SACERDOTI…IL FUTURO?

Visto che nella nostra comunità il tema SACERDOTI è di strettissima attualità, vi propongo di andare a leggervi un recentissimo articolo, che potrete trovare in forma integrale QUI, e del quale ho tradotto alcuni periodi…

I sacerdoti robot possono benedirti, consigliarti e persino eseguire il tuo funerale.
La religione dell’Intelligenza Artificiale è alle porte. Benvenuti nel futuro.
di Sigal Samuel, 9 settembre 2019

Un nuovo sacerdote di nome Mindar vi aspetta a Kodaiji, un tempio buddista vecchio di 400 anni a Kyoto, in Giappone. Come altri membri del clero, questo sacerdote può tenere prediche e muoversi per interfacciarsi con gli adoratori. Ma Mindar ha alcuni… tratti insoliti. Un corpo in alluminio e silicone, tanto per cominciare.

Mindar è un robot…

Progettata per assomigliare a Kannon, la divinità buddista della misericordia, la macchina da 1 milione di dollari è un tentativo di riaccendere la passione delle persone per la loro fede in un paese in cui l’affiliazione religiosa è in declino.
Per ora, Mindar non è basato sull’intelligenza artificiale. Recita ancora e ancora lo stesso sermone preprogrammato sul Sutra del cuore. Ma i creatori del robot affermano di avere in programma di offrirgli capacità di apprendimento automatico che gli consentiranno di personalizzare il feedback (termine equivalente all’italiano retroazione, che designa il processo per cui l’effetto risultante dall’azione di un sistema si riflette sul sistema stesso per variarne o correggerne opportunamente il funzionamento – N.d.R) in relazione ai problemi spirituali ed etici specifici degli adoratori. “Questo robot non morirà mai, continuerà ad aggiornarsi e ad evolversi”, ha affermato Tensho Goto, capo amministratore del tempio. “Con l’IA, speriamo che cresca in saggezza per aiutare le persone a superare anche i problemi più difficili. Sta cambiando il buddismo”.

I robot stanno cambiando anche altre religioni.

Nel 2017, gli indiani hanno lanciato un robot che esegue il rituale Hindu aarti. Nello stesso anno, in onore del 500° anniversario della Riforma protestante, la Chiesa protestante tedesca ha creato un robot chiamato BlessU-2. Ha dato benedizioni preprogrammate a oltre 10.000 persone.
Poi c’è SanTO – abbreviazione di Sancfied Theomorphic Operator – un robot alto 17 pollici che ricorda le immaginette dei santi cattolici. Se gli dici che sei preoccupato, risponderà qualcosa del tipo: “Dal Vangelo secondo Matteo: Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.”
Il robotico Gabriele Trovato ha progettato SanTO per offrire soccorso spirituale agli anziani la cui mobilità e relazioni sociali potrebbero essere limitati. Successivamente, vuole sviluppare dispositivi per i musulmani, anche se resta da vedere quale forma potrebbero assumere.

Secondo quanto riferito, i fedeli giapponesi che visitano Mindar non sono troppo infastiditi dalle domande sui rischi della siliconizzazione della spiritualità. Ciò ha senso, dato che i robot sono già così comuni nel paese, anche nel campo religioso. Da anni ormai, le persone che non possono permettersi di pagare un prete umano per eseguire un funerale hanno avuto la possibilità di pagare un robot di nome Pepper per farlo a un prezzo molto più economico. E in Cina, nel monastero Longquan di Pechino, un monaco androide di nome Xian’er recita mantra buddisti e offre una guida in materia di fede.
Gli occidentali sembrano più disturbati da Mindar, paragonandolo al mostro di Frankenstein. Nelle economie occidentali, non abbiamo ancora robot invischiati in molti aspetti della nostra vita. Ciò che abbiamo è una narrazione culturale pervasiva, rafforzata dai successi di Hollywood, sul nostro imminente asservimento per mano di “robot padroni”.

