Redazionale

LA SOCIETA’ DI MUTUO SOCCORSO DI MONTE OLIMPINO

Nel 1882 alcune persone, con la fattiva collaborazione del conte avv. Luigi Reina (che sarebbe divenuto poi il primo Presidente) fondarono la Società di Mutuo Soccorso e Istruzione fra operai e contadini.
Scopo della società era di recare assistenza a lavoratori che in quei tempi ne erano completamente privi. In caso di malattia i soci avevano diritto alla corresponsione di un sussidio ed alle visite gratuite da parte dei medici sociali, fra i quali ricorderemo i dottori Federico e Michele Piadeni, il dottor Camillo Cornelio e il dottor Silvio Borsotti. Al compimento del sessantesimo anno di età, i soci avevano diritto ad una pensione.
La Società mirava anche ad avere una sede propria e nel 1905 acquistò un primo lotto di terreno (circa 1600 mq.) al prezzo unitario di lire 2 su quale nel 1909 realizzava il corpo centrale dell’attuale fabbricato sociale. Nel 1913 acquistava altri 300 mq. di terreno che sarebbe servito, nel 1924, alla costruzione di due nuove aule per l’asilo infantile.
Oltre all’asilo di Monte Olimpino, nel 1913, su proposta dell’ing. Leone Montandon, direttore della Fabbrica Cemento Portland, la Mutuo Soccorso assumeva anche la amministrazione dell’asilo di Ponte Chiasso.
Nè venne dimenticata l’istruzione. Sin dal 1893 funzionava la biblioteca, mentre nel 1909 venivano istituiti i corsi serali post-elementari di disegno e di “pratica di commercio”.
Qualche anno dopo la fine della prima guerra mondiale vennero emanate leggi che rendevano obbligatoria l’assistenza pensionistica per i lavoratori dipendenti dell’ industria e del commercio. Seguì poi la legislazione inerente l’obbligatorietà della assistenza per malattia. Ciò provocò, per la Mutuo Soccorso, la defezione dei giovani e l’aggravarsi delle contribuzioni pensionistiche e di malattia per i soci anziani, Iniziando dal 1930 i bilanci sociali chiudevano in passivo, costringendo il consiglio di amministrazione a deliberare di mettere in vendita il fabbricato.
Si dimostrò interessata all’acquisto la Fabbriceria della Parrocchia di San Zenone (era prevosto don Lorenzo Gianpedraglia), ma non ci fu accordo sul prezzo.
Nel settembre del 1939 si presentò una occasione favorevole, proposta dal Comune, che richiedeva di affittare gran parte del fabbricato ad uso scolastico. Svaniva così il problema della vendita e si riassestava il bilancio sociale. Così la Società si rendeva ancora utile alla vasta zona di Monte Olimpino, ospitando, nel 1940, la Scuola Commerciale per gli Italiani all’estero, avente sede a Chiasso, in quanto si paventava la chiusura del transito di frontiera fra l’Italia e la Svizzera, a causa della guerra; ciò che infatti avvenne.
Alla fine degli anni ’50, costruita da parte del Comune una nuova scuola commerciale in via Canova, toccò ancora alla Mutuo Soccorso ospitare la Scuola Media che trovò poi sistemazione nel nuovo edificio in via Interlegno.
Così l’edificio della Società tornò a dare ospitalità alle Associazioni locali, che da tempo premevano per giungere ad una soluzione per le loro sedi.
Le difficoltà economiche e l’inevitabile disimpegno da parte dei soci più avanti negli anni, fecero ventilare nuovamente l’ipotesi di cedere l’edificio. Non si giunse a questa drastica  e deleteria decisione grazie a l’impegno, inizialmente, di alcuni soci della sottosezione del CAI, finchè all’inizio degli anni ’90 si prospettò l’ipotesi di ospitare la Società Bocciofila, rimasta orfana dei propri campi da gioco al “Pino”. L’iniziativa andò per il verso giusto e nel 1992 si costituì un organismo che cominciò ad occuparsi della gestione degli spazi ed, assieme, del fondamentale reperimento di risorse economiche: Il Circolo delle Associazioni, che tuttora si pone come braccio operativo della Società di Mutuo Soccorso di Monte Olimpino.

