Racconti

Buona vacanza

“Tutto è come un soffio di vento: vanità, vanità, tutto è vanità”, dice Qoelet.

L’uomo si affatica e tribola per tutta una vita. Ma che cosa ci guadagna?

Passa una generazione e ne viene un’altra; ma il mondo resta sempre lo stesso.

Il sole sorge, il sole tramonta; si alza e corre verso il luogo da dove rispunterà di nuovo.

Il vento soffia ora dal nord ora dal sud, gira e rigira, va e ritorna di nuovo.

Tutti i fiumi vanno nel mare, ma il mare non è mai pieno. E l’acqua continua a scorrere dalle sorgenti dove nascono i fiumi.

Tutte le cose sono in continuo movimento, non si finirebbe mai di elencarle. Eppure gli occhi non si stancano di vedere né gli orecchi di ascoltare.

Tutto ciò che è già avvenuto accadrà ancora; tutto ciò che è successo in passato succederà anche in futuro. Non c’è niente di nuovo sotto il sole.

Qualcuno forse dirà: “Guarda, questo è nuovo!”. Invece quella cosa esisteva già molto tempo prima che noi nascessimo.

Nessuno si ricorda delle cose passate. Anche quello che succede oggi sarà presto dimenticato da quelli che verranno. Inutile cercar di capire

FILASTROCCA DI CAPODANNO

Filastrocca di Capodanno
Fammi gli auguri per tutto l’anno:

voglio un gennaio col sole d’aprile,
un luglio fresco, un marzo gentile,

voglio un giorno senza sera,
voglio un mare senza bufera,

voglio un pane sempre fresco,
sul cipresso il fiore del pesco,

che siano amici il gatto e il cane,
che diano latte le fontane.

Se voglio troppo non darmi niente,
dammi una faccia allegra solamente

Gianni Rodari

-Sono l’islamico Mohamed – La maestra mi nega il presepe-

Salve, sono Mohamed Venez-Janiì, bambino musulmano di anni dieci. Stamattina ero contento di andare a scuola perché dovevamo andare a vedere il presepe e a festeggiare con i canti di Natale. Invece stamattina la maestra ha detto che per rispetto nei miei confronti si resta in classe e non si festeggia Natale. Gesù Bambino è troppo offensivo per noi islamici, ha detto, la Madonna vergine, devota e madre, è un insulto ai diritti delle donne, i Re Magi sono tre offese alla Costituzione repubblicana, gli Angeli sono una presa in giro dei trans, il bue e l’asinello sono un’offesa ai diritti degli animali ridotti a termosifoni della grotta, e il panettone è un insulto consumista alla fame nel mondo. Ma il Natale tutto, ha detto, mortifica quelli come me, che non sono cristiani, ci offende e ci prende pure in giro perché ci riduce nel presepe a beduini, pastori e cammellieri.

Ma la maestra non sa che per noi islamici beduini non è un’offesa, e nemmeno pastori e cammellieri. Mio zio è cammelliere e ha pure le capre e io da grande volevo fare il beduino. Comunque Natale non si festeggia per rispetto mio.
La maestra della classe accanto, più furba, ha trasformato il Natale in festa della luce: io non lo so, perché vengo da lontano, ma forse a Natale si festeggia la santa natività dell’Enel. La maestra del piano di sotto, invece, non ha fatto festeggiare e ha spogliato l’albero di tutte le palle luminose perché quattro ladri hanno rubato l’insegna ad Auschwitz; ma non ho capito che c’entra con Gesù Bambino.
Non vi dico la rabbia che mi ha preso quando ci ha detto che non si andava più a cantare «Tu scendi dalle stelle» e non si mangiava più il panettone per rispetto di noi islamici. E non solo mi sono arrabbiato perché ci hanno tolto una bella mattinata di festeggiamenti, ma questa cosa che non si festeggia perché ci sono io musulmano mi ha fatto odiare per la prima volta da tutti i miei compagni di classe perché hanno capito che a causa mia e della mia famiglia non si festeggia Natale e non si canta ma si interroga e si fanno i compiti. Mi hanno preso per uno che piange e si arrabbia se gli altri festeggiano, non ama il Bambinello e detesta la Madonna come il Panettone.

