Ambiente

COTTURA A …SOLE!!!

Abbronzano e cuociono pure a puntino.
I raggi del sole sono una fonte d’ energia pronta per l’ uso non solo per il corpo ma anche per il palato e non mi rifersco alle temperature che raggiungono in estate i cofani delle auto; piuttosto ai forni solari che permettono di preparare piatti golosi sfruttando, come suggerisce il nome stesso, il calore del sole.
I sistemi per cucinare in questo modo sono sostanzialmente due: il primo fa capo a uno specchio parabolico che, concentrando la luce nel punto dove è posta la pentola, riesce a toccare i 200 gradi (roba che nelle migliori condizioni si può cuocere del riso per otto persone in una mezzoretta); il secondo, invece, sfrutta il calore che si genera in una scatola – costruita con diversi materiali come cartone e alluminio – quando resta esposta alla luce del Sole.
Una delle più famose in questo senso è il Kyoto box, invenzione con la quale Jon Bohmer vinse nel 2009 il primo premio del Financial Times Climate Change Challenge.
In ambo i casi, la natura presenta il suo conto: se la cottura con la parabolica vi chiede di spostare ogni venti minuti la vostra pentola, per quella in scatola ci può volere anche un’intera giornata perché i cibi siano pronti, ma che importa? Si ha il tempo per fare altro senza la paura che qualcosa bruci, no?!
LAURA MELLA

Troppe ricorrenze nei calendari!

Aiuto, mi si è ristretto il calendario!
A colpi di giornate nazionali, internazionali, mondiali o comunque speciali i Santi hanno dovuto sloggiare per lasciare posto a date e ricorrenze di ogni tipo. Forse, però, ci si è lasciati prendere un po’ troppo la mano, visto che il 21% dei giorni disponibili in un anno se li è già accaparrati l’Onu e – aggiungendo le ricorrenze istituite e promosse dall’Unesco – si arriva ad un totale monstre di 187! Come dire che metà degli appuntamenti quotidiani è già occupato per la sensibilizzazione nei confronti di “qualcosa” di interesse internazionale.
Se poi si aggiungono le giornate nazionale, quelle comunque speciali perchè indette da Ong, associazioni e fondazioni varie il totale supera le 400 ricorrenze. Più dei giorni a disposizione, al punto che sullo stesso foglietto del calendario capita che due giornate speciali siano costrette alla coabitazione. E a volte con effetti controproducenti, se non esilaranti.
Il 15 aprile, ad esempio, è il “giorno del silenzio”, ma anche quello del “dialogo”. Peccato che non sia anche quello dei sordi (28 settembre), così il circolo era chiuso. Insomma, l’inflazione di appuntamenti è tale che ora la stessa Unesco ha intenzione di chiedere una “moratoria”, contingentarne il numero. Anche perchè, se tutte le giornate dell’anno sono “speciali”, finisce che nessuna alla fine lo è.
Non solo. Gli appuntamenti con la sensibilizzazione, la commemorazione o il ricordo cominciano ad essere sovraffollati non solo per i giorni, ma anche per gli anni. Anni “speciali” naturalmente. Così è già capitato, come nel 2008, che la stessa annata fosse dedicata contemporanemante a tre diversi eventi internazionali: l’anno della patata, quello dell’igiene e delle lingue. E anche questo 2013 è già sold out, visto che oltre ad essere anno internazionale della cooperazione nel settore idrico, l’Onu ha visto bene di dedicarlo anche alla pianta “quinoa”, un cereale originario delle Ande. Ci sarà sicuramente una nobile intenzione, ma non ci si chiede neanche più quale possa essere.
E l’effetto è moltiplicatore, perché non c’è organizzazione internazionale o Sato sovrano che rinunci, ogni anno, a varare qualche giornata speciale ad hoc. E persino il Vaticano si dimostra prolifico in materia, sponsorizzando per esempio la giornata mondiale delle vocazioni, ma anche quella dei cresimandi e cresimati, la giornata mondiale delle Confraternite e della Pietà popolare, quella mondiale della gioventù – che Papa Francesco estenderà in Brasile dal 22 al 28 luglio.
Il guaio, però, come dicevamo, è che a furia di segnare qualcosa tutti i giorni sul calendario, alla fine non lo noti neanche più. Diventano giornate mitridatizzato: il “veleno” non gli fa più nessuno effetto. Soprattutto se certe ricorrenze sfiorano il ridicolo. Passi, ad esempio, che la categoria professionale degli ingegneri si sia ritagliata la sua giornata con l’Engineer’s Day del 15 settembre, ed è forse giusto che l’arte figlia di un dio minore, la poesia, abbia la sua ricorrenza mondiale il 21 marzo, ma perchè deve dividersela con la giornata mondiale della sindrome Down? E soprattutto, giornate così, “valgono” come il 4 maggio dedicato alla saga di Guerre Stellari o il primo novembre (tra l’altro già ad appannaggio di Ognissanti) votato ai vegani di tutto il mondo? E le bizzarrie sembrano internimabili, visto che c’è la giornata degli Ufo, del gatto, dell’aquilone, il Malala day e il giorno dell’amicizia del 5 agosto.
E in un crescendo di “giornate speciali” passano completamente inosservate delle date che richiederebbero sì la sensibilizzazione generale. Il 6 febbraio, ad esempio, è la giornata internazionale contro l’infibulazione, la mutilazione genitale femminile. Ma se lo son scordata tutti.

