I COGNOMI DEI “VINTUN” – parte 2


DOTTI

Si tratta di una forma apocoristica, cioé troncata all’inizio, da Guidotto, diminutivo (non accrescitivo) a sua volta da Guido, nome proprio germanico  analogo al latino Silvio. Il ceppo comasco compare nella zona di Cernobbio, in particolare a Piazza, già nel Cinquecento, specializzato nell’attivitá edilizia, da Battista a Marzio a Giovanni Paolo architetto e al figlio di questo ultimo, Carlo Francesco (Piazza 1669 + Bologna 1759), molto attivo tra chiese e palazzi della città felsinea. Altri rami si diffusero nella valle del Breggia, a Monte Olimpino e poi in città.

GUARISCO

Il gentilizio deriva sicuramente dal nome di tradizione longobarda latinizzato in Guarinus (da una radice che ha il senso di “proteggere, difendere”), combinato col suffisso -sco, analogo al più diffuso -asco, che designa l’appartenenza o la derivazione. Ne è venuta una forma sincopata, parallela all’altra, Varisco, di origine lombardoveneta. La parentela compare nel Seicento a Cavallasca e a Montano, nel Settecento anche a Monte Olimpino, e negli altri piccoli centri destinati a fondersi con la città, dove è attualmente uno dei cognomi più frequentemente ricorrenti. Lo stemma seicentesco presenta un leone argenteo rampante in campo azzurro.

MARTINELLI

Il gentilizio era ed è molto diffuso non solo in alta Valtellina e nel Comasco, ma anche in numerose altre aree dell’Italia centro-settentrionale. La sua origine è quasi trasparente e a sua volta spiega la grande diffusione: il nome Martino infatti ebbe grande fortuna in tutta l’Europa nel Medioevo per il prestigio del santo omonimo morto a Tours alla fine del IV secolo. Il primo luogo comasco in cui compaiono i Martinelli è Maccio, nel Cinquecento; segue Cavallasca, nel Seicento; da allora i loro rami hanno avuto una crescita esponenziale. Si conoscono due stemmi secenteschi del casato, più pittorici che araldici; il primo raffigura san Martino come vescovo benedicente con pianeta rossa, mitria dorata e pastorale, su campo azzurro e terreno al naturale; il secondo lo stesso santo come nobile su cavallo bianco, in veste rossa e con spada sguainata per tagliare in due un mantello nero di fronte a un piccolo mendicante ignudo.

MASCETTI

Nel periodo comunale (XII-XIII sec.) gli oriundi di Maccio venivano in genere designati solo col nome del paese, “de Matio”; questo capitava anche a persone e famiglie rimaste nel suo ambito. Nel periodo successivo, quando ormai ogni famiglia aveva il suo cognome, almeno come embrione, noto nel vicinato, il soprannome relativo al paese d’origine toccava quasi soltanto a chi se ne allontanava, ed era per lo più in forma dialettale e col diminutivo, “detto il Mascetto”. E’ chiaro allora che tutte le famiglie della vasta plaga uggiatese-olgiatese e poi nell’area comasca che hanno assunto questo cognome, nel corso di vari secoli, non hanno in comune la stirpe ma solo il villaggio d’origine. Si potrebbe forse azzardare l’ipotesi di una comune etimologia per il cognome Mascioni, diffuso nella non lontana Valcuvia.

MOLTENI

Questo gentilizio era presente a Lipomo e Terlizza già nella prima metà del Cinquecento, a Capiago nella seconda metà del secolo; nel Seicento compariva a Tavernerio e nei paesi limitrofi e dall’inizio del Settecento anche in città e a Monte Olimpino. La sua diffusione e la sua ramificazione straordinarie devono far pensare a più ceppi originari del villaggio di Molteno.

NESSI

Una famiglia “de Nexio”, chiaramente derivata dal borgo lariano, era già presente ad Albate nella seconda metà del Duecento (1261): si trattava di affittuari in grande stile, forse in grado di tenere alle proprie dipendenze vario personale salariato. Di una considerevole fortuna è indice il fatto che nel 1318 un complesso di case e rustici (una “corte”) fosse denominato “ad Nesium”. Nel Quattrocento i “de Nesio” risultano nella valle del fiume Aperto ma non ad Albate; tra la fine del Cinque e i primissimi del Seicento, anche a Monte Olimpino e in Borgo Vico, e poi in tutti i sobborghi di Como. Da un ramo nacque nel 1741 Giuseppe che fu valente medico, professore all’Università di Pavia e autore di numerosi trattati e dissertazioni di chirurgia e di ostetricia; un suo saggio critico sulla sepoltura nelle chiese è stato messo in rapporto, come fonte, col carme sui sepolcri del Foscolo.

ORTELLI

Dal medio latino «hortale», sinonimo di «hortus», viene il gentilizio «de hortali», già presente in pieve di Nesso, a Laglio, nel 1281, e a Pognana entro il Quattrocento; secondo l’uso lombardo la consonante sonora dopo la sillaba tonica veniva rafforzata, quindi Ortalli. Nella seconda metà del Cinquecento una propaggine della famiglia era insediata a Vergosa, mezzo secolo più tardi altre due stavano a Cavallasca e a Solzago. Una variante grafica di Ortalli deve ritenersi il cognome Ortelli, nato come finto diminutivo verso il Seicento, e diffuso a scapito del primo ormai in tutto il Comasco. Nacque nel 1861 in città Luigi Ortelli, sacerdote e fondatore dell’Oratorio di S. Filippo Neri in via Dante (di cui ora permangono solo il nome e qualche rudere…).

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