Dicono che vengo dalla Rabbia saudita. Non mi invitano più alle feste perché pensano che io sono contrario e gliela tiro. Vedono me, mia madre Fatima e mio padre Alì, come guastafeste e anche un poco terroristi. E invece non è vero: a me piace Natale e a casa mia di solito a Natale si mangia l’Agnellone perché pure per noi è una mezza festa, mi è simpatico il Bambinello, la gente intorno al presepe è tutta delle parti mie, non c’è nemmeno un personaggio padano o inglese. Tutti mediorientali come me. Salvo gli angeli che sono come le hostess degli aerei, vivono in cielo e non hanno una terra loro.

Questa storia che si deve rispettare me che sono islamico mi ha stufato. Il giorno prima della festa di tutti i santi, la mia maestra ha detto che non dobbiamo festeggiare perché si offendono non solo gli islamici, gli ebrei e i non credenti ma pure i protestanti. Poi, d’accordo con il capo d’istituto, ci ha riuniti tutti intorno alla cattedra e ha tolto dal muro il crocifisso. Ha detto che quel segno lì, sperduto sul muro a fianco alla lavagna, che non avevo mai notato, offendeva me e tutti quelli che come me non credono e non pregano per Cristo. A me è dispiaciuto vedere quel poveretto magro magro e già sofferente, pieno di sangue e con quei chiodi conficcati nelle mani e nei piedi, finire in una busta di plastica e andare chissà dove; raccolta differenziata, almeno spero. I miei amici dicevano: ma che ti ha fatto Gesù Cristo, che ha fatto alla tua famiglia? E io non sapevo cosa dire perché non mi aveva fatto niente, non mi offendeva affatto, mi faceva pena. Mio padre ne aveva parlato pure bene, diceva che era un profeta, comunque una brava persona. E non ce l’aveva con noi musulmani né tifava per gli americani anche perché quando c’era lui, non c’erano ancora né l’Islam né l’America.

Ma ora che la maestra ha tolto il crocifisso, l’albero, il presepe, la festa di Natale, i canti e le preghiere perché offendevano me, una mia amichetta ha detto: ma perché sei così incazzuso e ti offendi per ogni cosa che abbiamo e festeggiamo noi? Ma io non mi offendo affatto, è lei, la maestra, che dice così. Ho paura che ci toglieranno pure Pasqua perché offende noi musulmani. Ho paura che si inventeranno qualcosa per toglierci pure le vacanze dell’estate e diranno che non si fanno perché noi musulmani odiamo il mare e preferiamo il deserto. Bugia, a me piace il mare. Io non so perché voi italiani vi vergognate di fare le cose che avete sempre fatto, di far vedere agli altri le cose che vi piacciono da sempre; non volete farci capire che pure voi avete un dio, solo che lo chiamate e lo vedete in altro modo. Ho l’impressione che questa maestra trova la scusa che c’è in classe l’islamico ma è lei che non sopporta il Natale.
Forse perché s’annoia, forse perché da bambina perdeva a tombola, forse perché il marito la trova racchia, o non so, perché detesta la Croce, il Papa e tutti i suoi dipendenti. A me il presepe piace; mi piace meno quel panzone vestito di rosso, Babbo Natale, che mi sembra un pagliaccio carico di vizi, pensa solo a ingrassare e a farci ingrassare e mi fa pure paura perché è travestito. Anzi una volta ho chiesto alla maestra come si dice di uno che ama i bambini? E lei mi ha detto «pedofilo».
Babbo Natale allora è pedofilo. Perché non lo mettete in galera? Ma poi non dite che lo fate per rispetto del bambino islamico. Smettetela perché se andiamo avanti così, nessuno mi invita più a giocare insieme. Non avete capito che a forza di rispettarmi, mi state escludendo da ogni vostra festa. Comunque ora che non ci sente la maestra dico la parolaccia: Buon Natale.

Marcello Veneziani

L’E’ UL DI’ DI MORT: PIANGEMM ?

