Una protesi affettiva al posto della persona

Nell’era del Tvb i sentimenti si sono ridotti al minimo. Così il “ti voglio bene” diventa un geroglifico di consonanti inviato al volo con un sms. “I love you” non si sussurra all’orecchio, ma diventa un’animazione velocemente selezionata dalle utilities dello smartphone. Con il nostro cuoricino che fa piroette e capriole.
Gli auguri di compleanno non si fanno più a voce, ma si posta il disegnino di una torta. Quelli di Natale si twittano urbi et orbi. Come dire inviati in generale a tutti. E in particolare a nessuno.
Al tempo della connessione permanente la rivoluzione dei linguaggi sta raffreddando i rapporti e cambiando l’espressione delle emozioni. Per un certo verso le moltiplica ma per l’altro le vanifica. Perché se è vero che come dicevano i latini le parole volano e le cose scritte rimangono è anche vero che oggi non si scrive veramente quel che si prova, ma si copiano e incollano format.
Ma tutto questo c’entra davvero con l’emozione? Che, lo dice la parola stessa, è un movimento che ci attraversa e monta inarrestabile. Come gli affetti, le pulsioni, le passioni. Che irrompono come un fuoco dalle profondità di noi stessi. Ma questi sono sentimenti e non bamboleggiamenti. Mentre quelle che vanno per la maggiore adesso sono enunciazioni, esternazioni, condivisioni. Emoticon in forma di parole. Che vengono usati per dare più senso e sapore a una comunicazione desolatamente formattata e piatta. Fatta di contatti senza contatto. Migliaia di amici digitali, ma nessun amico reale. Come su Facebook.
E ora arriva anche la carezza virtuale. Zippata in un file. Una protesi affettiva al posto della persona in carne ed ossa. Con una progressiva smaterializzazione delle relazioni perfettamente riassunta in un dato statistico oggettivo, come la riduzione delle telefonate e l’aumento iperbolico di mail e messaggini. Evidentemente il contatto “face to face” ci costa sempre più fatica. Ci fa perdere tempo, ma soprattutto ci getta all’improvviso in quel dialogo senza rete che sono i rapporti diretti, dove il solo medium è il nostro corpo. Impacciato, imbarazzato, imbranato. E davvero emozionato.

Elisabetta Moro – caffè.ch

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