Racconti

AUGURI PER L’ANNO NUOVO

Ma regordi che a Natal faseva frécc.
Gh’era la nev e i vedar coi stell de giàzz.
Gh’era ul camin o la stua sempar pizz
e la pell di mandaritt a profumass.

La letterina piéna de brillantitt
sconduda ben ben sòta el piatt del pà
con cent promess che duravan men d’un dì
un testament per l’ann che doeva ‘rivà.

La poesia imparada a memoria
l’era la scusa per ‘nda a truà i parent,
ciapà cinq ghéi, un belé o per la gloria,
turun e ciculat da mett sòta i dent.

L’albero l’era di sciori, e pòc credent
ma l’era alegher.. tacavum su tusscòss
mandaritt, nous, bumboni, fil d’argent
el dì de Natal ghe stavum tuti adòss.

Viaggi in Italia di una Neozelandese

“Perché noleggiare un’auto in Italia quando si può viaggiare come i locali?” si chiede Venetia Sherson. 
“Potremmo sempre fare l’autostop” dico. Il mio compagno di viaggio mi guarda. Sono passati più di 45 anni da quando uno di noi ha tenuto fuori un pollice sul lato della strada. Abbiamo perso il nostro autobus per pochi secondi e il prossimo è fra due ore. La città più vicina è a 8 km lungo una strada ripida e tortuosa, senza sentiero. Pacentro, il piccolo paese di montagna dove abbiamo posto la nostra base, è popolato principalmente da ottuagenari che non hanno bisogno di un taxi. Ma un uomo robusto con una maglietta della Juventus comprende la nostra situazione. “Ho una macchina”, dice. Il veicolo ha più ammaccature di una tavola da surf Raglan e Vittorio sembra che abbia fatto diversi round sul ring con un avversario più forte. “Sei sposata?” chiede, indicando la sua fede nuziale. Una foto di sua moglie oscilla avanti e indietro sopra il cruscotto, le sopracciglia unite in uno sguardo feroce per avvertire coloro che potessero avere la tentazione di sedurre il suo uomo. Vittorio sorride un sorriso a due denti e rifiuta i soldi della benzina.


In tram a Milano.

La scelta di viaggiare con i mezzi pubblici in Italia non è priva di sfide.
Gli autobus sono a volte in ritardo o semplicemente non partono; scioperi interrompono i viaggi dei treni; e variazioni di binario – sempre annunciati all’ultimo minuto possibile  – possono spingere la pressione sanguigna a livelli pericolosi.
C’è anche la possibilità che si finisca in una destinazione del tutto diverso da quella in cui si intendeva scendere. Sulla strada per il grazioso comune di Pescocostanzo, il nostro autobus ha fatto una breve sosta in una piazza dove era parcheggiato un altro autobus. Uno o due passeggeri sono scesi e molti sono saliti. Un’ora più tardi, l’autobus si ferma in una città industriale triste, varie miglia dalla mia destinazione prevista. “Avresti dovuto cambiare autobus prima sulla piazza”, ha detto l’autista. Chi lo sapeva?
Ma vi sono vantaggi.
Gli autobus sono sempre pieni di donne cariche di cesti e pettegolezzi, uomini con i fiori per visitare le tombe delle loro mamme, e, inevitabilmente, una donna in minigonna che sta chiacchierando con l’autista sotto il cartello che dice, “Non parlare al conducente, MENTRE l’autobus e in movimento “.
Quando si sale a bordo di un treno o di autobus italiano, si firma automaticamente un accordo per parlare. Nuovi passeggeri inevitabilmente siedono accanto a te, anche su un bus vuoto. Essi vi chiedono di dove siete e perché siete in Italia. Poi parlano di se stessi. Su un autobus per L’Aquila, mi sono seduta accanto a una donna che lavorava in un call center SkySport. Nel corso del viaggio di 90 minuti mi ha raccontato la storia della sua vita. Ha viaggiato più di 100 km ogni giorno per andare al lavoro. In una buona giornata ha guadagnato € 50 ($ 76), ma i suoi spostamenti potrebbero essere modificati senza preavviso. Qualche settimana lei non ha guadagnato abbastanza per pagare il conto della spesa. La società aveva fatto dei tagli, ma sperava che sarebbe sopravvissuta. “Amo il mio lavoro.”
Su un altro viaggio, una giovane donna ha detto che stava andando dal parrucchiere. Mi ha svelato il colore di capelli che stava scegliendo,  e che colore avrebbe potuto scegliere la settimana successiva. Mi ha invitato a casa sua per un caffè.
In treno lungo il Lago di Como

