Dialetto

PERSONAGGI IN DIALETTO…T…U…V…Z…(seconda serie)

TIRAZZA (LA COMPAGNIA DEL)

Avanzi di quelle compagnie che in tutte le terre d’Italia, in occasione di nozze, feste di famiglia, ecc. accorrevano a fare la trumbettada per recuperare una mancia. Ora alle feste, soprattutto di nozze, sono sostituiti da un piccolo complessino di due/tre persone, e il prezzo è stabilito prima.

URCELATT

Il riferimento ai volatili è fin troppo evidente. Questo è l’appellativo dialettale degli abitanti di Castelmarte, in Brianza. Si narra che una contadina del luogo cui era stato rubato un tacchino, vedendo passare un aereoplano, credendolo il proprio tacchino, abbia messo delle granaglie in terra in modo ben visibile, per indurlo a scendere ed a rientrare.

VINTUN

Non si è mai arrivati a stabilire con certezza la ragione per la quale sia stato attribuito questo appellativo dialettale agli abitanti di Monte Olimpino. Nel corso degli anni sono uscite fuori diverse versioni, alcune anche molto fantasiose, ma nessuna che avesse un, seppur minimo, fondamento storico.
Vi propongo tre possibili supposizioni, illustrate dal sig. Primo Porta in una intervista realizzata dal prof. Bernardo Malacrida nell’anno 1984. Le riprese sono di Renato Locatelli.
Motivazioni diverse saranno ben accette nei vostri eventuali commenti!

 

ZIU ‘MERICA

Necessita di traduzioni???

PERSONAGGI IN DIALETTO…O…P…Q…R…S…(seconda serie)

ÖREVAS

E’ abbastanza chiaro che si parla dell’orefice, chi lavora l’oro per farne gioielli, anche se noi chiamiamo a volte con questo nome anche l’argentiere cioè chi lavora i soli vasellami o simili d’argento. In gergo, una volta, era la persona che con la pala raccoglieva per le vie la spazzatura e il letame.

PASQUIRŒU

Colui che stando fermo alla stretta osservanza del precetto, si confessa e si comunica una sola volta all’anno, cioè alla Pasqua e anche il piu tardi possibile. I napoletani chiamano un cosiffatto rigorista Annicchio.

QUONIAM

Voce latina usata da noi nella seguente frase: Fa el quoniam. Far lo gnorri, l’ indiano, ecc. avec un fa’ de cojon.

RUSTEGUN

Zoticone, di natura ruvida e rozza, scortese, strano, stravagante, intrattabile, non gentile: si rimane esterefatti nel constatare quanti sinonimi racchiuda in sè un semplice termine dialettale.

SANTIFICETUR

Dicesi di una personcina che ha apparenza di buona e di santa; cosi chiamasi una specie di bacchettone, ed è specialmente colui che sa meglio degli altri suoi pari simulare il candore dell’animo, perchè sa assumere modi semplici e aperti, sempre per altro conditi di una certa onesta ritenutezza e devozione e parla con un amabile sottovoce pieno di orazione e di affetto.

SANT’ABONDI

L’ avevo già proposta due anni addietro, ma, visto che è stata composta 55 anni fa, mi piacerebbe che la rileggeste. Ho notato che i Comaschi durante l’anno non sono molto vicini al loro Patrono, la basilica è spesso vuota…mi piacerebbe vederla più frequentata, non solo in occasione della Festa… Sperando che chi ama la Sagra non se la prenda troppo…

 

PERSONAGGI IN DIALETTO F…G…I…L…M…N…(seconda serie)

FUSTUSCIONA

Donna che opera in fretta, con molta alacrita’ ma fa le cose male, senza alcuna diligenza.

GINGIVARI

Era abitudine comune, in passato, aiutare la dentizione dei lattanti dando loro da masticare una radice di Ireos (Iris), che portavano al collo, legata a un nastro o a un cordoncino. Il bambino, quando soffriva alle gengive un prurito dovuto al dentino che accennava a spuntare, istintivamente portava alla bocca la radice bianca e mordendola appagava lo stimolo nervoso determinato da quel prurito e inconsapevolmente aiutava il dentino a bucare la gengiva. Quella radice di ireos, in dialetto era appunto detta “gingivari”; poiché pendeva abitualmente al collo dei lattanti e oscillava continuamente per i movimenti irrequieti del bambino, il popolo, con un traslato veramente originale, battezzò così l’uomo irrequieto, indeciso, che cambia continuamente parere, gusti e magari amori.

IMBOSCIORADUR

Chi si occupava di cingere con un fascio di spine un tronco di un albero da frutto, quando i frutti erano prossimi a maturare, perchè altri non vi potessero salire.

LAMPROCC

Chi mangiando lambisce i cibi, facendo uno sgradevole rumore con la lingua e con le labbra.

MAZACRONIC

Era il Canonico del Duomo di Como, detto anche Mansionari, inferiore di grado, d’ onori, di stallo, e di entrata dei Canonici di cappa magna dello stesso duomo. Il suo distintivo era la mozzetta. E’ sinonimo di Canonico Mazziere, dalla mazza che in alcune chiese tali chierici portavano davanti ad ecclesistici graduati.

