Mese: marzo 2008

Il vaso di Pandora e il Monte Olimpo

La leggenda narra che la mitica e splendida Pandora ebbe un giorno in consegna da Prometeo un magnifico vaso, con l’avvertenza di non aprirlo mai, per nessuna ragione al mondo. Purtoppo però accadde che Pandora trafficando intorno al vaso, forse per aprirlo, lo urtò maldestramente facendolo cadere a terra e riducendolo in mille pezzi. Pare che allora dal vaso si sprigionarono tutti i mali del mondo, diffondendosi così in ogni parte della terra. Un bel guaio!

In quel tristissimo giorno ci fu anche una ulteriore complicazione: una calma di vento tale che non si muoveva un filo d’erba, fece in modo che gran parte dei guai usciti dal vaso rimanessero attaccati ai cocci sul luogo dove il vaso si ruppe. Un grossissimo guaio!

I cocci vennero raccolti da Pandora che, per cercare di non far conoscere a Prometeo l’accaduto e per non diffondere ulteriormente mali sulla terra, andò a sotterrarli in un luogo vicino, tanto in profondità che nessuno mai li avrebbe trovati, se, malauguratamente, alcune migliaia di anni più tardi, non si fosse deciso di far passare di lì una galleria ferroviaria di una importante linea internazionale. I cocci ritornarono a vedere il cielo e furono depositati in uno spiazzo li vicino: pochi furono, però, i guai che tornarono a diffondersi perchè, nel volgere di poco tempo si pensò di ricoprire tutti i residui dello scavo della galleria, costruendo in quel luogo una splendida piazza pensile.

Il luogo visse qualche anno di tranquillità e benessere, pur tra qualche traversia causata dai guai che si erano potuti diffondere, fino al giorno in cui persone poco avvedute decisero di asportare tutto il materiale ed abbassare la piazza: da allora i cocci hanno rivisto la luce, e gli ignari comuni mortali che abitano quel sito ne subiscono le conseguenze! fino al giorno in cui…nuovi scavi li celeranno definitivamente sotterra…

Pare che tale sospirato momento sia giunto: martedì 1 aprile 2008 di mattino presto, inizieranno lì i sondaggi per la nuova funicolare che collegherà la piazza con la sommità della montagna retrostante e… speriamo… che si portino via anche tutti i cocci…

…ma…perche’…non capisco…come mai???

A tutti i membri della Filarmonica, che negli ultimi mesi mi hanno, con diverse ragioni, “stuzzicato”, desidero esporre i tre principi che ritengo fondamentali per una sana vita societaria:
Amare la propria società curando la sua identità di gruppo impegnato.
Amare la musica, partecipando costantemente e attivamente a tutte le prove necessarie.
Amare l’allegria, caratteristica che una società musicale deve coltivare perché il suo ambiente sia sempre un luogo d’incontro festoso fra le varie generazioni.
Ma questo triplice amore credo debba essere coltivato in tutte le associazioni, se vogliamo che le stesse rispondano al loro nome: luogo di socializzazione e di crescita umana e spirituale.
Ma fra tutte le unioni, società, gruppi, io ho sempre prediletto quelle formate da persone di età diverse, dove gli adulti possono essere di stimolo ai giovani e dove i giovani possano essere fonte di allegria per gli adulti.
Solo così una società supera se stessa diventando comunità.

Quando ce ne libereremo?

Lo statalismo è la tendenza ad attribuire allo Stato un ruolo forte nel possesso di aziende e nel controllo dell’economia nazionale, dove possiede la grande maggioranza delle aziende e non permette lo sviluppo dei liberi professionisti.
Questo avviene di solito attraverso l’intervento dello Stato per aiutare aziende private in crisi, destinate altrimenti al fallimento o a un brusco ridimensionamento. Altre volte lo Stato interviene modificando quel naturale svilupparsi degli avvenimenti che vi sarebbe affidando l’economia alle sole leggi di mercato.
La costituzione italiana prevede che lo stato intervenga nell’ economia in situazioni circoscritte: “in presenza di preminenti interessi a carattere generale”. In tal caso “la legge può riservare o trasferire allo Stato determinate imprese o categorie di imprese” (art.43)
In Italia è avvenuto il salvataggio di molte aziende industrali e banche in crisi che ha portato tali imprese sotto il controllo dello Stato. Queste imprese pubbliche, tuttavia, sono state gestite troppo spesso secondo criteri di convenienza politica anziché di efficienza manageriale. Ciò ha comportato forti spese da parte dello Stato, alle quali non è corrisposto un adeguato beneficio economico. Dobbiamo per forza proseguire con questa routine perversa?