Nonostante evidenti differenze teologiche, è ironico che molti occidentali abbiano una reazione negativa istintiva a un robot come Mindar. Il sogno di creare una vita artificiale risale all’antica Grecia, e c’è una lunga tradizione di robot religiosi in Occidente. Nel Medioevo, i cristiani progettarono automi per eseguire i misteri di Pasqua e Natale. Un proto-robotico nel XVI secolo progettò un monaco meccanico che, incredibilmente, sta eseguendo gesti rituali ancora oggi. Con il braccio destro, colpisce il petto in un mea culpa; con la sua sinistra, solleva un rosario sulle labbra. In altre parole, la vera novità non è l’uso dei robot nel campo religioso ma l’uso dell’Intelligenza Artificiale. Pepper il robot può condurre riti funebri buddisti e per l’occasione indosserà persino abiti neri sacerdotali.
Chiaramente ci sono domande su come la robotica cambierà le nostre esperienze religiose. Tradizionalmente, queste esperienze sono preziose perché lasciano spazio a ciò che è spontaneo e sorprendente, emotivo e persino mistico. Ciò potrebbe andare perso se li meccanizziamo.
Un altro rischio ha a che fare con la gestione da parte di un prete di IA di domande etiche e processo decisionale. I robot, i cui algoritmi apprendono da dati precedenti, possono spingerci verso decisioni disparate.

Poniamo che dici a un robot che ti senti depresso perché sei disoccupato e al verde e l’unico lavoro che ti è disponibile sembra moralmente odioso. Forse il robot risponde recitando un versetto di Proverbi 14: “In ogni fatica c’è profitto, ma il chiacchierare procura la miseria.” Anche se non presume di interpretare il versetto per te, nella scelta di quel versetto sta già facendo lavoro interpretativo nascosto. Sta analizzando la tua situazione e determinando algoritmicamente una raccomandazione: in questo caso, quella che potrebbe spingerti ad accettare il lavoro. Ma forse avrebbe funzionato meglio per te se il robot avesse recitato un versetto di Proverbi 16: “Affida al Signore le tue opere, e i tuoi progetti avranno successo.” Forse quel versetto ti avrebbe spinto a tralasciare il lavoro moralmente dubbioso e, essendo un’anima sensibile, sarai più tardi felice di averlo fatto. O forse la tua depressione è abbastanza grave che il problema del lavoro è in qualche modo irrilevante e la cosa cruciale per te è cercare assistenza psicologica.

Un prete umano che conosce il tuo più ampio contesto nel suo insieme può raccogliere tutto questo e darti la giusta raccomandazione. Un prete androide potrebbe perdere le sfumature e rispondere al problema localizzato al momento in cui lo hai espresso.

…lascio a voi riflettere e meditare, ma mi permetto di dirvi: amiamo i Sacerdoti che il Signore ci dona e sosteniamoli nella loro missione senza tanti se nè tanti ma, e, soprattutto, senza tanti spettegolamenti e “mi piace” “non mi piace”, ma mettendoci tutto il nostro entusiasmo e la nostra voglia di costruire qualcosa di grande sotto la loro guida e al loro fianco.

NUOVA COMUNITA’ PASTORALE

In merito alla nuova realtà che sta nascendo desidero proporvi due riflessioni, una del nuovo Parroco e l’altra di un Laico, pubblicate nel giugno scorso sul periodico della Parrocchia di Sagnino “Il Colloquio n. 184”

ALLARGARE I CONFINI PER ALLARGARE I CUORI

La nuova comunità pastorale: pericolo o risorsa?

Lo scorso 25-26 maggio abbiamo dato annuncio telegrafico e sintetico, durante le SS. Messe, della costituzione della nuova comunità pastorale con queste parole:
Si costituisce la comunità pastorale delle parrocchie di Monte Olimpino, Sagnino, Ponte Chiasso. Il coordinatore sarà don Emanuele Corti. Don Emanuele Corti già parroco di Sagnino, è nominato parroco anche di Monteolimpino. Don Fabio Melucci è nominato vicario della comunità pastorale. Don Giorgio Molteni è nominato collaboratore della comunità pastorale. Don Marco Germagnoli è nominato collaboratore della comunità pastorale. Don Angelo Pavesi già parroco di Ponte Chiasso, è nominato anche collaboratore della comunità pastorale.
Per quanto riguarda la residenza dei sacerdoti: don Emanuele e don Giorgio abiteranno presso la casa parrocchiale di Monte Olimpino, don Fabio e don Marco abiteranno presso la casa parrocchiale di Sagnino, don Angelo abiterà presso la casa parrocchiale di Ponte Chiasso.

