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 1990... di Admin
     


L’è minga làder domà quel che roba,ma anca quel che ghe ten vèrt el sàcc

Dialetto comasco

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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

Quando è arrivata davvero, nessuno ne ha più parlato...

Di Alter (del 02/06/2010 @ 17:09:16, in Ambiente, linkato 61 volte)

Il pomeriggio di martedì 18 maggio, giornata prettamente favonica, abbiamo assistito ad un notevole incremento della caligine, vale a dire ad un peggioramento sensibile della visibilità, fatto che cozzava tremendamente con l'attesa di una secca giornata favonica, normalmente limpida. Tale situazione è poi stata confermata dai dati provenienti dalle centraline di rilevamento dell'aria che mostravano un aumento evidente delle concentrazioni di polveri sottili e un lieve innalzamento anche di quelle di biossido di zolfo: il tutto durato lo spazio di mezza giornata scarsa. Per una decina di giorni nessuno degli addetti ai lavori ha saputo spiegare il fenomeno e per quei giorni quindi siamo rimasti con il dubbio su ciò che avevamo respirato... finché l'Osservatorio Ambientale della Svizzera Italiana ha risolto l'arcano: era la cenere del vulcano islandese Eyjafjallajökull che "finalmente" è davvero arrivata fino a bassa quota. Curioso che nessuno o quasi ne abbia parlato e la cosa sia passata praticamente sotto silenzio... probabilmente ne avevano parlato (a vanvera) talmente tanto quando non c'era, che quando è arrivata non ha fatto più notizia; come dicevano i russi ai tempi sovietici, dove c'è izvestia non c'è pravda e dove c'è pravda non c'è izvestia... Per informazioni approfondite rimandiamo alla pubblicazione dell'Oasi: cliccate qua.

L'impennata del PM10 il pomeriggio del 18 maggio (Fonte: Osservatorio Ambientale Svizzera Italiana)



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SU GOOGLE maps... IL LAGO DI COMO: UNA PIANURA!!!

Di Admin (del 24/04/2010 @ 20:34:43, in Ambiente, linkato 80 volte)

Hanno fatto sparire l'acqua!!!
Così è stato risolto una volta per tutte,
il problema delle esondazioni!!!

GUARDA LA MAPPA



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ERUZIONE!

Di Admin (del 21/04/2010 @ 17:36:21, in Ambiente, linkato 85 volte)

Il 17 giugno 1783 Ignazio Somis, medico di Casa Savoia e studioso di meteorologia, annotava a Torino sul suo registro manoscritto: “nebbia non nostra” per distinguerla dalla “nebbia nostra”, l’usuale fenomeno ben noto nella pianura padana. Fino alla fine di settembre la strana caligine continuò ad offuscare i cieli piemontesi senza che se ne comprendesse l’origine. Fu Benjamin Franklin che, osservatala anche nel nord America, nel 1784 avanzò l’ipotesi che si trattasse delle polveri emesse da eruzioni di vulcani islandesi.

La responsabilità, infatti, era della grande eruzione del Laki, iniziata l’8 giugno 1783 e protrattasi fino al 7 febbraio 1784. L’evento espulse probabilmente 14 chilometri cubi di basalto, mentre il volume delle ceneri proiettate fino a 15 chilometri di altezza fu dell’ordine di 0,9 chilometri cubi. Gli “aerosol” contenenti zolfo (forse 120 milioni di tonnellate) e fluoro (otto milioni di tonnellate) provocarono gravissimi danni in Islanda, inquinando i pascoli e l’acqua, uccidendo il 50 per cento del bestiame e innescando una carestia che provocò 9mila vittime. I “fumi” si diffusero nell’atmosfera di tutto l’emisfero settentrionale, tanto che in Gran Bretagna i mesi caldi del 1783 vennero battezzati “sand-summer”, l’estate di sabbia. Le intossicazioni tossiche si ritiene che causarono 23.000 vittime nel Vecchio Continente. Ne seguì un inverno rigidissimo, con altre vittime e stenti, e in America si attribuì al cambiamento del clima indotto dalle ceneri del Laki la comparsa del gelo nel Golfo del Messico.