EZIO ROCCHI BALBI

Bambini in appalto: la Svizzera chiede scusa! era ora!

I “Verdingkinder” ovvero i “bambini in appalto”.(vedi post del 19/1/2012)
Una triste storia svizzera che fino agli anni ’70 ha continuato ad essere una pratica diffusa in Svizzera. Bambini strappati alle famiglie e dati in affido a famiglie perlopiù contadine.
Vicende poco edificanti per un paese civile come la Svizzera. Storie di uomini e donne ai quali fino a ieri nessuno aveva mai chiesto scusa. Ma le cose stanno cambiando.
In un “evento commemorativo” tenutosi a Berna, il ministro di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga ha rinnovato le scuse del Consiglio federale alle vittime delle misure coercitive a scopo assistenziale, una pratica, come detto, protrattasi fin negli anni Settanta. “Oggi tra noi siedono donne e uomini sterilizzati contro la loro volontà, madri cui è stato portato via il figlio soltanto perché erano nubili, donne costrette ad abortire o a dare in adozione la loro creatura”, “sono cose realmente accadute, ma che non dovranno accadere mai più”, ha detto la consigliera federale nel suo discorso.
Migliaia sono state le vittime delle misure coercitive. Giovani adulti venivano rinchiusi in istituti o carceri senza protezione giuridica, pur non avendo commesso alcuna infrazione: erano internati con accuse quali la “pigrizia”, il “libertinaggio”, l'”ubriachezza”. Altre vittime erano bambini assegnati a famiglie estranee, spesso contadini, che non di rado li sfruttavano e li maltrattavano. Tale prassi era perlopiù riconducibile al “buon proposito” di garantire ai ragazzini cibo a sufficienza collocandoli in un’azienda agricola, ma finiva per avere effetti perversi.
“È una violazione della dignità umana”, ha dichiarato Simonetta Sommaruga rivolgendosi alle vittime, invitate dal suo dipartimento, e a rappresentanti di diverse organizzazioni e istituzioni. Il ministro ha promesso che la cerimonia odierna “non segna la fine, bensì l’inizio dell’approfondimento di un oscuro capitolo della storia sociale svizzera”.
Parecchie misure – ha aggiunto – sono già state avviate, ogni Cantone ha designato le strutture destinate all’accoglienza delle vittime, che riceveranno assistenza anche nelle domande riguardanti il loro dossier.
La consigliera federale ha nominato lo scorso dicembre l’ex consigliere agli Stati  Hansruedi Stadler quale delegato per le vittime. Stadler rimarrà l’interlocutore degli interessati anche dopo l’evento commemorativo odierno e fungerà da mediatore tra le esigenze delle vittime, quelle dei comuni e cantoni e le possibilità della Confederazione, secondo quanto ha indicato il Dipartimento federale di Giustizia e Polizia. Stalder indirà nelle prossime settimane una tavola rotonda, ha annunciato Simonetta Sommaruga. Parallelamente il DFGP ha anche conferito un mandato di ricerca storica per stilare una sintesi degli studi esistenti in materia. I risultati costituiranno la base per la successiva ricostruzione storica.
“Noi tutti dobbiamo sapere che cosa è capitato ai bambini collocati a servizio e alle altre vittime di misure coercitive a scopo assistenziale. Perché per riconoscere un torto bisogna conoscerlo”, ha detto la consigliera federale.