Perché un turista dovrebbe rinunciare a tali incontri per la compagnia di un navigatore satellitare?
Autobus e treni sono anche a buon mercato in Italia.
Dal 1950, la ferrovia ha lottato per competere con la strada, ma i numeri di merci e passeggeri sono diminuiti. Il debito di Trenitalia è ora di € 6.000.000.000 ($ 9.100.000.000). I prezzi dei biglietti sono stati ridotti per cercare di arginare la marea – più di 100.000 posti di lavoro dipendono da questo – ma con scarso effetto. Gli Italiani ancora preferiscono mettere in valigia se stessi in una Fiat piccola o grande, pagare i pedaggi stradali e rischiare la vita sulle strade.
Eppure i piccoli treni che collegano i villaggi in tutta Italia offrono panorami mai avvistati dai viaggiatori stradali: cortili dove le famiglie cenano sotto tettoie di foglie, frutta e verdura che coprono ogni palmo di terreno e anche un asino legato al portico curato nei minimi dettagli. Meno bucolico, ma altrettanto avvincente è il graffito che da solo vale il prezzo di un biglietto ferroviario. In un viaggio, si può imparare che i politici sono corrotti (la maggior parte), chi è il giocatore di calcio che fa la bella vita (Balotelli) e chi ama Chiara (tutti, è un nome popolare). “I turisti sono peggio di un esercito di occupazione”, è scarabocchiato sul marciapiede di una rinomata località balneare dell’Adriatico.
C’è uno svantaggio ad utilizzare i mezzi pubblici in Italia: il famigerato sistema di convalida.
Sugli autobus, è in gran parte semplice: si imprime il biglietto si sale a bordo. Ma sui treni il sistema di stampaggio è più complicato. Macchinette di convalida – piccole scatole gialle – sono spesso difficili da individuare. Questo potrebbe essere un astuto piano degli italiani per aumentare le entrate, perché il biglietto non convalidato comporta una multa immediata pari a 50 €.
Una volta ho visto un ispettore esigere da una madre e tre figlie adolescenti € 50 ciascuno sul Leonardo da Vinci Express per l’aeroporto di Roma Fiumicino – un sistema molto più redditizio di una tassa d’imbarco-. I capotreni sono spietati e inflessibili. Gli impieghi ferroviari sono visti come posti di lavoro per la vita e sono ben pagati. Gli ispettori prendono sul serio i loro doveri. Se non è possibile pagare la multa, è necessario scendere alla stazione successiva. Difficile se c’è un volo internazionale alla fine del tuo viaggio.
Ho avuto un incontro ravvicinato con un capotreno al mio ritorno da Roma a Firenze qualche anno fa. Avevo completato un volo di 30 ore da Auckland ed ero esaurita. Inoltre avevo una macchia di pomodoro sulla mia maglietta per essermi addormentata con la mia pasta sul volo. Quando il capotreno ha chiesto il mio biglietto… cielo… non era convalidato! Ha scrutato la mia faccia da pensionata. Ho detto “mi dispiace” più volte. Forse gli ho ricordato sua nonna. Si è accigliato, ha preso il biglietto lo ha forato due volte per buona misura. Poi è andato avanti.

NZ Herald

Luca 24, 1-8 secondo Orazio Sala

Dumeniga matina, de bunura,
i donn vann al sepolcro cuj ünguent
c’ànn preparaa par la sepultura
ma quand che rivan là, trovan pü nient:

un sassun gross che gh’era lì a l’ingress,
chissà cumè, a l’era staa spustaa
e ‘l corp del nost Signuur, anca Lüü stess
al gh’era pü, cumè ‘l füdess scapaa.

E intant che luur in lì e ‘l sann nò se fà
ga sa presenta du figüür splendent
che tacan ditu e fatu a ciciarà
e i donn sbassan ul cò. Ma stann atent.

“Nel sitt di moort a vègnuf chì a cercà
vun che l’è viiv? A l’è giamò pü chi!
Ul Fioo de l’Omm al resuscitarà-
questa l’ha dii Luu- e subit, al terz dì!!!

Quand l’era in Galilea, va l’à dii!!”
Sti donn a toan sü e cùran via
e intant ga vegn in ment da ‘vè sentii
quand Lüü l’aveva faa ‘sta prufezia.

L’ANNO NUOVO

Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?

Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.

Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.