Forse l’eco di quest’eruzione si ritrova pure nel “Dialogo della natura e di un islandese” che il poeta Giacomo Leopardi scrisse nel 1824 citando “i ruggiti e le minacce del monte Ecla”, un altro vulcano dell’isola boreale che era entrato in eruzione precedentemente al Laki, nel 1766.

Le eruzioni vulcaniche rappresentano un importante elemento di influenza sul clima della Terra. Le particelle di ceneri e soprattutto i gas contenenti zolfo, hanno la capacità di opacizzare l’atmosfera e riflettere una parte della radiazione solare causando così un leggero raffreddamento. L’effetto si protrae in genere per un paio d’anni, fino a quando le impurità non si depositano lentamente al suolo o vengono lavate da piogge e nevicate. Non tutte le eruzioni hanno tuttavia effetti misurabili sul clima: dipende dalla quantità e qualità delle sostanze emesse, e dalla quota alla quale riescono ad arrivare. Le eruzioni di tipo esplosivo sono in genere le più efficaci nel modificare il clima, in quanto proiettano fumi e particelle solide fin nella stratosfera, ad oltre 30 km di quota.

Il vulcano indonesiano Tambora, nell’aprile 1815 sputò fuori 50 km3 di magma e le sue polveri sparate in stratosfera in quella che è stata la maggior eruzione dell’era moderna, causarono nel 1816 “l’anno senza estate”. Nel gennaio 1835 il vulcano Coseguina, in Nicaragua, diffuse in atmosfera tanta cenere da provocare quattro anni di freddo intenso su tutta Europa, Nord America e Giappone. A Torino gli annali meteorologici riportano che il novembre 1835 fu il più freddo di 250 anni e il primo maggio nevicò a Lione, Basilea, Tolosa e Chambéry; il 23 maggio 1837 nevicò pure a Cuneo e si ebbe la primavera più fredda di oltre due secoli. In genere la diminuzione della temperatura globale a causa delle eruzioni vulcaniche non arriva a mezzo grado, ma a livello locale gli effetti possono essere come abbiamo visto molto più rilevanti. L’ultima esplosione vulcanica a lasciare una traccia evidente sul clima planetario è stata quella del Pinatubo nelle Filippine, il 15 giugno 1991: la diminuzione globale di temperatura nei due anni seguenti fu di circa 0,3 gradi.

Un effetto collaterale meno grave delle polveri vulcaniche consiste nei tramonti rossi che per alcuni anni regalano panorami mozzafiato, immortalati perfino sulle tele di Turner. E infine, da cent’anni a questa parte, la novità del disturbo delle ceneri sull’aviazione: a seconda del gioco dei venti che distribuiscono i sottili frammenti vitrei e rocciosi lungo rotte più o meno frequentate, le autorità aeronautiche possono bloccare completamente il traffico per evitare rischi dovuti a guasti alle turbine o problemi di visibilità. È già avvenuto in molti casi, ma l’evento dell’Eyjafjallajokull di questi giorni è stato particolarmente gravoso in quanto i venti occidentali hanno sparso le ceneri sul frequentatissimo spazio aereo europeo.

Insomma, anche nell’era supertecnologica, un remoto pennacchio di fumi perso nel nord Atlantico può mettere in ginocchio la società civile. Ha ancora ragione la Natura di Leopardi che risponde all’islandese: “Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? Ora sappi che [...] ho l’intenzione a tutt’altro che alla felicità degli uomini o all’infelicità. Quando io vi offendo in qualunque modo [...] io non me n’avveggo [...]; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E [...] se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei.

LUCA MERCALLI - Presidente della Società Italiana di Meteorologia

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NON SAREBBE ORA DI FARE STOP E RIORDINARE LE IDEE?

