Mese: Novembre 2012

IL GIORNO IN CUI E’ FINITO INTERNET

DAL BLOG PANZALLARIA di Francesca Sanzo

Se lo ricordano in molti quel giorno, il giorno in cui è finito l’Internet.
Si sono spenti tutti i Server del mondo, senza che nessuno sappia ancora bene il motivo.
Chi era su Facebook ha visto per un po’ la rotellina dell’aggiornamento girare, ha provato a ricaricare la pagina – pensando a uno stop momentaneo – e il profilo costruito con fatica e sudore, a suon di “mi piace” e commenti sagaci è scomparso. Per sempre.
Chi si era comprato followers su Twitter si è trovato, d’un tratto, senza alcun buon investimento: molto meglio lasciare quei soldi sul libretto postale del nonno. Beppe Grillo è dovuto tornare a fare il comico e ora gestisce un locale di classe, il “Five Stars” a Lavagna, sulle Cinque Terre. Io mi sono ritrovata così. Senza un lavoro, senza molte delle cose che ho costruito nell’ultimo decennio.
Quando ci siamo resi conto che la fine dell’internet non era una cosa temporanea e che nessun governo era disponibile a fare qualcosa di efficace per capire cosa fosse successo (qualcuno anzi sembrava quasi sollevato dalla cosa), in famiglia abbiamo capito che dovevamo INVENTARCI un nuovo lavoro.
La domanda che ha cominciato a ronzarmi in testa è stata: “E ora IO cosa faccio?”.
Mark ZUCCHEmberg si è impiccato al Palo Alto con il cavo di un modem 64k e la notizia – ricordo – fece molta impressione. I due di Google invece hanno deciso di scommettere sulle loro abilità e ora partecipano a TUTTI i quiz televisivi in giro per il mondo e riescono a rispondere entro pochi secondi a quasi tutte le domande del presentatore. Sono impressionanti. Non è tanto per la precisione delle risposte che vengono chiamati ovunque e pagati profumatamente, quanto per la velocità con cui le danno e per quei buffi look che indossano: metti che muore il Papa si vestono da Gesù in croce e se è la Festa dei Nonni si presentano in Studio con la zanetta (leggi: bastone) dei vecchi.
Io ovviamente ho dovuto fare il funerale al mio alter ego digitale, Panzallaria. Abbiamo comprato una bara extralarge in mogano rosso. Volevo qualcosa di semplice ma al contempo raffinato. Ci abbiamo infilato dentro l’avatar e una montagna di commenti e flame da fare paura. Ho pianto molto quando il prete ha dato la sua benedizione, anche perché sia io che Panzallaria siamo anticlericali e non ho mai capito chi lo avesse chiamato. Dopo il funerale, ancora con l’abito buono, mi sono messa a vagare per la città, alla ricerca di un lavoro.
Ovviamente evito accuratamente l’ora del coprifuoco, quella in cui i Social Zombie escono di casa, alla ricerca di qualcuno da far diventare “amico”. Se accetti ti coinvolgono in una mega rissa (real flame) e si cibano di tutto quello che hai di tecnologico in tasca. Non contenti di questo strazio, coinvolgono anche i loro amici Troll e spesso non riesci a fare più ritorno a casa. Dicevo del lavoro. Mi sono messa a pensare a cosa avrei potuto fare, io che ero una blogger e una Digital P.R. “Devo stare in mezzo alla gente!” mi sono detta e seguendo il consiglio della Ministra Fornero, ho deciso di non essere troppo choosy e di provare con qualche lavoro umile, per sfiancarmi nell’attesa di trovarne uno migliore, che qui teniamo famiglia e mica posso aspettare qualcosa che mi piaccia eh?
Sono entrata in un ristorante, cercavano un cameriere: ho pensato che io quel che so fare è imbonire la gente, parlare, raccontare, socializzare. Cosa c’è di meglio di un ristorante? Ho parlato con il titolare. Gli ho spiegato che conosco benissimo la Netiquette e che sono abituata alla gestione multitasking. Mi ha detto “Prova” e ho infilato il grembiule. Purtroppo ho avuto sfortuna: per terra avevano appena passato lo straccio e così sono scivolata e l’involtino che tenevo nel piatto è schizzato come un tuffatore professionista, andandosi a infilare nella scollatura di una cliente. Il titolare aveva un diavolo per capello. Ho provato a giustificarmi. Mi sono sentita molto umiliata. Ho anche usato l’arma del “Lei non sa chi sono io”. “Lei non ha idea” ho detto ” con chi ha a che fare! Ho una reputazione online davvero affermata io, se ci fosse ancora Internet non si sognerebbe nemmeno di trattare così una che ha un klout di sett…”. Il Crumiro non mi ha nemmeno lasciato finire: “Non voglio nemmeno saperlo cosa faresti al tuo CLOU, ho già visto abbastanza oggi che è il primo giorno. Tu sei fuori!”.
Me ne sono andata scoraggiata, pensando che forse dovevo seguire le orme di Mark e impiccarmi anche io, magari con uno dei tanti adattatori Apple che ormai mi servivano davvero a poco. Invece, dopo tanto errare, è successo il MIRACOLO. Una delle aziende di cui seguivo i profili social mi ha contattata. Cercavano una portinaia. Dice che come riciclo professionale, per i Digital P.R va per la maggiore. Dice che si può socializzare alla grande. E infatti è un lavoro che mi piace moltissimo. Se sento la mancanza di Facebook, mi produco in conversazioni assolutamente inutili con le impiegate del II piano. Si parla del tempo, dei figli, ammicco e apprezzo il loro abbigliamento. Ho molti amici, non c’è che dire. Quando mi tira che voglio sembrare intellettuale e sento molto la mancanza di Twitter, allora leggo a voce alta i titoli dei giornali associandoli a brevi parole chiave e commenti di approvazione. Più di uno, passando di lì, mi ha chiesto ulteriori informazioni, che voleva capire, ma non ho saputo rispondere, avevo “finito i caratteri” e questo idiota non se ne capacitava! Qualcuno l’ho dovuto perfino defolloware, stava diventando molesto e io volevo continuare a cinguettare in santa pace.
Sono abbastanza felice. Senza l’Internet non si sta poi così male. Una specie da tempo estinta come i venditori porta a porta di enciclopedie hanno fatto la loro ricomparsa: li vedi spesso litigare con un Testimone di Geova, davanti ai citofoni, per chi può esercitare lo Ius Primae Noctis su questo o quel campanello. Le giornate sono meno convulse, siamo tornati padroni del nostro tempo. Io per esempio stasera, invece di stare al computer, ho invitato tutti i miei amici a casa per mostrare loro le DIAPO del nostro ultimo viaggio alla STITICON VALLEY. Sono molto emozionata. Ho preparato anche delle manine di cartone e chiederò a tutti di fare pollice verso se gli piacciono le foto. Qualcuno potrà commentare direttamente sotto l’album se vorrà. Sono sicura che sarà una serata bellissima. Anche senza l’Internet posso ancora essere una donna felice.