(Gianni Rodari)

Giovanni 20,1-9 secondo Orazio Sala

La Maria de Magdala la và,
l’era ‘l primm dì de tütt la setimana,
‘nduè gh’è la tumba, e ‘mè la riva là
la veed na roba che ga paar istrana:

quell sassùn gross che gh’era in sü l’entrada
a l’è pü lì; quei vun l’à tira via;
la torna indree e, tüta strabafada,
la và ‘n del Pedar, par fass di ‘me ‘l sia

che ‘n quejghidün l’à purtaa via ‘l Signuur.
Ul Pedar l’era lì cunt un discèpul
e tütt e düü partissan anca luur
cumè saett par na a vedè se diàvul

gh’è capitaa. E quand rivan luur düü
vedan i bind par tera e ‘l lenzurèll
ghe ga quatava ‘l cò, piegà ‘nca lüü
pulitu e metüü lì ‘n d’un cantunscèll.

E alura credan che ‘l Signuu ‘l ghè no
che l’è pü lì, e dunca vann a cà
ma s’inn nammò metüü dent in del cò
che Lüü l’avria duvüü rissüscità,

cumè la Bibia l’eva sèmpar dii,
ma luur l’ann minga nanca mò capii.

Luca 2,1-14 secondo Orazio Sala

L’Augusto Imperaduur l’eva pensaa
de fà pulitu ul cüünt, par nà a vedè
quant’eran i sò sudditi,e l’à faa
un censiment; e i gent navan, a pè,

(quej vun anca a cavall, ma eran puchitt)
a segnass dent induè ch’eran nassüü
oman e donn, vecc e fiöö pinitt
e, se eran ispusaa, al paèes de lüü.

Ul Pepp e la Maria eran de cà
a Nazarètt, che ‘l resta in Galilea,
ma gh’è tucaa partì per fass segnà
sü là a Betlèmm, paees de la Giüdea;

e quest perchè Lüü l’era discendent
a la luntana del re David, ma
sicume che uramai l’era ul mument,
hann quasi gnà faa in temp a rivà là,

che senza pudè dì nè düü nè trii,
in una stala, lì tra un böö e ‘n asnin,
sta pora tusa, Lee l’à parturii:
e inscì a gh’è nassüü ‘l Gesu Bambin.

E la Maria l’à fassaa sü puliit
e pö l’à pugiaa sù su ‘n zicch de fegn
sura la mangiatoia, e cumè siit
a l’era propri miser; ma l’impegn

che meteva ‘l böö e anca l’asnin
in del bufacch adòss par riscaldà
stù rubatèll ammò tant piscinin,
a l’è staa assèe par minga fal gelà.

E luur l’evan cercaa un pustesell
un puu migliur par pudè nà a durmì
ma, cara grazia s’evan truvà quell
perchè l’era tütt pien, ma pien inscì…

Ben, ‘dess che ‘stu Fiöö l’eva nasüü
a sa tratava de fal davè ‘n giir;
ma ‘l Padreternu al ga pensa Lüü:
al ciapa ‘angiarin che ‘l gà lì a tiir

el ga diss: “T’ai vedat quii pastuur
giù lalinsci che ‘l paar che còcan via?
Và giù e dicch che ‘l Cristu Salvatuur
a l’è nassüü; e facch vedè la via

par andà là a truvall!” Queschì l’è naa
‘mè ‘na saèta, e ‘l sa presenta giù
in mezz a questi chì, imbambulaa
davanti a ‘sta gran lüüs, cumè i cucù,

e ‘l diss quell che ‘l deev dì: “Che ‘l fiöö l’è là
sura ‘na rastrelera, dent ni fass…”
el ga fà veed induè che devan nà
intant che altar angiar rivan bass,

e al Padreternu, in cieel, cantavan gloria
e tanta paas in tèra, in tütt i cà
di gent unest, pacifich senza boria
armaa sultant de buna vuluntà.

MUNDRUMPIN GHOST TOWN

Paese mio che stai sulla collina
disteso come un vecchio ‘n po’ acciaccato
la noia, l’abbandono, il niente
son la tua malattia
è meglio se ti lascio e vado via.

Che sarà che sarà che sarà
che sarà della tua vita chi lo sa
l’abbandono o forse il niente
da domani si vedrà
e sarà, sarà quel che sarà.

Motivi per gioire vengon meno
ed esser solidali…lassa stà
peccato, perchè resta
solo la malinconia
e tutto passa, tutto se ne va.

Che sarà che sarà che sarà
che sarà della tua vita chi lo sa
l’abbandono o forse il niente
da domani si vedrà
e sarà, sarà quel che sarà.

Non trovi più persone nel quartiere
ma solo visi tristi ed imbronciati
parlarsi, stare assieme,
non è più grand’allegria
è meglio se ti lascio e vado via.

Che sarà che sarà che sarà
che sarà della tua vita chi lo sa
l’abbandono o forse il niente
da domani si vedrà
e sarà, sarà quel che sarà.