Provo ora a dare qualche spiegazione in più, attraverso le pagine del nostro Colloquio, dopo aver già proposto anche un tempo di confronto in Assemblea parrocchiale lo scorso 9 giugno. Una comunità pastorale è il tentativo di dare una NUOVA risposta pastorale al mutato contesto sociale e religioso, dove gli stretti confini parrocchiali non rispondono più alle esigenze di vita e allo spostamento delle persone; dove è finito il tempo della parrocchia autosufficiente. Come a dire: non è più come 20, 30 o 50 anni fa… qualcosa è cambiato nel legame sociale fra le persone e anche nel loro senso di appartenenza; qualcosa è cambiato nella frequentazione alla vita delle comunità parrocchiali; qualcosa è cambiato nelle famiglie; qualcosa è cambiato nel numero di preti disponibili… tutto questo “qualcosa che cambia” (e ho fatto solo alcuni esempi), comporta anche dei cambiamenti nelle proposte pastorali, nel rapporto fra parrocchie, nella condivisione delle risorse (spazi e persone… persino i preti!).

Quindi ora le nostre tre parrocchie di Monte Olimpino, Ponte Chiasso e Sagnino sono invitate a pensarsi in modo più ampio, non più ognuna per conto suo. Siamo chiamati ad uscire da una sorta di individualismo pastorale (ognuno pensa alla sua parrocchia), per provare ad allargare i confini per allargare i cuori. Capiamo che si realizzano anche per noi le parole di Papa Francesco, che nell’Evangelii Gaudium diceva: «La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità» (EG, 33). Quella della comunità pastorale, dunque, è una chiamata missionaria e non una “riorganizzazione aziendale”. La Scrittura ci insegna che di fronte alle chiamate si resta sempre perplessi, si è abitati dalle paure e dalle resistenze, si è tentati di rifiutare. Sempre la Scrittura ci istruisce, però, che ogni chiamata è un’occasione nuova per imparare a fidarsi di Dio e a riconoscere che Lui guida la Chiesa, che Lui abita la storia.

Diversamente da altri inizi di comunità pastorale (saremo la 90a che nasce in Diocesi!) non abbiamo di fronte, come in altre occasioni, un cambio generale dei preti. Quattro su cinque sono già presenti. Ne arriverà un quinto. I compiti sono descritti nel comunicato. Ma solo con il tempo e la pazienza di provare a crescere insieme riusciremo a stupirci di questa risorsa e a scongiurare ogni pericolo. Per quanto concerne la mia personale abitazione a Monte Olimpino, tanto chiacchierata, mi è parsa un’attenzione doverosa nei confronti di questa comunità sorella che già due anni fa ha dovuto fare a meno del vicario e ora vede andar via anche il parroco. Ci conosciamo, dopo 4 anni… e forse è meno difficile convincere voi di una mia presenza e attenzione nonostante lo spostamento della casa, che non convincere la comunità di Monteolimpino di una presenza e attenzione nonostante fossi a Sagnino. Inoltre credo fermamente che non posso chiedere a nessuno lo sforzo di rinnovarsi e cambiare, se il primo disponibile a farlo non sono io stesso. Non sarà diverso per nessuno degli altri confratelli, che pur abitando in una parrocchia sono a totale servizio dell’intera comunità pastorale. lo, come parroco, continuerò ad avere un punto di appoggio e riferimento nella casa parrocchiale di Sagnino: lo studio. Alcuni vedono tutto come oscuro e pericoloso. Mi verrebbe da ricordare le parole di S. Giovanni XXIII all’inizio del Concilio Vaticano II: “A Noi sembra di dover risolutamente dissentire da codesti profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo” (11/10/1962).

don Emanuele

NUOVA COMUNITÀ PASTORALE: RIFLESSIONI DI UN LAICO

Corre veloce questa comunità, sembra ieri la comunicazione al Consiglio Pastorale Parrocchiale dello scorso dicembre ed ecco l’ufficialità con l’avviso del 26 maggio: “Si costituisce la Comunità pastorale delle parrocchie di Monte Olimpino, Sagnino, Ponte Chiasso.” In questi giorni ho avuto modo di confrontarmi con molti parrocchiani su questa novità, nelle chiaccherate informali e nelle sedi più istituzionali e un po’ mi diverte riconoscere le differenti tipiche figure che emergono in un processo di cambiamento, tra cui gli immancabili disfattisti e quelli pronti a lanciarsi a capofitto nella nuova avventura.

