IL DECLINO DEI DIRITTI

La morsa del debito attanaglia l’Europa del Sud.
La Grecia, la Spagna, il Portogallo e l’Italia sono gli spettatori del rigore economico imposto da quella parte d’Europa che sembra funzionare meglio. A far ragionare la tecnocrazia che governa il vecchio continente è soltanto la quadratura dei conti.
Intanto, il disagio sociale e l’impoverimento dei popoli è crescente. Un fardello che toglie la speranza.
In Grecia, ad esempio, la fila per recuperare un pasto caldo oppure la pastiglia che sopisce la mente e l’anima è lunghissima. La malnutrizione fa ammalare i bambini, la fame induce gli esseri umani, un tempo «risorse umane», a cercare il cibo nella spazzatura, a dormire in macchina perché non hanno più la casa.
In Italia, basterà una fiaccolata a fermare gli imprenditori, gli artigiani, i lavoratori, i disoccupati che, persa ogni speranza, si suicidano?
Una parte dei cittadini europei è in ginocchio, ma in nome del debito li si priva dei diritti fondamentali. Pilastro della Dichiarazione Universale dei diritti umani e fondamento delle democrazie moderne, che così enuncia: «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza»
Si percepisce sempre più l’astrattezza di questo principio: il Sud Europa sta perdendo la dignità, ma il disagio è stato causato dai tecnocrati dell’alta finanza; il Nord ne è cosciente?

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