Redazionale

Quando ce ne libereremo?

Lo statalismo è la tendenza ad attribuire allo Stato un ruolo forte nel possesso di aziende e nel controllo dell’economia nazionale, dove possiede la grande maggioranza delle aziende e non permette lo sviluppo dei liberi professionisti.
Questo avviene di solito attraverso l’intervento dello Stato per aiutare aziende private in crisi, destinate altrimenti al fallimento o a un brusco ridimensionamento. Altre volte lo Stato interviene modificando quel naturale svilupparsi degli avvenimenti che vi sarebbe affidando l’economia alle sole leggi di mercato.
La costituzione italiana prevede che lo stato intervenga nell’ economia in situazioni circoscritte: “in presenza di preminenti interessi a carattere generale”. In tal caso “la legge può riservare o trasferire allo Stato determinate imprese o categorie di imprese” (art.43)
In Italia è avvenuto il salvataggio di molte aziende industrali e banche in crisi che ha portato tali imprese sotto il controllo dello Stato. Queste imprese pubbliche, tuttavia, sono state gestite troppo spesso secondo criteri di convenienza politica anziché di efficienza manageriale. Ciò ha comportato forti spese da parte dello Stato, alle quali non è corrisposto un adeguato beneficio economico. Dobbiamo per forza proseguire con questa routine perversa?

Socialismo

« …Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, privandomi della libertà io la rifiuterei. … Ecco come io sono socialista… »

SANDRO PERTINI

UL BIANC EL NEGHER

La scena che segue si è svolta sul volo della compagnia British Airways tra Johannersburg e Londra.

Una donna bianca, di circa 50 anni, prende posto in classe economica di fianco ad un nero. Sensibilmente turbata, chiama l’ hostess. “Che problema c’è signora?” chiede l’hostess. “Ma non lo vede?” risponde la signora “mi avete messo a fianco di un nero! Non sopporto di rimanere qui! Assegnatemi un altro posto!” “Per favore si calmi! I posti sono tutti occupati, vado a vedere se ce n’è uno disponibile.”

La hostess si allontana e ritorna qualche minuto più tardi. “Signora, come pensavo, non c’è nessun altro posto libero in classe economica.” “Ho parlato col comandante e mi ha confermato che non c’è nessun posto neanche in classe executive; è rimasto libero soltanto un posto in prima classe.”

Prima che la donna avesse modo di commentare la cosa, l’hostess continua: “Vede, è insolito per la nostra compagnia permettere a una persona con biglietto di classe economica di sedersi in prima classe. Ma, viste le circostanze, il comandante pensa che sarebbe scandaloso obbligare qualcuno a sedersi a fianco di una persona sgradevole.”

E, rivolgendosi al nero, l’hostess prosegue: “Quindi, signore, se lo desidera, prenda il suo bagaglio a mano, che un posto in prima classe la attende…”

E tutti i passeggeri vicini che, allibiti, avevano assistito alla scenata della signora, si sono alzati applaudendo.

CIAO … PAOLINO!

…ho sperato di svegliarmi questa mattina

e di accorgermi che non era vero…

che qualcuno si era sbagliato… e

che tu eri lì a curare la tua terra o…

con Nella per una pizza dal Baffo…

a salutarmi col tuo sorriso… ma,…

sta arrivando la primavera, e il Signore

aveva necessità di un esperto che

si prendesse cura delle Sue viti…

I NUOVI VICINI

“Il tuo dio è ebreo.

Il tuo scooter è giapponese.

La tua pizza è italiana e il tuo cous cous algerino.

La tua democrazia è greca.

Il tuo caffè è brasiliano.

Il tuo orologio è svizzero.

La tua camicia è hawaiana.

Il tuo walkman è coreano.

Le tue vacanze sono turche marocchine o tunisine.

I tuoi numeri sono arabi. La tua scrittura è latina.

E tu… rimproveri al tuo vicino di essere straniero!” .

