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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Buona vacanza
"Tutto è come un soffio di vento: vanità, vanità, tutto è vanità", dice Qoelet.
L'uomo si affatica e tribola per tutta una vita. Ma che cosa ci guadagna?
Passa una generazione e ne viene un'altra; ma il mondo resta sempre lo stesso.
Il sole sorge, il sole tramonta; si alza e corre verso il luogo da dove rispunterà di nuovo.
Il vento soffia ora dal nord ora dal sud, gira e rigira, va e ritorna di nuovo.
Tutti i fiumi vanno nel mare, ma il mare non è mai pieno. E l'acqua continua a scorrere dalle sorgenti dove nascono i fiumi.
Tutte le cose sono in continuo movimento, non si finirebbe mai di elencarle. Eppure gli occhi non si stancano di vedere né gli orecchi di ascoltare.
Tutto ciò che è già avvenuto accadrà ancora; tutto ciò che è successo in passato succederà anche in futuro. Non c'è niente di nuovo sotto il sole.
Qualcuno forse dirà: "Guarda, questo è nuovo!". Invece quella cosa esisteva già molto tempo prima che noi nascessimo.
Nessuno si ricorda delle cose passate. Anche quello che succede oggi sarà presto dimenticato da quelli che verranno. Inutile cercar di capire
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PERCHE' VOGLIONO TOGLIERCI LA NUTELLA?
DE INUTILITATE NUTELLAE NASCONDIMENTI
da "NUTELLA NUTELLAE" di Riccardo Cassini
Nutella omnia divisa est in in partes tres:
Unum: Nutella in vaschetta plasticae
Duum: Nutella in vitreis bicchieribus custodita
Treum: Nutella in magno barattolo (magno barattolo sì, sed melius est si magno Nutella in barattolo).
Nutella piacet omnibus pueris atque puellae sed, si troppa nutella fagocitare, cicciones divenire, cutaneis eructionibus sottostare et brufolos peticellosque supra facie tua stratos formare atque, ipso facto, diarream cacarellamque subitanea venire. Propterea quod familiares, et mamma in particulare, semper Nutella celat in impensabilis locis ut viteant filiis sbafare, come soliti sunt.
Sed domanda spontanea nascet: si mamma contraria est filialis sbafationes, pera nutella comprat et postea celat? Intelligentiore fuisse non comprare manco per nihil…; sed forse mamma etiam nutella sbafant: celatio altrum non est vendetta trasversalis materna propterea quod ea stessa victima fuit sua volta matris suae. “Sic heri tua mamma Nutella celavit, sic hodie celis filiis tuis”.
Sed populum toto cognoscit ingenium puerorum si in ballo Nutellam est: vista felinos similante habent ut scriuteant in tenebris credentiarum; manes prensiles aracnidarum modo ut arrampiceant super scaffalos sgabuzzinarum; olfatto caninum - canibus superior - per Nutellam scovare inter mucchios anonimarum marmellatarum fructarum.
Memento semper: filius, inevitabile, Nutella scovat sed non semper magnat. Infactum, fruxtratione maxima filii si habet quando filius scovat barattolum sed hoc barattolus novo atque sigillatos est, propterea quod si filium aprit et intaccat barattolum intonsum, sputtanatus fuisse! (Eh! Erat novus…).
Hoc res demonstrat, non modo omnibus mammis sed etiam UE, nascondimentos novorum barattolorum Nutellae fatica sprecata esse.
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MOZIONE 10.3215
Agevolare l'integrazione delle regioni limitrofe quali nuovi Cantoni svizzeri.
Depositato da Baettig Dominique
Data del deposito 18.03.2010
Depositato in Consiglio nazionale
Stato attuale Non ancora trattato
Testo depositato
Il Consiglio federale è incaricato di proporre un quadro costituzionale e legale che permetta di integrare, quale nuovo Cantone svizzero, le regioni limitrofe, se auspicato dalla maggioranza della popolazione interessata.
