Mese: giugno 2012

EUROPEI DI… CALCIO?… DUE

Eccolo il ruggito italiano. Si è levato nel cielo di Kiev ed è stato sentito in tutta Europa. Coraggio, fantasia e un po’ di spregiudicatezza; i leoni italiani hanno mandato a casa i “maestri” inglesi.
L’Italia è così; quando sembra soffocata, intristita, bloccata, dimentica delle sue potenzialità, tira fuori gli artigli. Sforna una partita perfetta ed ora guarda dritta negli occhi la Germania, aspettando giovedì sera per la nuova sfida che vale la finale.
Non vi sembri che esageriamo, forse un po’ è vero, ma quando ci vuole, ci vuole. Perché la partita di Pirlo e compagni è stata la metafora di una sfida ben più importante e ben più complicata. Quella che il nostro Paese sta vivendo per riconquistare il posto che gli spetta nell’Europa dei popoli e per uscire da una crisi che sembra non aver fine. Adesso tutti sanno un po’ di più che l’Italia c’è. E che non ha conquistato il campo con la melina, lanci lunghi alla “viva il parroco”, ma facendo possesso palla, geometrie, accelerazioni. Occupando il campo e togliendo respiro agli avversari.
Il nostro è un Paese che non muore mai, che possiede energie e capacità, coraggio e fantasia. Tutte doti necessarie per non farsi piegare dalle difficoltà e dalle presunzioni altrui. Quando Pirlo ha tirato quel cucchiaio un intero Paese si è riconosciuto in un gesto, certo un po’ irriverente, sfacciato, ma che ha dato coraggio a tutti gli altri. Il coraggio di buttarsi oltre l’ostacolo e portare a casa il risultato.
Forse, in qualche modo, la notte magica di Kiev, ci ha parlato anche del nostro futuro. Se l’Italia ha una chanche di uscire dal guado della crisi, è solo giocando un ruolo da leader in Europa, forti della propria storia, dettando e non facendosi dettare le regole. Sedendosi al tavolo delle trattative, senza complessi di inferiorità nei confronti di Paesi che da troppi anni ci giudicano meno di ciò che in realtà siamo. L’orgoglio, la fantasia, le capacità e il coraggio, possono farci vincere sfide che sembrano impossibili. Quanti alla vigilia della sfida con l’Inghilterra, avrebbero scommesso su una vittoria così bella e così meritata? E poi, diciamolo chiaro. L’Italia è molto di più dei politici che continuano a rappresentarla. Mentre leader e mezzi leader si sfidano a parole, c’è un Paese che resiste. C’è un Paese che costruisce ogni giorno un pezzetto di storia. Anche dentro le difficoltà più evidenti, come il terremoto che ha colpito l’Emilia, non ci si perde d’animo. Si mettono in gioco la fantasia e il coraggio, e si va avanti. Giorno dopo giorno si costruiscono pezzi di futuro.
Adesso ci aspetta solo di infliggere alla Germania la solita sconfitta, continuando a sfornare bel gioco e coraggio. Non era modesta la squadra come sostenevano i soliti critici. E non è modesto il Paese che questa squadra rappresenta. Giovedì sera giochiamocela, senza rivalse nazionalistiche, semplicemente consapevoli del nostro valore. Consapevoli un po’ di più che possiamo farcela anche fuori da un campo di calcio. Magari tirando un bel cucchiaio alla Merkel.

Massimo Romanò (La Provincia)

EUROPEI DI … CALCIO?

Chi vincerà gli Europei di calcio sarà esentato dalla crisi finanziaria? O potrà dirigere le manovre di fuoriuscita dalla montagna dei “debiti sovrani”?
Domande scherzose, ovviamente, e che fanno venire i brividi a chi consideri con la dovuta cautela la situazione economica dell’Unione europea. Domande che tuttavia circolano sui mass media europei, celebrando quello che è un vizietto che ha una storia lunga ormai, e che mescola scorrettamente sport e politica.
Non è proprio una novità: già Hitler aveva pensato che le Olimpiadi del 1936 dovessero essere la prova sul campo della superiorità della razza ariana. Tra Stati Uniti e Unione Sovietica il medagliere delle vittorie olimpiche è stato considerato, lungo tutta la guerra fredda, come la prova della superiorità di un regime sull’altro.
Un’infinità di volte, i boicottaggi (contro le Olimpiadi di Mosca del 1980, quelle di Los Angeles quattro anni dopo; la prolungata esclusione del Sud Africa dell’apartheid) si sono colorati di politica internazionale, quasi che la capacità di correre più velocemente di altri sia la prova di una superiorità politica.
Altre volte, le manifestazioni sportive sono state intese come stimolo al miglioramento della situazione interna a un Paese, come le Olimpiadi del 2008 con le quali credemmo, invano, di incidere sulla politica dei diritti umani della Cina.
Tocca ora all’Ukraina, candidata all’ingresso nell’Unione europea, di cui, se ammessa, diverrebbe l’estrema punta avanzata a Est. Una circostanza non irrilevante dal punto di vista della geografia politica internazionale. Associata alla Polonia, come Stato organizzatore, toccherebbe dunque all’Ukraina dirci se la crisi finanziaria della Spagna, vincitrice dell’ultimo Mondiale di calcio, dovrà precluderle la vittoria sul campo e/o se invece la superbia economica tedesca consentirà finalmente al calcio di Germania di dimostrare una volta per tutte la sua superiorità (nell’ultima Coppa dei Campioni, doveva vincere e invece ha perso).
La crisi finanziaria europea è troppo grave per scherzarci su, ma non c’è dubbio che le emozioni popolari (tanto più in quanto sono attizzate da governi e mass media) sconfinino facilmente da un ambito all’altro. È vero anche che i successi sportivi possono essere la dimostrazione di una buona organizzazione sociale, ma – per carità – non affidiamo il futuro dell’economia europea al capitano della squadra che vincerà i campionati europei di calcio. Lo sport deve favorire la comprensione reciproca tra popolazioni: che non ci siano né accordi segreti né complotti. Vinca il migliore!
LUIGI BONANATE