PREMENTINO SUPREMO NETTARE

La popolazione monteolimpinese ha conosciuto in tempi passati una fiorente economia agricola; anche le più piccole comunità traevano indispensabili risorse dalla lavorazione della terra e gli scambi con gli altri abitanti delle zone vicine costituivano un importantissimo fattore di sopravvivenza.
Non si può negare un certo rimpianto nel sapere, per esempio, che sulla collina che da Canova sale al Tocia coltivata a vigne, si produceva un vino di eccellente qualità, famoso in tutta l’area del Basso Lago. Un prodotto veramente unico nel suo genere, per quelle caratteristiche che ne facevano un “elisir” da degustare goccia a goccia. Si diceva che fosse merito del sole della Majocca. Verso l’inizio del secolo scorso la produzione del “vino Prementino” era divenuta assai modesta ma, comunque, ancora apprezzabile per soddisfare la richiesta locale. Ma questo tipo di economia, nei decenni successivi, era destinato a scomparire quasi del tutto: la produzione e la vendita del vino non costituivano più un guadagno sicuro e in grado di coprire le spese per la cura delle coltivazioni.
Qualcuno della zona ha comunque cercato di conservare la tradizione, ma la costruzione di abitazioni in via Pedetti ha messo la parola fine a tutto. Tre anni fa due baldi giovani hanno provato a mettere a dimora le viti sulla collina che dai Salesiani sale su verso Cardina. Lo scorso autunno si è avuta una corposa vendemmia e l’uva è stata vinificata e messa in bottiglia.
Per far conoscere il “nuovo Prementino” i produttori vi aspettano per una degustazione gratuita ogni mercoledi di aprile presso il PUB HIGHLANDER in via Bellinzona, 148.

TREDICI INTERROGATIVI (+1) CHE…NON MI FANNO DORMIRE LA NOTTE!!!

* Perché “separato” si scrive tutto insieme quando “tutto insieme” si scrive separato?
* Perché “abbreviazione” è una parola cosi lunga?
* Qual è il sinonimo di… “sinonimo”?
* Come si fa a sapere se una parola nel dizionario è scritta sbagliata?
* Se hai un sogno nel cassetto, che fai se ti rubano la scrivania?
* Come mai la Lemonsoda è fatta con aromi artificiali e nel detersivo per i piatti trovi vero succo di limone?
* Come può avere dei nipoti Paperino se non ha né fratelli né sorelle?
* Perché non c’è un alimento per gatti al gusto di topo?
* Quando producono un nuovo cibo per cani “più gustoso”, in realtà chi lo ha assaggiato?
* Perché Noè non ha lasciato affogare quelle due zanzare?
* Se niente si incolla al Teflon, come si è riusciti ad incollare il Teflon alla padella?
* Se pensi di avere preso il coraggio a due mani, che effetto ti fa se, guardando bene, ti accorgi che non era coraggio e che forse non servivano nemmeno due mani?
* In caso di guerra nucleare, l’elettromagnetismo prodotto dalle bombe termonucleari potrebbe rovinare le mie cassette video?

** Come faccio a far tacere il cane del vicino?

PENSIERINO QUARESIMALE

Mi sono posto qualche domanda che ora vorrei girare al popolo dei “Vintun” per sollecitare una riflessione.

Nella nostra comunità ci vogliamo bene? Facciamo a gara nello stimarci a vicenda? Ci aiutiamo concretamente? Siamo uniti? Ci salutiamo? Ci sorridiamo? Gli adulti possono essere di stimolo ai giovani e i giovani possano essere fonte di allegria per gli adulti? Siamo contenti quando una proposta organizzata da altri va bene? Gioiamo nel vedere persone nuove che si mettono al servizio anche se scombussolano gli equilibri di sempre? Siamo soddisfatti quando nelle riunioni – e non altrove – si dialoga apertamente per prendere delle decisioni condivise?


Oppure…come disse Papa Francesco nel corso dell’omelia di una messa celebrata a Santa Marta:
«Noi siamo abituati alle chiacchiere, ai pettegolezzi. Ma quante volte le nostre comunità, anche la nostra famiglia, sono un inferno dove si gestisce questa criminalità di uccidere il fratello e la sorella con la lingua! Una comunità, una famiglia viene distrutta per questa invidia, che semina il diavolo nel cuore e fa che uno parli male dell’altro, e così si distrugga».
Francesco ha persino spiegato cos’è che, a suo avviso, causa calunnie e maldicenze: «Non c’è bisogno di andare dallo psicologo per sapere che quando uno denigra l’altro è perché lui stesso non può crescere e ha bisogno che l’altro sia abbassato per sentirsi qualcuno».

