Manifestazioni

In lombardo: LIMONARE!

Esistono giornate celabrative per tutto o quasi, per cui non stupisce che sia stata istituita anche la Giornata Mondiale del Bacio, dedicata al bacio in tutto le sue forme, da quello passionario a quello scambiato per amicizia, da quello traditore a quello eroico, a quello dei genitori ai figli e via dicendo. Cosí la giornata mondiale del bacio si celebra il 6 luglio e nasce dall’International Kissing Day che si tiene in questo giorno nel Regno Unito (dove tale Giornata è chiamata anche National Kissing Day o semplicemente Kissing Day).

Perché la Giornata mondiale del bacio si celebra il 6 luglio? Il 6 e il 7 luglio del 2005 nel Regno Unito venne stabilito il record per il bacio più lungo: fu di trentuno ore e trenta minuti. Tale record poi è stato battuto e a oggi il bacio più lungo è quello che si è scambiato la coppia tailandese formata da Ekkachai e Laksana Tiranarat che per San Valentino del 2013 si sono baciati per 58 ore, 35 minuti e 58 secondi. Un record! Una curiosità: chi volesse cimentarsi in questa gara da Guinness dei primati deve sapere che è necessario stare praticamente per tutto il tempo appiccicati con le labbra all’altra persona. Si può bere con una cannuccia e ogni tre ore si può andare al bagno, sempre abbracciati e accompagnati dai giudici; inoltre non ci si può sedere né sdraiare: ci si deve baciare e basta! Altrimenti, che record sarebbe?

C’è da notare una cosa riguardo la data della Giornata mondiale del bacio: in Spagna, questa Giornata si celebra il 13 aprile e il 6 luglio è la Giornata del bacio rubato che, per dirla con Guy de Maupassant: «Un bacio legittimo non vale mai un bacio rubato».

Giusto per tornare al titolo: chissà perchè chiamiamo in tal modo il cosidetto bacio alla francese?

Assegnati tutti gli igNobel 2016

E’ stata la Germania, con la Volkswagen, ad aggiudicarsi l’IgNobel per la Chimica 2016, per “aver risolto il problema delle emissioni riducendone la produzione, automaticamente ed elettromeccanicamente, ogni volta che le automobili vengono sottoposte a un test”.
I premi alle ricerche più improbabili del mondo sono stati assegnati in una cerimonia nel Teatro Sanders di Boston, tra aeroplanini di carta e orologi umani, nell’evento organizzato dalla rivista Annals of Improbable Research (Air) diretta da Marc Abrahams.
Premiata anche la ricerca egiziana tesa a capire come indossare pantaloni di plastica, di cotone o di lana può condizionare la vita sessuale dei ratti.
Per la Biologia ha meritato l’IgNobel l’uomo che si è costruito una protesi per gambe e braccia per muoversi sulle colline come una capra, a pari merito con il collega che è vissuto allo stato selvatico immedesimandosi di volta in volta in un tasso, una lontra, un cervo, una volpe e un uccello.
Per la Letteratura, invece, ha vinto un’autobiografia in tre volumi che descrive il piacere di collezionare mosche morte e altre che non lo sono ancora.
Tra aeroplanini e orologi umani, i vincitori hanno ritirato il premio, in banconote da 3.000 milioni di dollari dello Zimbabwe, dalle mani di autentici premi Nobel, come il chimico Dudley Herschbach, l’economista Eric Maskin, il biochimico Rich Roberts e il fisico Roy Glauber.
Sono stati loro a consegnare il premio anche ai ricercatori che hanno voluto scoprire perché i cavalli con il mantello bianco sono più resistenti ai tafani e perché le libellule sono attratte dalle lapidi nere.

NOBEL ALL’INCUNTRARI!!