ALPINISMO DA…POLTRONA

Se siete appassionati di montagna, dovete sapere che Google ha incaricato i suoi operatori di arricchire le immagini di Google Maps con le immagini delle montagne più alte del mondo.
Tra le vette fotografate l’Everest, sulla catena dell’Himalaya; il Kilimanjaro, in Africa; il Monte Elbrus, in Russia; e l’Aconcagua, nelle Ande argentine. Queste montagne appartengono al gruppo di cime conosciute come le Seven Summits, le montagne più alte dei sette continenti.
Grazie a Google Maps ora potrete godere del panorama di queste vette, senza correre alcun rischio. E’ possibile così percorrere virtualmente i sentieri delle vette più alte del mondo. Il progetto di Google è stato coordinato da Dan Fredinburg, programmatore e appassionato di alpinismo.
Google usa diversi dispositivi per scattare le immagini di Google Maps: carretti, tricicli e gatti delle nevi. Ma in questo caso, il metodo “tradizionale” non era possibile e Fredinburg ha semplicemente scelto una macchina fotografica digitale e un obiettivo fisheye. Le mappe dedicate alle principali vette del mondo sono state raccolte sul
blog ufficiale di Google.

TAPPARE LE BUCHE CON UN “APP”

CHE BELLEZZA, una app del Politecnico ci salverà. Se uno ci crede, beato lui.
Le strade sono piene di buche ma niente paura, perché presto succederà qualcosa di bello.
Cioè che saranno finalmente chiuse? Ma no, non è questa la bella notizia, la notizia del giorno è che se ci infilate dentro un piede potrete aprire un’apposita app per scaricarci dentro la vostra rabbia e la richiesta di chiuderla subito.
Cosa succederà dopo, sarà tutto da vedere.
Intanto bisogna spiegarlo a tutti, perché mica tutti sono tenuti a sapere cos’è una app ed ad avere il telefonino adatto. Dubito che l’anziana signora sostenuta dalla pensione minima sia dotata di smartphone. Ma ipotizziamo pure che la copertura di mezzi sia totale. Cosa accadrà appena sarà dato il via libera alle segnalazioni?
ACCADRÀ che queste saranno una valanga perché sono una valanga le buche e gli intoppi vari.
A questo punto ne conseguirà una valanga di immediati interventi correttivi? Forse qualche assessore ottimista penserà di sì, io penso di no. Per un semplicissimo motivo. Se si volessero chiudere tutte le buche già conosciute si potrebbe fare già ora. Se i competenti uffici non lo sanno già che certe strade sono una gruviera allora, mi chiedo, cosa ci stanno a fare? Intanto potrebbero provvedere su ciò che non possono non sapere, anche perché segnalato ripetutamente dalla gente e sui giornali. Se non lo sanno significa che non vogliono saperlo. Se davvero qualche assessore crede che per sistemare al volo strade e marciapiedi basti una app mi cadono le braccia. Non credo che sindaco e assessori non vedano ogni giorno il cattivo stato delle strade e dei marciapiedi, sennò significa che camminano con la testa fra le nuvole. Temo invece che lanciare una app sia un sistema buono per far qualche titolo sui giornali, darsi un tono di modernismo tecnologico e poco più. Quando si vuole prendere tempo davanti ad un problema, in Italia si istituisce una commissione d’inchiesta. Adesso ci sono le app: approfittiamone.

IL DOLCE CHE SA DI PRIMAVERA

Vi è mai sembrato, mangiando una colomba di Pasqua, che vi fosse una strana somiglianza con l’impasto del panettone? Sicuramente chi non ama l’uva passa e i canditi ha avuto un déjà vu natalizio. La spiegazione è quanto mai logica.
Malgrado spesso i dolci delle festività abbiano una storia secolare e magica, la colomba non l’ha. È stato semplicemente un colpo di genio di una delle più grandi aziende italiane produttrici di dolci, la Motta.
Negli anni ’30, tra guerre, crisi e boom economici, qualcuno pensò che era un peccato, nonché uno spreco, sfruttare gli avanguardistici macchinari per la produzione del panettone solo una volta all’anno.
Scelsero di lanciare sul mercato un prodotto simile che si potesse commercializzare in un altro periodo. Nessuna festa poteva essere più degna della Pasqua.
La ricetta dell’impasto era ormai consolidata ma vennero aggiunti dei dettagli per impreziosirla: mandorle, nocciole e fiocchi di zucchero. La vera carta vincente fu la forma.
La colomba nella cristianità è simbolo di pace e salvezza, nella Bibbia funge da portavoce di Dio e comunica a Noè la riconciliazione e la fine del diluvio universale.
Lanciata sul mercato come dolce primaverile, i consumatori riconobbero in fretta la simbologia e la collegarono con la Pasqua e la Resurrezione.
Ebbe così tanto successo che oggi se ne vendono decine di milioni l’anno e, sulla falsa riga di «non è Natale senza panettone», per molte famiglie non è Pasqua senza la colomba.

Elisa Pedrazzini

LE PENE DELL’INFERNO

Gli ultimi temporali hanno spazzato via la canicola di agosto.
Del caldo di questa estate resterà una sequenza di nomi che hanno fatto delle previsioni meteo un film dell’orrore. Dopo aver sopportato l’alito rovente di Annibale, Caronte, Nerone e Minosse, siamo riusciti a scampare persino alle fiammate di Lucifero.
Hanno cominciato i meteorologi americani sessant’anni fa a dare a tifoni e uragani dei nomi di persona. Un vezzo ora usato in Europa per dei semplici fenomeni stagionali.
Ma forse in molti si chiederanno come vengono assegnati i nomi a questi anticicloni provenienti dall’Africa.
Ed ecco svelato il mistero: a partire dallo scorso aprile, il sito IlMeteo.it ha iniziato ad affibbiare nomi che sono stati ripresi con successo crescente dai mezzi di comunicazione. Il direttore del sito, Antonio Sanò, dice che i nomi vengono scelti attraverso il forum del sito e su Facebook, aggiungendo che le persone che hanno scelto il nome ‘Minosse’ sarebbero state circa 200 mila.
Un’iniziativa che però ha causato qualche polemica da parte dell’ormai celebre colonnello Giuliacci, secondo cui le procedure di assegnazione dei nomi non sono riconosciute ufficialmente, nè è stabilito con chiarezza quali caratteristiche deve avere un fenomeno per ricevere un proprio appellativo.
Fatto sta che questa estate gli italiani, soprattutto quelli che si trovavano in città, hanno subito le “pene dell’inferno”…

RIFIUTI SPAZIALI

L’uomo produce rifiuti anche fuori dal suo pianeta: fin dalle prime esplorazioni spaziali degli anni Cinquanta, lo spazio si è riempito di satelliti, navicelle, parti di razzi. Si è calcolato che questa spazzatura galattica sia composta da almeno 16mila oggetti obsoleti.
Generalmente i pezzi più piccoli che precipitano verso la terra non superano l’atmosfera e si disintegrano. Per i pezzi più grandi, invece, come nel caso dei frammenti dei satelliti Rosat (2.426 kg) e Uars (7 tonnellate di frammenti con un pezzo da 150 kg), il pericolo di una pioggia di detriti sulla terra è reale. Inoltre, questi oggetti alla deriva, rischiano di collidere con i satelliti attivi e funzionanti.
Ora si corre ai ripari: la notizia è dello scorso febbraio. Il Politecnico di Losanna sta realizzando un satellite in grado di ripulire l’orbita del pianeta dai detriti provenienti dai pezzi dei satelliti dismessi.
Una volta individuato il «rifiuto spaziale», il piccolo satellite (misura 30 x 10 x 20 cm) si allineerà alla sua traiettoria e grazie ai suoi tentacoli si aggancerà per poi fargli cambiare orbita, indirizzandolo verso l’atmosfera terrestre dove si distruggerebbe.
La difficoltà sta nel prendere oggetti che si muovono alla velocità di 28mila km/h. Il progetto, denominato Clean Space One, costa oltre 10 milioni di franchi svizzeri e sarà operativo dal 2016.

Mirko Stoppa

SONO AUMENTATI I TERREMOTI?

Sebbene possa sembrare che ultimamente nel mondo si verifichino più terremoti, uno dei principali centri sismologici internazionali, il National Earthquake Information Center (NEIC) del servizio geologico degli Stati Uniti (USGS), fa sapere che il numero di terremoti di magnitudo 7.0 o maggiori è rimasto quasi costante durante tutto questo secolo.
Addirittura, i dati sembrano mostrare una lieve diminuzione negli ultimi anni.
Allora perchè ci sembra che ci sia stato un incremento della sismicità mondiale?
Una spiegazione può essere quella che con l’aumento di stazioni sismiche si è in grado di registrare più terremoti.
Il miglioramento nelle comunicazioni inoltre permette di trasmettere più velocemente i dati. Nel 1931, c’erano all’incirca 350 stazioni. Oggi ben 4000 in tutto il mondo.
Va tenuto conto inoltre dell’enorme incremento di mezzi di comunicazione e di informazione. Oggi la popolazione è più informata sui terremoti di quanto lo fosse in passato. In Italia l’espansione della Rete Sismica Nazionale Centralizzata ha consentito nel corso degli anni di migliorare l’accuratezza delle localizzazioni dei terremoti e di aumentare il numero dei terremoti registrati.
Ma i terremoti e il clima sono correlati?
Assolutamente no.
I terremoti avvengono all’interno del pianeta. I venti, le precipitazioni e la temperatura riguardano soltanto la superficie terrestre. I terremoti si verificano a prescindere dalle condizioni atmosferiche, in tutte le zone climatiche, in tutte le stagioni dell’anno e a qualsiasi ora della giornata.
(fonte: INGV)

BATTELLI ARABESCATI DI GHIACCIO

Riprendo un bellissimo pezzo di storia e ambiente, postato oggi dall’amico Willi sul sito di Meteocomo, tanto per consolarci un po’ e… tentare di riscaldarci!!!

