccheri che hanno alimentato il cervello. Il capo ricercatore dell’Università Autonoma di Barcellona, Dr. Karen Hardy, sostiene che il cervello usa fino al 60 per cento del nostro glucosio nel sangue ed è improbabile che tale richiesta venga raggiunta con una dieta povera di carboidrati.
I geni dell’amilasi aggiunti, in combinazione con la conoscenza della cucina, aumentano la disponibilità di glucosio dietetico al cervello. Questo a sua volta ha permesso l’accelerazione delle dimensioni del cervello, che si è verificato da circa 800.000 anni fa in poi.
“Mangiare carne può avere dato inizio all’evoluzione del cervello più grande, ma gli alimenti amidacei cucinati, con in più i geni dell’amilasi salivari ci ha fatto più intelligenti ancora,” così scrive il dottor Hardy nello studio che è stato pubblicato in The Quarterly Review of Biology.

QUESTO! E’ PREVEDERE IL FUTURO

“Quando il wireless sarà perfettamente applicato, il mondo intero sarà convertito in un unico cervello, cosa che già è, e tutte le cose saranno particelle di un complesso unico e reale. Saremo in grado di comunicare l’un l’altro in maniera istantanea, a prescindere dalla distanza. Inoltre, attraverso la televisione e i telefoni potremo vedere e sentire l’un l’altro come se fossimo faccia a faccia, anche se ci saranno fra gli interlocutori distanze di migliaia di miglia; e gli strumenti attraverso i quali saremo in grado di fare ciò saranno incredibilmente semplici rispetto ai nostri telefoni attuali. Un uomo sarà in grado di trasportarne uno nel taschino del panciotto”.
Va bene ma è talmente ovvio!!!
C’è solo un piccolo particolare: questa affermazione fa parte di una intervista di Nikola Tesla (inventore e fisico serbo nato il 10 luglio 1856) condotta da John B. Kennedy il 30 gennaio 1926! L’unica previsione errata è probabilmente il taschino del panciotto, tipo di abbigliamento che ormai abbiamo abbandonato da anni. Per il resto, Tesla aveva previsto quello che sarebbe stato il telefono cellulare e lo smartphone quasi 90 anni fa, con affermazioni che nel mondo di allora potevano sembrare i vaneggiamenti di un folle.

COSA VUOI CHE SIA UN SECONDO?

Questa sera, 30 giugno 2015, il tempo si fermerà, per 1 secondo. Alle 23:59:60 , ossia alle 24, tutti gli orologi si fermeranno per un secondo e poi si rimetteranno in marcia.
Certamente non parliamo dell’orologio che abbiamo al polso o quello della sveglia, ma di quelli che conservano il tempo campione. Per l’Italia l’Istituto Nazionale di Metrologia, Inrim, di Torino, che conserva il prezioso tempo standard con una tolleranza che arriva al miliardesimo di secondo e oltre.
Due domande d’obbligo: perché questa stranezza e che ci importa di un piccolo miserello secondo. Entrambe lecite e ragionevoli.
Vediamo la prima : il tempo si misura, da sempre e fino a pochi decenni fa, con la rotazione della Terra. Il nostro pianeta gira su sè stesso mentre gira attorno al Sole e quindi un giro completo è stato definito come “giorno”, diviso in 24 ore e via così fino agli 86400 secondi. Tutto bene, fino a che la tecnologia non ha scoperto orologi assai più preciso della Terra: gli orologi atomici. Se pensiamo alla vecchia pendola della casa dei nonni, gli atomi, di cesio o meglio ancora stronzio, fanno qualcosa di simile al pendono, oscillano, ma non una volta al secondo, ma miliardi di volte e quindi la definizione di secondo è assai più precisa, dato che un eventuale errore si spalma su miliardi di oscillazioni e non una sola.
La Terra, ahimè, è molto meno precisa perchè, a differenza dell’idea che forse abbiamo a “causa” dei mappamondi scolastici, è piuttosto irregolare, bitorzoluta e con una distribuzione delle masse per niente regolare. Non solo ma la Luna, per la grande vicinanza, solo 400.000 chilometri circa, e il Sole, per la sua grande massa, esercitano una azione frenante sul nostro pianeta. Immaginiamo una trottola enorme che gira vorticosamente e due mani che cercano di fermarla.
Ecco quindi il perchè ogni tanto occorre “fermasi” per un secondo, il cosiddetto leap second. Per far ricoincidere il tempo della Terra con quello atomico.
Ma veniamo alla seconda domanda : cosa vuoi che sia un secondo !!! Ecco nel mondo moderno non è proprio una cosa da niente, basta pensare alle centinaia di migliaia di transazioni finanziarie che avvengono fra computer in un secondo.
Ma, un po’ per divertimento e un po’ per farcene una ragione diamo qualche dato di quel che avviene in un secondo (fonte New Scientist)
4.3 persone nascono e 1.8 muoiono, 16,26 sono i km percorsi dalla sonda New Horizon verso Plutone, 7,7 i km percorsi dalla Iss attorno alla Terra, 29.800 i km percorsi dalla Terra attorno al Sole, 200.000 i km percorsi dal sistema solare attorno al centro della Galassia, 299.792 i km percorsi da un fotone, la particella elementare della luce e ancora: 3,4 milioni di dollari i beni prodotti nel mondo, 402 i dollari guadagnati da Warren Buffet e 0.00144 centesimi di dollaro quelli di un povero del terzo mondo, 11 gli alberi abbattuti nella foresta amazzonica, 1120 le tonnellate di CO2 emesse, infine vengono spediti 2.393.470 mail, 48.745 le ricerche con Google.
Altro che “aspetta un secondo!”