Nutrita di partecipanti anche quest’anno la cerimonia presso la Harvard University, Cambridge, Massachusetts, per la consegna dei premi Ig Nobel per le ricerche più improbabili degli ultimi dodici mesi. Ecco i vincitori:
Per la psicologia, Anita Eerland e Rolf Zwaan (Paesi Bassi) e Tulio Guadalupe (Perù, Russia e Paesi Bassi) per il loro studio “Piegandosi a sinistra la Torre Eiffel sembra più piccola”.
Lo studio dei giapponesi Kazutaka Kurihara e Koji Tsukada ha invece richiesto un riconoscimento ad hoc, il Premio per l’acustica. Il loro impegno professionale è infatti stato dedicato allo sviluppo dello SpeechJammer, una macchina in grado di disturbare i discorsi di una persona, facendole udire le parole pronunciate con un leggero ritardo.
Si sono meritati il premio per le neuroscienze Craig Bennett, Abigail Baird, Michael Miller, e George Wolford (Stati Uniti) per aver dimostrato che i neuroscienziati, utilizzando complessi strumenti e semplici calcoli statistici, possono rilevare una significativa attività cerebrale ovunque, anche in un salmone morto.
Per la letteratura, ha sbaragliato la concorrenza lo US Government General Accountability Office, l’ufficio investigativo del governo degli Stati Uniti che si occupa in particolare di revisione delle spese pubbliche. Nel maggio del 2012, l’ufficio ha pubblicato un Rapporto sui rapporti che raccomandano la preparazione di un rapporto sul rapporto sui rapporti sui rapporti.
Il premio per la pace è stato vinto da un’interessante tecnologia della società russa SKN Company, che consentirebbe – il condizionale è d’obbligo – di convertire in diamanti le vecchie munizioni in disuso.
Il riconoscimento per la chimica è andato a Johan Pettersson (Svezia e Rwanda) per aver risolto un fitto mistero: perché, in alcune abitazioni della città svedese di Anderslöv, i capelli delle persone diventano verdi.
E per restare in tema di pettinature, chi porta i capelli a coda di cavallo invece d’ora in poi potrà farlo con più consapevolezza, grazie alle ricerche di Raymond Goldstein (Stati Uniti e Regno Unito), Patrick Warren e Robin Ball (Regno Unito) e di Joseph Keller (Stati Uniti) che hanno calcolato l’equilibrio di forze che determinano il movimento di un capello in chi porta questa specifica acconciatura, aggiudicandosi il premio per la fisica.
C’è stato anche un premio per la fluidodinamica: a Rouslan Krechetnikov [Stati Uniti d’America, Russia, Canada] e Hans Mayer [USA] per lo studio della dinamica di scuotimento dei liquidi, e in particolare per capire ciò che accade quando una persona cammina mentre porta una tazza di caffè.
Il premio per l’anatomia è andato a Frans de Waal (Paesi Bassi e Stati Uniti) e Jennifer Pokorny (USA) per la scoperta che gli scimpanzé possono riconoscere altri scimpanzé dalla fotografia del loro posteriore.
Mentre il premio per la medicina è stato assegnato a Emmanuel Ben-Soussan e Michel Antonietti (Francia) per i suggerimenti ai medici che eseguono colonscopie su come ridurre al minimo il rischio che i loro pazienti esplodano.

