DOVE FINIRA’ IL MUSEO RIVAROSSI?

La leggenda vuole che l’ingegner Alessandro Rossi, ai tempi in cui la sua Rivarossi andava a gonfie vele e produceva i trenini più belli del mondo, mandasse ogni anno un suo emissario alla fiera di collezionismo di Norimberga, in Germania, per acquistare una copia di ogni nuovo modello dei rivali. Così in quarant’anni di storia il museo della Rivarossi era diventato il più grande e importante al mondo: completo di tutti modelli prodotti dall’azienda comasca dal 1946, più altre centinaia di pezzi unici di marchi come Lima, Jouef, Arnold, Roco.

Quando nel 2004 la Hornby Hobbies acquistò il marchio, per otto milioni di euro, la sterminata collezione venne inscatolata e finì nel Kent, in museo nel parco di divertimenti del colosso del fermodellismo britannico.

Tredici anni dopo, il tesoro rischia di andare definitivamente perduto, smembrato e venduto a centinaia di collezionisti privati in tutto il mondo, da un compratore – “Rails of Sheffield”…? – che ha acquistato a sua volta la collezione dalla Hornby, nel frattempo finita in cattive acque.

Un colpo al cuore per migliaia di collezionisti italiani che avevano sperato, prima o poi, di poter riportare in Italia il sogno proibito della generazione che visse la sua infanzia dagli anni ’50 fino all’inizio degli anni ’80, prima che arrivasse il dominio dei videogiochi.

Finché la collezione era di proprietà della Hornby qualcuno ha anche accarezzato l’idea di ricomprarla e organizzarla in un museo, ma ora l’impresa sembra davvero impossibile.

Questa volta il trenino si è rotto davvero.

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