SPESA INUTILE???

17,5 miliardi di dollari.
È la cifra che la NASA ha richiesto per finanziare i principali programmi spaziali per il 2015.
Nonostante il budget sia l’un per cento in meno rispetto al 2014, le critiche non sono mancate. Che senso ha investire una quantità di soldi così elevata per le missioni spaziali? Non sarebbe più sensato usarli per risolvere i già numerosi problemi che abbiamo sulla Terra?
Si potrebbe rispondere che la conquista dello spazio ha sempre rappresentato uno dei desideri più profondi dell’animo umano sin dall’antichità. E ancora, che le missioni hanno dato e daranno in futuro un notevole contributo alla conoscenza delle origini dell’Universo e dello stesso pianeta Terra. Tuttavia, tali risposte potrebbero non sembrare sufficienti ai più.
Eppure, una giustificazione molto più concreta c’è: da quando l’uomo ha cominciato a conquistare lo spazio, la spinta al progresso tecnologico è stata talmente rapida, da non avere precedenti nella storia. Quasi ogni aspetto della tecnologia ha tratto benefici dalla ricerca nel settore aerospaziale: dalla medicina, al design, alle biotecnologie, all’elettronica. Forse non tutti sanno che molti oggetti che usiamo ogni giorno sono nati proprio grazie alle invenzioni applicate al settore aerospaziale. Qualche esempio?
L’ASPIRAPOLVERE PORTATILE Ebbene si. L’oggetto leggero e grazioso che spazza via briciole e capelli in un attimo, il gioiello che ha facilitato la vita a migliaia di casalinghe -e non- viene inventato nel 1975 da Black and Decker. Il primo modello si chiama Mod4. In realtà, l’intenzione iniziale non è quella di avere un oggetto per pulizie nello spazio. I ricercatori della Black and Decker stavano lavorando ad un trapano elettrico senza fili da utilizzare per la missione Apollo del periodo 1963-1972. Gli ingegneri riescono a mettere a punto un programma in grado di regolare le prestazioni del trapano a batteria in modo che potesse dare una buona resa consumando di meno. L’applicazione di questa tecnologia alle aspirapolveri senza fili qualche hanno più tardi ha permesso di mettere in commercio l’attuale DustBuster.
SCARPE DA CORSA “AD ARIA” Sempre negli anni ’70 un processo noto come ‘soffiaggio di gomma’ viene usato per i caschi degli astronauti. L’ingegnere della NASA Frank Rudy copia l’idea per realizzare delle scarpe in grado di garantire una migliore protezione da traumi per gli atleti. Realizza così dei cuscinetti fatti di cellette di aria interconnessa da posizionare nella suola delle scarpe. Nasce la famosa Nike Air.
CIBO PER I BEBÉ Nei primi anni ’80 nasce il progetto di ricerca CELSS con l’obiettivo di utilizzare le alghe come fonte di ossigeno durante le missioni spaziali. La ricerca sulle microalghe porta alla scoperta di due acidi grassi polinsaturi contenuti nel latte materno fondamentali per il corretto sviluppo visivo e mentale dell’embrione umano. Nasce cosi’ Formulaid, uno speciale supplemento alimentare del latte per neonati. La Nutricia, azienda leader in Europa nel settore dei supplementi nutrizionali, introduce il brevetto in Europa. Ad oggi un ingrediente di sintesi che contiene i due acidi grassi citati viene utilizzato nel cibo per neonati in più di 66 Paesi.
OCCHIALI DA SOLE Negli anni ’80 si stavano studiando gli effetti dannosi della radiazione ultravioletta sulla vista degli astronauti durante i lavori di saldatura dello spazio. Due scienziati, James Stephens e Charles Miller, creano un filtro speciale capace di assorbire, filtrare e disperdere la luce ultravioletta. L’invenzione deriva dalla scoperta della speciale composizione dell’olio che protegge gli occhi degli uccelli predatori. L’azienda Eagle Eyes utilizza poi la stessa tecnologia per migliorare il livello di protezione delle lenti da sole.
KIT PER MISURARE LA PRESSIONE Questo oggetto si può trovare di norma nelle nostre case per controllare la pressione. La sua invenzione è secondaria alle ricerche messe a punto dagli studiosi della NASA per misurare gli effetti della pressione sul lancio dell’astronauta Alan Shepard, il primo americano a volare nello spazio.
Si potrebbe continuare all’infinito. Questa breve a curiosa lista riduttiva però, ci fa capire come il finanziamento nella ricerca applicata all’esplorazione spaziale ha da sempre dato un impulso fondamentale alla tecnologia, migliorando notevolmente il tenore di vita dell’uomo.
Fabiana Luise