……DIO…..

In una intervista della TV americana, Jane Clayson ha chiesto ad una ragazza orfana a seguito della tragedia delle Twin Tower:
“Dio come ha potuto permettere che avvenisse una sciagura del genere?”
Questa la risposta che ha ricevuto:
“Io credo che Dio sia profondamente rattristato da questo, proprio come lo siamo noi, ma per anni noi gli abbiamo detto di andarsene dalle nostre scuole, di andarsene dal nostro governo, di andarsene dalle nostre vite.
Essendo Lui quel gentiluomo che è, io credo che con calma Egli si sia fatto da parte. Come possiamo sperare di notare che Dio ci dona ogni giorno la Sua benedizione e la Sua protezione se Gli diciamo: “lasciaci soli”?
Considerando i recenti avvenimenti… attacchi terroristici, nelle scuole… ecc… penso che tutto sia cominciato quando 15 anni fa Madeline Murray O’Hare ha ottenuto che non fosse più consentita alcuna preghiera nelle nostre scuole americane e le abbiamo detto OK.
Poi qualcuno ha detto: “è meglio non leggere la Bibbia nelle scuole”… (la stessa Bibbia che dice, Tu non ucciderai, Tu non ruberai, ama il tuo prossimo come te stesso) … e noi gli abbiamo detto OK.
Poi, il dottor Benjamin Spock ha detto che noi non dovremmo sculacciare i nostri figli se si comportano male perché la loro personalità viene deviata e potremmo arrecare danno alla loro autostima, e noi abbiamo detto “un esperto sa di cosa sta parlando” e cosi abbiamo detto OK.
Poi alcuni politici hanno detto: “Non è importante ciò che facciamo in privato purché facciamo il nostro lavoro” e d’accordo con loro, noi abbiamo detto OK.

Ora ci chiediamo come mai i nostri figli non hanno coscienza e non sanno distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.
Probabilmente, se ci pensiamo bene noi raccogliamo ciò che abbiamo seminato.

Buffo come sia semplice, per la gente, gettare Dio nell’immondizia e meravigliarsi perché il mondo sta andando all’inferno.
Buffo come crediamo a quello che dicono i giornali, ma contestiamo ciò che dice la Bibbia.
Buffo come tutti vogliono andare in Paradiso, ma al tempo stesso non vogliono credere… pensare né fare nulla di ciò che dice la Bibbia.
Buffo come si mandino migliaia di barzellette via e-mail che si propagano come un incendio, ma quando si incomincia a mandare messaggi che riguardano il Signore, le persone ci pensano due volte a scambiarseli.
Buffo come tutto ciò che è indecente, scabroso,  volgare ed osceno circoli liberamente nel cyberspazio, mentre le discussioni pubblicate su Dio siano state soppresse a scuola o sul posto di lavoro.
Buffo come a Natale nelle scuole la recita per i genitori non possa più essere sulla natività ed al suo posto sia proposta una favola di Walt Disney…

Inizia il passaggio al digitale anche per la RADIO: cosa cambia?

