Mese: Novembre 2019

INSTANT CONCERT

Ascoltate questo brano, un autentico bellissimo collage opera di Harold L. Walters che usa oltre venti melodie, trovate nei programmi di concerti di band in tutto il mondo, e le condensa in modo molto intelligente in un’esibizione istantanea di tre minuti e dieci secondi in un solo tempo:

Anvil Chorus – Martin Pickard
Billboard March – John N. Klohr
Chiapanecas – Mexican Folk Song
Chicken Reel – Joseph M. Daly
Cielito Lindo (My Pretty Darling) – C. Fernandez
Dance Of The Hours – Amilcare Ponchielli
Deck The Hall – John La Barbera
(I Wish I Was In) Dixie – Daniel Decatur Emmett
Down By The Riverside – Jay Althouse
Grandfather’s Clock – Henry Clay Work
Humoresque – Philip Keveren
The Irish Washerwoman – Peter Cooper
Jeanie With The Light Brown Hair – Stephen Foster
Jingle Bells – Jimmy Buffett
La Sorella – Charles Borel Clerc
Marche Militaire, Op. 51, No. 1 – Franz Schubert
Melody From Orpheus – Christoph Willibald Gluck
New World Symphony (Theme) – Antonín Dvořák
Poet And Peasant Overture – Franz von Suppé
Vesti La Giubba – Ruggero Leoncavallo
Wedding March (Bridal Chorus) – Richard Wagner
Westminster Chimes – Traditional

Eseguito dalla nostra Filarmonica  sabato 30 novembre nel Salone dell’Oratorio di Monte Olimpino, come brano di apertura del Concerto per Santa Cecilia .

SA DIS IN GIR DI NOSTER PART-2

I TEMP DE CARLO CÖDEGA

Per definire un periodo di tempo molto vecchio.
Milano nel settecento era una città assai poco illuminata, e i nobili ed i ricchi, quando andavano in giro con il buio, si facevano precedere da un servo munito di lanterna detto “cödega” per la funzione che svolgeva. Sembra infatti che tale nome derivi dal greco “odegos” (guida), ed anche in tempi più recenti “cödega” era il nomignolo che veniva dato a quei fattorini muniti di ombrello addetti ad accogliere i clienti quando pioveva. Lo stesso nome era anche usato per coloro i quali riaccompagnavano a casa le ragazze dopo spettacoli o altro.

RESTA’ LI’ CUME’ QUELL DE LA MASCHERPA

Espressione sbigottita di chi rimane sorpreso da un avvenimento inaspettato.
Il detto risale alla dominazione austriaca, quando si dice che un tizio fosse solito evitare di pagare il dazio per l’importazione in città di generi alimentari, nascondendoli sotto un voluminoso cappello a cilindro. Un giorno però incontrò una bella signora, si levò il cappello in segno di galante riverenza e fece cadere a terra il mascarpone celato, svelando alle guardie il suo trucco.

TIREMM INNANZ!

Tiriamo avanti!
La frase venne pronunciata da Antonio ‘Amatore’ Sciesa, prima di essere condannato a morte dagli Austriaci nel 1851, per non aver voluto confessare il nome dei compagni che cospiravano contro il Governo del Regno Lombardo-Veneto. Non cedette nemmeno dopo che le guardie lo fecero appositamente transitare sotto le finestre della sua casa. Oggi viene usato per invitare qualcuno a non indugiare più del dovuto.

VA’  A BAGG A SONA’ L’ORGHEN

Và a Baggio a suonare l’organo.
E’ un invito a fare qualcosa di impossibile visto che la chiesa di S. Apollinare a Baggio era sprovvista dell’organo, e pertanto nessuno lo poteva suonare. Sulla origine del motto ci sono diverse interpretazioni: la più famosa di esse racconta che in realtà ci fosse un piccolo organo in chiesa, ma solo dipinto sul muro. Un’altra versione racconta che i soldati napoleonici avessero asportato le canne dell’organo per farne cannoni rendendo così lo strumento inutilizzabile.

