La lite sulla collina dei vip – Tutte le verità mai dette

Questa è la storia della collina del cinema, come la chiamavano una volta; della collina del cemento, come la chiamano adesso. Pendii scoscesi, prati che sono diventati boschi e boschi che sono diventati case, dimore che sembrano castelli, strade sterrate che s’inerpicano su fino a cascina Mirabello, là dove gli occhi dominano Como e le ville illustri, conche e laghetti che d’inverno ghiacciano e capita si coprano di neve fin quasi a primavera. Questa è la storia di Cardina, degli abitanti che ci sono e di quelli che vorrebbero venire, oasi che isola, senza dividere, chi vuole bellezza e pace e se la può permettere da chi preferisce comodità e caos della città che sta in basso ed è lontana un soffio. Vista mozzafiato sul lago e i monti del versante orientale, meta di letterati, pittori e artisti, fonte di serenità che, come succede in ogni favola, un giorno è venuta meno.

E’ cominciato tutto con una raccolta di firme, e già allora s’intuiva che l’armonia era vicina a rompersi. Poi sarebbero venuti dissensi e proteste, rimostranze, dispetti e denunce in Procura: all’epoca era prevalso ancora il buonsenso che dà la speranza. Cinquantotto nomi per una petizione inoltrata in comune contro quei «4.766,48 metri cubi corrispondenti presumibilmente a n° 15 famiglie», a chiedere ragioni e rammentare la «grave carenza infrastrutturale» della zona, inadatta a nuove costruzioni: era gennaio 2006, allora si rimaneva ancora a guardare. Vedere il panorama cambiare sulla carta, altre case aggiungersi sulle planimetrie a quelle della tradizione: nucleo storico con la chiesa e il Crotto; anni Dieci, villa Pisani-Dossi e villa Splinder; anni Trenta e Quaranta, qualche casetta isolata; anni Settanta, l’area residenziale che si espande. Poco altro di rilievo fino al volgere del millennio, quando Cardina è tornata a esercitare attrattivà: grazie al rinnovo del Piano Regolatore della giunta Botta, e ad alcuni vincoli che si sono fatti meno stretti.
Il primo costruttore è arrivato quest’estate: impresa Giulivi, sei villette a schiera lungo la via Pisani-Dossi. Qualcuno la chiama ancora “proprietà Ostinelli”; Gabriele Ostinelli, ex parlamentare della Lega, signore del fondo per cui il 24 novembre 2003 aveva presentato denuncia d’inizio attività, su una proposta di progetto che, rassicurava tre anni fa dal Comune l’architetto Francesco Salinitro, «ha acquisito i pareri favorevoli dei settori preposti a valutare le questioni di natura viabilistica». Primi mugugni che hanno l’aspetto di malignità e pretesti. La gente ha cominciato ad affacciarsi più spesso alla finestra, controllare giorno per giorno quel che doveva avvenire, pronta a difendere la tranquillità dei posti belli come fosse un privilegio acquisito e indisponibile ad altri. «Macché – giurano oggi, mentre attendono il trasloco di Paolo Gatto – Non è vero che vogliamo chiudere la porte a nuovi abitanti, vogliamo che Cardina non venga snaturata, che venga preservato il suo pregio naturale e storico».
L’ «Associazione Cardina», fondata nel 2007 per promuovere attività culturali, ha raccolto il malcontento e se n’è fatta portavoce; ha lanciato strali a nome di tutti, contro chi ha ottenuto un permesso a costruire che ha trasformato la vita, dicono, in un «incubo». Il pendio disboscato in maniere sospetta, i mezzi pesanti in transito che ostruiscono la strada, quell’architettura a venire che non si confà con l’ambiente circostante, o comunque potrebbe adattarsi meglio.
Fosse arrivato per tempo il parco della Spina Verde, rimpiangono adesso, a tutelare la zona: avrebbero fatto a meno degli appelli in Municipio, dei ricorsi in tribunale, delle lettere ai giornali.
La proposta di ampliare i confini dell’area protetta era stata accolta già nel 2003. Un’unica condizione, per formalizzare l’atto: sanare prima gli abusi edilizi esistenti fra Cardina, Sagnino e dintorni. La polizia locale ne aveva riscontrati una novantina. Per non parlare oggi di via Cascina Marii: a novembre è sbucata come dalla nebbia un’intera casetta nel mezzo del bosco, oscurata alla vista di fuori da una montagnetta di terra che non c’era e pare sia stata accumulata per mettere alla prova gli sguardi indiscreti.