PARATIE and Co…

La regolazione del lago di Como: Proposte di miglioramento
Atti della Tavola Rotonda svoltasi presso la Biblioteca Comunale di Como, 29 novembre 1990

Io ritengo che, anche per un problema di regolazione dell’acqua del bacino del Lago di Como, debba intervenire una visione del problema un po’ più ampia di quella che, stringi stringi, si riduce ai guai della Piazza Cavour. Mentalmente ho fatto una analisi di tutte le sponde del Lago di Como e mi sono accorto che, più che della piena, i paesi soffrono della magra. La piazza di Como è l’unica che, quando il Lago sale, si inonda, mentre invece, per esempio, sulla sponda di Cadenabbia, Tremezzo e Argegno, quando il Lago è basso sorgono dei grossi problemi su tutte le opere portuali. Il Genio Civile ha dovuto rinforzare le fondazioni del porto di Argegno perchè tutti i pali erano stati messi allo scoperto dalla magra del Lago, con grave compromissione della stabilità delle banchine e dei moli.

Relativamente alla regolazione, non entro nel merito; hanno già parlato esimi professori che hanno detto cose miracolose, tuttavia penso che non sia logico non accumulare acqua e poi dire: di acqua non ce n’è più e non ve ne diamo più. Io credo che in una gestione democratica del territorio le esigenze di tutti debbano essere rispettate comprese, non ultime, quelle dell’agricoltura, perchè, probabilmente, anche i comaschi si nutrono dei prodotti del Lodigiano e forse si servono anche della corrente elettrica prodotta dalle centrali dell’Adda.

Per il mio intervento di oggi ho ripreso più che altro delle idee che avevo maturato quando avevo fatto lo studio di quella struttura urbanistica (in seguito denominata Il Tubolario) immersa nel Lago di Como e come allora oggi, nell’affrontare il problema del bacino, mi chiedo: visto che tutte le difficoltà nascono dalla Piazza Cavour, è per caso questo l’unico problema irrisolto di cui soffre la città di Como? Ho provato allora a mettere in fila quelli che potrebbero essere altri grossi inconvenienti per la città.
Abbiamo una deficitaria viabilità interna (del resto comune a tutte le città), una deficitaria viabilità con il territorio limitrofo, dove attualmente tutte le sponde hanno un’unica strada e quando questa viene interrotta per una frana (magari dovuta a magra del Lago) o altro, si crea un enorme intralcio per tutta la mobilità che deve essere dirottata nelle valli laterali. Abbiamo poi scarsità di viabilità protetta ossia quella di tipo autostradale, scarsità di viabilità su ferro, sia metropolitana che per movimentazione merci, si hanno infine carenze infrastrutturali di vario tipo in rapporto allo sviluppo economico-sociale della città e del suo circondario.
Riprendendo le idee di un tempo, posso mostrare come la viabilità potrebbe avere ulteriori sfoghi. Per esempio, una strada che partendo da Borgovico arrivasse fino a Rebbio, potrebbe fare da duplicata alla strada che scende da Camerata e che praticamente oggi è l’unica strada tra la zona di Grandate ed il Lago. Con la galleria questa strada potrebbe essere facilmente realizzata. Così potrebbe essere costruita un’altra strada a est e quindi realizzare altri collegamenti da integrare in un sistema di tipo autostradale, sistema che per me da per scontato l’esistenza della Pedemontana (strada di cui tutti ne sentiamo il bisogno). Potrebbe inoltre essere costruita una strada subacquea che attraversando il Lago in corrispondenza di Villa Geno e arrivando subito dopo Villa Olmo (in quel tratto il lungo Lago praticamente disabitato potrebbe con varie eliche collegarsi all’autostrada esistente) chiuderebbe un anello autostradale intorno a Como. Riprendendo inoltre la mia idea di strada subacquea che porta fino a Colico, Como risulterebbe essere servita dall’autostrada che porta a Milano, dalla Pedemontana Varese-Como-Lecco-Bergamo, dall’autostrada che porta a Lugano e dall’autostrada che dirigendo verso Colico potrebbe stendersi sia verso la Valtellina che verso un futuro Traforo dello Spluga, a questa viabilità possiamo addirittura sovrapporre anche la sistemazione ferroviaria; si vede bene come l’affiancamento della ferrovia all’autostrada subacquea trova un facile collegamento con l’esistente rete. La linea delle Nord potrebbe diventare, una volta interrata, la metropolitana di Como, che potrebbe servire sia tutto il Lago che i paesi già serviti, arrivando direttamente a Milano come linea metropolitana regionale. Con queste prospettive viabilistiche ritengo che la Piazza Cavour potrebbe essere contemporaneamente servita e salvaguardata.
La mia proposta per evitare le inondazioni della Piazza Cavour, in breve, consiste nella costruzione di una diga subacquea in corrispondenza dell’attraversamento di Villa Geno proprio sulla stessa linea del tracciato della strada subacquea prima illustrata. All’interno della diga, oltre alla citata strada, potrebbero essere ricavati ulteriori contenitori per tutte quelle attività, come i grandi magazzini, i supermercati, le discoteche, i cinematografi, i musei, eccetera al servizio della città. Naturalmente la diga dovrebbe fermarsi almeno 5 o 6 metri sotto il pelo dell’acqua di magra. Superiormente, riprendendo in scala più grande l’ottima idea dell’ing. Rusconi, verrebbero installate delle paratie mobili automatiche.,