Tra le due, quale è la immagine che meglio rappresenta la nostra comunità?
Meditate gente!

Nel cassetin del Ciapanota!

In questi giorni in cui la MERLA sconsigliava di stare fuori in giardino, mi è venuta voglia, per passare il pomeriggio, di andare a cercare i primi numeri di questo foglio, che ha cominciato ad “andare in onda” nel 1993. Naturalmente sono in formato cartaceo, così ho pensato di rileggerli e nello stesso tempo di renderli digitali.

Al di là della seconda operazione meramente tecnica, nel rileggerli ho provato piacere nel ricordare quanto vivo e vitale fosse il nostro quartiere, ma, altresì, ho provato immensa tristezza nel vedere ancora oggi irrisolti alcuni dei problemi che già allora, 25 anni fa, si segnalavano e si spingeva e si lavorava perchè si arrivasse a  una soluzione.

Saltuariamente vedrò di riproporre qualche argomento, intanto chi avesse tempo, pazienza o desiderio di conoscere, può andare a leggerseli nella pagina DOCUMENTI del MENU’ principale.

Per cominciare vi propongo una pagina del 1994 che raccoglie le indicazioni di chiusura per ferie degli esercizi commerciali presenti in paese: erano ben 50!!! Ve li ricordate?

Buona lettura e… magari, qualche commento.

…E 234 SON TORNATI A CASA!!!

“I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza”.

Per generazioni e generazioni di italiani formatisi nel vero e proprio culto della Grande Guerra questa frase, destinata a far parte della memoria collettiva, avrebbe compendiato l’intera vicenda bellica. Si tratta del periodo finale del Bollettino n.1268, pubblicato il 4 novembre 1918 dopo la firma dell’Armistizio di Villa Giusti, passato alla storia come il “Bollettino della Vittoria”.
Mentre rendiamo onore ai nostri 45 concittadini che hanno sacrificato la propria vita nella Prima Guerra Mondiale, eleviamo anche un grande grazie per i 234 che hanno combattuto, ma hanno potuto far ritorno alle proprie case e riabbracciare i propri cari alla fine del Conflitto. Poi, senza pensarci troppo, si sono rimboccate le maniche e hanno ridato vita al quartiere.

Se non volete fermarvi agli aridi numeri, qui sotto trovate l’elenco dei loro nomi, come risultano dalla lapide del monumento e dalla immagine della tavola qui sopra parzialmente riprodotta.

Caduti 15-18   Reduci 15-18

LA PIAZZA DI MONTEOLIMPINO

La mancanza di spazi liberi nel centro di Monte Olimpino, incrementata dalle penose condizioni in cui si trova, ha reso di attualità la discussione intorno al piazzale. Non dovrebbe quindi essere inutile qualche cenno in merito alla sua storia, tratto dal libro del sig. Porta (IL COMUNE DI MONTEOLIMPINO) e alle successive vicissitudini.

Occorre prima ricordare che l’area posta ai due lati del sagrato della Chiesa era stata assegnata alla Società Ferrovie dell’Alta Italia, affinché vi depositasse il materiale inerte che veniva sgombrato dalla costruenda galleria che doveva congiungere la stazione ferroviaria di Como con quella di Chiasso. Il grosso ammasso, costellato di erbacce e di rifiuti, costituiva un vergognoso sconcio. Qui è giusto lasciare la parola all’allora Parroco don Ettore Civati (“La Vedetta” n. 1 gennaio 1929): “Il 1° gennaio 1928 l’on. Podestà Baragiola veniva a Monte Olimpino, in un solenne ricevimento religioso-civile. Osservò la orrenda pattumiera di deposito. Ascoltò e promise. Il 28 ottobre, stesso anno, la Piazza degli Alpini fu inaugurata (8 soli mesi!) Eccola grandiosa e sorridente. In mezzo il piccolo Monumento dei Caduti, i lampadari, in fondo la vasca-fontana e le gradinate, in alto il gruppo delle vecchie case Ecclesiastiche e l’antica Chiesa, sullo sfondo, tra le piante, la nuova casa Parrocchiale, presso il bel tempio di Dio, che attende la sua facciata”. In pratica il materiale venne “rinchiuso” fra robuste mura, per evitare il gravoso lavoro che avrebbe richiesto il trasportarlo altrove.

