Ombrellone… Spiaggia… E… Computer

Che i telefoni cellulari abbiano un ruolo di protagonisti tra sdraio e ombrelloni è abbastanza noto a tutti, anche a chi per vari motivi non trascorre le vacanze al mare. La miriade di suonerie supera spesso il clamore delle voci e il rumore della risacca: anche questo è un segno del nostro tempo, o meglio delle nostre dipendenze.
Quest’anno però all’immancabile telefonino si è aggiunta una presenza in crescita: il computer portatile. Sempre più frequente tra le file di ombrelloni, trova il suo naturale posizionamento sulle gambe di persone che si presuppone indaffaratissime e che, a fine vacanza, avranno un’abbronzatura particolare: due larghe porzioni bianche sulle cosce, giusto delle dimensioni della base del computer.
Forse una nuova tipologia connessa alla professione, che si affianca alla ben nota “abbronzatura da muratore”, quella con il segno della canottiera tanto per capirci. Per i vicini d’ombrellone del vacanziere con portatile al seguito, la tentazione di allungare collo e vista è spesso irrefrenabile. C’è però la fregatura dello schermo che, per la sua conformazione, consente la lettura solo da un’angolazione precisa e quindi lascia insoddisfatti i vicini curiosi. Poi però, tra una parola e l’altra, si consolida un po’ di confidenza e allora si viene a sapere che il signore con il computer sulle gambe approfitta della vacanza in spiaggia per mettere un po’ d’ordine nella contabilità della sua “aziendina”, per scrivere delle lettere, per verificare movimenti di magazzino e mille altre cose.
Mentre i figli guadagnano la boa e invocano a gran voce la presenza del padre, lui fa cenno di aspettare perché deve finire ancora un paio di fogli del pdf. E che dire di quella signora che è riuscita a lavorare sdraiata con la schiena al sole per tre ore di seguito, mentre il portatile era protetto da un ombrello, quello da pioggia pieghevole? A sentire le motivazioni di chi armeggia sui microtasti e la pallina del mouse, lavorare in spiaggia durante i giorni di vacanza consente di “guadagnare tempo”, di svolgere attività per le quali “in genere manca il tempo”, oppure per sistemare varie faccende e “avere più tempo per lavorare quando si rientra dalle vacanze”.
Il computerino da spiaggia si trasforma così in una sorta di appendice che ci aiuta a non staccare con la realtà di tutti i giorni e in pratica ci fa sentire sempre attivi, sempre produttivi. Ma a quale prezzo?
Senza dubbio sul piano psicologico e fisico qualcosa costa: ognuno la paga in relazione alla sua fisiologia o alle sue nevrosi. Poi c’è il piano pratico. Per fare il bagno il proprietario del portatile deve essere certo che la moglie non si allontani dall’ombrellone; inoltre non va solo custodito con attenzione, ma va anche protetto dai bambini di corsa, dalle pallonate, dalla sabbia, dalla lattina che si ribalta, ecc. ecc. E poi c’è l’accumulatore che non tiene la carica quanto dovrebbe e i dati da scaricare su cd alla sera.
Insomma una fabbrica di stress. E dire che fino a una decina di anni fa ci si lamentava per la radiolina a tutto volume…

Massimo Centini

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