Di Admin (del 25/03/2010 @ 09:29:26, in Ambiente, linkato 77 volte)

I ghiacci si sciolgono per colpa dei venti - Uno studio giapponese: il riscaldamento globale non c'entra!

Lo scioglimento dei ghiacci artici che negli ultimi anni ha registrato ritmi record dipende in larga parte dai terribili venti che soffiano nella regione e non è conseguenza diretta del riscaldamento globale. Lo afferma un studio giapponese in via di pubblicazione sua rivista scientifica Geophysical Research Letters. Il vento che spazza via il ghiaccio spiega circa un terzo della perdita della calotta artica registrata dal 1979 al oggi, secondo lo studio, che non mette in dubbio lo scioglimento dei ghiacci causato dal riscaldamento globale, quanto piuttosto la tesi secondo cui la regione ha superato un "punto di non ritorno" climatico e subirà un’accelerazione della perdita di ghiaccio nei prossimi anni.

I risultati della ricerca contribuiscono anche a spiegare la massiccia perdita di ghiaccio nelle estati del 2007 e del 2008, che alimenta la previsione che l’Artico sarà libero dai ghiacci entro una decina d’anni. Circa la metà della perdita massima di copertura ghiacciata a settembre di ogni anno dipende da cambiamenti del vento, afferma lo studio. Masayo Ogi, ricercatrice dell’Agenzia giapponese per la Scienza e la tecnologia terrestri e marine di Yokohama, e i suoi colleghi hanno studiato il comportamento dei venti sull’Artico dall’inizio delle misurazioni via satellite della calotta polare, nel 1979.

Hanno scoperto che i cambiamenti nei venti, ad esempio i venti estivi che soffiano in senso orario sul mare di Beaufort, sembrano coincidere con gli anni in cui la perdita della calotta polare è più elevata. Gli scienziati nello studio ipotizzano che questi venti abbiano spinto grandi quantità di ghiaccio artico verso sud, attraverso lo stretto di Fram, che separa la Groenlandia dalle Svalbard e porta alle acque più calde del Nord Atlantico. Si tratta di venti che sono aumentati di recente, un fatto che potrebbe spiegare in parte l’accelerazione dello scioglimento dei ghiacci. "Le variazioni annuali, provocate dal vento, nel flusso di ghiaccio verso e attraverso lo stretto di Fram giocano un ruolo importante nel modulare l’estensione della superficie ghiacciata a settembre su base annuale" si legge nello studio. "La tendenza ad un aumento del flusso provocato dal vento ha contribuito al calo della copertura estiva del ghiaccio marino artico. Sia i venti estivi sia quelli invernali hanno soffiato il ghiaccio fuori dall’Artico attraverso lo stretto di Fram nel periodo 1979-2009". Ma anche il riscaldamento dell’acqua e dell’aria hanno contribuito alla perdita di ghiaccio, secondo Ogi....

da LA STAMPA.it

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MA AVETE VISTO 'STA ROBA!!!

Di Alter (del 04/03/2010 @ 09:19:07, in Ambiente, linkato 114 volte)

ARTICOLO La Provincia

C'è un articolo oggi su La Provincia. Sono andato a vedere chi è la misteriosa società Zed che ha fatto 'sta roba. Scopro che la ditta Zed di Este è stata fondata dall'Architetto Radioestesista Dario Bonomo, il quale ha messo a punto una serie di strumenti (brevettati) che passivano onde elettromagnetiche e schermano disturbi geopatogeni. La particolarità di questi prodotti è che:

*.. non esauriscono il loro effetto benefico garantendo nel tempo un ottimo funzionamento

*.. non necessitano di alcuna manutenzione

*.. si ricaricano autonomamente senza l'utilizzo di elettricità in quanto captatori di energia cosmica.

Zed Snc - via Principe Umberto 40, Este (Pd) Tel. 0429 2500 - fax 0429 602930

UN RADIOESTESISTA???????????????????? Ecco il sito:

ZED SNC

Per me siamo alla frutta se degli amministratori pubblici vanno dai radioestesisti...
Se volete approfondire...

