Mese: Giugno 2010

PERCHE’ VOGLIONO TOGLIERCI LA NUTELLA?

DE INUTILITATE NUTELLAE NASCONDIMENTI

da “NUTELLA NUTELLAE” di Riccardo Cassini

Nutella omnia divisa est in in partes tres:

Unum: Nutella in vaschetta plasticae

Duum: Nutella in vitreis bicchieribus custodita

Treum: Nutella in magno barattolo (magno barattolo sì, sed melius est si magno Nutella in barattolo).

Nutella piacet omnibus pueris atque puellae sed, si troppa nutella fagocitare, cicciones divenire, cutaneis eructionibus sottostare et brufolos peticellosque supra facie tua stratos formare atque, ipso facto, diarream cacarellamque subitanea venire. Propterea quod familiares, et mamma in particulare, semper Nutella celat in impensabilis locis ut viteant filiis sbafare, come soliti sunt.

Sed domanda spontanea nascet: si mamma contraria est filialis sbafationes, pera nutella comprat et postea celat? Intelligentiore fuisse non comprare manco per nihil…; sed forse mamma etiam nutella sbafant: celatio altrum non est vendetta trasversalis materna propterea quod ea stessa victima fuit sua volta matris suae. “Sic heri tua mamma Nutella celavit, sic hodie celis filiis tuis”.

Sed populum toto cognoscit ingenium puerorum si in ballo Nutellam est: vista felinos similante habent ut scriuteant in tenebris credentiarum; manes prensiles aracnidarum modo ut arrampiceant super scaffalos sgabuzzinarum; olfatto caninum – canibus superior – per Nutellam scovare inter mucchios anonimarum marmellatarum fructarum.

Memento semper: filius, inevitabile, Nutella scovat sed non semper magnat. Infactum, fruxtratione maxima filii si habet quando filius scovat barattolum sed hoc barattolus novo atque sigillatos est, propterea quod si filium aprit et intaccat barattolum intonsum, sputtanatus fuisse! (Eh! Erat novus…).

Hoc res demonstrat, non modo omnibus mammis sed etiam UE, nascondimentos novorum barattolorum Nutellae fatica sprecata esse.

Quando è arrivata davvero, nessuno ne ha più parlato…

Il pomeriggio di martedì 18 maggio, giornata prettamente favonica, abbiamo assistito ad un notevole incremento della caligine, vale a dire ad un peggioramento sensibile della visibilità, fatto che cozzava tremendamente con l’attesa di una secca giornata favonica, normalmente limpida. Tale situazione è poi stata confermata dai dati provenienti dalle centraline di rilevamento dell’aria che mostravano un aumento evidente delle concentrazioni di polveri sottili e un lieve innalzamento anche di quelle di biossido di zolfo: il tutto durato lo spazio di mezza giornata scarsa. Per una decina di giorni nessuno degli addetti ai lavori ha saputo spiegare il fenomeno e per quei giorni quindi siamo rimasti con il dubbio su ciò che avevamo respirato… finché l’Osservatorio Ambientale della Svizzera Italiana ha risolto l’arcano: era la cenere del vulcano islandese Eyjafjallajökull che “finalmente” è davvero arrivata fino a bassa quota. Curioso che nessuno o quasi ne abbia parlato e la cosa sia passata praticamente sotto silenzio… probabilmente ne avevano parlato (a vanvera) talmente tanto quando non c’era, che quando è arrivata non ha fatto più notizia; come dicevano i russi ai tempi sovietici, dove c’è izvestia non c’è pravda e dove c’è pravda non c’è izvestia…