UNA GROSSA VERGOGNA SVIZZERA!

Ci sono cose nella storia di una nazione che non vengono ricordate volentieri. Se ne parla ogni tanto, quasi sottovoce.
La Svizzera non sfugge a questa regola. L’argomento, quasi un tabù, sono i Verdingkinder, ossia i “bambini in appalto”. Tra il 1800 e il 1960 sono state decine di migliaia i bambini poveri strappati alle famiglie e messi a lavorare nelle campagne svizzere.
Una storia brutta. Molto brutta. Una storia di maltrattamenti e abusi e che viene raccontata nel film “Der Verdingbub”, che in questi giorni sta uscendo nelle sale cinematografiche svizzere.
Sono storie che ancora oggi lasciano il segno in chi ha vissuto quei momenti. Sono quasi 100’000 i bambini che hanno subito questa sorte. Tra di loro Peter Weber. Oggi ha 55 anni e vive a Basilea. È un omone con la barba, il viso da “bonaccione”. Non ha mai dimenticato cosa gli successe. “Un giorno, quando avevo quattro anni mia madre mi portò in treno verso la campagna, verso una fattoria. Devi stare qui ora, mi disse. Credo sia stato il momento nel quale ho perso la fede nelle persone. Dovetti lavorare tutti i giorni, mi picchiavano. Fu molto brutto” dice Weber, che ha condiviso le sue esperienze con decine di migliaia di altri bambini.
“Le autorità hanno sempre insistito nel dire che fosse per il bene dei bambini” dice lo storico Ruedi Weidmann. “Nella metà del secolo scorso vi erano regioni in Svizzera veramente povere. I bambini venivano tolti dalle famiglie cittadine che non potevano rispettare i canoni di stile di vita della classe media. Figli di madri single, orfani, figli di divorziati, venivano spediti in campagna a lavorare molto duramente, costretti a mangiare separatamente dal resto della famiglia, maltrattati e abusati sessualmente”.
Oggi, dopo oltre cinquant’anni, molti di questi “bambini in appalto” aspettano ancora le scuse ufficiali delle autorità. “È tempo di parlarne – dice ancora Ruedi Weidmann – ho parlato con molta gente. Ogni tre persone c’era qualcuno che diceva “si, mia madre” oppure “si, mio padre”. È una cosa che colpisce molti svizzeri, in un modo o in un altro”. Gente come Peter Weber ha avuto problemi anche in età adulta. Il suo miglior amico è un cane, vive solo. Ora è confortato dal fatto che si inizi a parlare di questa cosa. “Sarebbe bello se il Governo chiedesse scusa”

BBC News

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *