E SE IL CLIMA SI FACESSE GLI AFFARI SUOI?

Sarà che un Giuliacci tira l’altro, come le ciliegie. O, forse, sarà che le immagini dei ghiacciai che si ritirano ce le ritroviamo in tivù i giorni dispari e i giorni pari. Comunque sia, è un fatto che il clima sia diventato uno degli argomenti principali di conversazione. Non come gli inglesi – che ancora non si capisce se il telegiornale della Bbc serve a lanciare il «Weather today» o il suo contrario – ma tasse, calcio, donne e motori non sono più i temi esclusivi dei bar dello sport. Si spiega anche così, per restare a casa nostra, il fatto che venerdì sera – a una conferenza organizzata dal circolo «Senza Fili» di Oggiono – e dedicato proprio ai cambiamenti climatici e al futuro dell’energia solare, abbia richiamato nell’ormai famosa «sala della moschea», un foltissimo pubblico. A fare da relatore il professor Franco Battaglia, docente di Chimica Fisica all’Università di Modena, scrittore, giornalista e polemista d’eccezione. Sì, perché di fronte a un pubblico prima sorpreso, poi incuriosito e infine divertito, ha spiegato a colpi di diapositive che da trent’anni ci stanno raccontando un sacco di frottole. E guai a dirgli, come ha fatto qualcuno, che lui va controcorrente. Controcorrente un corno, ribatte, l’intera comunità scientifica la pensa come me. Il problema è che, in questa società della comunicazione a senso unico e guai a chi sgarra, certe cose non si possono dire. Quali? Che la terra non si sta surriscaldando perché automobili e industrie rilasciano nell’atmosfera schifezze assortite ma, più semplicemente, perché è sempre andata in questo modo, dai tempi di Neandhertal e pure prima. L’effetto serra, poi, è una boiata pazzesca, come avrebbe detto il Fantozzi della corazzata russa. E l’energia di «Fratello Sole» – per gradire – ha un grande avvenire solo…alle spalle perché non basterà mai per andare oltre una doccia calda. Oltretutto cara come il fuoco. L’alternativa al petrolio che tra cinquant’anni non ci sarà più? Il nucleare e solo il nucleare, le cui centrali proliferano ovunque – in Francia ce ne sono 58 a ridosso del nostro confine – tranne che in Italia, bloccate da un vecchio referendum. E giù numeri e cifre a sentenziare che è bastato un Vajont qualsiasi a fare più disastri di tutte le centrali nucleari esistenti nel pianeta messe insieme. Quasi un Truman show, per noi della platea, con il professore che viene a raccontarci che era tutto finto e che il partito dell’ambientalismo a tutti i costi vive e prospera allegramente tra un equivoco e un’interpretazione, una verità-non-vera e, chissà, un business ben celato da buoni sentimenti. Oddio, la sensazione che qualche volta i professionisti del verde ci marcino un po’ l’avevamo avuta qualche settimana fa quando il fratello meno celebre del presidente del Consiglio – che di mestiere non fa le finanziarie – aveva alzato la mano per dire che la maxi conferenza voluta da Pecoraro Scanio era stata un mezzo bluff e che non si capiva per quale oscura ragione in Italia si morisse dal caldo e in Grecia (che nel frattempo bruciava, pensa la rogna) si stesse più al fresco. Ma i più avevano pensato che i titoloni fossero il risultato di una mezza faida familiare. Adesso un’altra falla. Roba da sentirsi come quel prelato davanti al Galileo che gli faceva strani discorsi sulla terra e il sole. Resta soltanto da stabilire chi è il Galileo. Che peccato non avere tutto quel tempo a disposizione.

ERNESTO GALIGANI (dal quotidiano LA PROVINCIA DI COMO)

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