Il piazzale venne poi abbassato con l’intendimento di creare in centro uno slargo che desse uno spazio visibile dalla strada principale, favorendo anche la costruzione di un fabbricato che potesse ospitare al piano terra i servizi pubblici (farmacia, posta, ambulatorio, delegazione comunale e un salone per riunioni) e sopra alcuni appartamenti, evitando così eccessivi aggravi al bilancio comunale. Il problema era stato sollevato dal Comitato pro Monte Olimpino e Ponte Chiasso e procurò parecchie animate discussioni. In una riunione del 3 dicembre 1956, presenti il Sindaco avv. Lino Gelpi e l’Assessore dott. Pellegrino Baricci, il proposito venne presentato ufficialmente e si stabilì di predispone un progetto di massima da sottoporre al Comune. Venne presentato un plastico (esposto poi anche in una vetrina di un negozio di Monte Olimpino) che prevedeva un fabbricato di quattro piani, da collocarsi sul retro del piazzale. Sul lato sud dello stesso si proponeva la costruzione di due scalee per congiungere la piazza con il sagrato della Chiesa, creando un adeguato spazio per collocarvi degnamente il monumento ai Caduti e la fontana. Il restante spazio sarebbe rimasto tutto libero. Il progetto venne però bocciato dal Comune perché il piazzale rientrava nella zona verde e non era possibile collocarvi un edificio a più piani. (Dai Verbali del Comitato pro Monte Olimpino e Ponte Chiasso del 3 dicembre 1956, 7 gennaio, 28 giugno 1957, 9 ottobre 1958 e 4 febbraio 1959).

Alla fine si arrivò a costruire una palazzina a due piani che si può vedere tuttora e che la popolazione ha sempre ritenuta non funzionale ed inadeguata alle esigenze del quartiere. Tanto che il Consiglio di Circoscrizione promosse nel 1988 un concorso di idee pubblico per individuare il miglior utilizzo della piazza. Che portò alle seguenti conclusioni:

1- Migliorare la qualita’ ed il disimpegno delle strade alternative a via Bellinzona nel collegamento da Como a Pontechiasso.
2- Creare nuove strade
3- Creare collegamenti tra le strade esistenti im modo tale che il traffico per la Svizzera venga obbligato ad evitare il centro abitato di Monteolimpino.
Le conseguenze sarebbero:
a- La gente sarebbe piu’ soddisfatta perche’ l’aria sarebbe piu’ pura e ci sarebbe piu’ silenzio.
b- I frontalieri non subirebbero tutte le mattine le lunghe colonne di traffico che causano ritardi, ansie e tensioni eccessive.
Se i dati rilevati dimostrano che l’esigenza di aria pura e di verde e’ molto sentita da tutti, si potrebbero sostituire gli attuali deprimenti cipressi, con delle composizioni floreali che facciano da cornice tutt’attorno. Al centro una fontana anche con funzione di monumento commemorativo, allegerirebbe, decorerebbe e renderebbe piu’ moderna e vivibile l’attuale piazzetta. Attorno ancora aiuole fiorite, panchine, un piccolo spazio attrezzato con giochi, e, perche’ no, un chioschetto di bibite e gelati. Quanto ai cartelloni pubblicitari, sarebbe meglio farli sparire.
Una ulteriore analisi dei dati fa rilevare, oltre alla mancanza di spazio, la carenza di strutture sociali, ricreative e funzionali che potrebbero rendere il quartiere piu’ adatto ai bisogni della gente e socialmente piu’ unito, Le proposte dei ragazzi tendono a organizzare lo spazio in modo da non opporre le autovetture ai pedoni. Una sopraelevata potrebbe essere un primo passo per ridare vita alla piazza ed un autosilo a piu’ piani risolverebbe il problema dei parcheggi. Tale struttura potrebbe essere collocata su alti pilastri sopra lo spazio attualmente occupato dalla palazzina; l’accesso dovrebbe essere posto allo stesso livello della strada sopraelevata. L’area occupata attualmente dalla piazza e la strada attuale non piu’ percorsa dalle auto, sarebbero disponibili per ampliare lo spazio verde. La stessa scalinata che porta alla chiesa potrebbe divenire piu’ stretta; si potrebbero creare varie piazzuole su piani diversi ai cui lati potrebbero sorgere edifici adibiti ai servizi di pubblica utilita’.
Si e’ discusso anche un altro progetto che prevede la costruzione di una struttura unica collocata sull’area attualmente occupata dalla palazzina, ideata su pilastri per poter utilizzare lo spazio sottostante come parcheggio. Tale edificio, illuminato da ampie vetrate, potrebbe essere suddiviso in varie zone: servizi, centro ricreativo, biblioteca, ecc…Strutturato su due piani esso non toglierebbe spazio alla piazza, infatti sul tetto a terrazzo si potrebbe impiantare un giardino ricco di fiori e piante con zone d’ombra creati da pergolati di glicini e di edera.
Un gruppo di lavoro ha preso in considerazione la proposta di rialzare la piazza come era nel passato per sottrarre le persone allo smog e al traffico caotico della via Bellinzona, raggiungibile da un viale. In tali condizioni il monumento ai caduti dovrebbe essere eliminato oppure sostituito con una costruzione piu’ moderna, in armonia col nuovo ambiente. Nella futura piazza andrebbero inseriti sempreverdi, fiori e aiuole coloratissime con sentieri a prato. A livello della strada si dovrebbe riservare uno spazio ad una sala per giochi, la biblioteca ed accanto sarebbero ricollocati i servizi: ufficio postale, ambulatorio, farmacia, ufficio vigili, ecc…
Tutto messo da parte, con il risultato che dalla ristrutturazione e’ scaturito l’obbrobrio che potete ancora ammirare!