Biroeul e sant-carlitt…
L’è anmò bonora e semm già chì, nun viv,
pront per nà al Cimiteri: i mocolot,
i vas, i fior, i zoffranèj…Stanott,

mort vecc e mort pinitt
-quij ch’eran bon e quij ch’eran cativ-
se dessèdan e disen: -Quanti fior!
Hin tucc per nun…vardee, che bèj color!…

E Coronn, e ciaritt!
Che belèe, quij roeus lì! E i semper-viv?
Pàren fint, tant ch’hin bej! Che brava gent,
sti omen e sti donn, sti nost parent!:

vecc, giovin e fiolitt
-quij bon, quij gramm e qui minga cativ-
hin vegnuu scià, denanz ai nost ritratt,
ai crus, ai tomb… Sgobbàven comè i matt,

giràven, mai quiett,
intorna ai monument: strasc e scovin,
per netà sta cà nostra…Oh, car Signor!
Chì gh’è vegnuu nissun: gh’è nanca un fior!

Chi podarìssom mett
una roeusa (là in tropp); e anca on ciarin
dèvom pizzà (là ghe n’è trii): content?…
E mò pòdom fà festa, gh’è anca ol vent,

sentii se ‘l boffa!!… E intant’
el scorliss tucc i foeuj e tucc i fior:
el ghe insegna a dì sù on’orazion
propi per nun…Scoltee!! Ol Crusunon,

drizz, in mezz a stì piant,
in del primm Camp, el vosa:”Per amor,
fee citto, ch’el ven ciar, tornee a dormì
(Mont Olimpin l’è ‘rosa’)…ormai l’è dì”-…

Gisella Azzi (1912 -2002)

NEW ORLEANS FUNCTION – Louis Amstrong

17 LUGLIO 1969

Tra i documenti che mi è capitato di vedere in occasione della rievocazione del 40° anniversario della discesa dell’uomo sulla Luna, quello più toccante è certamente il necrologio ritrovato negli Archivi Nazionali di Washington, D.C. .

Il comunicato stampa, datato 18 luglio 1969, è redatto in modo che il presidente Nixon potesse leggerlo in diretta TV, nel caso in cui gli astronauti della missione Apollo 11 fossero deceduti durante la loro missione sulla Luna.

Leggere questo brano di storia ci riporta alla mente la grandezza della loro missione e quante incertezze e pericoli abbiano dovuto affrontare questi primi tre uomini nella loro storica impresa.

«Il destino ha voluto che gli uomini che sono andati sulla Luna per esplorarla in pace, rimarranno sulla Luna per riposare in pace. Questi uomini impavidi, Neil Armstrong ed Edwin Aldrin, sanno che non c’è speranza per il loro recupero. Ma sanno che c’è speranza per l’umanità nel loro sacrificio. Questi due uomini stanno donando le loro vite per l’obiettivo più nobile dell’umanità: la ricerca della verità e della conoscenza. Si addoloreranno le loro famiglie ed i loro amici; si addolorerà la loro nazione; si addolorerà tutta la gente del mondo; si addolorerà la Madre Terra per avere mandato due dei suoi figli verso l’ignoto. Nella loro esplorazione, hanno unito le popolazioni del mondo come se fosse una; nel loro sacrificio, hanno legato ancora più strettamente la fratellanza tra gli uomini. Nei giorni antichi, gli uomini hanno guardato le stelle ed hanno visto i loro eroi nelle costellazioni. Oggi, noi facciamo lo stesso, ma i nostri eroi sono uomini in carne e ossa. Altri seguiranno e certamente troveranno la loro via di casa. La ricerca dell’Uomo non verrà negata. Ma questi uomini erano i primi, e i primi resteranno nei nostri cuori. Ogni uomo che guarderà la Luna nella notte, saprà che c’è da qualche parte un piccolo angolo che sarà per sempre l’umanità.»