Facendo riferimento al marchingenio illustrato in figura si avrebbe un galleggiante ed un contrappeso. Il giorno che un sensore rivelasse l’innalzamento del livello del Lago oltre un certo limite, l’aria pompata in questo galleggiante da un compressore attivato dal sensore, facendo uscire l’acqua dal contenitore porterebbe il galleggiante al livello dell’acqua e da questo momento in poi questa barriera potrebbe difendere il bacino antistante la Piazza Cavour anche contro innalzamenti del resto del Lago dell’ordine di 2 o 3 metri. A mio avviso Piazza Cavour dovrebbe restare così com’è, senza stravolgere l’attuale sistema di scolo delle acque superficiali, e non credo che l’aspetto ecologico o ambientale possa essere turbato dalla presenza di questa specie di salsicciotto galleggiante che interrompe la continuità del Lago solo qualche giorno ogni anno. In opportuna posizione ho previsto inoltre una specie di molo con inserita una conca che possa permettere sia il passaggio dei battelli, sia il passaggio di barche quando i due bacini sono a quote diverse; perciò quando le quote sono identiche questa diga sarebbe tutta sott’acqua e l’ambiente sarebbe inalterato.
A questo punto, senza essere facile profeta, qualcuno potrebbe obbiettare: ma quanto costa un’opera come quella proposta? Ho fatto quattro conti molto alla grande ed ho calcolato che il costo potrebbe aggirarsi attorno ai 400 miliardi (di Lire). Perciò è chiaro che, potendosi ricavare all’interno della diga molti spazi per parcheggi, strade e servizi vari, il costo risulterà ripartito su diversi capitoli. I 400 miliardi potranno anche sembrare tanti, però se noi pensiamo alla proposta di prepensionamento di 7.000 dipendenti avanzata dalla Olivetti, ritengo che detto importo sia da considerare come un investimento irrilevante. I prepensionamenti, inoltre, alla collettività non solo non rendono niente ma addirittura costano per i mancati apporti versati dalle aziende. Quando poi sento parlare di interessi sull’ordine di 3.000 miliardi annui legati alla produzione di energia elettrica, le mie convinzioni si rafforzano. La città di Como, con un simile investimento, potrebbe essere servita sia dal punto di vista della viabilità, che da quello delle infrastrutture in maniera molto più completa che non con certe soluzioni di piccolo respiro. Personalmente ritengo che se si vuol guardare avanti e non farsi redarguire dal Censis che accusa l’Italia di non avere investito nel futuro, a questa diga, dai più giudicata fantascientifica, forse val la pena di pensare. Se non altro per far maturare l’idea come fatto culturale in modo da predisporre l’opinione pubblica ad essere più ricettiva alle soluzioni globali e di ampio respiro in contrapposizione alla cultura dell’emergenza che propone solo soluzioni già vecchie prima di essere realizzate.

Gianfranco Magrini ingegnere libero professionista

Se la tv snobba le bande…

In Italia i concerti bandistici sul piccolo schermo sono rarissimi La musica classica in genere, e la musica bandistica in particolare, non trovano molto spazio nelle reti televisive e radiofoniche italiane. Si tratta di un fenomeno prevalentemente italiano che non trova riscontro negli altri paesi europei vicini alla nostra cultura dove la musica per Banda trova ampio spazio presso le reti televisive e radiofoniche. A differenza dall’Italia dove ogni tanto, dopo mezzanotte viene trasmesso qualche concerto, nei paesi nordeuropei i concerti bandistici trovano spazio in orari di grande ascolto accessibili ai giovanissimi, i quali possono trovare nella musica per Banda un’occasione di svago e di cultura. Uno dei problemi che affliggono il mondo bandistico italiano (a detta degli addetti a settore) è la mancanza di giovani allievi. Sicuramente le cause sono molteplici, e, vanno da un’offerta grandissima di attività ricreative alternative, a una mancanza di management per alcune bande musicali. Probabilmente, se trovasse spazio settimanalmente ed in un orario normale un programma che presenta (come avviene con la BBC inglese o la ZDF tedesca) bande musicali magari con giovani solisti, grazie al traino del piccolo schermo, avremo, forse, qualche ragazzo in meno che segue i dettami della moda e, forse, qualche ragazzo in più che si mette a studiare per hobby, ma seriamente uno strumento musicale. Educare i giovani è un compito che spetta ai genitori, ma senza l’aiuto delle istituzioni il compito diventa molto difficile. Certamente un programma che tratta il mondo bandistico non avrebbe, all’inizio, uno share di ascolto altissimo, quindi pochi soldi di pubblicità, sorge una domanda, non si potrebbe una volta tanto metter a disposizione il servizio pubblico veramente al pubblico e non al denaro? e, se come prevedo, la risposta sarà: ma il pubblico che segue un programma bandistico è scarso, la successiva domanda è, dove sta la differenza tra il pubblico italiano e quello del resto d’Europa. La risposta potrebbe essere che nel resto d’Europa forse esiste più rispetto per chi non segue le regole dettate dalla pubblicità, quindi, pensa di più ed è più difficile da condizionare.

Michi Piero

Socialismo

« …Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, privandomi della libertà io la rifiuterei. … Ecco come io sono socialista… »

SANDRO PERTINI