ACCANIMENTO TERAPEUTICO

Nell’uomo è innato il concetto che “tutto sia preferibile alla morte” ed è senza dubbio vero: il detto “finché c’è vita c’è speranza” è una assoluta verità, non solo un modo di dire, il fatto però è che per una società sportiva non si deve scegliere fra la vita e la morte, ma si deve scegliere se farla sopravvivere o meno.
Siamo noi che associamo al concetto del fallimento quello della morte, chiudere non è morire, bensì solo constatare, certamente amaramente, che la cosa non ha funzionato; in quest’ottica occorre capirne i motivi e non perpetrare gli errori.
Ora la domanda è: una società sportiva che non ha più atleti che svolgano attività agonistica, non ha più un consiglio direttivo, non ha prospettive a breve di avere ricambio di atleti, dirigenti e, soprattutto, sponsor, va per forza tenuta in vita?
E ancora: una società di calcio che costa milioni e milioni  e si trova oggi settima in campionato a 17 punti dalla capolista ed è fuori da Champions League e Coppa Italia va ancora tenuta in vita?
Per me è “accanimento terapeutico”.

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