AMORE E REGALI

Il postino suonò due volte. Mancavano pochi giorni a Natale. Aveva fra le braccia un grosso pacco avvolto in carta preziosamente disegnata e legato con nastri dorati. «Avanti», disse una voce dall’interno. Il postino entrò. Era una casa malandata: si trovò in una stanza piena d’ombre e di polvere. Seduto in una poltrona c’era un vecchio. «Guardi che stupendo paccone di Natale!» disse allegramente il postino. «Grazie. Lo metta pure per terra», disse il vecchio con la voce più triste che mai.
Il postino rimase imbambolato con il grosso pacco in mano. Intuiva benissimo che il pacco era pieno di cose buone e quel vecchio non aveva certo l’aria di spassarsela bene. Allora, perché era così triste? «Ma, signore, non dovrebbe fare un po’ di festa a questo magnifico regalo?». «Non posso… Non posso proprio», disse il vecchio con le lacrime agli occhi. E raccontò al postino la storia della figlia che si era sposata nella città vicina ed era diventata ricca. Tutti gli anni gli mandava un pacco, per Natale, con un bigliettino: «Da tua figlia Luisa e marito». Mai un augurio personale, una visita, un invito: «Vieni a passare il Natale con noi».
«Venga a vedere», aggiunse il vecchio e si alzò stancamente. Il postino lo seguì fino ad uno sgabuzzino. Il vecchio aprì la porta. «Ma…» fece il postino. Lo sgabuzzino traboccava di regali natalizi. Erano tutti quelli dei Natali precedenti. Intatti, con la loro preziosa carta e i nastri luccicanti. «Ma non li ha neanche aperti!» esclamò il postino allibito. «No», disse mestamente il vecchio. «Non c’è amore dentro».

SENZA COMMENTO

Hey
in questo mondo di ladri
c’è ancora un gruppo di amici
che non si arrendono mai

Hey
in questo mondo di santi
il nostro cuore rapito
da mille profeti e da quattro cantanti

noi
noi stiamo bene tra noi
e ci fidiamo di noi
in questo mondo di ladri
in questo mondo di eroi
non siamo molto importanti
ma puoi venire con noi

Hey
in questo mondo di debiti
viviamo solo di scandali
e ci sposiamo le vergini

Hey
e disprezziamo i politici
e ci arrabbiamo preghiamo
ridiamo piangiamo
e poi leggiamo gli oroscopi

Voi
vi divertite con noi
e vi rubate fra voi
in questo mondo di ladri
in questo mondo di eroi
voi siete molto importanti
ma questa è festa per noi

Hey
in questo mondo di ladri
c’è ancora un gruppo di amici
che non si arrendono mai

noi
noi stiamo bene tra noi
e ci fidiamo di noi
in questo mondo di ladri
in questo mondo di eroi
non siamo molto importanti
ma puoi venire con noi
In questo mondo di
In questo mondo di

ANTONELLO VENDITTI 1988!!!!

Dobbiamo proprio arrivare a tanto…

Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute e al buon governo. Quando i gas velenosi della monnezza non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attalmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più mentalmente sano, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della nostra Patria per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e l’Italia, ritornata alla forma di nebulosa, errerà nei cieli priva di parassiti, approffittatori, faccendieri vari e di malattie.

Libero adattamento da “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo

IL PESCATORE E IL TURISTA: ovvero come guadagnare meno ed essere piu’ felici!

Sul molo di un piccolo villaggio, un turista si ferma e si avvicina ad una piccola imbarcazione di un pescatore del posto. Si complimenta con il pescatore per la qualità del pesce e gli chiede quanto tempo avesse impiegato per pescarlo.

Pescatore: Non ho impiegato molto tempo

Turista: Ma allora, perché non è stato di più, per pescare di più?

Il pescatore gli spiega che quella esigua quantità è esattamente ciò di cui ha bisogno per soddisfare le esigenze della sua famiglia.

Turista: Ma come impiega il resto del suo tempo?

Pescatore: Dormo fino a tardi, pesco un po’, gioco con i miei bimbi e faccio la siesta con mia moglie. La sera vado al villaggio, ritrovo gli amici, beviamo insieme qualcosa, suono la chitarra, canto qualche canzone, e via così, trascorro appieno la vita.

