EUROPEI DI … CALCIO?

Chi vincerà gli Europei di calcio sarà esentato dalla crisi finanziaria? O potrà dirigere le manovre di fuoriuscita dalla montagna dei “debiti sovrani”?
Domande scherzose, ovviamente, e che fanno venire i brividi a chi consideri con la dovuta cautela la situazione economica dell’Unione europea. Domande che tuttavia circolano sui mass media europei, celebrando quello che è un vizietto che ha una storia lunga ormai, e che mescola scorrettamente sport e politica.
Non è proprio una novità: già Hitler aveva pensato che le Olimpiadi del 1936 dovessero essere la prova sul campo della superiorità della razza ariana. Tra Stati Uniti e Unione Sovietica il medagliere delle vittorie olimpiche è stato considerato, lungo tutta la guerra fredda, come la prova della superiorità di un regime sull’altro.
Un’infinità di volte, i boicottaggi (contro le Olimpiadi di Mosca del 1980, quelle di Los Angeles quattro anni dopo; la prolungata esclusione del Sud Africa dell’apartheid) si sono colorati di politica internazionale, quasi che la capacità di correre più velocemente di altri sia la prova di una superiorità politica.
Altre volte, le manifestazioni sportive sono state intese come stimolo al miglioramento della situazione interna a un Paese, come le Olimpiadi del 2008 con le quali credemmo, invano, di incidere sulla politica dei diritti umani della Cina.
Tocca ora all’Ukraina, candidata all’ingresso nell’Unione europea, di cui, se ammessa, diverrebbe l’estrema punta avanzata a Est. Una circostanza non irrilevante dal punto di vista della geografia politica internazionale. Associata alla Polonia, come Stato organizzatore, toccherebbe dunque all’Ukraina dirci se la crisi finanziaria della Spagna, vincitrice dell’ultimo Mondiale di calcio, dovrà precluderle la vittoria sul campo e/o se invece la superbia economica tedesca consentirà finalmente al calcio di Germania di dimostrare una volta per tutte la sua superiorità (nell’ultima Coppa dei Campioni, doveva vincere e invece ha perso).
La crisi finanziaria europea è troppo grave per scherzarci su, ma non c’è dubbio che le emozioni popolari (tanto più in quanto sono attizzate da governi e mass media) sconfinino facilmente da un ambito all’altro. È vero anche che i successi sportivi possono essere la dimostrazione di una buona organizzazione sociale, ma – per carità – non affidiamo il futuro dell’economia europea al capitano della squadra che vincerà i campionati europei di calcio. Lo sport deve favorire la comprensione reciproca tra popolazioni: che non ci siano né accordi segreti né complotti. Vinca il migliore!
LUIGI BONANATE

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