ALLA RICERCA DEL TEMPO CHE…forse…ARRIVERA’

Siamo tutti, indistintamente, alla ricerca del tempo che verrà. Se piloti d’aerei, naviganti ed escursionisti estremi hanno le loro buone ragioni per tenere sotto osservazione qualsiasi cambiamento climatico, per il resto dei “comuni mortali” a livello globale è difficile comprendere tanta passione per le previsioni meteo. Neanche più i contadini, con tutte queste colture idroponiche, in serra e altri espedienti artificiali, si preoccupano così tanto delle bizze di Giove Pluvio.
Noi, invece, sembra che non ne possiamo proprio fare a meno, e cerchiamo risposte ovunque; sui network radiotelevisivi e sul web, sui giornali e persino sugli smartphone. Fateci caso; sui display dei nuovi telefonini è più facile trovare l’icona della Meteo che la calcolatrice…
C’è chi sostiene sia un’esigenza atavica, e che cerchiamo i “segni” del tempo che verrà con nuovi strumenti esattamente come i nostri antenati più primitivi li scrutavano tra nuvole e colori all’orizzonte. C’è chi la ritiene, invece, un’esigenza moderna, legata ai mille condizionamenti che hanno globalizzato anche le abitudini. “Onestamente, se devo trovare una risposta scientifica, non ce l’ho. Eppure è la domanda che più spesso mi hanno rivolto – commenta Luca Mercalli, direttore della rivista Nimbus e presidente della Società meteorologica italiana -. Anni fa si seguivano le previsioni un po’ come gli oroscopi, così per curiosità; adesso che sono diventate molto più precise sono diventate un prodotto di consumo che funziona, e come tutti i prodotti del genere nessuno se ne vuole privare”.
Più che un prodotto sembra essere diventato uno status symbol, un fiore all’occhiello – ad esempio – per le tv americane che hanno saputo trasformare i protagonisti delle previsioni meteorologiche in veri e propri anchorman. Personaggi così popolari che, spesso, diventano primattori in film di successo, come Nicolas Cage in “The Weather Man”, Bill Murray in “Ricomincio da capo” o Nicole Kidman in “Da morire”.
Ruoli da star, anzi da starlette, anche sui piccoli schermi nostrani. Una presenza affezionata quella delle presentatrici meteo alla Rsi, un trampolino di lancio per le “meteorine” del Tg4 con tanto di casting privé a cura di Lele Mora ed Emilio Fede, un’audience che spopola anche su Youtube per le formose miss satellitari di Sky come Rosaria Cannavò. E non è un caso che il fortunato talkshow di Fabio Fazio si chiami “Chetempochefa”…
Tanto seguito e successo di pubblico, però, continua a non spiegare questo indispensabile e irrefrenabile desiderio di sapere, 24 ore su 24, il tempo che verrà.
Come i pronostici degli antichi aruspici, gli studiosi del volo degli uccelli prevedevano fatti incombenti, forse questa mania di anticipare, nel suo piccolo, eventi quotidiani in divenire come piogge, vento, sole, gelo e calura potrebbe nascondere la nostra illusione di controllare il futuro. “Queste cose lasciamole interpretare dagli psicologi”, commenta ridendo Mercalli suggererendo invece che, per mille motivi, ognuno di noi ha le sue piccole esigenze da soddisfare. C’è chi vuol sapere se può azzardarsi ad uscire in moto, chi vuole stendere la biancheria in giardino e anche chi eviterebbe di acconciarsi i capelli sapendo che l’umidità è in agguato. Chi non rischierebbe l’abitino nuovo di chiffon in caso di pioggia, chi irrorerebbe abbondantemente le petunie sul terrazzo in caso di imminente siccità. “La viabilità è uno dei motivi principali, soprattutto nella brutta stagione, quando è la paura a farci controllare le previsioni del tempo – aggiunge il climatologo rivelando che il picco di richieste si raggiunge proprio con la neve incombente -.
La parte invece relativa alla divulgazione scientifica, il nostro obiettivo di spiegare cause, condizioni e conseguenze, è ferma al palo. A nessuno interessa distinguere correnti ascensionali, del Golfo o anticicloni; vogliono solo sapere se il tempo sarà bello o brutto. Insomma, è la meteo usa e getta. Un prodotto come tanti altri”.
Un prodotto che, come abbiamo visto, è ormai considerato di largo consumo ma anche di successo in qualsiasi applicazione multimediale, a partire dalla carta stampata che – per prima – ha valorizzato i pronostici legati a qualsiasi mutamento atmosferico. Non è un caso che Usa Today, il quotidiano più diffuso negli Stati Uniti, fin dal suo primo numero (interamente a colori) ha dedicato l’intera ultima pagina a previsioni, temperature, umidità e millimetri di pioggia, Stato per Stato. È tuttora la pagina più consultata e l’unica, del giornale, su cui non appare la pubblicità.

EZIO ROCCHI BALBI da Il caffe’.ch

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