LA CRISI DELLA PARROCCHIA

dal Corriere del Ticino

LUGANO – Nonostante la Quaresima sia ancora lontana, la Parrocchia di Viganello si sta preparando a un lungo periodo di magra: nel 2019 sarà confrontata con tagli alle spese per un totale di 33.275 franchi. Della difficile situazione finanziaria di quella che per estensione è la più grande parrocchia del Ticino (comprende anche Albonago e Cassarate), si è discusso nel corso di un’assemblea straordinaria tenutasi lo scorso 13 settembre. «Prima che la situazione precipiti – si legge in una lettera inviata ai circa 13 mila parrocchiani qualche giorno fa – il Consiglio parrocchiale, su esplicita richiesta dei revisori, si è chinato sui conti cercando dove è possibile effettuare dei risparmi per far sì che in futuro i bilanci chiudano almeno in pareggio».

«È la prima volta che affrontiamo un’operazione di risparmio che va così in profondità», spiega il presidente del Consiglio parrocchiale «È stata una scelta molto dolorosa, ma necessaria». Nel dettaglio, verranno ridotti i costi degli organisti e l’organo verrà suonato manualmente solo alla messa domenicale delle 11, mentre durante le altre funzioni verrà usato un impianto automatizzato. Previsti anche la riduzione dell’orario di lavoro e di conseguenza dello stipendio del custode, tagli ai costi della contabilità e a quelli inerenti il bollettino parrocchiale.

Tra le cause dei problemi finanziari, la diminuzione dei fedeli e il conseguente calo delle offerte raccolte in chiesa.

NOBEL al contrario!

Nella notte di giovedì 13 settembre, uno storico teatro dell’Università di Harvard, in Massachusetts, ha fatto da cornice a uno degli appuntamenti accademici più attesi dell’anno: l’assegnazione dell’IgNobel, il Nobel “al contrario”, dedicato agli studi e alle ricerche che prima fanno ridere, e poi fanno riflettere. Anche se il tema della 28esima edizione dell’evento, curato dalla rivista Annals of Improbable Research, era “il Cuore”, le ricerche premiate hanno riguardato anche organi e funzioni anatomiche diverse.

L’IgNobel per la Medicina è andato a due ricercatori statunitensi, Marc Mitchell e David Wartinger, per aver dimostrato come le montagne russe possano accelerare il transito dei calcoli renali. I due hanno offerto ad alcuni modelli tridimensionali di reni umani una ventina di corse sugli ottovolanti del Disney World di Orlando, in Florida. Scoprendo per di più che sedersi nel retro del vagoncino garantisce il 64% di “successo terapeutico”, contro il 17% raggiunto da chi siede nei posti davanti.

Il gastroenterologo giapponese Akira Horiuchi si è meritato l’IgNobel per l’Educazione sanitaria per essersi somministrato da solo una colonscopia da seduto, anziché nella classica posizione sdraiata. Horiuchi, che ha riportato solo un “leggero” fastidio, lo ha fatto per incoraggiare i giapponesi a sottoporsi all’esame, in un Paese in cui le percentuali di cancro colon-rettale sono in aumento. Un gruppo di antropologi è stato premiato con l’Ignobel per l’Antropologia per aver svelato che, negli zoo, gli scimpanzé imitano gli umani tanto quanto noi imitiamo loro, e altrettanto fedelmente.

