Mese: marzo 2012

IL PERICOLO DI AVER PAURA

Non sono tanto le paure radicali a… fare paura.
La profezia dei Maya che prevede la fine del mondo alla fine di quest’anno potrà intimorire al massimo chi frequenta le sette o chi si fa imbambolare da santoni e guaritori.
A far paura invece è piuttosto la nostra tendenza, molto diffusa in questi tempi, a farci guidare spesso più dalla pancia che dal cervello.
Il collasso dell’Euro, la recessione, la disoccupazione immanente, lo scioglimento dei ghiacciai, le tempeste, l’inaridimento delle colture agricole, la crescita a dismisura della popolazione mondiale, il blackout elettrico, le pensioni che non verranno più versate, la minaccia dei Cinesi che ci porteranno via il benessere.
E chi più ne ha, più ne metta.
Tutte paure che possono essere in gran parte smussate, se non addirittura confutate, con il semplice impiego del cervello e di analisi approfondite e serie.
Ma si sa: se i giornali riportano per un paio di giorni notizie di furti nelle case o scippi per strada, ecco che il nostro senso di sicurezza viene a mancare, facendo nascere paure irrazionali. È umano, è insito nei nostri geni primordiali.
Eppure il nostro sforzo deve proprio andare nella direzione di non lasciarci prendere da panico o timori infondati. Anche perché c’è poi chi ci sguazza e sa trarre lauti guadagni da un clima minaccioso e oscuro. E a rimetterci, alla fine, è la nostra libertà di individui.

DANIELE PINI

ACCANIMENTO TERAPEUTICO

Nell’uomo è innato il concetto che “tutto sia preferibile alla morte” ed è senza dubbio vero: il detto “finché c’è vita c’è speranza” è una assoluta verità, non solo un modo di dire, il fatto però è che per una società sportiva non si deve scegliere fra la vita e la morte, ma si deve scegliere se farla sopravvivere o meno.
Siamo noi che associamo al concetto del fallimento quello della morte, chiudere non è morire, bensì solo constatare, certamente amaramente, che la cosa non ha funzionato; in quest’ottica occorre capirne i motivi e non perpetrare gli errori.
Ora la domanda è: una società sportiva che non ha più atleti che svolgano attività agonistica, non ha più un consiglio direttivo, non ha prospettive a breve di avere ricambio di atleti, dirigenti e, soprattutto, sponsor, va per forza tenuta in vita?
E ancora: una società di calcio che costa milioni e milioni  e si trova oggi settima in campionato a 17 punti dalla capolista ed è fuori da Champions League e Coppa Italia va ancora tenuta in vita?
Per me è “accanimento terapeutico”.

PASQUA. Perché uova e conigli?

Da dove provengono le tradizioni pasquali? Di certo le loro radici affondano nell’era precristiana. Nel mondo latino Pasqua è associata sempre più spesso ai conigli che vengono a portarci le uova, colorate e nascoste nel giardino e anche dietro al divano. Dove i conigli si procurino le uova è una questione non ancora risolta dal punto di vista scientifico.
Ci sono fonti che rinviano agli Antichi Egizi che avrebbero festeggiato circa 7000 anni fa l’avvento della primavera, e durante le celebrazioni sarebbero state mangiate uova dipinte e reso onore a saltellanti conigli, soprattutto in nome della loro fertilità.
Molto più tardi il coniglio riappare tra i culti dei Germani. Questi avevano, tuttavia, l’usanza di sacrificare i conigli nel mese di marzo alla divinità della primavera. In questa occasione i Germani mangiavano anche uova. Alcuni riti si conservano con una sorprendente costanza.
L’uso di festeggiare con le uova fu tramandato alla cristianità dai popoli pagani attraverso i protestanti. L’uovo continuò a rappresentare un simbolo di fertilità, a essere colorato, regalato e mangiato.
Al contrario di quanto avvenne, invece, in ambito cattolico: le uova durante il Medioevo venivano ritenute «carne liquida», e non potevano dunque essere consumate durante la Quaresima. Perché non andassero a male, venivano conservate in acqua salata o cotte fino a farle diventare sode. Che poi il coniglio nasconda le uova, era solo una logica conseguenza di tutto questo. In fondo, questo messaggero della Pasqua e della primavera ha fama di essere molto timido e si lascia così vedere solo raramente.