Perché una parte della storia che si fatica a raccontare è anche questa qui: che in un posto ambito ma alla portata di pochi capita che gli edifici si facciano più grandi di quel che dovrebbero essere, una tettoia si protenda verso l’esterno quei cinquanta-cento centimetri di troppo, sulla facciata compaia una finestra che non era prevista. Sparuto come chi va controcorrente, il fronte del sì al cantiere di Cardina parla di bella faccia tosta: quella di quanti ora condannano interventi edilizi che loro stessi per primi hanno realizzato in passato, e non proprio con tutti i crismi della regolarità. Un caso recente, via Cardina 44. L’ingegnere Roberto Laria ha avviato un processo sanzionatorio nei confronti di Maria Giovanna Faverio, per la casa in costruzione dove i vigili hanno riscontrato difformità al progetto. I cognomi a volte non sono un caso: questa è una di quelle e il vicepresidente dell’associazione Cardina, Federico Faverio, è un parente davvero. Per la cronaca, non lo è invece l’assessore all’edilizia residenziale Maurizio Faverio, Lega: caso vuole invece che sia solo competente sul tema. Ecco che qualcuno storce il naso, mormora quanto sia comodo costruire per sé e per impedire agli altri di farlo, fare i leader di una campagna che serve a preservare uno status quo appagante e da non dividere con alcun nuovo arrivato. Faverio ci mette la faccia e dice che no, non ci sono interessi personali che tengano, questa è una battaglia per il bene di tutti. E va bene che pure loro hanno costruito, ma senza dare così tanto fastidio, sfruttando mezzi meno ingombranti e rumorosi.
E’ bastata, e non è poco, una strada franata per risvegliare qualche astio, rancore o invidia che dir si voglia. Via Pisani Dossi, stradina privata che si diparte da via Cardina, portata massima 7,5 tonnellate secondo il cartello che una notte è scomparso e non è stato visto più. Il 30 ottobre il passaggio di una ruspa diretta al cantiere, 21 tonnellate circa, ha provocato una frana. «Crollo della sede stradale», è stato scritto nell’esposto inoltrato alla procura, per segnalare «latente pericolo per I’ incolumità delle persone». Un muraglione pericolante al numero 29, muraglione incombente sulle case ai civico 45, crepe sulla strada nel tratto che li collega, stretto che due auto che s’incrocino diventano un problema: ed è solo l’inizio, perché altri camion sono in arrivo. Quelli dell’impresa Carboncini che ha acquistato villa Galli e intende metterci mano; quelli della stessa impresa Giulivi, che ha in programma un secondo lotto per un’altra quindicina di case: «Volumetrie sproporzionate rispetto alle già esistenti infrastrutture viabilistiche della zona», scrivono gli abitanti di Cardina. Poi c’è il signor Andreas Nicola Horn, residente a Monaco e proprietario di terreni a Cardina e della via Pisani Dossi. Venuto dalla Germania, martedì 20 sarà in tribunale perché il giudice decida sul suo ricorso e le richieste di «immediata sospensione dei lavori edili» e «immediata cessazione del transito sulla predetta strada con ogni mezzo». Inadatta a ospitare un intenso traffico di autoveicoli e a sostenere un peso eccessivo, assicura il suo legale, avvocato Andrea Noseda.
Se a coalizzare i residenti di Cardina fossero soltanto i problemi dell’oggi, quei mezzi pesanti che hanno costretto a transennare i tornanti e a gettare asfalto fresco là dov’era franato, il rumore che si chiama inquinamento acustico e le code e l’attesa dietro a un cingolato poco agile nei movimenti, in fondo la soluzione sarebbe poco economica, certo, ma in fondo anche facile. Spostare materiali e terra di riporto con gli elicotteri, per esempio, come si fa in località impervie. Ma le obiezioni sono ben altre, non solo quelle legate al presente. Uno «scempio» che potrebbe essere giusto il primo di una serie, con quel disboscamento di sei mesi fa su cui si concentrano i dubbi di una mancata autorizzazione; il sovraccarico del traffico in futuro, soprattutto. Trenta nuove auto gravitanti su strade dove la carreggiata è insufficiente e la manutenzione carente, «senza contare amici e parenti in visita», hanno calcolato i residenti. Un numero che può sembrare una scusa, specie se ad averne paura è chi ha la sua proprietà altrove da via Pisani-Dossi.
Come andrà a finire non si sa, per ora la conclusione è una e banale. Che le proteste siano sincere o cavillose, Cardina è un posto dove non regna più l’accordo. A chi non va giù che il piano regolatore , un tempo studiato in modo da impedire costruzioni e individualismi, nel 2001 abbia concesso nullaosta discutibili; chi invece interpreta come un sopruso da ricchi l’ostinazione con cui si difende una collina e se stessi. E intanto la gloria di Cardina, resa celebre dalla Scapigliatura e i soggiorni di Carlo Dossi, dai film sperimentali di Bruno Munari e Marcello Piccardo nati nel “laboratorio di cinema di ricerca” di Monte Olimpino datato 1962, da corto-metraggi e medaglie d’oro, svilisce fra le controversie.

di SARA BRACCHETTI da “L’ORDINE” del gennaio 2009

 

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