Come al solito c’è sempre una via di mezzo ma se dovessi scegliere mi colloco tra questi ultimi per tre ragioni. Il primo per i sacerdoti, credo siano loro il primo fattore di successo di una Parrocchia o di una Comunità e il fatto di avere quattro sacerdoti (e che sacerdoti) su cinque presenti già nel nostro territorio siano di per sé una garanzia. Il secondo perché questo cambiamento non mira a distruggere per ricostruire, ma per costruire qualcosa di più grande in maniera diversa sulle fondamenta di quanto già presente e sull’esperienza delle singole parrocchie (leggasi anche tradizioni). Il terzo perché il successo di questa esperienza passa dalle nostre mani, siamo noi che possiamo vincere o perdere. Possiamo decidere di non giocare la partita e accontentarci di dire “sapevo che sarebbe andata così!” oppure metterci tutto il nostro entusiasmo e la nostra voglia di costruire qualcosa di grande, rompendo i muri invisibili che circondano il nostro quartiere, pensando un po’ più al futuro e al mondo in cui si vivranno i figli dei nostri figli piuttosto che nei ricordi di quello che era, evitando di sentirci una comunità arrivata (grosso pericolo!) ma sprigionando il dinamismo e la passione che riconosciamo nel nostro DNA. Certo il cambiamento contiene incertezza che porta qualche paura, ma “L’incertezza è la condizione perfetta per incitare l’uomo a scoprire le proprie possibilità.” (Erich Fromm) lo ci sto e tu?

Marco Marini

SANT’ABONDI

L’ avevo già proposta due anni addietro, ma, visto che è stata composta 55 anni fa, mi piacerebbe che la rileggeste. Ho notato che i Comaschi durante l’anno non sono molto vicini al loro Patrono, la basilica è spesso vuota…mi piacerebbe vederla più frequentata, non solo in occasione della Festa… Sperando che chi ama la Sagra non se la prenda troppo…

 

BelliinZona

Ho sentito recentemente che tutti i commercianti di Monte Olimpino a maggio sono riusciti ad unirsi in unico progetto per portare animazione e un po’ di partecipazione nel quartiere. E’ stata aperta anche una pagina sui social per descriversi, raccontarsi, creare eventi e proposte, per descrivere una via con delle storie tutte da scoprire. La potrete trovare a questo indirizzo.

Giusto per andare un po’ indietro con la memoria, vi propongo un elenco della attivita’ commerciali presenti in quartiere nel 1994… 25 anni fa’.

Vediamo se riuscite a ricordare!

SULLA LUNA

  Sulla luna, per piacere, non mandate un generale:
ne farebbe una caserma con la tromba e il caporale.
  Non mandateci un banchiere sul satellite d’argento,
o lo mette in cassaforte per mostrarlo a pagamento.
  Non mandateci un ministro col suo seguito di uscieri:
empirebbe di scartoffie i lunatici crateri.
  Ha da essere un poeta sulla Luna ad allunare:
con la testa nella luna lui da un pezzo ci sa stare…
  A sognar i più bei sogni è da un pezzo abituato:
sa sperare l’impossibile anche quando è disperato.
  Or che i sogni e le speranze si fan veri come fiori,
sulla luna e sulla terra fate largo ai sognatori!

Non era mai stato fatto prima. Ma con le parole “You’re Go for landing”, 50 anni fa, gli astronauti dell’Apollo 11, Aldrin e Armstrong furono autorizzati a fare il primo tentativo. I pochi minuti successivi avrebbero contenuto più di un problema, come un inaspettato campo di macigni e un cratere che incombeva sotto. Con il diminuire del carburante, Armstrong sollevò freddamente il lander al di sopra della superficie lunare mentre cercava un posto libero e pianeggiante dove atterrare. Con solo pochi secondi di carburante rimasto, e con l’aiuto di Aldrin e il controllo della missione che richiamava i dati, Armstrong finalmente trovò un posto sicuro e mise giù l’Aquila. Molte persone sulla Terra che ascoltavano l’audio dal vivo sentirono un grande sollievo sentendo “L’Aquila è atterrata” e grande orgoglio sapendo che per la prima volta in assoluto gli esseri umani erano sulla Luna.
Vi propongo questo affascinante VIDEO DELLA DISCESA dove combinati in primo piano ci sono due feed audio, un feed video simile a quello che hanno visto gli astronauti, didascalie della finestra di dialogo e dati tra cui l’inclinazione del lander Aquila. Il video si conclude con il panorama del paesaggio lunare visibile all’esterno dell’Aquila. Poche ore dopo, centinaia di milioni di persone attraverso il pianeta Terra, riunite come un’unica specie, osservavano i compagni umani camminare sulla Luna.