SA DIS IN GIR DI NOSTER PART-1

Continuando la ricerca delle origini di alcuni termini dialettali, dopo i Personaggi, vi propongo alcune espressioni che, in questo caso, denotano evidenti radici latine:

ARIMORTIS

Per indicare una richiesta di interruzione di un gioco.
Il modo di dire ricorda l’uso latino delle “arae mortis” cioè gli altari della morte, elevati al termine della battaglia per onorare i caduti. Una indicazione sacra di tregua rimasta ormai in uso solo nel linguaggio dei bambini.

OFFELLE’E FA’ UL TO’ MESTE’E

Pasticciere, fa il tuo lavoro.
Detto a chi vuole impicciarsi o mostrarsi esperto in faccende di cui non ha esperienza. In altri termini: a ognuno il suo e si riferisce al DNA del milanese, schietto e concreto, che non ama chi si improvvisa. Un’espressione simile era in uso presso gli antichi romani: “Sutor ne ultra crepidam”, cioè calzolaio non andare oltre la scarpa.

TE DU NAGOTT

Non ti do nulla.
Se tornassimo indietro nel tempo, in pieno periodo aureo, il Cicerone di turno al popolano che gli avesse chiesto qualche cosa avrebbe risposto: “tibi do nec guttam” che vale a dire non ti do neppure una goccia; da “tibi do nec guttam” al dialetto te du nagott il passaggio è breve.

ANDA’ A UFA

Andare a scrocco
Nel XIV secolo le imbarcazioni che navigavano i Navigli per portare in città i marmi destinati alla costruzione del Duomo, recavano la scritta A.U.Fa. cioé “Ad Usum Fabricae”, ovvero materiale per la fabbrica (del Duomo). Grazie a quella scritta erano esenti dai dazi. Già allora vi erano dei furbi che sfruttavano la dicitura senza averne diritto.

11 NOVEMBRE – SAN MARTINO

Questa quà s’é la prima sera
che bisogna stare al fogo
e i maroni a la padella
co’n boccale de dolce vino
e col nostro re divin
eviva eviva San Martino

Potremmo definire San Martino un Santo “poliedrico”. Infatti è protettore degli albergatori, dei fanti, dei forestieri, dei cavalieri, dei fabbricanti di maiolica, e poi ancora dei militari, dei mendicanti, degli osti, dei vendemmiatori, dei viticoltori, dei sarti, delle vittime di calamità e, perchè no, delle oche.

È il patrono di numerosi comuni italiani.

Ma non è finita qui. La tradizione popolare l’ha trasformato anche in “Santo dei Cornuti”.

Nella mitologia romana il dio della guerra Marte divenne l’amante di Venere, dea della bellezza. I due amanti furono sorpresi da Vulcano, dio del fuoco e marito di Venere. Furente Vulcano rinchiuse i due amanti in una rete di ferro per mostrare a tutti gli dei il torto subito e averne comprensione. Gli dei però, invece di sostenerlo, lo derisero e il povero Vulcano ci rimase ancora più male. Forse da questo mito deriva anche il detto: “cornuto e mazziato”.

Alcuni studiosi sostengono però che il ritenere San Martino patrono dei mariti traditi derivi dal fatto che l’11 novembre, data in cui il Santo viene festeggiato, sono spesso organizzate feste e sagre che hanno come oggetto gli animali con le corna (mucche, capre, tori).

E, per associazione di idee, la fantasia popolare avrebbe promosso San Martino a ironico protettore degli amanti traditi.

E’ UNA VERGOGNA!

4 novembre 2019, data in cui si celebra la giornata dell’unità nazionale per l’annessione di Trento e Trieste al Regno d’Italia e la giornata delle forze armate, poiché quei giorni del 1918 vennero dedicati alle onoranze funebri – in Italia e in Europa – per i soldati morti in guerra.

La memoria dei nostri Concittadini che hanno donato la propria vita meriterebbe di essere onorata in modo perlomeno decoroso, ma, evidentemente, siamo in pochissimi in quartiere a pensarla così.

Credevo che vista la ricorrenza del centenario della fondazione ANA e del venticinquesimo della costituzione del Gruppo Alpini di Monte Olimpino un po’ di pulizia fosse il minimo!!! Oh no!!!