Motivazione
Considerando la mancanza di interesse della classe politica nazionale ed europea di cui soffrono determinate regioni limitrofe, nonché la loro volontà di ottenere l'autonomia dallo Stato centrale (o da Bruxelles), il Consiglio federale è incaricato di proporre quanto prima all'Assemblea federale un quadro costituzionale e legale operativo, che permetta eventualmente, se auspicato dalla maggioranza della popolazione in questione, ai seguenti Dipartimenti, Province e Länder limitrofi:
Alsazia (F), Aosta, (I), Bolzano (I), Giura (F), Voralberg (A), Ain (F), Savoia (F), Baden-Würtenberg (RFT), Varese (I), Como (I), o altri (lista aperta I),
che hanno già espresso tale desiderio in passato, di aderire alla Confederazione elvetica quali nuovi Cantoni svizzeri con diritto d'iniziativa e di referendum, i vantaggi di un sistema di democrazia diretta. Queste regioni limitrofe dispongono di una lunga tradizione e volontà politica di sovranità dei loro cittadini, di democrazia di prossimità a dimensione d'uomo. La loro integrazione nella Confederazione gioverebbe a entrambe le parti e non causerebbe problemi politici irrisolvibili. Si tratta di un segnale politico di apertura all'estensione di un modello di sovranità svizzera, proattivo, piuttosto che lasciare l'iniziativa dell'adesione all'Unione europea, le cui istituzioni centralizzatrici sono ben lungi dalle aspirazioni dei suoi cittadini.
Fonte: www.parlament.ch
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E' SOLO UNA QUESTIONE DI MALEDUCAZIONE!!!
Mai capitato di controllare il BlackBerry durante una riunione di lavoro? O magari di utilizzarlo di straforo sotto al tavolo, mentre i colleghi sono distratti da una presentazione?
C'è chi lascia il suo smartphone sul tavolo, premendo i tasti indifferente all'occorrenza, e chi può permettersi di rispondere sfacciatamente ai messaggi. Non molto lontano da come ha commentato il comico Jerry Seinfield: "Ti pare che potrei prendere un giornale e leggertelo in faccia mentre mi parli?"
A meno che non si lavori in una società che proibisce l'uso del BlackBerry, di sicuro è capitato di trovarsi di fronte ad una situazione del genere, o se ne è stati protagonisti. Ma in questo modo, non si rischia di passare per maleducati? Oppure la fretta e le mail sempre incombenti dei nostri giorni giustificano questo modo di fare?
Alcuni giornalisti che si sono posti questa domanda sono giunti alla conclusione che la buona società semplicemente aborrisce un comportamento del genere. Ma non è detto che non si tratti di una forma di resistenza al trasformarsi delle comunicazioni e alla nuova tecnologia: forse un adolescente non riterrebbe così impossibile concentrarsi contemporaneamente su una riunione e su una richiesta via mail.
Da una breve ricerca on line, ecco confermato questo dubbio: secondo uno studio del 2008 della LexisNexis, mentre il 68% degli over 45 ritiene l'uso degli smartphone motivo di distrazione, solo il 49% degli under 30 è della stessa idea. Ovvero, uno su due crede che non ci sia niente di male.
John Freeman, membro dell'istituto demografico e autore di "La tirannia dell'email", commenta così il problema del BlackBerry in riunione: "Che siano in molti a scrivere sotto banco, o pochi alla luce del sole, il messaggio da un gruppo significativo di presenti a una riunione è lo stesso: ho altro da fare. Il che toglie il senso basilare di una riunione di lavoro: creare un senso di gruppo intorno ad un obbiettivo. Ed è dura per chi comanda".
Ma non si potrebbe lavorare in "multitasking", prestando attenzione a più cose contemporaneamente? La risposta arriva da Clifford Nass, un professore di comunicazione all'Università di Stanford, in California, che ha studiato in una ricerca il tipo di concentrazione degli studenti abituati a fare più cose insieme: "Più fai cose insieme, e peggio le fai". Secondo il suo studio, c'è un costo di memoria e di attenzione quando passi da un compito ad un altro, che aumenta all'aumentare di quest'abitudine.