PULIZIE

Anche oggi che le pulizie si fanno quotidianamente, con l’arrivo della primavera si spalancano volentieri le finestre al primo sole. Lo zefiro d’aprile, con quel soffio fresco e frizzantino, entra purificatore nelle stanze a fugar l’aria che sa di chiuso. Una bella rinfrescata alla casa ci sta proprio bene. Un tempo, poi!
La consuetudine delle pulizie per l’Acqua Santa fu un sano dettato della Chiesa, madre e maestra, che con l’occasione della benedizione pasquale spronava la gente a togliersi di dosso e dalle case il sudicio accumulato nei mesi invernali. Una salutare lezione d’igiene.
Solo il “canto del foco” aveva erogato un po’ di calore, oltre a cenere, fuliggine e nero fumo. La gente per ripararsi dal freddo indossava tanti cenci e “sanrocchini”, che venivano lavati raramente. Igiene personale pochina pochina. C’era davvero bisogno di una energica “spollinatura”.
Dice un proverbio: “l’olivo benedetto vuol trovare pulito e netto”. E allora, prima che passi il prete, via con le pulizie.
A San Polo, ma credo dappertutto, le pulizie pasquali erano uno spettacolo. Le donne sembravano morse dalla tarantola. Le case sottosopra. Si ribattevano materassi, si imbiancava “il guscio”, si facevano bucati con cenere, soda e liscivia e si sciacquavano ai tonfani dei borri e dell’Ema. Si buttavano fuori di casa sedie, piattaie e cappellinai. Si staccavano le grandi foto incorniciate dei familiari defunti, onorati sulle pareti del salotto. Si toglieva dalla piluzza dell’acqua santa a capo del letto il rametto d’ulivo benedetto dell’anno prima, ormai secco, strinato e polveroso, che veniva devotamente bruciato.
Con le teste fasciate da grandi pezzole le massaie, armate di granatoni di scopa e saggina, strigliavano i muri e i travicelli, per cacciare polvere e ragnatele. Non Tot, Mastrolindo o Vim, ma secchiate d’acqua e sugo di gomiti a lavare suppellettili, stanze e scale. Si lustravano utensili e pentole in rame e mezzine con sale e aceto, si pulivano lumi, scartocci e vasi da notte con rena di fiume o pomice. I mattoni arrossivano di “cinabrese”. Le vetrine, svuotate da tazze, chicchere e bicchieri, si ornavano di pendenti centrini di carta colorata e traforata a mo’ di ricamo e si ripopolavano delle povere ma luccicanti porcellane. I tiranti dei lumi appesi al soffitto si abbellivano di fiocchi, fiori e sbuffi di carta velina arricciata. Si staccavano dai cardini anche porte e finestre, per lavarle al fiume o alla fonte. Con carta di giornale, quando c’era, si spannavano i vetri. Anche gli uomini, recalcitranti, venivano coinvolti in qualche faccenda pesante e allora il prete e l’acqua santa ricevevano particolari benedizioni. Poi, sul marciapiedi e sull’aia, ancora scrosci d’acqua in un rigenerante lavaggio quasi sacrale.
Ecco, ora tutto è a posto. Si stende sul letto la coperta di picchè e trina, quella del corredo, che sarà religiosamente riposta dopo Pasqua. Al braccio del lavamano si spiega l’asciugamano più bello con la scritta “Buongiorno” ricamata in rosso. Una rapida rivista generale. Si nasconde qualche straccio rimasto randagio per la casa. Un’occhiata soddisfatta alle modeste, brillanti stanzette. Ora tocca alle donne e ai figli lavarsi… in catinella. I ragazzi usciranno dalle mani delle madri rossi in viso e strigliati a dovere. Si indossano i vestiti puliti e ci si dispone ad aspettare sull’uscio l’arrivo del sor priore. Finalmente due chiacchiere e un po’ di relax.
Non per tutti però… A Ciocca, in fondo al paese, abitava una donna con la sua famiglia, “la Schizza”. Lei, chissà perché, ogni anno si riduceva a fare le pulizie quando le sue vicine avevano praticamente finito. Allora era una corsa, un affanno, per dare alle due stanzucchie una parvenza di pulito. L’impresa era ardua, il tempo poco e la “Schizza” correva agitata a metter fuori seggiole, piattaie e scaffalini. Ma già le campane annunciavano l’uscita del priore e dei chierichetti dalla canonica. La “Schizza” sgambettava e imprecava girando come una trottola impazzita, mentre le vicine ridevano al ripetersi annuale di quella scena che pareva un film di Ridolini. Qualcuna si risentiva stizzita, ma poi, prese da compassione, davano una mano per levare dall’impiccio la povera donna. Quando il priore entrava in casa della “Schizza” il pavimento era ancora molle ma lei si stava spianando le pieghe del vestito pulito appena indossato.
Bene o male anche per quest’anno era fatta. Tanto c’è un altro proverbio che dice: “Il pretino della cura benedice ragni e spazzatura”.
E poi…torna l’inverno!

