I potenti della terra non fanno autocritica

C’è sempre più un abisso fra lo svolgimento di riunioni tipo il G20 di Cannes e i risultati che poi si ottengono. Capi di Stato di tutto il mondo si trasferiscono per qualche giorno (con tutti i loro staff) in qualche posto e lì fanno finta di discutere questioni che sono già state messe a punto dai loro sherpa (come si chiamano in gergo quelli che preparano materialmente i documenti). Poiché tutto potrebbe essere fatto per via telematica, non rimane che una convinzione: i grandi si spostano attraverso il pianeta più che altro per far “vedere” ai cittadini che si preoccupano del loro futuro.
In realtà, è possibile che gli storici dei prossimi anni giudicheranno assai male questo G20 di Cannes, forse verrà rubricato addirittura come un colossale errore. E sbagliata era anche la premessa: la crisi parte dall’Europa, perché ci sono troppi debiti “sovrani” (cioè pubblici) e di conseguenza troppe banche in difficoltà. E quindi sono stati messi a disposizione dei fondi e aperte linee di credito per scongiurare il peggio, caso mai si presentasse. La premessa aveva un fondamento, ma quello era solo uno dei problemi. La questione vera è un’altra: tanto l’America quanto l’Europa non riescono più a fare sviluppo. E il rischio, con queste politiche di risanamento, è che si vada verso una doppia recessione sulle due sponde dell’Atlantico. Il tema vero sarebbe dovuto essere questo. Ma è stato accuratamente evitato perché nessuno dei convenuti aveva proposte.
Negli Stati Uniti Obama non riesce a far decollare l’economia perché non ha soldi. E i Repubblicani, che controllano il Congresso, fanno di tutto perché non li abbia e sia costretto a perdere le prossime elezioni presidenziali (o a non presentarsi addirittura). Insomma, l’America è bloccata. Obama avrebbe una via d’uscita: ridurre il welfare (da lui stesso appena allargato) e trovare lì i soldi che gli servono per far ripartire l’economia. Ma, naturalmente, non vuole fare la figura di chi non mantiene le promesse elettorali (appunto: più welfare) e quindi la più grande economia del mondo è bloccata e rischia una recessione.
In Europa i debiti sovrani sono talmente grandi e talmente diffusi che non si pensa ad altro. E quindi, in un modo o nell’altro (con misure di diversa intensità) si varano (o si cerca di imporre ai Paesi riluttanti) politiche restrittive, di bilancio e fiscali. Tutta roba che forse otterrà lo scopo di sistemare qualche bilancio, ma che certo non farà sviluppo. Con il rischio che, in caso di recessione (paventata anche dal neo leader della Bce Mario Draghi), quegli stessi bilanci che si voleva risanare rischiano di saltare per aria. In realtà, tanto in America come in Europa, le politiche restrittive non servono e possono provocare una catastrofe. Bisognava puntare sulla crescita (con un aumento delle spese pubbliche produttive). E per fare questo, per trovare le risorse, bisognava tagliare con il machete le spese pubbliche improduttive e parassitarie. Bisognava, cioè, ridisegnare degli Stati diversi, più leggeri, meno dispendiosi. Ma tutto questo avrebbe comportato un dibattito un po’ più approfondito di quelli di Cannes e, soprattutto, avrebbe richiesto una profonda autocritica da parte di tutti i governanti là riuniti. E quindi non si è fatto niente.
Morale: di crescita non si è parlato. Si faranno le politiche restrittive. E se arriverà la doppia recessione Usa-Europa, si farà un altro G20, magari a Pechino. Pregando i buoni cinesi di dare una mano.

Giuseppe Turani

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