Mese: Novembre 2010

WIKILEAKS

La National Security Agency ha aperto i suoi archivi su un pezzo importante della storia della criptoanalisi della Seconda Guerra mondiale, diffondendo attraverso la sezione dedicata sul suo sito alle iniziative di “declassificazione” (noi diremmo desecretazione), una quantità di documenti prima riservati sulle attività di counterintelligence dell’esercito tedesco.
In pratica si viene a conoscenza di ciò che gli Alleati angloamericani sapevano a proposito dei “concorrenti” tedeschi di Bletchley Park e dei criptoanalisti americani. Sono nove volumi dattiloscritti con riferimenti eccezionali, incluso un lungo capitolo sull’analisi del traffico radio cifrato sovietico. Una lettura difficile, anche per una questione tipografica, ma piena di informazioni che fino a poco tempo fa erano protette dal segreto. I nove volumi risalgono al 1946 e solo nel 2009 sono stati giudicati desecretabili.
Impossibile sfuggire al paragone con quanto sta succedendo in queste ore di attesa delle rivelazioni promesse da Wikileaks, che sul suo canale Twitter il 21 novembre ha preannunciato il rilascio (sette volte più corposo rispetto alle scottanti rivelazioni sulla guerra in Iraq lo scorso ottobre) di informazioni confidenziali elaborate dalla diplomazia americana.
The coming months will see a new world, where global history is redefined (I prossimi mesi vedranno un mondo nuovo, dove viene ridefinita la storia globale), scrive Wikileaks denunciando ambizioni che vanno al di là della richiesta di una maggiore trasparenza nelle relazioni tra gli Stati e tra governi e cittadini.
Ancora non si conosce la natura delle informazioni che verranno rese pubbliche, non sappiamo quale sia la loro origine: telegrammi e comunicazioni cifrate, o semplici messaggi di posta elettronica e i loro allegati? Quel che è certo è che se il Dipartimento di Stato considera il segreto un’arma, è suo dovere fare in modo che questa arma sia efficace. Di fronte alle perniciose decisioni di una classe politica molto spesso del tutto inadeguata, la trasparenza resta l’unica arma nelle mani degli elettori “truffati” ed è loro dovere, nostro dovere, fare in modo che sia sempre la più affilata possibile.

IL PIANETA OVALE

“E’ il modo migliore per tenere trenta energumeni lontano dal centro della città nei week-end”

Ad Oscar Wilde non mancava certo il senso dell’umorismo, questa era la sua visione del rugby.
Alla storia di questo sport è dedicato il libro appena uscito “Il pianeta ovale. Una storia del rugby l’altro volto del football” (Ed. Le Lettere, pp. 142, Euro 16,50) Lo scrittore Sergio Salvi ripercorre la storia della palla ovale dalle sue origini fino ad oggi, con documenti e aneddoti.
Questo libro non è per gli intenditori di rugby ma per coloro che desiderano conoscerlo, incuriositi dal suo fascino contagioso. Esiste infatti una vera e propria “filosofia” del rugby, sicuramente apprezzabile, che merita di essere conosciuta. Il libro racconta con minuzia di particolari la storia di uno sport diffuso in tutto il mondo, con milioni di estimatori, che in Italia ha avuto vicende difficili ma in questo momento si sta affermando con perentorietà. Un secolo e mezzo di storia, dall’incubazione nei colleges inglesi durante l’età vittoriana alla dimensione internazionale di oggi, che lo qualifica tra gli spettacoli più seguiti e amati. E’ attualmente il terzo sport più seguito a livello mondiale, dopo calcio e formula uno.

IL SOGNO AMERICANO…

L’America non fa che sognare anche se adesso il sogno si è trasformato in un incubo. Il primo presidente di colore non fa sognare più l’America ma è diventato la causa dei suoi incubi. Disoccupazione al 10%, crescita anemica, una riforma sanitaria che non piace nè ai ricchi nè ai poveri perché costruita su complicatissimi compromessi politici, una guerra in Afghanistan che non si vince ne si vincerà. Queste, agli occhi degli americani, le conseguenze della politica di Obama. Nessuno, neppure la stampa che da giorni dà addosso al presidente, riflette che in due anni si può fare ben poco, sia nel bene, sia nel male, e che gran parte del cataclisma economico che ancora affligge l’America Obama l’ha ereditato.
È vero, l’ha gestito male, ma si trattava e si tratta ancora di una crisi di dimensioni “bibliche”.
Unico vero errore, forse, è stato spingere al massimo la riforma sanitaria in un momento in cui al Paese serviva ben altro.
L’ostilità nei confronti dell’ex messia Obama nasce dal fatto che l’America è da sempre vittima di illusioni politiche. Il divario tra Washington e Wall Street da una parte ed il resto del Paese dall’altra è enorme e viene regolarmente colmato dalla propaganda politica. Come l’americano medio sa pochissimo sulla riforma sanitaria e sulle vere responsabilità del presidente, così sa poco o nulla sulla distribuzione del reddito a casa sua. Gli americani pensano di vivere in un Paese dove il 20% più ricco della popolazione controlla il 59% della ricchezza, quando invece i ricchi si spartiscono l’89%; sono anche convinti che il 20% dei più poveri usufruisca del 3,7% quando la cifra esatta è un misero 0.1%.
Ma non basta, tutti ancora credono che questo sia il Paese delle grandi opportunità. In realtà è vero il contrario. Secondo uno studio dell’economista Miles Corak dell’università di Ottawa in Canada, gli Stati Uniti sono i penultimi al mondo, dopo il Regno Unito, in termini di mobilità salariale tra le generazioni. Se nasci povero rimani povero. Quando poi si chiede agli americani quale debba essere la ripartizione giusta sognano quella dei paesi scandinavi: i più ricchi dovrebbero avere il 32% ed i più poveri il 10%. Nessuno però è disposto a pagare più tasse per ottenere questa distribuzione.
Quando finalmente l’America si risveglierà sarà difficile accettare la realtà.

Loretta Napoleoni da “IL CAFFE'”