RADIOESTESIA

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COMO E IL LARIO SOTTO LA NEVE

Di Admin (del 06/02/2010 @ 19:04:45, in Ambiente, linkato 122 volte)


SCARICA LOCANDINA



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Senza commenti

Di Admin (del 06/11/2009 @ 08:49:51, in Ambiente, linkato 154 volte)



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NON SARA' MAI PIU' COME PRIMA

Di Admin (del 25/09/2009 @ 08:45:48, in Ambiente, linkato 175 volte)

Cosa potevamo aspettarci di diverso da gente che ha autorizzato "cemento" dappertutto?!

Consoliamoci con le "Mappe di Virgilio" fin che non le aggiorneranno.



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DALLA ASSOCIAZIONE cardina...

Di Admin (del 23/07/2009 @ 20:31:49, in Ambiente, linkato 201 volte)

C.A. responsabili e/o coordinatori associazioni presenti sul ed intorno al territorio della Collina di Cardina.
Cari amici, speriamo di fare cosa gradita nell'’inoltrarvi la mail qui di seguito che anticipa quali saranno i successivi passi per la salvaguardia della zona di Cardina intrapresi dai residenti, e che faranno seguito al ricorso al Tar, che fino ad ora ha avuto esito positivo per noi ed al di sopra delle aspettative. Un sostegno da parte vostra, che da sempre avete dimostrato sensibilità verso la Collina di Cardina, oramai in parte irrimediabilmente compromessa, sarebbe ora più che in altri momenti cosa graditissima, anche in ottica di un futuro, speriamo, inserimento della zona nel parco della Spina Verde.
La decisione di rendere possibile la partecipazione di ulteriori persone è data in primo luogo da motivi economici, ma soprattutto perchè, è inutile nasconderlo, la collina di Cardina è un bene prezioso non solo per chi ci abita, ma per tutti quelli che ne sanno apprezzare le sue particolarità e ne beneficiano del suo ambiente e fascino unico. Per qualsiasi ulteriore chiarimento siamo a vostra completa disposizione. Grazie anticipatamente del vostro impegno, un caloroso saluto.
Comitato Residenti Cardina



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COLTIVARE SOLO il proprio orticello?

Di Admin (del 27/12/2008 @ 15:13:01, in Ambiente, linkato 235 volte)

I quotidiani locali hanno dato ampio spazio a quanto sta accadendo sulla collina di Cardina, dove un intervento edilizio, ancorchè lecito, sta creando numerosi disagi dal punto di vista viabilistico, di sicurezza per gli abitanti e potrebbe pregiudicare gravemente l'equilibrio geologico del territorio.

Ora pare che tra la popolazione locale vi sia una sorta di disinteresse, nella convinzione che altri siano i problemi del quartiere e che gli abitanti della collina stiano facendo rumore solo per salvaguardare i propri interessi, per tutelare il privilegio di vivere in un ambiente esclusivo e cercando di tenere lontano eventuali scocciatori.

Non mi pare sia il caso; ma quand'anche così fosse, dobbiamo renderci conto che la frenetica attività edilizia che sta aggredendo il nostro territorio è esclusivamente speculativa, e per l’interesse di investimenti individuali viene sacrificato un patrimonio collettivo, magari con la scusa dello sviluppo dell’economia e del turismo, ma più concretamente perchè l’attività edilizia forma beni rifugio e le case sul lago valgono più delle azioni quotate in borsa, soprattutto alla luce degli attuali chiari di luna, con un continuo incremento di valore.

Tutti, quindi, dovremmo lavorare, senza preconcetti ed individualismi, perchè all’assalto del cemento che uccide il territorio, si oppongano programmi di valorizzazione dei tesori rappresentati da cultura e paesaggio, e mi pare che perchè la Collina di Cardina rimanga così come è, valga la pena di alzare la voce!



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