Mentre l’IgNobel per la Biologia è andato a un gruppo di scienziati che ha dimostrato come, a un esperto, basti annusare un calice di vino per capire se vi sia una mosca all’interno. Un gruppo internazionale di urologi ha conquistato invece il premio in Medicina riproduttiva per aver sviluppato un metodo infallibile di misurazione delle erezioni notturne (contando quante volte venivano strappate le zigrinature su una sorta di “cintura di castità” fatta di francobolli postali).

Ignobel per la Nutrizione a James Cole, archeologo all’Università britannica di Brighton, che si è distinto per uno studio di misurazione del valore nutrizionale del cannibalismo, più volta praticato in passato da varie culture. Per la tranquillità di tutti, ha scoperto che non è poi così alto e che siamo molto meno calorici di una cena a base di bistecche.

Un team portoghese formato da Paula Romão, Adília Alarcão e César Viana ha dimostrato che la saliva umana unita a soluzioni alcoliche è un ottimo detergente per le sculture del XVIII secolo (IgNobel per la Chimica).

L’IgNobel per l’Economia è andato a un gruppo di Canada, USA, Cina e Singapore per aver dimostrato che, in effetti, accanirsi con una bambola voodoo virtuale aiuta a sfogare le frustrazioni contro il capo ufficio, senza rischiare il posto. Un’altra ricerca dall’esito prevedibile ha ottenuto l’IgNobel per la Letteratura: Thea Blackler, Rafael Gomez, Vesna Popovic e M. Helen Thompson, da Australia, El Salvador e Regno Unito, hanno dimostrato che la maggior parte delle persone che acquista costosi prodotti tecnologici non legge le istruzioni.

Infine l’IgNobel per la Pace è andato a un gruppo di Spagna e Colombia per aver misurato la frequenza, la motivazione e le conseguenze di urlare e imprecare in auto.

LA BARCA DI SAN PIETRO

Nella notte tra il 28 e il 29 giugno, in occasione della festa di San Pietro e Paolo, nelle nostre campagne si celebra un rito molto particolare per capire come sarà il tempo ma anche come andrà il raccolto e il destino dei componenti della propria famiglia. Si tratta di quella tradizione nota come la barca di San Pietro.

Il procedimento è il seguente: la sera del 28 giugno si riempie un contenitore di vetro ampio e largo di acqua, all’interno si fa colare una chiara d’uovo e si mette a riposare per tutta la notte all’aperto o su un davanzale al chiaro di luna lasciando che la soluzione di acqua e uovo prenda anche la prima rugiada del mattino. Secondo la tradizione, la notte saranno i santi Pietro e Paolo a compiere la magia, in particolare sarà l’apostolo Pietro (che ricordiamo essere un pescatore) che alla vigilia della sua festa dimostra la sua vicinanza ai fedeli soffiando all’interno del contenitore e facendo così apparire la sua barca.

La mattina dopo il risultato va interpretato.

L’albume, infatti, forma dei filamenti e si posiziona in modo da sembrare una barca di forma variabile e con più o meno vele e alberi. A seconda di com’è il veliero, i contadini sono in grado di capire le condizioni del tempo che li aspetta, la più o meno buona annata di raccolto ma anche la salute dei componenti della propria famiglia. Vele aperte indicherebbero giornate di sole, vele chiuse e strette invece pioggia in arrivo! Un bel veliero in generale promette un’ottima annata di raccolto.

Ma perché si forma davvero la barca?

Il fenomeno è dovuto semplicemente alla diversa temperatura della notte (più fresca) che permette all’albume di rapprendersi formando il caratteristico veliero ma anche al fatto che l’albume ha una densità maggiore dell’acqua e tende ad affondare. Quando l’acqua fredda si riscalda grazie al calore che assorbe la brocca dalla terra o dal davanzale su cui è posizionata, tende a risalire portando con sé anche l’albume. Si formano così le vele. Ogni anno, ovviamente, la chiara si posiziona in maniera differente e le persone sono intente ad interpretare i messaggi mandati da San Pietro. E ancora oggi tante famiglie tramandano la tradizione anche ai bambini e giurano che l’uovo più di una volta ci ha effettivamente “preso”!

Il culto di San Pietro è nato durante il medioevo grazie ai monaci Benedettini che lo diffusero in Lombardia. Nell’800 si diffuse una curiosa leggenda popolare secondo cui a questo giorno seguirà un temporale a causa del diavolo. Per questo molti pescatori, scaramanticamente, non escono in barca.