Secondo Robert Gordon, che si occupa di disturbi alla concentrazione dovuti all'iperattività, la soluzione può essere soltanto una: spegnere i BlackBerry. O al limite, per essere meno drastici, rendere più mirata e coinvolgente la riunione.
RICHARD BAUM - New York(Reuters)
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Ul cumplean del CAO (dialogo tra mari' e miee)
“Ma par de sentì Cao,Cao, và a vedè Giuan,
quand te sarà la porta te forsi ciavà de foo ul can?”
“L’è minga ul can che buja, ma la gent che vusa,
de cuntenteza, perché cumpis i ann una bela tusa.”
“Ah sì? E quanti ann la fà, e chi è che la saria?
Ti ta la cugnusat? Te fa ‘na quai purcheria?”
“De ann ga nà tanti, cenvinticinq per l’esateza,
ma te de vedela, ia porta che l’è ‘na beleza.”
“Cusè!? Ma chi l’è sta stria che la ta incanta?
Ta disat che sun vegia mì che ga nù apena setanta!”
“Ma tas Maria, e sara quela boca,
certi volt ta ragionat propri cumè un’oca.
Adess ta spieghi: ul Cao l’è una bela società,
cugnusuda e benvuluda in tuta la cità.
Pensa ti che quand che l’han creada,
l’Italia l’era poch che l’era stata unificada.
Ghè stà un pù de guerr, un pù de ann gram,
mumenti bej e altar che s’è patì la fam.
Ma ul Cao l’ha sempar tirà drizz, al sé mai fermaa,
l’ha sugutà a purtà gent sui munt a caminaa.
La fa cugnus la muntagna, afruntala cun pasiun,
l’ha insegnaà a sciaa, a rempegà a inter generaziun.
Incoo ul Cao a l’è furmaa de tanti amis,
che voran dumà andà in muntagna a divertis.
E se vun al sa presenta, in prunt ad acetal,
a cundiziun che ga piasa la muntagna e ‘l rumpa minga i ball.
Pensa Maria, cent e pasa ann in propri tanti,
ma ul Cao de fastidi ga na minga e ‘l guarda sempar avanti.
L’è bel savè che a Com, una cità che la và indree,
ghè ammò gent che de impegnas ga n’ha mai asee.”
“Sì, sì Giuan, sun minga scema, ù capì tutcoss,
perché ti, cui donn, te se sempar stà un baloss.
Te sugutà a menziunà una tua murusa vegia,
e mò ta vegnat scià de mi, perché lee la sarà ormai fregia.”
“Maria mucala de vusà e de fa casott,
anca stavolta, cume al solit, te capì nagott.”
Te me propri stufì! Al sé cusè che fù? Ta disi ciao,
tiri su ul mè zaino e vù in muntagna con ul Cao!
Un socio
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FILASTROCCA DI CAPODANNO
Filastrocca di Capodanno
Fammi gli auguri per tutto l'anno:
voglio un gennaio col sole d'aprile,
un luglio fresco, un marzo gentile,
voglio un giorno senza sera,
voglio un mare senza bufera,
voglio un pane sempre fresco,
sul cipresso il fiore del pesco,
che siano amici il gatto e il cane,
che diano latte le fontane.
