Giorno: 18 Novembre 2019

SA DIS IN GIR DI NOSTER PART-1

Continuando la ricerca delle origini di alcuni termini dialettali, dopo i Personaggi, vi propongo alcune espressioni che, in questo caso, denotano evidenti radici latine:

ARIMORTIS

Per indicare una richiesta di interruzione di un gioco.
Il modo di dire ricorda l’uso latino delle “arae mortis” cioè gli altari della morte, elevati al termine della battaglia per onorare i caduti. Una indicazione sacra di tregua rimasta ormai in uso solo nel linguaggio dei bambini.

OFFELLE’E FA’ UL TO’ MESTE’E

Pasticciere, fa il tuo lavoro.
Detto a chi vuole impicciarsi o mostrarsi esperto in faccende di cui non ha esperienza. In altri termini: a ognuno il suo e si riferisce al DNA del milanese, schietto e concreto, che non ama chi si improvvisa. Un’espressione simile era in uso presso gli antichi romani: “Sutor ne ultra crepidam”, cioè calzolaio non andare oltre la scarpa.

TE DU NAGOTT

Non ti do nulla.
Se tornassimo indietro nel tempo, in pieno periodo aureo, il Cicerone di turno al popolano che gli avesse chiesto qualche cosa avrebbe risposto: “tibi do nec guttam” che vale a dire non ti do neppure una goccia; da “tibi do nec guttam” al dialetto te du nagott il passaggio è breve.

ANDA’ A UFA

Andare a scrocco
Nel XIV secolo le imbarcazioni che navigavano i Navigli per portare in città i marmi destinati alla costruzione del Duomo, recavano la scritta A.U.Fa. cioé “Ad Usum Fabricae”, ovvero materiale per la fabbrica (del Duomo). Grazie a quella scritta erano esenti dai dazi. Già allora vi erano dei furbi che sfruttavano la dicitura senza averne diritto.