Dopo la tv, anche la radio. In una sorta di percorso evolutivo inverso, a qualche mese dallo switch off televisivo inizia la transizione al digitale della cara vecchia radio.
Il Trentino si prepara a dire addio alle modulazioni di frequenza e di ampiezza e si trasforma nella prima area digitale radiofonica italiana.
Ma qual è l’impatto per chi la radio la ascolta?
Partiamo dall’inizio. Il Digital Audio Broadcasting è un sistema per la trasmissione di segnali radiofonici in codifica digitale, una soluzione che condivide alcuni vantaggi fondamentali con l’omologo sistema già adottato per le tv. Tra questi, i benefici più importanti sono una maggiore resistenza del segnale alle interferenze (anche in viaggio) e una quantità più elevata di dati trasportabili sullo stesso. Il che si traduce in una qualità audio più raffinata (vicina a quella dei lettori cd) per ogni singola emittente, in un incremento del numero di stazioni totali che il sistema può reggere e nella possibilità di veicolare insieme all’audio anche altre informazioni come testi o immagini da affiancare alla programmazione: meteo, fotografie, ma soprattutto aggiornamenti sul traffico e la viabilità.
Il cambio nella tecnologia di trasmissione e la disponibilità di questi ulteriori servizi però non sono compatibili con i ricevitori attuali: per ascoltare la radio in digitale sono necessari nuovi apparecchi. A dire il vero alcuni media player avanzati sono già predisposti alla ricezione del dab, ma la maggior parte dei dispositivi non ha la capacità di decodificare il nuovo segnale, né di captare le frequenze vhf sulle quali viaggia. Se però non vuoi ancora cavalcare la cresta dell’onda digitale, c’è ancora molto tempo prima che le stazioni tradizionali vengano spente: la notizia di questi giorni è che l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha (finalmente) sbloccato la banda vhf III in Trentino, consegnando le frequenze ad alcuni beneficiari che entro la fine dell’anno inaugureranno le trasmissioni in quella zona. Tra gli operatori autorizzati, in prima fila ci sono il servizio pubblico, due consorzi di emittenti locali e i componenti del Club Dab Italia – ovvero le radio dei gruppi Espresso, Mondadori e Sole 24 Ore, più quelle di editori indipendenti come Rds, Radio Radicale e Radio Maria.

UN OROLOGIO VERAMENTE CARO

Venti milioni di franchi svizzeri, quasi 17 milioni di euro.
E’ quanto potrebbe esser costato ad Apple aver preso come modello per il suo orologio digitale per iPad lo storico design degli orologi delle ferrovie svizzere.
Il caso è emerso a settembre, (vedi post precedente “PLAGIATO”) in occasione del lancio del nuovo sistema operativo iOS6, quando Apple ha introdotto un orologio digitale sul suo tablet. Non c’è voluto molto tempo perché SBB (Schweizerische Bundesbahnen) si accorgesse che il design dell’applicazione era fin troppo simile a quello dell’orologio disegnato da Hans Hilfiker nel 1944, installato nelle stazioni svizzere e diventato con gli anni simbolo delle ferrovie.
Da lì è partita prima la minaccia di una causa legale, quindi si sono avviate le trattative per un accordo extragiudiziale, trovato rapidamente e annunciato da SBB il 12 ottobre. All’epoca, i dettagli erano rimasti segreti. Ieri sono stati rivelati dal quotidiano di Zurigo “Tages Anzeiger ” che, citando “molteplici fonti”, parla di 20 milioni di franchi svizzeri.
Il design di riferimento non è quello originale del 1944, bensì quello registrato nel 2002 dalla SBB.
Secondo “Tages”, due ragioni hanno spinto Apple a chiudere rapidamente la faccenda: da un lato, il desiderio di evitare un blocco delle vendite degli iPad in Svizzera; dall’altro, quello di limitare gli eventuali danni d’immagine, proprio mentre l’azienda è coinvolta in una snervante guerra di copyright e design contro Samsung (condotta, tra l’altro, su cifre ben più alte).
Ci potrebbe però essere un’ulteriore appendice economica, tutta svizzera. Da alcuni anni, SBB concede la licenza per la riproduzione del design al produttore di orologi da polso Mondaine, i cui responsabili hanno confermato di essere in trattativa con SBB per ottenere almeno una parte dei soldi versati da Apple.
L’unico a non essere toccato dalla vicenda è il creatore dell’orologio: Hans Hilfiker è scomparso il 2 marzo 1993, all’età di novantuno anni.