La poesia è di Gianni Rodari.

PERSONAGGI IN DIALETTO F…G…I…L…M…N…(seconda serie)

FUSTUSCIONA

Donna che opera in fretta, con molta alacrita’ ma fa le cose male, senza alcuna diligenza.

GINGIVARI

Era abitudine comune, in passato, aiutare la dentizione dei lattanti dando loro da masticare una radice di Ireos (Iris), che portavano al collo, legata a un nastro o a un cordoncino. Il bambino, quando soffriva alle gengive un prurito dovuto al dentino che accennava a spuntare, istintivamente portava alla bocca la radice bianca e mordendola appagava lo stimolo nervoso determinato da quel prurito e inconsapevolmente aiutava il dentino a bucare la gengiva. Quella radice di ireos, in dialetto era appunto detta “gingivari”; poiché pendeva abitualmente al collo dei lattanti e oscillava continuamente per i movimenti irrequieti del bambino, il popolo, con un traslato veramente originale, battezzò così l’uomo irrequieto, indeciso, che cambia continuamente parere, gusti e magari amori.

IMBOSCIORADUR

Chi si occupava di cingere con un fascio di spine un tronco di un albero da frutto, quando i frutti erano prossimi a maturare, perchè altri non vi potessero salire.

LAMPROCC

Chi mangiando lambisce i cibi, facendo uno sgradevole rumore con la lingua e con le labbra.

MAZACRONIC

Era il Canonico del Duomo di Como, detto anche Mansionari, inferiore di grado, d’ onori, di stallo, e di entrata dei Canonici di cappa magna dello stesso duomo. Il suo distintivo era la mozzetta. E’ sinonimo di Canonico Mazziere, dalla mazza che in alcune chiese tali chierici portavano davanti ad ecclesistici graduati.

NERC

Ovvero la lumaga biota; si dice di fanciullo poco sviluppato, magruccio, poco socievole e spesso malaticcio. E poi dicono che il neologismo NERD sia di origini anglosassoni!!!

