BASTANO 45 MINUTI???

La famiglia esiste ancora? Non stiamo chiedendoci che ne è della famiglia classica, con un padre, una madre, due figli, e nessun divorzio di mezzo e neppure qualche altro dimezzamento. A questa domanda chi radiografa la moderna società in cammino già sta dando riposte, tenendo conto di tante novità e tante sfumature socioeconomiche: dalla famiglia tradizionale, a quella monoparentale, a quelle allargate, ecc. No, la nostra domanda sulla famiglia di oggi verte concretamente sul numero di ore al giorno nelle quali la famiglia esiste: esiste nel senso che si ritrova, sta assieme e passa momenti in comune.

Uno studio inglese, realizzato in questi mesi esplorando la quotidianità di tremila adulti e bambini britannici, dice che questa istituzione temporalmente trascorre unita – udite, udite – circa 45 minuti al giorno. Compresi i minuti passati a mangiare e a guardare insieme la tv. Un dato crudo, che contabilizza i minuti restanti, dopo aver sommato tutte le attività che i membri di una famiglia svolgono singolarmente, o con altre persone, amici, colleghi, conoscenti fuori dalla cerchia familiare. Oltre al tempo di lavoro di entrambi i genitori e le loro attività individuali (sport, amici, hobby, cultura, ecc.) che fanno la parte del leone, rosicchiano tempo alla famiglia unita: la scuola, i corsi di musica, ginnastica o qualche altro hobby di questo o quel bambino, i minuti regalati al computer/ o al proprio programma tv /o al telefonino, gli incontri/le festicciole/i compleanni con gli amici.

Restano da fare tutti assieme solitamente la cena, lo shopping in un centro commerciale, un po’ di sport e le vacanze: per – come scritto mediamente – 45 minuti al giorno. Poco, davvero poco. E, probabilmente, nessuna di queste famiglie, indaffarate come sono a portare a termine le molteplici attività o a seguire gli interessi secondo la fitta agenda settimanale, si accorge di questo. Volano così le settimane e la famiglia col turbo assomiglia più ad una pista di decollo dalla quale passano a gran velocità tutti i suoi membri per raggiungere questa o quella meta, rientrare quel tanto che basta nell’“hangar” e ripartire. Ma bastano 45 minuti al giorno per nutrire i propri sentimenti, interagire, comunicare in scala 1 a 1 e non virtualmente? Ce lo chiediamo. Alcuni mamme e papà che seguono (per volontà, o per inerzia) questi modelli ‚ ad alta velocità sono convinti che il tempo sia soprattutto qualità e non quantità. E che quindi quell’oretta basti e avanzi. “Sarà, sarà” diceva una vecchia canzone per bambini “Sarà ma non ci credo”.

Monica Piffaretti da “Il caffè”

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