Miriam Serni Casalini

EUROPEI DI… CALCIO?… DUE

Eccolo il ruggito italiano. Si è levato nel cielo di Kiev ed è stato sentito in tutta Europa. Coraggio, fantasia e un po’ di spregiudicatezza; i leoni italiani hanno mandato a casa i “maestri” inglesi.
L’Italia è così; quando sembra soffocata, intristita, bloccata, dimentica delle sue potenzialità, tira fuori gli artigli. Sforna una partita perfetta ed ora guarda dritta negli occhi la Germania, aspettando giovedì sera per la nuova sfida che vale la finale.
Non vi sembri che esageriamo, forse un po’ è vero, ma quando ci vuole, ci vuole. Perché la partita di Pirlo e compagni è stata la metafora di una sfida ben più importante e ben più complicata. Quella che il nostro Paese sta vivendo per riconquistare il posto che gli spetta nell’Europa dei popoli e per uscire da una crisi che sembra non aver fine. Adesso tutti sanno un po’ di più che l’Italia c’è. E che non ha conquistato il campo con la melina, lanci lunghi alla “viva il parroco”, ma facendo possesso palla, geometrie, accelerazioni. Occupando il campo e togliendo respiro agli avversari.
Il nostro è un Paese che non muore mai, che possiede energie e capacità, coraggio e fantasia. Tutte doti necessarie per non farsi piegare dalle difficoltà e dalle presunzioni altrui. Quando Pirlo ha tirato quel cucchiaio un intero Paese si è riconosciuto in un gesto, certo un po’ irriverente, sfacciato, ma che ha dato coraggio a tutti gli altri. Il coraggio di buttarsi oltre l’ostacolo e portare a casa il risultato.
Forse, in qualche modo, la notte magica di Kiev, ci ha parlato anche del nostro futuro. Se l’Italia ha una chanche di uscire dal guado della crisi, è solo giocando un ruolo da leader in Europa, forti della propria storia, dettando e non facendosi dettare le regole. Sedendosi al tavolo delle trattative, senza complessi di inferiorità nei confronti di Paesi che da troppi anni ci giudicano meno di ciò che in realtà siamo. L’orgoglio, la fantasia, le capacità e il coraggio, possono farci vincere sfide che sembrano impossibili. Quanti alla vigilia della sfida con l’Inghilterra, avrebbero scommesso su una vittoria così bella e così meritata? E poi, diciamolo chiaro. L’Italia è molto di più dei politici che continuano a rappresentarla. Mentre leader e mezzi leader si sfidano a parole, c’è un Paese che resiste. C’è un Paese che costruisce ogni giorno un pezzetto di storia. Anche dentro le difficoltà più evidenti, come il terremoto che ha colpito l’Emilia, non ci si perde d’animo. Si mettono in gioco la fantasia e il coraggio, e si va avanti. Giorno dopo giorno si costruiscono pezzi di futuro.
Adesso ci aspetta solo di infliggere alla Germania la solita sconfitta, continuando a sfornare bel gioco e coraggio. Non era modesta la squadra come sostenevano i soliti critici. E non è modesto il Paese che questa squadra rappresenta. Giovedì sera giochiamocela, senza rivalse nazionalistiche, semplicemente consapevoli del nostro valore. Consapevoli un po’ di più che possiamo farcela anche fuori da un campo di calcio. Magari tirando un bel cucchiaio alla Merkel.

Massimo Romanò (La Provincia)

APPLE PER DISABILI VISIVI

L’UicCO -Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti- Onlus di Como  
organizza un incontro divulgativo sull’utilizzo dei prodotti Apple da parte dei
disabili visivi. 

L’incontro si svolgerà presso la propria sede provinciale di Como, sita  
in Via Raschi 6, sabato 14 aprile dalle ore 9:30 e verranno illustrati  
diversi prodotti Apple come Mac, iPhone, iPod in varie versioni, iPad, ecc.  
ed il loro utilizzo da parte dei disabili visivi.  
Ormai da diversi anni, i ciechi e gli ipovedenti trovano nel computer un  
utile strumento per la fruizione della cultura e dell’informazione, così come 
un insostituibile ausilio alla propria autonomia, in grado di aprire loro anche  
nuovi orizzonti professionali. 
La Apple ha voluto tenere conto delle esigenze specifiche anche degli utenti 
non vedenti realizzando un  lettore di schermo integrato nel proprio sistema 
operativo (disponibile nel  menù Accessibilità per quanto riguarda i dispositivi 
iOS, ed il menù Accesso Universale nel pannello Personale delle Preferenze 
di Sistema del  Mac). 
Grazie a queste funzioni anche un acquirente cieco, senza  l’intervento di 
tecnici specializzati per l’installazione di altri  software, può immediatamente 
utilizzare il proprio iPhone o qualsiasi altro  dispositivo Apple esattamente 
come le persone vedenti senza alcun aggravio  in termini di costi. 
Il programma che consente questa accessibilità dei  prodotti Apple si chiama 
“Voice Over”. Dall’attivazione del lettore di  schermo in poi, l’utente cieco
 viene assistito da una voce di buona qualità  che legge le varie informazioni 
che appaiono sullo schermo, quali le pagine  web, la posta elettronica, testi 
in genere, così come l’ascolto della  musica ed ogni altra funzione messa a 
disposizione dal dispositivo.   
L’incontro,  durante il  quale verranno inoltre mostrate le novità di Mac OS X
10.7 Lion ed iOS 5, sarà tenuto da Luca Maianti ed Angelo Cairoli.  
Se siete interessati e volete partecipare o semplicemente avete bisogno di  
chiedere informazioni in merito, vi invitiamo a telefonare al numero   
031/570565 entro giovedì 12 aprile.