LA SOCIETA’ DI MUTUO SOCCORSO DI MONTE OLIMPINO

Nel 1882 alcune persone, con la fattiva collaborazione del conte avv. Luigi Reina (che sarebbe divenuto poi il primo Presidente) fondarono la Società di Mutuo Soccorso e Istruzione fra operai e contadini.
Scopo della società era di recare assistenza a lavoratori che in quei tempi ne erano completamente privi. In caso di malattia i soci avevano diritto alla corresponsione di un sussidio ed alle visite gratuite da parte dei medici sociali, fra i quali ricorderemo i dottori Federico e Michele Piadeni, il dottor Camillo Cornelio e il dottor Silvio Borsotti. Al compimento del sessantesimo anno di età, i soci avevano diritto ad una pensione.
La Società mirava anche ad avere una sede propria e nel 1905 acquistò un primo lotto di terreno (circa 1600 mq.) al prezzo unitario di lire 2 su quale nel 1909 realizzava il corpo centrale dell’attuale fabbricato sociale. Nel 1913 acquistava altri 300 mq. di terreno che sarebbe servito, nel 1924, alla costruzione di due nuove aule per l’asilo infantile.
Oltre all’asilo di Monte Olimpino, nel 1913, su proposta dell’ing. Leone Montandon, direttore della Fabbrica Cemento Portland, la Mutuo Soccorso assumeva anche la amministrazione dell’asilo di Ponte Chiasso.
Nè venne dimenticata l’istruzione. Sin dal 1893 funzionava la biblioteca, mentre nel 1909 venivano istituiti i corsi serali post-elementari di disegno e di “pratica di commercio”.
Qualche anno dopo la fine della prima guerra mondiale vennero emanate leggi che rendevano obbligatoria l’assistenza pensionistica per i lavoratori dipendenti dell’ industria e del commercio. Seguì poi la legislazione inerente l’obbligatorietà della assistenza per malattia. Ciò provocò, per la Mutuo Soccorso, la defezione dei giovani e l’aggravarsi delle contribuzioni pensionistiche e di malattia per i soci anziani, Iniziando dal 1930 i bilanci sociali chiudevano in passivo, costringendo il consiglio di amministrazione a deliberare di mettere in vendita il fabbricato.
Si dimostrò interessata all’acquisto la Fabbriceria della Parrocchia di San Zenone (era prevosto don Lorenzo Gianpedraglia), ma non ci fu accordo sul prezzo.
Nel settembre del 1939 si presentò una occasione favorevole, proposta dal Comune, che richiedeva di affittare gran parte del fabbricato ad uso scolastico. Svaniva così il problema della vendita e si riassestava il bilancio sociale. Così la Società si rendeva ancora utile alla vasta zona di Monte Olimpino, ospitando, nel 1940, la Scuola Commerciale per gli Italiani all’estero, avente sede a Chiasso, in quanto si paventava la chiusura del transito di frontiera fra l’Italia e la Svizzera, a causa della guerra; ciò che infatti avvenne.
Alla fine degli anni ’50, costruita da parte del Comune una nuova scuola commerciale in via Canova, toccò ancora alla Mutuo Soccorso ospitare la Scuola Media che trovò poi sistemazione nel nuovo edificio in via Interlegno.
Così l’edificio della Società tornò a dare ospitalità alle Associazioni locali, che da tempo premevano per giungere ad una soluzione per le loro sedi.
Le difficoltà economiche e l’inevitabile disimpegno da parte dei soci più avanti negli anni, fecero ventilare nuovamente l’ipotesi di cedere l’edificio. Non si giunse a questa drastica  e deleteria decisione grazie a l’impegno, inizialmente, di alcuni soci della sottosezione del CAI, finchè all’inizio degli anni ’90 si prospettò l’ipotesi di ospitare la Società Bocciofila, rimasta orfana dei propri campi da gioco al “Pino”. L’iniziativa andò per il verso giusto e nel 1992 si costituì un organismo che cominciò ad occuparsi della gestione degli spazi ed, assieme, del fondamentale reperimento di risorse economiche: Il Circolo delle Associazioni, che tuttora si pone come braccio operativo della Società di Mutuo Soccorso di Monte Olimpino.

PREMENTINO SUPREMO NETTARE

La popolazione monteolimpinese ha conosciuto in tempi passati una fiorente economia agricola; anche le più piccole comunità traevano indispensabili risorse dalla lavorazione della terra e gli scambi con gli altri abitanti delle zone vicine costituivano un importantissimo fattore di sopravvivenza.
Non si può negare un certo rimpianto nel sapere, per esempio, che sulla collina che da Canova sale al Tocia coltivata a vigne, si produceva un vino di eccellente qualità, famoso in tutta l’area del Basso Lago. Un prodotto veramente unico nel suo genere, per quelle caratteristiche che ne facevano un “elisir” da degustare goccia a goccia. Si diceva che fosse merito del sole della Majocca. Verso l’inizio del secolo scorso la produzione del “vino Prementino” era divenuta assai modesta ma, comunque, ancora apprezzabile per soddisfare la richiesta locale. Ma questo tipo di economia, nei decenni successivi, era destinato a scomparire quasi del tutto: la produzione e la vendita del vino non costituivano più un guadagno sicuro e in grado di coprire le spese per la cura delle coltivazioni.
Qualcuno della zona ha comunque cercato di conservare la tradizione, ma la costruzione di abitazioni in via Pedetti ha messo la parola fine a tutto. Tre anni fa due baldi giovani hanno provato a mettere a dimora le viti sulla collina che dai Salesiani sale su verso Cardina. Lo scorso autunno si è avuta una corposa vendemmia e l’uva è stata vinificata e messa in bottiglia.
Per far conoscere il “nuovo Prementino” i produttori vi aspettano per una degustazione gratuita ogni mercoledi di aprile presso il PUB HIGHLANDER in via Bellinzona, 148.