Gli amici miei son quasi tutti via
e gli altri partiranno dopo me
peccato, perché stavo bene
in loro compagnia
e tutto passa, tutto se ne va.

Che sarà che sarà che sarà
che sarà della tua vita chi lo sa
l’abbandono o forse il niente
da domani si vedrà
e sarà, sarà quel che sarà.

MASTRO GEPPETTO E MR. GOOGLE

In un piccolo paese lontano lontano, oltre l’isola che non c’è, tra la Terra di Mezzo e Narnia, viveva un vecchio falegname, nessuno conosceva il suo nome, tutti lo chiamavano Geppetto, anzi Mastro Geppetto. Nessuno sa perché, ma non importava. Geppetto non era un artigiano, era un artista a metà tra scultore e poeta. La pialla scivolava sul legno come un archetto sul violoncello, lo scalpellino accarezzava i ciocchi d’abete come un pennello di un pittore fiammingo. Il legno era la sua materia, lo comprendeva, lo amava, gli sussurrava parole dolci, nascondendo la sega dietro la schiena, come se temesse di ferirlo. Conosceva tutti i trucchi per ammorbidirlo e plasmarlo. Sapeva quale vernice usare, sapeva quale colla avrebbe resistito al tempo ed alle stagioni inclementi.

Un giorno, in quel paese lontano lontano, venne un banditore del Re. Accompagnato da squilli di tromba annunciò grandi cambiamenti nel regno. Geppetto sentì il vociare dei bambini che accorrevano, ma si disse che nulla avrebbe potuto cambiare la sua giornata. Sarebbe andato a leggere l’editto il giorno dopo, con calma, dopo aver consumato la sua colazione fatta di torsoli di mela e gusci di noce. Quel mattino arrivò. Geppetto si sentiva osservato mentre si incamminava verso la piazza dove il banditore aveva affisso l’editto. Il bisbiglìo dei suoi compaesani diventava un vociare indistinto. Arrivato davanti alla pergamena affissa sul lampione ad olio in mezzo alla piazza capì perché. L’editto non era per lui, peggio, riguardava il suo amato legno. L’editto era breve, ma purtroppo preciso. Non potevano esserci errori. Il Re dichiarava ufficialmente che da quel giorno il legno sarebbe diventato più duro del ferro, più pesante del piombo, più fragile del vetro. I suoi vecchi arnesi non sarebbero più serviti a nulla. Non avrebbe potuto più usare lo scalpellino con la perizia di un chirurgo, né strusciare la pialla, avrebbe ottenuto solo scintille. La dura legge del progresso gli ha cambiato il materiale che tanto amava. Geppetto non si perse d’animo.

Da un cassetto chiuso da anni tirò fuori un iPad, soffiò delicatamente la polvere dallo schermo, lo accese ed ordinò su Amazon un libro: “Le nuove tecniche di lavorazione del legno”. Cercò sui forum altri falegnami come lui, erano tutti un po’ disperati, un po’ intrigati dal cambio. Si iscrisse ad una pagina di Facebook che si chiamava: “Tutti i trucchi per modellare il nuovo legno del Re!”. Geppetto ci mise poco ad adattarsi. Dopo un mese tirò fuori dalla sua bottega una sedia di legno che era un capolavoro; intarsiata come una guglia barocca, solida come un traliccio, leggera come una piuma. Era bellissima. La lasciò fuori. Era orgoglioso come una madre dopo la laurea di suo figlio. Il giorno dopo la ritrovò già coperta di ruggine. Si grattò la testa, aveva ancora qualcosa da imparare, ma non ci avrebbe messo molto. Era già tutto gasato per la novità, forse poteva riprovare a costruire un androide con il nuovo legno, ci aveva già provato una volta, ma qualcosa era andato storto e l’androide, novello mostro di Frankenstein, se n’era scappato con una bella signora coi vestiti color turchino.

La storiella è inventata, casomai vi fosse venuto il dubbio. Mi è venuta in mente leggendo la notizia è che Google ha (di nuovo) cambiato gli algoritmi per le sue ricerche. Dovremo di nuovo imparare, studiare, arrovellarci il cervello per trovare nuovi metodi e trucchetti per far salire i siti dei nostri clienti sulle loro pagine di ricerche. Di nuovo. Una volta, quando si imparava un mestiere, potevi camparci per tutta la vita. Al massimo cambiava qualche tecnica, uno strumento, un attrezzo diventava elettrico e poi elettronico. Ma il mestiere era sempre quello.
Nel web invece ogni giorno qualcosa cambia.
Tutti i giorni che il Signore manda in terra.
Chissà, forse è proprio per questo che ci piace tanto fare questo mestiere.

Edenio Rosati- tecnova.it