DE PROFUNDIS

Il Carnevale è morto già da un pezzo. Non c’è più “sale” con le maschere che sfilano e gli altri che stanno a guardare, rigorosamente in abiti borghesi. Del resto, già qualche anno fa, gli Schignanesi – protagonisti di uno dei Carnevali più straordinari dell’arco alpino – si lamentavano per essere considerati quasi fenomeni da baraccone: loro a interpretare una tradizione millenaria e attorno centinaia di fotografi e turisti come fossero davanti alle gabbie di uno zoo. Non c’è più “sale” da quando il Carnevale è ridotto a mascherata per i bambini (e guai a rovinare il vestitino comprato al supermercato). Il Carnevale è morto da un pezzo e ormai le sfilate e i carri allegorici che in questi giorni tengono banco dalle nostre parti sono soltanto una pietosa parodia di quella che era questa festa popolare, la festa dell’eccesso. Nella quale l’irriverenza e la trivialità la facevano da padrone. Assieme alla gozzoviglia, lo scherno sessuale – dal travestimento all’esposizione delle parti basse fino agli scherzi più pesanti – è stato per secoli una delle caratteristiche del Carnevale. Non a caso, si parla di settimana “grassa”. Che, come tutto, oggi è stato trasformato in un’occasione per far soldi, in richiamo turistico fine a se stesso, da festa a spettacolo, il più delle volte kitsch. E’ segno dei tempi che a Menaggio non possa sfilare il carro del suppostone, che il sindaco di Como voglia denunciare le “veline” con gli attributi e che per il prossimo anno si annuncino controlli preventivi sui contenuti. La normalizzazione del Carnevale? Ma dai. Meglio è chiudere l’intero circo, allora. E considerare il Carnevale come una delle cose del tempo andato. Da leggere nei libri. Della sua potenza dissacrante resterebbe almeno il ricordo. Di quando per un giorno era lecito impazzire. Altrimenti, la festa dell’allegria diventa di una tristezza infinita.
Dario Cercek

MANDIAMOLI A LAVORARE

Recentemente il Parlamento ha votato all’UNANIMITA’ e senza astenuti (ma và?!) un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa Euro 1.135,00 al mese.

Inoltre la mozione è stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali.

STIPENDIO Euro 19.150,00 al mese

STIPENDIO BASE circa Euro 9.980,00 al mese

PORTABORSE circa Euro 4.030,00 al mese (generalmente parente o familiare)

RIMBORSO SPESE AFFITTO circa Euro 2.900,00 al mese

INDENNITA’ DI CARICA (da Euro 335,00 circa a Euro 6.455,00) TUTTI ESENTASSE

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TELEFONO CELLULARE gratis TESSERA DEL CINEMA gratis TESSERA TEATRO gratis TESSERA AUTOBUS – METROPOLITANA gratis FRANCOBOLLI gratis VIAGGI AEREO NAZIONALI gratis CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis PISCINE E PALESTRE gratis FS gratis AEREO DI STATO gratis AMBASCIATE gratis CLINICHE gratis ASSICURAZIONE INFORTUNI gratis ASSICURAZIONE MORTE gratis AUTO BLU CON AUTISTA gratis RISTORANTE gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per Euro 1.472.000,00).

Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi (per ora!!!) Circa Euro 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera. (Es: la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l’auto blu ed una scorta sempre al suo servizio)

La classe politica ha causato al paese un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di EURO.

La sola camera dei deputati costa al cittadino Euro 2.215,00 al MINUTO !!

FILO con SOFIA

Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare. Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto. E in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi! Non eri per niente grasso come ti sembrava.

Non preoccuparti del futuro. Oppure preoccupati , ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non t’erano mai passate per la mente. Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.
Fa’ una cosa, ogni giorno che sei spaventato. Canta. Non esser crudele col cuore degli altri. Non tollerare la gente che è crudele col tuo.
Lavati i denti. Non perder tempo con l’invidia. A volte sei in testa. A volte resti indietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.
Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente dimmi come si fa.
Conserva tutte le vecchie lettere d’amore, butta i vecchi estratti conto. Rilassati.
Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.
Prendi molto calcio. Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno.
Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant’anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse. Come quelle di chiunque altro.
Balla. Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.
Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai. Non leggere le riviste di bellezza. Ti faranno solo sentire orrendo.
Cerca di conoscere i tuoi genitori. Non puoi sapere quando se ne andranno per sempre. Tratta bene i tuoi fratelli. Sono il migliore legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.
Renditi conto che gli amici vanno e vengono. Ma alcuni, i più preziosi, rimarranno. Datti da fare per colmare le distanze geografiche e di stili di vita, perche più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.
Vivi a New York per un po’, ma lasciala prima che ti indurisca. Vivi anche in California per un po’, ma lasciala prima che ti rammollisca.
Non fare pasticci coi capelli, altrimenti quando avrai quarant’anni sembreranno quelli di un ottantacinquenne.
Sii cauto nell’accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga. Ma accetta il consiglio… per questa volta.

Tratto da “”The Big Kahuna””, 2000, regia J. Swanbeck