Se voglio troppo non darmi niente,
dammi una faccia allegra solamente
Gianni Rodari
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-Sono l'islamico Mohamed - La maestra mi nega il presepe-
Salve, sono Mohamed Venez-Janiì, bambino musulmano di anni dieci. Stamattina ero contento di andare a scuola perché dovevamo andare a vedere il presepe e a festeggiare con i canti di Natale. Invece stamattina la maestra ha detto che per rispetto nei miei confronti si resta in classe e non si festeggia Natale. Gesù Bambino è troppo offensivo per noi islamici, ha detto, la Madonna vergine, devota e madre, è un insulto ai diritti delle donne, i Re Magi sono tre offese alla Costituzione repubblicana, gli Angeli sono una presa in giro dei trans, il bue e l’asinello sono un’offesa ai diritti degli animali ridotti a termosifoni della grotta, e il panettone è un insulto consumista alla fame nel mondo. Ma il Natale tutto, ha detto, mortifica quelli come me, che non sono cristiani, ci offende e ci prende pure in giro perché ci riduce nel presepe a beduini, pastori e cammellieri. Ma la maestra non sa che per noi islamici beduini non è un’offesa, e nemmeno pastori e cammellieri. Mio zio è cammelliere e ha pure le capre e io da grande volevo fare il beduino. Comunque Natale non si festeggia per rispetto mio.
La maestra della classe accanto, più furba, ha trasformato il Natale in festa della luce: io non lo so, perché vengo da lontano, ma forse a Natale si festeggia la santa natività dell’Enel. La maestra del piano di sotto, invece, non ha fatto festeggiare e ha spogliato l’albero di tutte le palle luminose perché quattro ladri hanno rubato l’insegna ad Auschwitz; ma non ho capito che c’entra con Gesù Bambino.
Non vi dico la rabbia che mi ha preso quando ci ha detto che non si andava più a cantare «Tu scendi dalle stelle» e non si mangiava più il panettone per rispetto di noi islamici. E non solo mi sono arrabbiato perché ci hanno tolto una bella mattinata di festeggiamenti, ma questa cosa che non si festeggia perché ci sono io musulmano mi ha fatto odiare per la prima volta da tutti i miei compagni di classe perché hanno capito che a causa mia e della mia famiglia non si festeggia Natale e non si canta ma si interroga e si fanno i compiti. Mi hanno preso per uno che piange e si arrabbia se gli altri festeggiano, non ama il Bambinello e detesta la Madonna come il Panettone.
Dicono che vengo dalla Rabbia saudita. Non mi invitano più alle feste perché pensano che io sono contrario e gliela tiro. Vedono me, mia madre Fatima e mio padre Alì, come guastafeste e anche un poco terroristi. E invece non è vero: a me piace Natale e a casa mia di solito a Natale si mangia l’Agnellone perché pure per noi è una mezza festa, mi è simpatico il Bambinello, la gente intorno al presepe è tutta delle parti mie, non c’è nemmeno un personaggio padano o inglese. Tutti mediorientali come me. Salvo gli angeli che sono come le hostess degli aerei, vivono in cielo e non hanno una terra loro.
Questa storia che si deve rispettare me che sono islamico mi ha stufato. Il giorno prima della festa di tutti i santi, la mia maestra ha detto che non dobbiamo festeggiare perché si offendono non solo gli islamici, gli ebrei e i non credenti ma pure i protestanti. Poi, d’accordo con il capo d’istituto, ci ha riuniti tutti intorno alla cattedra e ha tolto dal muro il crocifisso. Ha detto che quel segno lì, sperduto sul muro a fianco alla lavagna, che non avevo mai notato, offendeva me e tutti quelli che come me non credono e non pregano per Cristo. A me è dispiaciuto vedere quel poveretto magro magro e già sofferente, pieno di sangue e con quei chiodi conficcati nelle mani e nei piedi, finire in una busta di plastica e andare chissà dove; raccolta differenziata, almeno spero. I miei amici dicevano: ma che ti ha fatto Gesù Cristo, che ha fatto alla tua famiglia? E io non sapevo cosa dire perché non mi aveva fatto niente, non mi offendeva affatto, mi faceva pena. Mio padre ne aveva parlato pure bene, diceva che era un profeta, comunque una brava persona. E non ce l’aveva con noi musulmani né tifava per gli americani anche perché quando c’era lui, non c’erano ancora né l’Islam né l’America.