ACCUMULATORI CRONICI…BASTA!

Avete mai provato a contare gli oggetti presenti in casa vostra? Quanti pensate siano? Un migliaio, duemila, di più? Bè, ecco qualche cifra: in un appartamento medio, tre locali e mezzo – è stato calcolato in un recente studio pubblicato in Inghilterra -, si possono contare sino a 2260 oggetti, solo standosene in piedi e guardandosi intorno. Non approfondiamo quanti di questi siano utilizzati davvero o neanche toccati, passiamo oltre.
E ora spalancate armadi e cassetti. Apriti cielo! Una valanga di cose ci investe. Abiti, libri, penne, chincaglieria, cd, cianfrusaglie, accessori, gioielli ormai out. Per non parlare della cucina: quanto è che non utilizzate più quella pentola? E quei piatti strani, comperati apposta per quando cucinate la tal pietanza e avete i tali ospiti? Certo, c’è chi vive benissimo nel caos, in una casa zeppa di cose da neanche starci dentro. Ma diamo un’occhiata tra le cose distribuite tra cantina, soffitta, garage o in quell’armadio da sempre chiuso a chiave: nove volte su dieci ci sono scatoloni su scatoloni, casse, attrezzi e un’infinità di altre carabattole buttate alla rinfusa.
Se poi sei uno di quelli che non buttano via niente che “tutto può sempre venir buono, non si sa mai”, la situazione si complica. Niente e nessuno riuscirà mai a convincere un accumulatore cronico che tutta quella roba è inutile, che lo è sempre stata, che tanto vale portarla alla discarica o regalarla, che quando si hanno troppe cose in giro è come non avere nulla…
Parole al vento. Continuerà a conservare e ammucchiare… finchè un brutto giorno qualcuno deciderà di buttare tutto in cortile di fronte alla finestra di casa mia!