LA CINA E’ VICINA!

Nei nostri boschi, un albero su cinque è un castagno.
Un rapporto spinto dai nostri avi che li coltivavano.
Il castagno procurava legna da ardere e per costruire, fogliame per il giaciglio degli animali, tannini per la concia delle pelli e, non da ultimo, le castagne.
Il suo ruolo nell’economia contadina fu così importante da aggiudicarsi il nome di «albero della vita» o «albero del pane».
Raggiunge l’apice della sua carriera attorno ai cento anni e può fornire circa 150 chili di castagne, un tempo pari al consumo annuo di una persona. Una parte del raccolto era usata fresca, bollita o bruciacchiata sul fuoco. Le prime mattine di freddo, nuvole di fumo si alzavano dalle casupole in sasso e tutti si affrettavano a portare le castagne a essiccare nelle ca’del fooc, delle piccole cascine in sasso, dove le castagne asciugavano al calore moderato e costante del fuoco per tre settimane. I frutti secchi si conservavano per mesi e con la farina si preparavano pane, focacce e qualche torta, il frutto intero era bollito e inzuppato nel latte.
Ora la vita dell’albero che ha contribuito a sfamare generazioni di contadini, è seriamente minacciata da un parassita, il cinipide del castagno, importato accidentalmente nel 2002 dalla Cina…(ma che bella la globalizzazione!!!).

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