NERC

Ovvero la lumaga biota; si dice di fanciullo poco sviluppato, magruccio, poco socievole e spesso malaticcio. E poi dicono che il neologismo NERD sia di origini anglosassoni!!!

PERSONAGGI IN DIALETTO A…B…C…D…E…(seconda serie)

AGENT DI TASS

Tutti penserebbero subito all’esattore, letteralmente “Agente delle tasse” in milanese, in realtà è un oggetto, cioè un cucchiaino lungo e sottile utilizzato per recuperare il midollo all’interno degli ossibuchi e per spolpare i crostacei. Il perchè di questo nome…mi sembra estremamente ovvio!
BAGOLON DEL LUSTER

Chi esalta i pregi di una merce, cercando di convincere gli eventuali acquirenti con argomenti di assoluta fantasia viene tacciato di essere on bagolon, dal milanese bàgola = ciancia, fandonia.
Bagolon del luster è una locuzione nata all’inizio del secolo scorso con l’invenzione del lucido da scarpe, quando i primi venditori ambulanti di questo nuovo prodotto dovevano ricorrere a mille sistemi molto personali per reclamizzarlo. Mentre illustravano ai presenti la bontà della loro merce, raccontavano le storie più strane ed incredibili, convincevano qualche ascoltatore tra i presenti a togliersi le scarpe, gliele lucidavano e fattegliele rimettere gli facevano fare un giro di dimostrazione, convincendo così il pubblico ad abbandonare il miscuglio di fuliggine e grasso animale, fabbricata in genere dai droghieri, e usata per le calzature. Il lucido da scarpe era venduto dapprima grezzo a pezzetti, poi in involti di carta o scatolette di legno.

CINCH E’ MEZZ

Sensale di matrimonio, chiamato in dialetto anche camarada (che significa compagno) o marossee (al femminile marossera), termine di origine longobarda. La sua intermediazione veniva ricompensata solitamente con il dono di qualche oggetto di valore, come una camicia in seta, e più raramente in denaro. Probabilmente il nome deriva da un detto sempre dialettale: Cinch e cinch des, la cavalla l’è nosta che allude al reciproco accordo a conclusione di un contratto con la stretta delle mani, il sensale… sta in mezzo.

DONDINA

Negli ultimi decenni dell’800 Carlo Mazza, capo della squadra volante a Milano negli anni del Risorgimento, era detto il Dondina per la sua andatura dondolante, tanto che gli fu dedicata una canzone popolare che dice: “ El Dondina quand l’è ciocch, el va inturno a ciappà i locch, e i je mena a San Vittor, a sentì quanti hin i or.“ Anche la guardia scelta della questura era chiamata allo stesso modo.

EVANGELISTA

Non fatevi trarre in inganno, con i quattro Evangelisti non centra nulla, con questo termine infatti  si indicava il vigile annonario, che è poi l’addetto comunale che deve far rispettare i prezzi, i pesi e le misure.

Vintinööf, Trenta e Trentün

Mah che frècc! Mah che gèèl!
Gh’è stravènt e gris ’l cèèl!
E la fòppa l’è giazada,
la grundana l’è gelada!

Mettem su sciarpa e capel,
pœ giacuni e ’n bel mantel,
gipuninn e calzetuni,
quataurècc e tri majuni!

Ma ’stu frècc al và mia via:
gela tütt, Giadina mia!
Bisient pecc d’una sberla:
inn i trì dì de la merla!

#fr#

Matteo 2, 1-12 secondo Orazio Sala

Giù là, ‘n d’una cità de la Giüdea,
Betlemm la sa ciamava, l’è nassüü
‘l Gesù Bambin, e subit un’idea
la gh’é vegnüda a Erode, perché Lüü

che l’era ul re di chi sitt lilinscì
cumé ‘l sent dí di geent che ‘n altar re
a l’è nassüü in quela zona lì
al ciama i Sacerdoti par savê

indué che al gà de nass ‘istu Messia
e quand quilà ga disan: “A Betlemm,
perché l’è ‘n sü la Bibia”, al vöö tra via
ul cò dal gran nervuus, perché ga premm

de véss dumà lüü ‘l re, e ‘l fa ciamà
quii taj sapient ch’eran rivaa l’inscì
da l’Urient, e ‘l taca a fai parlà
de la cumeta, e ‘me fann a vess lì,

e ‘l vöö savè la rava e pö la fava,
‘l cata la scüsa che anca lüü ‘l vöö nà
a unurà ‘stu Fiöö, e ja pregava
de savècch dí préciis, in quale cà’

a l’era stu Bambin. E questi, alura
vann, e ‘mé vedan cumparí ‘na stèla
cunt u la cua, sübit ga vann ‘dree
perché ‘l sann ben che, indué sa ferma quèla

a l’è ‘l sitt giüst indué che gh’è ‘l Messia.
Pö la sa ferma lí sura ‘na cà’
e luur van li dent e vedan la Maria
cunt ul Bambin in brasc, e ga dann là

la mira, l’oor, l’incens, ciué i regaai
ch’evan purtaa, e pö vann giù ‘n ginöcc
stann li ad adurall, fina che mai
l’e ura de nà, e mò che cuj sò öcc

hann vist quell che savevan de védé
partissan par turnà ‘n del sò Urient;
ma prima vöran nà in l’Erode, ul re,
par dicch ul siit, ma càpita un event

che ja cunvinc a ‘nà a cà drizz filaa
senza fermass: intant ch’inn dree a durmí
a riva ‘n’angiarin, tütt strabafaa,
a dicch de cambià strada, e questi chì

partissan, a fann finta de nient,
fann ‘n’altar giir e turnan in Urient.