Turista: La interrompo subito, io sono laureato ad Harvard e posso darle utili suggerimenti su come migliorare. Prima di tutto Lei dovrebbe pescare più a lungo, ogni giorno di più, così logicamente pescherebbe di più. Il pesce in più lo potrebbe vendere e comprarsi una barca più grossa. Barca più grossa significa più pesce, più pesce significa più soldi, più soldi più barche! Potrà permettersi un’intera flotta!! Quindi invece di vendere il pesce all’uomo medio, potrà negoziare direttamente con le industrie della lavorazione del pesce, potrà a suo tempo aprirsene una Sua. In seguito potrà lasciare il villaggio e trasferirsi a Mexico City o a Los Angeles o magari addirittura a New York!! Da lì potrà dirigere un’enorme impresa!

Pescatore: ma per raggiungere questi obiettivi quanto tempo mi ci vorrebbe?

Turista: 20, 25 anni forse…

Pescatore: ….e dopo?

Turista: Ah dopo, e qui viene il bello, quando il suoi affari avranno raggiunto volumi grandiosi, potrà vendere le azioni e guadagnare miliardi!!!

Pescatore:…miliardi?…….e poi ?

Turista: E poi finalmente potrà ritirarsi dagli affari, e concedersi di vivere…..in un piccolo villaggio vicino alla costa, dormire fino a tardi, giocare con i suoi bimbi, pescare un po’ di pesce, fare la siesta, passare le serate con gli amici bevendo e giocando in allegria!

(Autore sconosciuto, ricevuta per e-mail)

UN PAIO DI BIRRE

Un professore di filosofia, esasperato perchè non riusciva a far capire agli allievi un concetto della materia che andava spiegando quel semestre, un giorno si presentò in aula con un grosso vaso vuoto e qualche sacchetto misteriosamente rigonfio.

Subito ottenne il silenzio curioso degli allievi. Dal primo sacchetto estrasse sassi di fiume, tutti simili, del diametro di circa cinque sei centimetri. Senza commentare, riempì il vaso; guardò i ragazzi e chiese loro se il vaso fosse pieno. I giovani risposero di sì.

Allora il professore aprì il secondo sacchetto, ne estrasse dei piselli e cominciò a metterli nel vaso coi sassi. Ovviamente i piselli si infilarono negli spazi tra i sassi. Nuovamente il docente chiese agli allievi se il vaso fosse finalmente pieno; ancora una volta i giovani dissero di sì.

Allora l’insegnante tirò fuori da un terzo sacchetto della sabbia fine e la versò nel solito vaso; ovviamente la sabbia penetrò negli interstizi e coprì tutto. A quel punto i ragazzi furono certi che il vaso fosse pieno e lo dissero al docente, il quale estrasse dall’ultimo sacchetto un paio di lattine di birra che versò nel vaso, inzuppando la sabbia. I ragazzi risero di gusto.

Dunque il vaso, come avrete capito, non è privo di sorprese ed agganci. Pensateci: se ci metteste dentro prima la sabbia, non ci sarebbe spazio per piselli e sassi. Così è per la vita. Se dedicate tutto il vostro tempo e le vostre energie alle piccole cose, non avrete spazio per le cose importanti. Prendetevi cura prima dei sassi, delle cose che veramente contano. Fissate le priorità… il resto è solo sabbia.

E la birra? dirà qualcuno.

Se ogni giorno avrete lavorato bene per curare le vostre priorità, ci sarà sempre tempo e spazio per un paio di birre.

BUON NATALE!

Canta, canta, rosa e fiur,

l’è nassuu noster Signur,

l’è nassuu in Bethleèmm

senza fassa nè patell

de fassà ‘sto bambinell,

senza fassa nè lenzoo

de fassà ‘sto por fioo,

senza fassa nè cussin

de fassà ‘sto por bambin.

Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno. Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere, se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa. Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non solo per te stesso,  ma anche per gli altri. Ti auguro tempo , non per affrettarti e correre, ma tempo per essere contento. Ti auguro tempo, perchè te ne resti: tempo per stupirti e per fidarti. Ti auguro tempo, per toccare le stelle e tempo per crescere, per maturare. Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare, non ha più senso rimandare. Ti auguro tempo, per trovare te stesso, per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora, come dono. Ti auguro tempo, anche per perdonare. Ti auguro di aver tempo, tempo per la vita.