I TRENINI DELLA -RIVAROSSI-

Evento in ricordo di Alessandro Rossi e della Sua azienda a Sagnino di Como il 30/04 e 01/05/2011
Sabato sera c’era tantissima gente, la sala era gremita e parecchie persone non sono riuscite a entrare.
La manifestazione è iniziata con un toccante saluto telefonico in diretta della signora Teresa Rossi Dubini, poi è intervenuto Giorgio Giuliani, curatore del sito Rivarossi-memory ed autore di una tesi sulla storia della azienda comasca, con alcune considerazioni sulla RIVAROSSI e la sua assoluta importanza.
A seguire Stefano Maggi, docente all’Università di Siena, con un interessantissimo intervento sullo sviluppo delle ferrovie in Italia, conciso ed efficace, per concludere con saluti e interventi di ex-dipendenti e dirigenti della Ditta, tra cui Lino Molteni, Alessandro Rossi (junior), Paolo Cantelli, e l’ex parroco di Sagnino, con un commosso ricordo di Alessandro Rossi che conosceva dal 1964.
Veramente da apprezzare gli interventi musicali del Maestro Marco Rossi, docente al conservatorio di Como, appassionato molto attivo nel recupero di rotabili reali, che ha proposto alcuni vecchi brani musicali in tema ferroviario splendidamente cantati dalla deliziosa soprano Consuelo Gilardoni. Faccio rilevare che il Maestro Rossi, persona gradevolissima, era appositamente in tenuta quasi da capostazione e gli interventi, musicalmente perfetti e graditissimi dal pubblico, erano sempre in tono lieve e giocoso.
La serata è stata veramente gradevolissima e molto apprezzata dagli intervenuti, la soddisfazione del pubblico era veramente palpabile.
Domenica mostra-scambio con anche l’esposizione dei rarissimi modelli di un collezionista fiorentino. Inaugurazione con la presenza del sindaco di Como, tantissimo pubblico ed espositori di alto livello, alcuni plastici e tracciati funzionanti: un’altra interessantissima giornata!
Tantissime idee e proposte sono emerse nella due giorni, tra cui l’intitolazione ad Alessandro Rossi del piazzale dove sorgeva la Rivarossi, credo che sia il minimo che la città di Como possa fare per onorare il fondatore.

Due filmati sull’ evento, grazie a Quicomo.it:
SABATO SERA
DOMENICA

17 LUGLIO 1969

Tra i documenti che mi è capitato di vedere in occasione della rievocazione del 40° anniversario della discesa dell’uomo sulla Luna, quello più toccante è certamente il necrologio ritrovato negli Archivi Nazionali di Washington, D.C. .

Il comunicato stampa, datato 18 luglio 1969, è redatto in modo che il presidente Nixon potesse leggerlo in diretta TV, nel caso in cui gli astronauti della missione Apollo 11 fossero deceduti durante la loro missione sulla Luna.

Leggere questo brano di storia ci riporta alla mente la grandezza della loro missione e quante incertezze e pericoli abbiano dovuto affrontare questi primi tre uomini nella loro storica impresa.

«Il destino ha voluto che gli uomini che sono andati sulla Luna per esplorarla in pace, rimarranno sulla Luna per riposare in pace. Questi uomini impavidi, Neil Armstrong ed Edwin Aldrin, sanno che non c’è speranza per il loro recupero. Ma sanno che c’è speranza per l’umanità nel loro sacrificio. Questi due uomini stanno donando le loro vite per l’obiettivo più nobile dell’umanità: la ricerca della verità e della conoscenza. Si addoloreranno le loro famiglie ed i loro amici; si addolorerà la loro nazione; si addolorerà tutta la gente del mondo; si addolorerà la Madre Terra per avere mandato due dei suoi figli verso l’ignoto. Nella loro esplorazione, hanno unito le popolazioni del mondo come se fosse una; nel loro sacrificio, hanno legato ancora più strettamente la fratellanza tra gli uomini. Nei giorni antichi, gli uomini hanno guardato le stelle ed hanno visto i loro eroi nelle costellazioni. Oggi, noi facciamo lo stesso, ma i nostri eroi sono uomini in carne e ossa. Altri seguiranno e certamente troveranno la loro via di casa. La ricerca dell’Uomo non verrà negata. Ma questi uomini erano i primi, e i primi resteranno nei nostri cuori. Ogni uomo che guarderà la Luna nella notte, saprà che c’è da qualche parte un piccolo angolo che sarà per sempre l’umanità.»