PERSONAGGI IN DIALETTO S…T…U…V…e ZETA

SIFULOTT DE MENTA

Vi ricordate quella caramella a forma di zufolo, venduta sui banchetti delle fiere paesane, che però non fischiava in quanto priva della pallina, ma dove i bambini non molto svegli si intestardivano a soffiare pur non ricavandone alcun suono. Il termine è quindi passato a definire delle persone un po’ tarde di comprendonio…
I nostri politici di oggi hanno coniato la legge sul whistle blowing. Che sta per: soffiare nel fischietto! Ossia, in parole povere, fare la spia, fare una soffiata, una delazione. E chi lo fa, è un whistleblower, termine molto più simpatico di “spione”.

TRUSCION

Gran faccendiere, procacciatore, sempre occupato in affari e in ansia nel compiere il proprio lavoro. Una bella fetta dei nostri politici….

URUCH

Urucc è il Barbagianni o Allocco. Questo rapace notturno si è guadagnato l’immeritata fama di essere stupido, a causa dell’espressione sciocca assunta dai suoi grandi occhi rotondi, fissi e vacui, specie se abbagliati da una luce diretta. La stessa espressione che assume chi rimane inerte e attonito di fronte a una situazione imprevista.

VISIGABUSECH

Seccatore, innoportuno, inquieto, noioso; vuol dire, in sostanza, uno che rompe un po’ con la sua insistenza, irrequietezza o invadenza.
L’etimologia forse connessa con alcuni insetti, ed il loro procurare fastidio.
Infastidisce come le zanzare: vola sempre intorno, fa chiasso, magari ti si appoggia al momento meno adatto

Z

Zin zéta furbiséta
tri quatrin a fala mulà
fala mulà in d’una manera
ul galet l’è in capunera.

PERSONAGGI IN DIALETTO O…P…Q…R…

OREGIATT

Nella vicina Confederazione gli aderenti al PPD sono scherzosamente chiamati uregiatt, oregiatt o oregioni, che in dialetto ticinese significa “orecchiuto”, “ipocrita” o “subdolo”, termine che tuttavia ha un’etimologia molto discussa e che probabilmente si riferisce alle lunghe basette portate dai membri del partito ad inizio secolo , o, come più semplicemente sottolineato dallo scrittore luinese Piero Chiara, il termine indicherebbe “gente che ascoltava passivamente e seguiva, più che la parola del Signore, quella dei suoi ministri”

PAMPALUGA

E’ anche una maschera del carnevale lodigiano. Il suo significato e le sue caratteristiche sono ben descritte in questa filastrocca in dialetto di Lodi

Pampaluga ludesan
larg de buca e stret de man
religus risparmiadur
quand el bev l’è de buon umur
citadin cun el sal en co’
trope tase el paga no
per la patria e per el re
Pampaluga chi ch’el ghè!

Persona sciocca, vuota, di scarsa levatura, bietolone, gaglioffo. Propriamente chi con uno spillo infilza gli acini dell’uva per mangiarli.

QUAJOT

Letteralmente significa giovane quaglia. Tontolone, persona dai riflessi lenti o tarda a capire, specialmente in senso scherzoso: colui che cade sempre in trappola.

RACOLA

Raganella, parlantina, riferita in particolare a persona che parla in continuazione. Voce imitativa, esprime in origine il gracidare.
E’ anche uno strumento di legno formato da una rotella dentata e un’assicella con lamina a contatto con la ruota: facendo girare lo strumento come un’elica si produce un rumore simile a quello di una raganella.
Si usava nelle sagre, nelle chiese il venerdì santo in luogo del campanello e delle campane che tacciono in segno di lutto.

PORTASASS

PORTASASS
(l’è ona montagna de confin)

Montagna scura, senza ciar de luna,
fagh minga a ment ai poer contrabandee
che per corr a cercà ‘n poo de fortuna
schìscen i erbett e i sass di tò sentee.

Digh: « Citto! » ai besti, ai usellitt, ai piant;
làssigh domà al torrent la soa grand vos,
per scond via sti nost pass inscì pesant.
Lassa minga crodà castegn e nos!

Quand la frontiera la sarà passada,
e tucc insemm avremm tiraa sù ol fiaa,
scorlìsset anca ti, fà ona cantada

insemm’ ai piant, ai usellitt, ai praa;
e a nun, che per sta nott gh’emm vuu fortuna,
montagna bella, cont ol ciar de luna!

di Gisella Azzi (1959)