Ma ora che la maestra ha tolto il crocifisso, l’albero, il presepe, la festa di Natale, i canti e le preghiere perché offendevano me, una mia amichetta ha detto: ma perché sei così incazzuso e ti offendi per ogni cosa che abbiamo e festeggiamo noi? Ma io non mi offendo affatto, è lei, la maestra, che dice così. Ho paura che ci toglieranno pure Pasqua perché offende noi musulmani. Ho paura che si inventeranno qualcosa per toglierci pure le vacanze dell’estate e diranno che non si fanno perché noi musulmani odiamo il mare e preferiamo il deserto. Bugia, a me piace il mare. Io non so perché voi italiani vi vergognate di fare le cose che avete sempre fatto, di far vedere agli altri le cose che vi piacciono da sempre; non volete farci capire che pure voi avete un dio, solo che lo chiamate e lo vedete in altro modo. Ho l’impressione che questa maestra trova la scusa che c’è in classe l’islamico ma è lei che non sopporta il Natale.
Forse perché s’annoia, forse perché da bambina perdeva a tombola, forse perché il marito la trova racchia, o non so, perché detesta la Croce, il Papa e tutti i suoi dipendenti. A me il presepe piace; mi piace meno quel panzone vestito di rosso, Babbo Natale, che mi sembra un pagliaccio carico di vizi, pensa solo a ingrassare e a farci ingrassare e mi fa pure paura perché è travestito. Anzi una volta ho chiesto alla maestra come si dice di uno che ama i bambini? E lei mi ha detto «pedofilo».
Babbo Natale allora è pedofilo. Perché non lo mettete in galera? Ma poi non dite che lo fate per rispetto del bambino islamico. Smettetela perché se andiamo avanti così, nessuno mi invita più a giocare insieme. Non avete capito che a forza di rispettarmi, mi state escludendo da ogni vostra festa. Comunque ora che non ci sente la maestra dico la parolaccia: Buon Natale.
Marcello Veneziani
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SERENO NATALE!
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CARTA A MANO NELLE ANDE
Associazione Progetto Chimbote – Onlus
Dopo tanto lavoro preparatorio, la cartiera di Chimbote è pronta per la produzione. Il Natale che si avvicina offre un’ottima opportunità: inizieremo producendo biglietti d’auguri. I biglietti costituiscono un primo esperimento, forse non sono perfetti come quelli che trovereste in cartoleria, ma hanno il fascino della spontaneità. Come averli? Basta un contributo al nostro progetto, come spiegato nel modulo allegato. Perché non provare? E se vi piacciono, perché non dirlo ai vostri amici?
Al Natale manca sempre meno di quanto si pensi, ed allora conviene provvedere per tempo agli auguri. Per questo vi presentiamo un assortimento di biglietti, realizzati su carta a mano nella Papelera Don Bosco e le decorazioni sono fatte da ragazzi e volontari della Parrocchia di S.M.Auxiliadora sorvegliati dalle insegnanti di catechismo. Volete riceverli? Questi biglietti sono “gadget” legati ad una campagna di raccolta fondi. Per ottenerli basta inviare per posta o mail, ai nostri indirizzi, il modulo d’ordine e fare una donazione come indicato nel modulo stesso.
Come segno di riconoscimento per il vostro contributo, vi invieremo i primi biglietti prodotti dalla “Papelera Don Bosco” di Chimbote tenendo conto il più possibile delle vostre scelte, che potete indicare compilando la tabella allegata.
Ci permettiamo di indicare un contributo di 2,50 Euro per biglietto e, se volete, una donazione aggiuntiva.
Angelo Moncini è partito a fine Ottobre per il Perù e, tenendosi costantemente in contatto con l’Italia, sovraintenderà a tutte le lavorazioni coordinando il lavoro in modo che le vostre richieste siano puntualmente eseguite.
I biglietti giungeranno poi in Italia entro la fine di novembre e vi contatteremo per la consegna o spedizione.
SCARICA MODULO ORDINE
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INVITO ALLA DELAZIONE
Ma guarda che bravi i nostri vicini...
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