Siamo al febbraio 1929, mese celebrato e ricordato tra le massime espressioni degli inverni del XX secolo.
Tutto ha inizio tra San Silvestro e Capodanno. Nella Valle Padana irrompe aria gelida, all’origine di temporali e persino grandinate che interessano anche la nostra provincia. Il 2 gennaio Como è ricoperta da 6 centimetri di neve. La temperatura, nei valori minimi, inizia una lenta discesa fino a sfiorare i 10 gradi sotto lo zero il 13 gennaio.
Nel tardo pomeriggio del 24, dopo un inizio di giornata con “tempo nebbioso ed incerto”, riprende a nevicare. “Dapprima lenta e minuta, poi spessa ed a falde larghe, la neve ricopre alberi, comignoli e strade. Nella notte la città assume l’aspetto caratteristico delle grandi nevicate ed ognuno si affretta a casa, pensando al tepore dei caminetti o delle stufe che possono compensarlo del disagio provato sulla via”.
Anche se il freddo dell’ormai prossimo febbraio non è ancora giunto, le statistiche di gennaio sono già implacabili: in città la temperatura media è inferiore a quella che si registrerà nel gennaio ’63 e nel più recente gennaio ’85.
Quella di gennaio, scrive La Vedetta di Monteolimpino, “è stata una vera ondata (termine ormai comunemente accettato) di freddo rigoroso. E fu così dovunque. I giornali ce ne tennero informati. I delicati cittadini del centro, dicono (celiando) che noi rionali di Monte Olimpino ci troviamo sui Carpazi. Come gli ambrosiani di Milano che chiamano montanari quelli di Montemerlo, là nel parco tra i bastioni!
Ma le cifre sono cifre: a Como temperatura 9° sotto zero. A Ponte Chiasso 12° sotto zero. A Monte Olimpino massimo 6° sotto zero. Tanto… per la storia. Sta il fatto però che il freddo ci fu pure qui, e sentito. E tutto si raffreddò. Sospese le quotidiane funzioni serali alla Chiesa; sospesi tutti i lavori e le attese sistemazioni; chiuse le società; regime conventuale nelle sere deserte. Stufe affollate, geloni ai piedi, lane dovunque, e tossi tossi… e funerali!”
Con febbraio ci si propone di riprendere in pieno la “multiforme vitalità religiosa e civile”. La “signora merla” non si accontenta però dei suoi soliti tre giorni di festa di fine gennaio, e la protrae per tre settimane. Sono le più tremende: “temperature polari, geli non mai provati”. Quella che continua ad essere chiamata ondata sembra voler travolgere tutti. Tra il 14 ed il 15 febbraio Como, Lecco, Bellano e molte altre località registrano valori termici che non verranno mai più toccati fino ai nostri giorni. É così per i -12,5°C registrati a Como il 15 di febbraio (valore più basso dal 1926 ad oggi), per i -13,0°C registrati a Lecco il 14 di febbraio ed i -12,0°C di Bellano.
Sono questi i valori lacuali in grado di arabescare le sponde, i pontili, le prue dei battelli, solidificando gli spruzzi di acqua sollevati durante la navigazione o sospinti dal vento in forme inconsuete e tanto spesse da rimanere nella memoria.
Come nel gelido dicembre 1879 il lago di Pusiano ghiaccia completamente. Lo spesso e solido strato che si forma, dà sicurezza ai giovani del paese che si avventurano in lungo ed in largo sulla superficie. Qualcuno, più audace, percorre in moto il tragitto di andata e ritorno tra Casletto e Pusiano.
Anche nell’Olgiatese l’inverno è “eccezionalmente crudo”. Accanto ai valori ufficiali dell’osservatorio, afferente all’Ufficio Idrografico del Po e posizionato a 407 metri sul livello del mare, si compiono misurazioni nei luoghi più esposti alle inversioni termiche, e ben noti per i loro rigori. Ecco allora come alla stazione della ferrovia si arriva a -18°C, alle Fornaci si toccano addirittura i -20°C… cinque gradi in meno rispetto al valore dell’osservatorio. La salute pubblica si mantiene in generale ottima, nonostante una mortalità superiore al normale. Nessun incidente degno di nota, ad eccezione di qualche capitombolo sul suolo ghiacciato e lievi infortuni di lavoro.
Anche sui Carpazi di Como l’ondata passa senza colpo ferire:“Tutti vivi!” titola La Vedetta di Monteolimpino. Il febbraio del 1929 è terminato, consegnandosi agli annali senza che alcun significativo episodio di neve abbia avuto la possibilità di addolcire il clima.

 

Laghetto di Cardina febbraio 2012 (A. Moretti)